Galli della Loggia, ovvero la nostalgia del voto numerico

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di Cinzia Mion

L’esimio professore dal nome ricorrente, quando si tratta di entrare a gamba tesa sui provvedimenti del Ministero dell’Istruzione, che non sono per lui abbastanza “gentiliani”, ci è ricascato….
Se ne è uscito il 20 febbraio 2021, sul Corriere della sera”, con una specie di “invettiva ad orologeria” (chi c’è dietro, forse il Gruppo di Firenze?) che infarcita di parole sprezzanti, come si addice alla sua spocchia, ha attaccato il Ministero per la recente ordinanza e le allegate Linee guida, che hanno abolito i voti numerici alla scuola primaria.
Se la prende all’inizio perfino con il termine “primaria” (che ha soppiantato elementare) tanto che subito sembra un attacco all’uso della lingua da parte dei ministeriali.
Non è però questa l’intenzione del noto professore emerito di storia contemporanea, senz’altro molto nostalgico della cosiddetta scuola elitaria che scremava le eccellenze (il merito dice lui), perché l’obiettivo vero è quello di rivolgersi al nuovo Ministro, invitandolo a ragionare con i piedi per terra (???) cominciando con il dichiararsi sconsolato perché già a partire dal 1977 (però la storia della scuola allora la conosce!!!) sono stati aboliti i voti sostituiti dai giudizi.

Povero professore, allora è dal 1977 che lei si sente depresso…
Probabilmente avrà pensato a quanti bei “10” sprecati in questo lasso di tempo. Si nota il fastidio da “primo della classe” per la definizione del livello “in via di prima acquisizione” , definita dal nostro: patetica perifrasi buonista pur di non usare aggettivi terribili come “insufficiente”o “scarso” (traspare la soddisfazione con cui etichetta i bambini, perché si tratta di bambini, che stanno provando magari il “disagio” di non apprendere subito, e prima di tutti, naturalmente, come sarà successo a lui alle elementari ed…oltre!).
Questa volta nominando la “pagella” (sostituita ora dalla scheda di valutazione) ironizza su questo termine – che il provvedimento ministeriale ha dichiarato in qualche modo decaduto – affermando che usare ancora questo termine, PER NOI CHE DIFENDIAMO LA SCELTA DEL MINISTERO, “equivale più o meno a dichiarare la propria iscrizione al partito nazista”.
Se lo dice lei, professore, che di storia se ne intende….

Ho notato la pedanteria cavillosa con cui è stata condotta l’analisi linguistica del testo, quasi da correttore di bozze, fornito di lente di ingrandimento e pazienza certosina (cui prodest?) senza tenere presente che esistono dei lessici specifici di ogni disciplina che non solo “ha” un suo linguaggio ma “è” un linguaggio (com’è per la storia!). Forse la pedagogia e la didattica non hanno la dignità di saperi disciplinari?

Spero che il nuovo Ministro Bianchi sia affaccendato in compiti molto più nobili CHE NON stare a sentire i VARI nostalgici del voto, ma che , anzi, estenda il medesimo provvedimento a tutta la scuola.
Perché, caro professor Galli della Loggia è da mo’ (mammamia chissà se questa interiezione è italiano oppure espressione “gergale”) che la scienza della MISURAZIONE che si chiama DOCIMOLOGIA ha affermato con un forte megafono che la MISURAZIONE (perché non è “valutazione” se non vengono esplicitati i criteri) QUANDO SI USANO A SCUOLA I VOTI NUMERICI SU SCALA DECIMALE E’ ARBITRARIA.
I voti infatti vengono considerati abitualmente come vere e proprie unità di misura di una scala perfetta, con intervalli tra loro assolutamente uguali.
Anche il più sempliciotto uomo della strada sa che questo NON E’ POSSIBILE!
Una umile dirigente scolastica in pensione.