La scuola non è solo un servizio ma soprattutto una istituzione

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di Raimondo Giunta

Si aspettano con ansia i giorni in cui si potrà tornare serenamente a scuola e mettersi dietro le spalle due anni tra i più infelici degli ultimi tempi. Tornare come prima? Come se niente fosse? Spero che non accada, perché vorrebbe dire che non si è imparato nulla, nemmeno dai giorni più difficili. Al primo posto delle preoccupazioni dovrebbe esserci quella di rendere le scuole sicure, sotto ogni profilo e non soltanto dal punto di vista sanitario. Sicure non basta; devono essere accoglienti per la convivialità dei giovani e multifunzionali per attività che non possono ridursi a lezioni e ad esercitazioni.
Luoghi non solo di istruzione, ma della più ampia formazione umana, per generazioni che fuori dal recinto scolastico un po’ dappertutto trovano solo occasioni per dissipare i loro anni migliori. Mai come in questi ultimi tempi si è potuto constatare la centralità della scuola e degli insegnanti; mai come in questi ultimi tempi si è sentito il bisogno di una scuola che funzioni bene in qualsiasi circostanza, senza abbassare il livello delle sue prestazioni. Una scuola a pieno regime per ogni evenienza è la grande sfida da affrontare.
Ma la scuola nella società che cosa è?
E’ questa una questione preliminare ad ogni sua possibile organizzazione e manifestazione e ad essa si cercherà di dare qualche cenno di risposta.

La scuola non è solo un servizio sociale; la scuola è anche una istituzione. Come servizio la sua qualità si misura dalla soddisfazione degli utenti; come istituzione la qualità si misura dalla capacità di conservare e sviluppare i valori di una comunità; come servizio si regge sull’attenzione agli interessi individuali; come istituzione si regge sul principio del bene comune. Il bene comune della scuola è costituito dai saperi e dalle conoscenze che è tenuta a tramandare. Beni quest’ultimi primari e necessari. Beni che appartengono a tutti e non a pochi privilegiati. Per definizione. Principio questo che non ha bisogno di dimostrazione, perché altrimenti non ci sarebbe motivo per finanziare la scuola con risorse dello Stato.
Come istituzione la scuola non può darsi nessuna regola d’esclusione, anche perché il suo costo sociale grava di più su chi meno ne trae beneficio. Ne verrebbe meno il valore; se ne macchierebbe la dignità. Nell’apertura della scuola a tutti sta scritto il meglio della nostra civiltà. Possono essere posti limiti al possesso di beni materiali, non al bisogno e al desiderio di conoscenza e al diritto di formazione. I meccanismi di esclusione a scuola fanno impropriamente del sapere una delle più offensive giustificazioni delle posizioni sociali privilegiate.
La scuola, pertanto, deve garantire a tutti il diritto alla formazione e trasmettere i valori e i saperi, che sono considerati fondamentali per la coesione della comunità: lingua, storia, cultura nazionale, valori costituzionali. I saperi e le conoscenze, beni necessari nella nostra società, fanno della scuola un’istituzione necessariamente pubblica e nessuna comunità può abdicare alla tutela e allo sviluppo di questi beni, se vuole essere una comunità.
Se si vuole che la scuola abbia il rango di un’istituzione, non la si può ridurre ad essere il luogo di un proprio, modesto mercato: quello dei libri di testo, delle tecnologie, dei progetti PON, POR, FESR e delle iscrizioni. Purtroppo dura da troppo tempo la lotta per ridimensionare l’aspetto istituzionale della scuola, per ridurla alla pura logica del servizio, privata del senso statuale. Lo scopo, nemmeno sottinteso, è quello di degradare la funzione del sapere da bene pubblico a mero privato possesso strumentale.
La scuola per svolgere le sue funzioni deve sottrarre bambini, adolescenti e giovani alle loro famiglie, che col tempo incidono sempre di meno nell’educazione dei propri figli. La scuola non può pensare di non avere alcuna responsabilità in questo campo; deve nella specificità del proprio ruolo fare la propria parte, ma ricordando sempre che l’ordine scolastico non è l’ordine familiare (Alain). Non può pensare nemmeno di costringere una famiglia a trovare la soluzione dei problemi di apprendimento che devono affrontare i propri figli fuori dalla scuola, proprio perché è una istituzione.
La scuola come istituzione non può essere diversa da regione a regione, dal centro alle periferie delle città, dalle grandi città ai piccoli comuni. La scuola come istituzione lavora per unire e per proporre una valida e riconosciuta gerarchia dei saperi e delle attività, in grado di contrastare la deriva relativistica degli interessi individuali e dei curricoli à la carte.