A proposito del “6 politico”

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rete_numeridi Cinzia Mion

C’è un po’ di confusione oggi intorno al “6 politico”.
Allora ecco due righe per fare chiarezza.
Io c’ero. C’ero quando è stata varata la Costituzione (1948) e nella Costituzione, l’articolo 3 e l’articolo 34 sancivano “l’uguaglianza di tutti cittadini” e “la scuola è aperta a tutti..ed è impartita per almeno 8 anni, obbligatoria e gratuita”.
L’Italia diventa (finalmente) un Paese democratico.
L’articolo 3 consta di un principio formale e di un principio sostanziale: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli…).
Cioè, la Scuola è una Istituzione della Repubblica e suo compito è rimuovere l’ignoranza che impedisce la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini, soprattutto in questo periodo storico, dei figli dei contadini e degli operai che precedentemente accedevano solo ai primi anni della scolarizzazione.


La riforma della scuola media unica (1962) con l’abolizione dell’esame di ammissione, con l’irrompere della scuola di massa, segna l’inizio di questo tentativo nobile di democratizzare la Scuola per democratizzare il Paese.
Il Ministero però non ha ri-orientato i docenti nel passaggio da una scuola elitaria ad una di massa. Sappiamo com’è andata. Sappiamo della Lettera ad una professoressa di don Milani, sappiamo che a fare da “cassa di risonanza” a don Milani si è diffusa la critica del Movimento Studentesco del ’68.
Come don Milani aveva affermato che “la scuola non può essere un ospedale che accoglie i sani e respinge gli ammalati” così il ’68 ha adottato lo slogan “La valutazione scolastica seleziona ed emargina attraverso i meccanismi di una valutazione tradizionale sommativa, calibrata per scremare le eccellenze come la Riforma Gentile” Allora è meglio che non valuti perché così tradisce la Costituzione”. Io c’ero.
Da questa “critica sociopolitica” ha origine l’atteggiamento “a-valutativo” del movimento studentesco che onestamente non aveva nessun compito di offrire proposte pedagogiche e nemmeno incoraggiare la rilassatezza dei costumi degli studenti (fra parentesi i sessantottini studiavano dalla mattina alla sera, magari i testi non ortodossi secondo la scuola tradizionale!!!).
Abbiamo dovuto aspettare la critica docimologica, quelle varie psicologiche, per arrivare alla critica veramente pedagogica (L.517/77) che ha (avrebbe voluto) rivoluzionare la valutazione scolastica introducendo quella formativa, questa sconosciuta.
Io c’ero e ancora ci sono. A predicare a vuoto.