L’on line e le sue vittime

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di Mario Maviglia

I primi a scomparire dai radar della rete furono le persone di una certa età. Impossibilitati ad acquisire o a gestire lo SPID, furono man mano cancellati dagli archivi della Pubblica Amministrazione e dai vari servizi di gestione (acqua, gas, elettricità).
Non potendo fare acquisti on line (i supermercati ormai vendevano solo attraverso la rete), andarono incontro a situazioni di debilitazione fisica e mentale.
Ci fu un aumento significativo di decessi, ma, trattandosi di persone non riconosciute dalla rete, non venivano conteggiati nelle statistiche demografiche che attingevano i dati direttamente on line.
Per la prima volta in Italia il tasso di natalità registrò un avanzo positivo rispetto a quello di mortalità. Il Primo Ministro, in una conferenza stampa in TV a reti unificate, affermò, con orgogliosa emozione, che il Paese aveva ricominciato a crescere anche sul piano demografico e questo grazie alle politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità che il Governo aveva messo coraggiosamente in atto nel corso degli ultimi anni puntando decisamente sul valore della genitorialità come fondamento della vita sociale e civile nella piena consapevolezza del ruolo insopprimibile esercitato dalla famiglia nella società democratica ecc ecc.

Qualche giornalista aveva fatto notare che nel conteggio dei morti non erano compresi gli anziani sconosciuti alla rete. Il Presidente del Consiglio – proveniente dal mondo accademico filosofico –  aveva replicato, in modo assertivo e sicuro, che ciò che non esiste (in rete) non esiste ipso facto.
Il problema era ontologico, non demografico. E la polemica finì lì.

Anche a scuola cominciarono a scomparire dal servizio i docenti più anziani che non avevano dimestichezza con la rete. In seguito all’esperienza della pandemia Covid-19, il Ministro dell’Istruzione aveva decretato che almeno il 70% delle lezioni dovesse essere svolto on line e questo a prescindere dall’andamento dei contagi, ma come misura preventiva permanente.
I vari uffici scolastici territoriali cominciarono a ricevere numerose e strane segnalazioni da parte delle famiglie e degli stessi studenti, che lamentavano che i docenti si sottraevano alla cosiddetta DaD (Didattica a Distanza).
In effetti, dalle istruttorie condotte all’uopo, era emerso che un buon numero di docenti non faceva lezione. I vari procedimenti disciplinari, prontamente attivati, si concludevano immancabilmente con la dispensa dal servizio nei confronti dei ribelli per “persistente insufficiente rendimento” (art. 512 DLgs 297/1994).
L’alto numero di “dispensati” non passò però inosservato alla stampa.
Una importante trasmissione giornalistica televisiva vi dedicò un ampio e articolato servizio da cui emerse che gran parte dei docenti dispensati in realtà aveva regolarmente svolto le lezioni on line, ma per un insieme di fraintendimenti tecnologici utilizzava il forno a microonde credendo fosse il computer. Purtroppo i docenti in questione non furono reintegrati in servizio in quanto il lavoro non era stato svolto. Dura lex, sed lex.

Altri episodi scossero profondamente l’opinione pubblica, come il caso del prof di latino di un liceo, rimasto impigliato nella rete per due giorni e ritrovato dalla polizia postale in uno stato di prostrazione indescrivibile. L’anziano professore riferì agli inquirenti che nell’utilizzo del registro elettronico si era trovato in una sorta di cul de sac tra un “accesso negato” e le “credenziali non riconosciute”, una “password scaduta” e un “utente non profilato”.
Nel momento in cui stava per risolvere il problema, il malcapitato ha dovuto far fronte ad un improvviso attacco di virus che lo ha letteralmente paralizzato. Ma anche altri docenti hanno subito tracolli psico-fisici nell’utilizzo del registro elettronico anche a causa del tempo perso a concludere semplici operazioni, come ad esempio la registrazione dei voti delle verifiche.
È stato riscontrato un anomalo aumento nel numero di separazioni tra i docenti, perché i partner sospettavano che il troppo tempo trascorso dai coniugi davanti al computer non riguardasse la compilazione del registro elettronico, ma la visione di ben altri siti non meglio identificati…

E che dire delle tante famiglie alle prese con le iscrizioni on line dei figli e costrette a chiedere permessi dal lavoro per poter compilare i form previsti dalla circolare ministeriale? Molte di loro, prese dallo sconforto, hanno insistito affinché la compilazione del modulo avvenisse direttamente a scuola con l’assistenza del personale amministrativo, intasando in tal modo il lavoro degli uffici.
In tema di iscrizioni on line, emblematico è stato il caso di un papà di origine straniera che erroneamente aveva inserito il suo nome come alunno al posto di quello del figlio di 6 anni. Il sistema ha rilevato l’anomalia, consigliando al signore di presentarsi direttamente all’esame di Stato avendo un’età superiore ai 23 anni. Non si sa se il bambino abbia frequentato la scuola.

Particolare scalpore ha poi suscitato la vicenda delle matricole universitarie, anche loro indaffarate con le immatricolazioni. Riuscire a trovare il previsto modello di iscrizione all’interno dei siti delle varie Università si è rivelata un’impresa molto più ardua che superare il test di ingresso in medicina. In effetti, secondo un famoso psichiatra, che ha studiato attentamente il fenomeno, chi ha escogitato questo meccanismo presenta gravi disturbi mentali aggravati da forme iperpatologiche di sadismo.
Molti studenti hanno letteralmente distrutto il computer, dopo innumerevoli e inutili tentativi di ricerca, convinti che il modulo si nascondesse fisicamente dentro il computer stesso. Altri hanno invaso le segreterie delle Università chiedendo di poter compilare il modulo in forma cartacea, richiesta ovviamente non accolta in quanto il sistema accettava solo iscrizioni on line. D’altro canto, come ha fatto notare un alto dirigente del Ministero dell’Università, se si deroga da queste basilari norme di convivenza civile si rischia di minare l’intera organizzazione sociale. Legum omnes servi sumus, ut liberi esse possimus.

In seguito a questi eventi, il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, ha annunciato una profonda riforma tesa a semplificare le procedure per l’accesso on line e più in generale per ottimizzare l’utilizzo delle tecnologie informatiche, onde venire incontro alle richieste dei cittadini e dei lavoratori. In effetti il Ministero ha pubblicato un agile manualetto di 1.250 pagine, scritto in modo molto chiaro e comprensibile, dal significativo titolo: “Prolegomeni all’utilizzo pertinente e consapevole dell’on line come presupposto per un incremento del know how informatico in relazione alle challenges of life richieste nella knowledge society e per un pieno improvement delle life skills.” Finalmente in modo facile, inequivoco e immediato si può accedere all’on line, basta seguire le istruzioni offerte dall’agile manualetto di 1.250 pagine: dopo aver acceso il computer (on), andare sulla barra degli strumenti, entrare dentro, girare a sinistra, prendere la prima icona a destra, attivare l’emoticon che sta al centro, digitare il proprio nome e cognome, inserire lo SPID, autenticare la pagina con il numero di codice fiscale, inserire la password, fornire le credenziali ricevute all’inizio del percorso, fermarsi un turno alla casella 15 (traffico informatico intenso), tornare alla casella 13, richiedere l’otp, inserire l’otp ricevuto via smartphone, scandire vocalmente e in modo distinto “accesso pratiche on line”, attendere l’ok dal sistema, inserire il numero della carta di identità, avvicinarsi alla webcamera per la rilevazione della temperatura corporea, scannerizzare e inviare via mail il green pass e, infine, dare l’assenso al trattamento dei dati personali ed è fatta. Grazie a questo agile manualetto, con poche battute si può comodamente operare on line.
Longa est vita, si plena est.