Archivio mensile:Aprile 2020

Il Prof. Galli della Loggia e la Ministra Azzolina: disputa a distanza sulla serietà della scuola

arcobalenodi Aristarco Ammazzacaffè

Vivaddio! Qualcuno l’ha finalmente detto: c’è bisogno di qualcosa di ben diverso: c’è bisogno soprattutto di “una nuova serietà”.
Sono queste le preoccupazioni di Ernesto Galli della Loggia (ma perché non se l’accorcia un po’ tutto questo nome?) nell’Editoriale sulla scuola per il Corriere di domenica scorsa.

Ed ha ragione. Perchè se non è nuova, la serietà, che è? Vecchia, tradizionale?
Ma non esiste nell’era digitale, che è tutta smart. Al massimo si può prevedere, in astratto, una serietà intermedia. Che, a occhio e croce, è però sconsigliabile.

Perciò per chiarirla il Nostro ha fatto bene a concentrarsi in questo Editoriale sui suoi opposti (della serietà, intendo), opportunamente identificati: nella bonarietà vacua e indulgente (i due aggettivi, sembra di capire, devono esserci entrambi. Si rischia se no) e anche, perché no, nel demopaternalismo. Termine importante, quest’ultimo, perché vale per quel che dice a ciascuno, secondo la propria coscienza. Se è chiaro.

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Elogio dei docenti. I docenti che non dimentichiamo

bambini_maestradi Cosimo Quero

Questa fase emergenziale che stiamo vivendo (Covid 19) riporta la nostra attenzione sulla figura fondamentale della scuola: il docente, i docenti come gruppo, comunità educante.
Ripropongo al Ministero l’esigenza di valorizzare la funzione docente, anche sul profilo della loro retribuzione, per assicurare le condizioni più idonee della loro formazione continua.

Più studio il “virtuale” e più mi rendo conto del valore del “reale”. IL “virtuale ” è importante, il “reale” è insostituibile! La realtà, ma qui mi preme riferirmi al docente, nella scuola è fonte di educazione, non solo di istruzione
(Quest’ultima può essere veicolata dalle nuove tecnologie).
Il docente ne è modello: insegna i modi della vita; è essenziale imparare dal docente, dal modo in cui si atteggia nella relazione con i suoi alunni. Continua a leggere

Lettera aperta all’On. Lucia Azzolina, Ministro dell’Istruzione

azzolinadi Cosimo Quero

Onorevole Ministro,
è ormai chiaro che anche l’emergenza Covid 19 sta proponendo maggiore e indilazionabile attenzione al rapporto che esiste tra didattica e ricerca .

Occorre prestare attenzione e risorse alla ricerca negli istituti scolastici, anche per una riflessione approfondita sulla didattica a distanza, imposta dalla emergenza pandemica ma, come vedremo in un prossimo contributo specifico, necessaria per integrare e alternare la didattica in presenza, alla ripresa della frequenza scolastica a settembre.

Siamo ad un passaggio storico per la Scuola Italiana. E’ immediata l’urgenza di non aggravare le disuguaglianze per la difficoltà di accesso, da parte di tutti, alle tecnologie digitali.
Come Lei sa, un recente rapporto Istat ricorda che il 41 per cento delle famiglie del Sud non ha un computer o un tablet.

La didattica a distanza, anche quando gli studenti ritorneranno a scuola, sarà utile e integrerà il modo consueto di fare scuola, innovando profondamente le metodologie dell’insegnamento e dell’apprendimento. Si rende indispensabile, perciò, rivedere le politiche dell’intero Governo in materia di investimento in ricerca. Continua a leggere

Valutare ai tempi della DAD. Parla una maestra.

io_noidi Alessandra Fantauzzi

Nella nostra scuola, quello della disuguaglianza delle opportunità e delle condizioni di partenza degli alunni è un problema antico.
Quando io ero una bambina e accompagnavo mia madre, insegnante, alle riunioni dei neonati organi collegiali non si discuteva di altro. Ed io nella mia carriera di insegnante, prima di sostegno ed ora di cosiddetto ‘ruolo comune’ credo onestamente di essermi sempre battuta per questo: perché la scuola fosse di tutti e di ciascuno.
Spesso e sempre più spesso negli ultimi anni però, i miei avversari sono stati la burocrazia alimentata dalle riforme e i colleghi osservanti delle gerarchie delle funzioni e dei ruoli burocratici. Non è un mistero che sono anche una sindacalista e le mie perplessità in ordine alla Dad sono di due ordini: quello strettamente connesso alle condizioni di lavoro anche degli insegnanti e quelle sul diritto allo studio. 

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Tre aneddoti sulla valutazione sommativa

di Rodolfo Marchisio

Perché amo la valutazione formativa che derivi da un lavoro/processo per competenze

1)      Quando ancora insegnavo, non molto tempo fa, non c’erano ancora registri elettronici raffinati, ma tabelle da compilare con funzioni elettroniche autonome.
Un alunno ammesso all’esame con una media “reale” del 5,5 (questo si un 6 “politico”) dopo le prove d’esame di terza media risultava avere una media del 6,5.
All’esame siamo tutti un po’ più “larghi” e poi faceva media il voto di condotta, che ovviamente era 9.
Il foglio elettronico arrotonda per eccesso. Il 6.5 diventa magicamente un 7 senza che il C di classe ci possa fare nulla. Quindi da 5,5 a 7. L’esame tira fuori il meglio di ognuno di noi?

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Una proposta sulla valutazione per la Scuola del rientro

votidi Vincenzio Caico

Sono il dirigente scolastico del Liceo Buonarroti di Monfalcone, una città che rappresenta il cuore di uno dei distretti industriali più importanti del Nordest, legato ai cantieri navali e dell’economia del mare. Il mio Liceo è frequentato sia da studenti provenienti dalla borghesia colta locale, sia da studenti nuovi arrivati in Italia insieme alle loro famiglie alla ricerca di condizioni di vita migliori.

I nostri studenti sono mediamente responsabili e impegnati, gli insegnanti sono preparati e disponibili al cambiamento. In occasione di questo periodo di emergenza epidemiologica abbiamo attivato subito la didattica a distanza grazie a strumenti digitali, come la Google Suite, che utilizzavamo già da tempo sia per la didattica che per l’organizzazione generale della scuola.

Questa esperienza di scuola ai tempi del lockdown ci sta consentendo di maturare delle consapevolezze che chiedono di essere tradotte in cambiamento e innovazione concreta delle nostre modalità didattiche educative e, più complessivamente del nostro fare scuola, in vista della ripresa delle attività scolastiche in presenza, quella che potremmo chiamare la Scuola del rientro.

In particolare, questa mia proposta, che riguarda la valutazione, prende spunto da quanto stabilito in sostanza dal D.Lgs 62/2017, decreto attuativo della L. 107/2015 e dal D.P.R. 122/2009, decreto applicativo della L. 169/2008, i due provvedimenti legislativi che attualmente stabiliscono i criteri per la valutazione degli apprendimenti rispettivamente nelle scuole del I e del II ciclo.

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Un’altra pagina. La scuola dopo il Covid19

arcobalenodi Dario Missaglia
presidente nazionale Proteo  

  1. La scuola in movimento

Il movimento esploso nelle scuole in questo periodo di forzato dominio del distanziamento sociale, rappresenta un fatto imprevisto e di grande interesse.

Un movimento in evoluzione, ancora da decifrare in tutti i suoi aspetti, in cui abbiamo colto spontaneismo, improvvisazione, apprendimento sul campo, cooperazione a distanza. Sono emersi visibili alcuni errori ( spesso troppi compiti assegnati, talvolta poco coordinamento degli interventi, ecc) ma il valore umano, pedagogico e sociale di questa onda lunga è stato significativo ed è entrato nelle famiglie alle prese con una chiusura forzata delle proprie relazioni e una gestione molto complicata della giornata dei propri figli. Un soffio di fiducia. Quei bambini e adolescenti in una condizione di costrizione difficile per tutti ma per loro certamente sofferta oltre misura, hanno avvertito che fuori dalle mura domestiche c’erano degli adulti che si interessavano di loro, della loro giornata; che cercavano, ben sapendo che nulla di virtuale può sostituire la ricchezza e le emozioni di un luogo chiamato scuola/classe, di dare un senso, anche una finalità di cultura ed istruzione a queste giornate così difficili.
E’ un movimento di persone che hanno avvertito una responsabilità deontologica di fronte al proprio lavoro e alla società . Non ci eravamo forse più abituati: ma non è questo il senso più significativo dell’impegno politico? Il civismo che avevamo visto sepolto sotto la coltre della virulenta narrazione della destra al potere, è riemerso offrendoci finalmente nel mondo della scuola, una testimonianza limpida e partecipata. La   vocazione democratica come desiderio fatto testimonianza concreta, di ricostruire legami sociali di solidarietà e impegno verso le nuove generazioni, è riemersa.

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