Banchi a rotelle, l’inutile discussione politica. Leggiamo i dati

di Gianfranco Scialpi

Banchi a rotelle, la Ministra Azzolina accusata di inefficienza nell’acquisto dei banchi a rotelle. Sono una minima parte e comunque richiesti dalle scuole. Le critiche di un’opposizione (e non solo) che nel 2008 votò a favore dell’inaccettabile Riforma Gelmini.

Banchi a rotelle, l’accusa alla Ministra Azzolina

Banchi a rotelle, il tema del loro acquisto rappresenta un mantra per l’opposizione che nel 2008 votò la Riforma Gelmini. Continuamente M. Salvini, G. Meloni e qualche esponente di FI accusano la Ministra di un acquisto inutile. “Vorrei comprare banco a rotelle per andare al ministero a licenziare Azzolina” Con tutti i problemi che abbiamo il genio Azzolina vuol far comprare i banchi a rotelle.  Non vedo l’ora di comprarne uno per andare al ministero a licenziarla. (M. Salvini, 24 luglio). ” Azzolina non aveva altre idee che spendere milioni di euro per banchi a rotelle inutili (G. Meloni, 26 agosto).

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Dai voti al giudizio, per una valutazione davvero formativa

di Cristina Marta

La sostituzione dei voti con l’espressione del livello di raggiungimento degli obiettivi didattici individuati come essenziali è stata accolta con favore dalla scuola primaria nella quale numerosi docenti e numerosi dirigenti, da tempo, chiedevano un passo indietro rispetto al decreto legge 137/2008, convertito nella legge 169/2009, che aveva reintrodotto la valutazione numerica decimale.

L’utilizzo dei voti richiede una sintesi, che impoverisce la valutazione orientata al miglioramento, nella quale si utilizzino strumenti di osservazione e di misurazione non solo dei prodotti, ma anche dei processi di apprendimento e che attribuisca un ruolo centrale all’alunno e allo sviluppo delle sue capacità auto-valutative.

La normativa alla quale le scuole primarie devono fare riferimento è costituita dal combinato disposto del D lgs 62/2017, della legge n. 41, 6 giugno 2020, conversione del decreto legge n. 20, 8 aprile 2020 e dell’Ordinanza Ministeriale n. 172 del 4 dicembre 2021 con allegate Linee Guida, che hanno fornito indicazioni operative alle scuole.

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Eduscopio, ovvero scuole in competizione

di Raimondo Giunta

Anche quest’anno EDUSCOPIO ha pubblicato l’atlante delle scuole superiori, di cui ci si può fidare, perchè vanno bene e fanno tutto quello che bisogna fare per primeggiare sulle altre. Sono informazioni, ammesso che abbiano solide fondamenta, utili solo a quelli e a quanti hanno il tempo per leggerle, ma che contribuiscono a iniettare il veleno della concorrenza tra le scuole, non certamente per avere migliori servizi.

Questa specie di mercato scolastico è uno dei frutti avariati dell’autonomia scolastica. La formazione delle nuove generazioni non è un compito che si può far meglio mettendo le scuole una contro l’altra; è un compito difficile, complicato che può dare risultati soddisfacenti solo se le scuole collaborano, se scambiano tra di loro esperienze e competenze, aperte l’una all’altra e non in guerra per l’accaparramento di risorse e per vanitose ricerche di visibilità, di cui fa le spese la coerenza del processo educativo e del curriculum.

Il principio che ogni scuola debba essere una comunità educativa viene messo in discussione da queste pratiche concorrenziali. D’altra parte vorrei chiedere a quanti producono graduatorie tra le scuole e se ne godono se al punteggio contribuisca la capacità di dare risposte efficaci agli alunni portatori di disabilità o quella di riuscire a migliorare il rendimento degli alunni difficili o quella di accogliere nel proprio seno e integrare alunni figli di immigrati. Vorrei chiedere se sono buone le scuole che lavorano con alunni che non avrebbero bisogno di insegnanti o quelle in cui ai ragazzi bisogna dare tutto, a cominciare dai libri di testo.

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INNOVARE IL CURRICOLO

Curricolo è un termine in uso nella pedagogia da più di mezzo secolo ma si è diffuso soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni 90 con l’entrata in vigore delle norme sull’autonomia.
Ma, che rapporto c’è fra curricolo e autonomia?
Si può fare ricerca sul curricolo? Le scuole ne hanno gli strumenti?
E come si intreccia la valutazione con il curricolo?

 

A queste e ad altre domande risponde Stefano Stefanel in una interessante conversazione disponibile nel nostro canale Youtube.

 

 

Vi racconto di quando incontrai un Movimento che fu la mia salvezza professionale

di Cinzia Mion

Se mi ritrovo a pensare ai miei primi anni di insegnamento, immediatamente mi viene in mente la sofferenza dell’inizio e le potenzialità  che invece ho intravisto quando durante l’anno 1963 ho incontrato un “movimento” che ha segnato la mia salvezza professionale.
Era il secondo anno che insegnavo come docente di ruolo alla scuola elementare e ricordo che una mattina, mentre stava nevicando con un turbinio di fiocchi stupefacente, sono entrata nella classe della  docente della classe accanto per commentare.

Vidi scritto alla lavagna l’espressione: “La neve vola come api bianche!”
Rimasi colpita dalla sintesi e dalla metafora poetica. Rimasi però ancora più affascinata quando seppi che era una frase appena creata in un “testo libero” da un bambino che in quel momento vidi affaccendato, insieme ad un gruppetto di compagni, intorno ad un oggetto particolare.
Fu così che feci la conoscenza del “limografo”, al quale stavano lavorando quei bambini, intenti a passare un rullo inchiostrato per stampare il famoso giornalino.

La maestra, di cui divenni molto amica – ma che mancò molto giovane dopo pochi anni, colpita da una embolia cerebrale – si chiamava Alda Calzavara e mi introdusse al Movimento di Cooperazione Educativa al quale mi iscrissi subito.

L’MCE

L’incontro con l’MCE costituì nella mia formazione professionale  la scintilla che accese in me una motivazione fortissima alla ricerca continua del miglioramento della mia didattica. Ho scoperto ante litteram cosa significava “una comunità professionale di pratica” insieme al desiderio appassionato ed effettivo di mettermi in gioco per riuscire ad attivare veramente il piacere di apprendere, comprendere e  pensare, in quei bambini che mi venivano affidati e che un po’ alla volta si aprivano al mondo. Erano bambini di campagna, figli di contadini o di operai, molto avidi però di conoscere ed imparare.

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Torniamo a scuola senza pasticci, con la didattica in presenza

di Cosimo Quero

Torniamo a scuola senza pasticci, di natura amministrativa e organizzativa.
Torniamo a scuola , per la didattica in presenza, nelle sedi scolastiche.
Riconosciamo che la DAD ha risolto in qualche modo l’emergenza scolastica determinata dalla pandemia.
Ora, la scienza medica è in grado di risolvere eventuali problemi di contagio, nelle singole sedi scolastiche, ove si verificassero.
Ormai la didattica a distanza ha esaurito la sua funzione; non è più adeguata; ha determinato notevoli “diseguaglianze educative”.
L’assunto di quanto propongo: il secondo turno delle lezioni non ha mai “danneggiato” nessuno.
Ho diretto in passato una scuola primaria che aveva trenta classi di secondo turno, di pomeriggio.
Gli alunni del secondo turno, agli esami finali, non dimostrarono insufficienze formative rispetto ai compagni delle classi di primo turno.
Dal 7 gennaio 2021 gli studenti devono tornare a scuola per la didattica in presenza.

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Dad, lo studio Indire conferma situazioni con dati difformi

di Gianfranco Scialpi

Dad (Didattica a distanza) , tema che ha diviso gli insegnanti e in genere gli operatori della scuola. La polarizzazione ha nascosto lo stress test al quale è stata sottoposta la scuola. Uno studio che presenta la differenziazione del sistema scuola rispetto alle nuove tecnologie. Interessanti i risultati sull’inclusione.

Dad, un tema e un approccio divisivo

Dad (Didattica a distanza), soluzione emergenziale. L’unica possibile di fronte alla decisione
repentina di chiudere tutte le scuole a marzo. Non esisteva un’alternativa valida per garantire una presenza adeguata della scuola. Senza l’invenzione della Dad la scuola rischiava l’ingrottamento, la scomparsa come agenzia educativa. Non era possibile accettare questa situazione. Si rischiava la perdita irreversibile di otto milioni di allievi/studenti, ognuno dei quali rappresenta un embrione di futuro. La rinuncia alla Dad significava accettare in modo irreversibile il presente come unica prospettiva.
A maggio/giugno molti insegnanti e operatori scolastici hanno espresso la volontà di tornare alla scuola in presenza, presentando quest’ultima come una realtà che poteva garantire la socializzazione e l’apprendimento significativo. Si è compiuta un’operazione di idealizzazione di una scuola fisica che invece, non corrisponde alla realtà.
Dall’altra parte, invece era presente un gruppo di insegnanti che sosteneva la qualità della Didattica a distanza, purché questa proponesse strategie, approcci più consoni alla dimensione virtuale.

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