Archivio mensile:agosto 2019

Le vestali senza tempio

vestalidi Franco De Anna

Nella stagione mitica del 68/69, usci un fondamentale saggio di Barbagli e Dei che riportava i dati di una ricerca sociologica sui docenti italiani. Il titolo era di una efficacia comunicativa che poteva risparmiare i commenti, “Le vestali della classe media” (1969)

Ricordo sempre che ancora più significativo, nel “dibattito progressista” sulla scuola, risultava un lapsus (neanche tanto freudiano) di molti interlocutori che citavano il saggio storpiando il titolo stesso “Le vestali della “scuola” media”. Continua a leggere

Disabili e inclusione: problemi aperti

di Loretta Lega
(dalla rivista on line Scuola7)

Uno sguardo d’insieme
A leggere i dati del Rapporto annuale del MIUR sullo stato dell’integrazione scolastica (MIUR, I principali dati relativi agli alunni con disabilità. A.s. 2017/18, Roma, maggio 2019) dovremmo essere tutti molto soddisfatti. Si registra infatti un aumento dei posti di sostegno attivati (155.997 unità rispetto ai 90.026 di dieci anni prima), e questo, a fronte della persistente (ma quanto fondata?) denuncia di carenza di personale di sostegno, non può che essere una buona notizia.

Anche l’aumento degli alunni certificati ai sensi della legge 104/1992, che oggi ammontano a 268.246 unità (pari al 3,1% della popolazione scolastica, rispetto al 2,16% di dieci anni fa), potrebbe essere letto in quest’ottica:
- sta migliorando la capacità dei servizi educativi e sanitari di prendere in carico i casi di disabilità, attraverso l’affinamento degli strumenti diagnostici;
- si riscontra una maggiore sensibilità e attenzione di genitori e insegnanti;
- si conferma l’impegno puntuale e consistente delle istituzioni scolastiche in tema di inclusione (si pensi che il 48,1% delle classi italiane vede la presenza di almeno un alunno disabile).

Gli stessi dati, tuttavia, possono essere letti anche con qualche preoccupazione, per l’ambiguità del messaggio che veicolano: l’aumento delle certificazioni può segnalare un abbassamento della soglia di certificabilità, dando luogo ad una sorta di medicalizzazione delle difficoltà e dei disturbi generici di apprendimento, che si riscontrano in ampie fasce della popolazione scolastica.

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Insegnare educazione civica in una società a democrazia malata

bimbo_leggedi Rodolfo Marchisio

La necessità di insegnare ad essere cittadini informati, critici, attivi è indubitabile.
Non perché lo prescriva una legge frutto di decine di proposte di varia origine, ma perché seguendo i fatti di cronaca, le vicende politiche, la involuzione della società un campanello di allarme sta suonando da tempo. Ma, prendendo atto della realtà, cosa gli raccontiamo?

Visto che i giovani non imparano da quello che diciamo loro, ma da quello che ci vedono fare, da quello che noi siamo, dal clima in cui vivono e dalle esperienze significative anche dal punto di vista emotivo e relazionale che facciamo insieme, come coinvolgerli nel rispetto (non nella conoscenza) delle regole e della Costituzione in una società malata ed in una democrazia in crisi?

Democrazia e diritti sono parole con significato solamente positivo come pensiamo o le cose sono molto più complesse?

1-      Stiamo assistendo da anni alla crisi dei vari modelli di democrazia: dal crollo di quella socialista, alla crisi della d. liberale rappresentativa in Europa, USA, mondo, di fronte ad un capitalismo e ad una globalizzazione selvaggia e incontrollata (anche nel web); alla utopia di una democrazia diretta grazie alla rete. Di quale democrazia parliamo?

2-      La nostra Costituzione riconosce diritti di 4 generazioni, affermatisi in 4 secoli (N. Bobbio, L’età dei diritti). E su questi è impegnativa. “E’ compito dello Stato rimuovere tutti gli ostacoli…che impediscono di avere quel diritto”, si conclude ogni articolo. Non promette la “Felicità” come quella USA – stato soggettivo/individuale che è valso per i ricchi e i potenti, non per gli schiavi e per i poveri che avevano altri problemi – Zagrebelsky – ma Lavoro, Salute, Istruzione, Assistenza…(diritti sociali conquistati nell’800 dalle lotte operaie e contadine ), oltre ai diritti individuali e personali conquistati dalla borghesia dall’Illuminismo in poi. Perché i diritti si conquistano, si strappano non sono un dono o uno stato né sono per sempre (N Bobbio).
Si possono anche perdere in tutto o in parte. Il d. allo studio, al lavoro come stanno oggi? Continua a leggere

Bisogni educativi: speciali perchè ?

bimbo_legge  di Alain Goussot (*)

Di cosa si parla quando ci si riferisce ai bisogni educativi speciali  ?
Di bisogni particolari per quanto riguarda il processo di apprendimento e di sviluppo.
Ma, bisogni particolari non vuole dire che si tratta di bisogni così diversi da essere riservati ad una categoria speciale di alunni. O meglio a categorie speciali di alunni.
Quali categorie? Alunni con deficit e disabilità, alunni con disturbi specifici dell’apprendimento e disturbi generici dell’apprendimento, alunni con forte disagio socio-relazionale e socio-culturale, alunni con un ‘funzionamento cognitivo limite’
Qui non vi è il rischio di allargare troppo questo concetto di bisogni speciali o particolari o specifici (per usare un termine che usano di più nel mondo francofono)?
Se parlo di alunni con deficit e disabilità parlo di alunni che, per potere accedere anche ai bisogni di tutti (quelli elencati prima; cognitivi, affettivi, sociali, culturali), devono avere delle risposte specifiche per poter apprendere e crescere : come ha scritto Vygotskij il bambino con deficit ha bisogno di mediazioni e di mediatori per consolidare, sviluppare e arricchire i propri meccanismi compensativi (per Vygotskij ricordiamo che il deficit non rende automaticamente un bambino ‘deficitario’ cioè handicappato, anzi che questo attiva uno sviluppo sì ‘atipico’ ma originale e creativo); per fare questo l’educatore deve proporre dei ‘percorsi indiretti’ , cioè delle forme mediate di apprendimento (oggi parliamo di misure compensative e dispensative).

(*) docente di Pedagogia Speciale Università di Bologna prematuramente scomparso il 27 marzo 2016. L’articolo che proponiamo è stato pubblicato sulla rivista Handicap & Scuola n .169 del maggio-giugno 2013.

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Scrivono di noi….

La Sentinella del Canavese del 7 agosto 2019 segnala la riapertura del sito PavoneRisorse con un articolo che ripercorre anche la storia del sito, dalla sua nascita alle vicende degli ultimi anni.sentinella_07082019

Analfabetismo, De Mauro, prove Invalsi: salviamo l’italiano?

libreriadi Giancarlo Cavinato (MCE)

Nel corso di questa estate la scuola italiana è stata accusata di gravi manchevolezze e, assieme a lei, sono state attaccate la pedagogia, l’educazione linguistica democratica  (di cui probabilmente non si è letta l’opera di Tullio De Mauro).
I rimedi proposti sono di ‘grande’ novità: il ripristino della predella che automaticamente ‘fa’ il vero insegnante; la lezione cattedratica; una scuola più selettiva; la fine dell’utopia del 900 (tutta la lingua-e la cultura- a tutti).
Dopo la pubblicazione degli esiti delle prove Invalsi sulla stampa si sono succeduti interventi pro e contro che abbiamo ritenuto utile sintetizzare.
Come MCE siamo intervenuti presso associazioni ed esperti facendo presente il nostro disaccordo e ribadendo la fiducia nella pedagogia attiva e nell’educazione linguistica democratica.
Abbiamo anche cercato di inviare lettere alla stampa ma senza esito.

In allegato una interessante raccolta di articoli e riflessioni sul tema