L’autonomia scolastica deve ripartire (una storia tormentata con segnali di speranza)

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di Gabriella Mortarotto

Quando finalmente, dopo un lungo iter legislativo, venne approvato il Regolamento sull’Autonomia scolastica, il mitico DPR 275/1999, l’accoglienza nel mondo della scuola ebbe il tipico andamento delle innovazioni e dei cambiamenti.

Una parte minoritaria (progressista?) la considerò una grandissima conquista e l’inizio di una nuova ripresa dalla stagnazione in cui le scuole si adagiavano ormai da troppi anni; una parte maggioritaria (conservatrice?) iniziò a contrastarla , a profetizzare la rottura del sistema scolastico nazionale, la causa certa di ogni nefandezza per l’autoritarismo dei nuovi dirigenti scolastici ( nuovo nome dei direttori didattici e dei presidi) .

E quindi? Quindi non successe quasi niente.
Si moltiplicarono le importanti riflessioni degli studiosi   sull’enorme significato dell’autonomia giuridica delle singole istituzioni scolastiche (cioè il potere proprio di azione, non più soggetto ad approvazione da parte di organi di controllo superiore) diventate esattamente come gli Enti Locali , i Comuni.

Non a caso ,copiando le realtà associative dei Comuni, cioè l’ANCI, si inventarono le Associazioni di Scuole autonome ( in Piemonte l’ASAPI, in Lazio l’ASAL ecc.) per dare più forza e più coesione alle innovazioni organizzative, didattiche, di ricerca , ma anche per sostenere con maggior coesione le forti resistenze delle Amministrazioni periferiche, Provveditorati e USR.

Perché infatti non si opponevano alla realizzazione dell’autonomia solo alcune frange delle OOSS, per garantire l’immobilismo confortevole e consolidato dei contratti del personale, non si opponevano –ad eccezione delle scuole più innovative e operose- le note e tipiche resistenze dei docenti al cambiamento, ma anche gli uffici del Ministero che si sentivano esautorati.
(Chi non ricorda le tipiche risposte di alcuni mediocri funzionari se ti azzardavi a chiedere un parere: “Volevi la bicicletta? Adesso pedala…..”.  finale: “…e non rompermi…”)

Eravamo sempre vissuti di quesiti.
Scuole e presidi ponevano quesiti su tutte le materie, quasi sempre ricevendo risposte negative.
Il numero delle circolari esplicative e cogenti era sempre stato impressionante. All’improvviso tutto diventava possibile in autonomia. Tutto? Non proprio.

Gli organici saldamente in mano all’Amministrazione risultavano l’ostacolo–alibi più forte e decisivo. Decisivo per non sperimentare quasi niente delle nuove libertà: flessibilità di orario, di calendario, di innovazioni didattico-metodologiche, di reti di scuole, di convenzioni e relazioni con il territorio, di stipule   di contratti ecc.

Si può sinceramente affermare che per molti anni ( facciamo 10) di autonomia si discusse e sull’autonomia negata si litigò, senza modificare sostanzialmente nulla.
Gli alibi c’erano per altro tutti: risorse ,organici, contratti nazionali e decentrati rigidi e sacri, .. Nel frattempo complicarono la vita anche le leggi regionali sul diritto allo studio e sulla formazione professionale
Nel 2014 arriva la Buona Scuola , importantissimo documento di indirizzo, diventata poi legge 107.
Accidenti! Finalmente si realizzavano tutte le condizioni per attuare l’autonomia: persino l’ORGANICO FUNZIONALE, persino l’AUMENTO delle risorse,persino l’ELIMINAZIONE di alcuni intralci organizzativi , persino la FACOLTÀ (MODERATA) DEI DIRIGENTI di cercare dei docenti coerenti con il progetto della scuola……

Dopo due anni di discussioni vivacissime nel paese (idem come sopra: entusiasti molti, contrarissimi ..molti), le Istituzioni autonome potevano modificarsi, rinnovarsi, migliorare, crescere, sperimentare e…magari con i nuovi contratti vergognosamente in ritardo di anni e anni, accompagnare con le indispensabili modifiche di diritti e di doveri e di retribuzioni incoraggiare anche i ‘nuovi’ docenti nel faticoso,ma esaltante cammino verso il sole dell’avvenire.

Come tutti sappiamo non è andata così.
Dal 1999 la nostra scuola è sempre la stessa, sono calati gravemente i frequentanti, sono calate le risorse, è perso l’interesse dell’opinione pubblica, e ancor di più delle forze politiche.
L’unica battaglia, ancora tutta da cominciare si chiama sempre ancora AUTONOMIA , ma è la richiesta di molte regioni di gestire le deleghe dello stato regionalmente, gestire direttamente le loro scuole, assumere i loro insegnanti, organizzare le loro programmazioni, tenere i loro soldi invece riversarli alle casse dello stato..

Gli ottimisti di buona volontà potrebbero sperare: sì, sarà possibile perché verranno certo definiti finalmente a livello nazionale i L.E.A (livelli essenziali di apprendimento), che come i L.E.P.( Livelli essenziali di prestazioni) nella sanità devono garantire le stesse prestazioni in tutta la nazione !
Non solo,ma sicuramente verrà garantito un Fondo specifico per interventi a favore delle Regioni con maggiori difficoltà (economiche, territoriali, organizzative ecc.) per permettere a tutti di godere di una scuola di un’ istruzione, di una formazione continua adeguata e omogenea.
Staremo a vedere.