Scuola e digitale, è una questione di testa non di età

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di Gianfranco Scialpi

Scuola e digitale, l’intervista del Ministro Bianchi collega la competenza all’età.
La questione è più complessa e riguarda la testa.

Scuola e digitale, l’intervista del Ministro

Scuola e digitale. Il Ministro ha rilasciato un’intervista.
La questione del rapporto con l’uso dei dispositivi elettronici è liquidata, riducendo tutto all’età.
Si legge su Repubblica.it: “Tutti i ragazzi che vanno a scuola sono nati in questo secolo, tutti gli
insegnanti nel secolo precedente. Non è una differenza da poco. I ragazzi hanno una capacità
innata di utilizzare gli strumenti digitali. Dobbiamo, già da questa estate, promuovere una scuola più aperta, consapevole del fatto che le competenze del passato possiamo esprimerle in modi diversi; ma anche del fatto che con queste macchine, possiamo fare cose mai fatte prima.
Dobbiamo usare il digitale per aprire le scuole, connetterle fra loro.”

La situazione è più complessa. Gli immigrati digitali

A mio parere il passaggio riportato, ha il pregio di semplificare, ma anche di distorcere la realtà.
Stando alle definizioni di M. Prensky (2001), da una parte ci sono i nativi digitali molto competenti e dall’altra gli immigrati digitali identificati con gli insegnanti che a parere del Ministro faticano nell’alfabetizzazione informatica e nell’acquisizione delle relative competenze. Ora la quotidianità ci restituisce una diversa realtà. Innanzitutto occorre dire che molti maestri e professori hanno colonizzato prima dei ragazzi gli ambienti virtuali.

L’indagine PISA 2018 ed elaborata dall’Invalsi registra che il 50% dei docenti possiedono competenze tecniche e pedagogiche necessarie per integrare i dispositivi digitali nelle pratiche di insegnamento.
A questo dato aggiungo che molti docenti propongono ai nativi digitali (definizione che rimanda a una condizione temporale) corsi e itinerari operativi finalizzati alla saggezza digitale (M. Prensky, 2011). In alcuni casi gli insegnanti, e non sono pochi, avviano i ragazzi al coding, alla robotica o creano le premesse lavori futuri completamente supportati dal digitale. Ovviamente esistono anche docenti refrattari o in difficoltà nell’uso dei dispositivi digitali.
Non potrebbe essere diversamente. Ogni aspetto dell’umano è sempre caratterizzato dal grigio, mai dal bianco o dal nero!

La conferma di una difficoltà da parte dei nativi digitali

Tale scenario si ripete anche sul versante dei nativi digitali. A livello di scuola secondaria di primo grado (scuola media) la situazione è abbastanza disastrosa: poca importanza ai sistemi di protezione (antivirus, password) e scarsa conoscenza delle procedure per una navigazione sicura. Su quest’ultimo aspetto la conferma proviene da un articolo pubblicato da La lettura del Corriere della Sera (6 giugno) e relativo all’attuale periodo pandemico.
Si legge Rapporto Europol: “Durante i lockdown, i ragazzi hanno passato più tempo online condividendo video e immagini finiti in mano ai pedofili. Il traffico di materiale pedopornografico ha subito un aumento esponenziale. Il National center for missing and exploited statunitense, a maggio 2020, il centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online ha trattato 3.243 casi, denunciando 1.261 persone ( 132% rispetto al 2019). Critico il numero degli adescamenti in rete, 401, evidenziando un considerevole incremento di vittime tra 0 e 9 anni. Bambini che non dovrebbero usare i social”.
A questo aggiungo anche il recente report di Save the children sulla povertà educativa digitale. “Dai risultati della ricerca, emerge che circa un quinto (20.1%) dei minori…Non
è in grado, ad esempio, di identificare una password sicura, oppure condividere lo schermo
durante una videochiamata, inserire un link in un testo, scaricare un file
da una piattaforma della scuola, utilizzare un browser per l’attività didattica”.