Archivio mensile:Novembre 2020

Per una politica scolastica “banale”

di Mario Maviglia

Avete presente quel gioco in cui vi si chiede di scegliere/salvare due-tre oggetti da portare con voi in un’isola deserta? Se dovessimo applicare questo gioco al nostro sistema scolastico la risposta è fin troppo semplice e scontata: le “cose” da salvare sono i docenti e gli studenti.
In fondo, a pensarci bene, se non ci sono gli alunni le scuole non possono esistere (e infatti chiudono, letteralmente, con il calo demografico), e gli alunni hanno bisogno di docenti che li seguano nel loro percorso di apprendimento.
Tutte le altre figure (dirigenti, provveditori, direttori generali, ministri ecc.) sono (dovrebbe essere) a supporto di questa primigenia relazione educativa, ma se non sono presenti nella nostra ludica isola, la scuola può funzionare lo stesso.
Quanto stiamo dicendo rasenta l’ovvietà, se non addirittura la banalità. Eppure è incredibile come nel nostro sistema scolastico questa asserzione così pleonastica, lapalissiana, prevedibile, banale, appunto, venga continuamente sconfessata nei fatti.

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Riaprire le scuole

di Gabriella Mortarotto

Bisogna partire dall’articolo di Chiara Saraceno su La Stampa del 7 novembre ‘la scuola digitale frena la crescita, ancora una volta di ferma condanna delle decisioni politiche assunte finora sulla scuola.

A partire dalla considerazione drammatica di aver ritenuto e ritenere che istruzione e formazione siano settori improduttivi, quindi da chiudere facilmente senza spesa, anzi con risparmi.
Attribuendo alle famiglie il costo di tale decisione senza comprendere quali drammatiche conseguenze ricadranno su queste generazioni di studenti e alunni, ma anche sul futuro del paese.
Condividendo totalmente questa analisi penso che ora si debba concentrare tutta la nostra attenzione su quando, come e con quali nuove drastiche innovazioni si debba riaprire le scuole. TUTTE LE SCUOLE, anche le superiori, la formazione, e forse anche l’Università.

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Le decisioni degli organi collegiali non fanno venire meno le responsabilità del dirigente

di Stefano Stefanel

L’emergenza coronavirus ha fatto scoprire all’opinione pubblica, ai mass media, ai social, ai genitori e forse anche agli studenti la figura del dirigente scolastico, ritenuto, probabilmente, prima del Covid 19 una figura di contorno, non sempre fondamentale per la vita della scuola.
Da febbraio a tutti è stato chiaro che senza i dirigenti scolastici la scuola non sarebbe potuta andare avanti e non sarebbe riuscita a organizzarsi neppure nelle minime incombenze. Ed è stato chiaro a tutti che se la scuola è stata in grado di fare la sua parte sia durante il lockdown di primavera, sia in questa drammatica ripartenza, è perché i dirigenti scolastici hanno lavorato sempre sodo e senza sosta, spesso nella solitudine peggiore, quella delle decisioni senza appello. In questi ultime settimane poi si è finalmente scoperto che solo una gestione capace, efficiente ed efficace avrebbe permesso di applicare in tempo reale decisioni prese e cambiate nel giro di poche ore.

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Dirigenza pubblica e comportamenti anomali

di Mario Maviglia

La recente vicenda del DG dell’USR Marche, Marco Ugo Filisetti, ci sollecita a intervenire sul comportamento dei dirigenti pubblici.
Il DG Filisetti, in una nota indirizzata agli studenti in occasione della ricorrenza del 4 novembre, ha usato toni di esaltazione della guerra per ricordare i Caduti della Prima Guerra Mondiale, riprendendo, peraltro, un discorso tenuto da Mussolini il 23 marzo 1919 (come nota Repubblica on line) in cui il Duce diceva “L’adunata rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d’Italia che sono caduti per la grandezza della Patria…”; Filisetti nella sua nota scrive: “In questo giorno il nostro reverente pensiero va a tutti i figli d’Italia che dettero la loro vita per la Patria…”.
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Ministra Azzolina, le scuole sono permeabili al contesto


Ministra Azzolina, le scuole sono sicure. Indubbiamente. Il problema è che non sono corpi
separati. Lo hanno confermato lo studio di A. Viola e l’ISS. Quindi occorre chiuderle.

Ministra Azzolina, “Le scuole sono sicure”

La Ministra Azzolina ripete continuamente che le scuole sono sicure.
“Le scuole restano tra i luoghi più sicuri. Siete pregati di trovare soluzioni alternative alla chiusura degli istituti”
Una decina di giorni fa dopo la chiusura delle scuole in Campania dichiarava in modo più articolato: “In queste ore c’è un assalto alla scuola e questo non può fare altro che ledere il diritto all’istruzione. E’ un attacco che viene da tutti coloro che non riconoscono che quest’estate la comunità scolastica era a scuola con il metro in mano a misurare, mettere la segnaletica per mantenere il distanziamento, creare orari scaglionati e che tutto questo ha funzionato perché nelle scuole ci sono pochissimi focolai. Se ci sono problemi fuori dalle aule a pagarli non sono non possono essere gli studenti”.
Come non darle ragione? Confermo l’impegno che noi tutti abbiamo dato per una ripartenza a settembre in sicurezza. Purtroppo però la realtà è sempre variegata, a macchia di leopardo. Ci sono scuole messe in sicurezza. Altre invece che sono in sofferenza per diversi motivi: aule sovraffollate, banchi monoposto non consegnati, protocolli di sanificazioni non rispettati…

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C’è ancora un futuro per la scuola?

di Raimondo Giunta

 

RIPENSARE LA SCUOLA

Ragionare di scuola nei giorni in cui viene sacrificata e costretta alla didattica a distanza per coprire le pubbliche inadempienze soprattutto in materia di trasporti pubblici, dopo mesi estenuanti e difficili in cui gli istituti scolastici hanno lavorato per garantire in sicurezza la ripresa delle attività didattiche del nuovo anno scolastico, può sembrare un mero esercizio retorico; forse una provocazione in un clima di esasperata delusione.
Credo invece che serva per alzare lo sguardo “in modo da contrastare il rischio di ritirarci impauriti e talvolta rabbiosi nel nostro particulare.” (Chiara Saraceno).
Se vogliamo pensare al futuro con ragionevole speranza, sempre con la scuola dobbiamo fare i conti, perché necessariamente ci proietta su quello che potrebbe essere il nostro domani, avendo il compito di prendersi cura delle nuove generazioni .

Ma la scuola così come l’abbiamo vissuta e così come ancora funziona ha un suo futuro? Questo è il problema e non è per nulla ozioso che in modo particolare chi riveste un ruolo in un sistema di istruzione si chieda come dovrebbe/potrebbe essere la scuola fra qualche anno. Pensarci significa impegnarsi per impedire, ognuno per la propria parte, che la scuola si lasci trascinare dagli eventi, anche se non è dato di potere definire con nettezza i confini di quel che sarà la nostra società tra un decennio, ma sapendo già che sono cambiati gli orientamenti e le scelte di moltitudini di persone relativi ai processi di istruzione e formazione.
La scuola che verrà dovrà fare i conti sia con le mutate esigenze di molte famiglie e della società, sia col fatto che fuori della scuola esistono tanti modi di istruirsi e tanti modi di far valere quello che si è imparato fuori dai circuiti istituzionali.

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