Coronavirus, a settembre servirà un altro modello di scuola

computerdi Gianfranco Scialpi

Coronavirus, probabilmente l’anno scolastico 2019-20 si è concluso il 4 marzo. A settembre occorrerà proporre “un’altra scuola” per garantire la massima sicurezza agli studenti. La conferma proviene indirettamente da un comunicato dei presidi romani. Una proposta.

Il coronavirus ha chiuso probabilmente l’anno scolastico

Il coronavirus ha fatto saltare il nostro mondo, fatto di velocità, di un esasperato narcisismo e di una prevalenza dell’economico sul politico e prima ancora sulle esistenze. Anche la scuola non è da meno.
Il Coronavirus ha imposto la didattica a distanza e rovesciato il tavolo sulle procedure, sugli adempimenti… Insomma non è azzardato affermare che il virus ha favorito un cambio di passo violento. E questo riguarderà probabilmente la chiusura anticipata dell’anno scolastico. Al momento mancano le condizioni sanitarie per una ripresa.
Situazione che non cambierà con il quasi azzeramento dei contagiati. Mi spiego. Le misure adottate dal Governo rappresentano delle soluzioni non risolutive.

Le chiamano non a caso di contenimento, che purtroppo ci lasciano esposti al virus (prima infezione o ricadute). La situazione sarà risolta e quindi potremo tornare ad abbracciarci, prenderci per mano e baciarci solo con il vaccino. A parere degli esperti non sarà disponibile prima di 12-18 mesi. E questo significherà che a settembre, quando inizierà il nuovo anno scolastico, dovremmo continuare con il rispetto delle regole di distanziamento sociale. Il quadro stride fortemente con l’organizzazione scolastica attuale.

La presa di posizione dei presidi romani conferma la mia tesi

La conferma di quanto sto scrivendo proviene da un comunicato dei presidi romani, ripreso dal quotidiano “Il Messaggero”. Si legge “Mentre il governo e di conseguenza il ministero dell’Istruzione valutano il da farsi, seguendo con attenzione le indicazioni del comitato scientifico che segue l’andamento del Covid-19, i presidi della Capitale non hanno dubbi: “Tornare in classe – dicono seppur a malincuore – sarebbe impossibile”.
Il motivo? Virus e contagi permettendo, nelle prime fasi del ritorno alla normalità si dovrebbero quasi certamente continuare a seguire (e a rispettare) quelle indicazione che finora hanno prodotto buoni risultati: le distanze sociali e l’utilizzo di protezioni, come mascherine e guanti.
Nel comparto scolastico – dentro le scuole e nelle classi – questo significherebbe che ogni alunno dovrebbe essere distante almeno un metro dal proprio compagno e i dirigenti osservano: “Allo stato attuale non ci sono le condizioni oggettive per garantire la riapertura delle scuole nella Capitale”.
In sostanza, le aule sono composte in media da 25-27 alunni, “distanziarli tutti – spiega Tiziana Sallusti, dirigente del Liceo Mamiani – sarebbe molto complicato se non addirittura impraticabile”.

A settembre occorrerà partire con altro modello organizzativo

Ne consegue che a settembre occorrerà inventarsi “un’altra scuola”, declinata in una diversa organizzazione. Sicuramente andranno superate le classi pollaio. Aberrazione pedagogica in tempi normali, rappresenterebbero per il virus la condizione ideale per una sua nuova diffusione.
L’unica soluzione è quella di dividere la classe in quattro sottogruppi, composti ognuno da 7-8 studenti. Questi dovrebbero alternarsi la mattina/il pomeriggio in aula, In questo modo si garantirebbe una presenza fisica di sei giorni a settimana. Tutte le diverse combinazioni devono prevedere uno sviluppo temporale di due settimane per garantire un pari trattamento nella turnazione mattina/pomeriggio.
L’ alternativa è una presenza fisica di quattro giorni. Si continuerebbe il venerdì e il sabato a far scuola con la didattica a distanza. Come soluzione estrema rimarrebbe il proseguo della didattica a distanza per tutta la settimana, In questo caso, però occorre che il Ministro faciliti la firma di un nuovo contratto giuridico per la scuola.