Archivi categoria: AUTONOMIA

Le contraddizioni del dibattito sulla scuola

di Stefano Stefanel

L’emergenza nata a causa della pandemia da Covid 19 non accenna a diminuire, anche se fortunatamente si vede la fine dell’incubo per l’arrivo dei vaccini. In questi dieci mesi la scuola è diventata un argomento mediatico di notevole impatto, mostrando la debolezza di un grande paese come l’Italia  che ha difficoltà a supportare questo fondamentale ganglio della vita sociale. I servizi di supporto alla scuola e necessari alla sua vita stanno mostrando molte ed evidenti crepe, dentro richieste di certezze che fino a dieci mesi fa non erano necessarie. Per qualche mese mi sono illuso che, davanti a questa emergenza epocale, la scuola italiana sarebbe riuscita a modificare alcuni elementi essenziali del suo sistema, certificato come carente da tutte le rilevazioni internazionali degli ultimi quindici anni. L’euforia è man mano scemata fino a diventare realismo critico nell’ultimo periodo, dove quotidianamente si sono sovrapposte soluzioni che spesso non hanno risolto nulla. L’impressione che mi sono fatto è quella contenuta in un vecchio detto cinese: noi mostriamo all’opinione pubblica la luna, ma l’opinione pubblica guarda solo il dito e su quel dito poi costruisce il suo pensiero. E’ un vero peccato perché così si rischia di non comprendere i pericoli e di non affrontare i problemi per quello che sono.

In attesa della normalità

In attesa della normalità l’opinione pubblica si è divisa e si sta dividendo tra chi vuole e spera che tutti gli studenti possano tornare quanto prima tutti in presenza anche in piena emergenza e chi invece teme che questo avvenga. Chi fa il mio mestiere sa che si viene quotidianamente pressati da genitori che vogliono il ritorno di tutti contemporaneamente a scuola e genitori che manifestano paure e perplessità per un rientro contemporaneo di tutti. Anche nell’opinione pubblica ci son i fautori del rallentamento delle misure anti pandemia e i fautori di ulteriori inasprimenti finché il vaccino non abbia fatto il suo corso, qualunque siano questi tempi. Tutto questo tocca argomenti importanti, come i trasporti, gli assembramenti davanti alle scuole, la didattica digitale integrata, le mense, i tamponi, le quarantene, i distanziamenti e tutto quello che abbiamo dovuto imparare a conoscere in questi dieci mesi. Purtroppo con tutto questo rimaniamo ad osservare il dito.

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Tempo perso? Ma quando mai!

di Raimondo Giunta

Un bel post di Simonetta Fasoli mi spinge a tornare sull’infelice, sgradevole e immotivato proposito di recuperare il tempo che si sarebbe perso nelle tante settimane di didattica a distanza.
Non credo che ci sia stato un periodo così difficile nella vita della scuola come quello che si è trascorso e si trascorre per mantenere in vita e sviluppare nei limiti del possibile il rapporto educativo tra docenti e alunni. Il tempo della scuola è stato ed è quello determinato dalle istituzioni che la governano; lo sarà ancora, per gli evidenti vincoli che tutti conosciamo. Non può essere dilatato a piacimento; forse a piacimento lo si è ridotto e ancora lo si può ridurre con le più complicate motivazioni.
Nel tempo della scuola scorre con un proprio e diverso ritmo quello della crescita, dell’educazione, della maturazione degli alunni. Non sono rari i casi in cui il tempo della formazione non collima con quello istituzionale e dentro questa cornice può soffocare. Continua a leggere

Lo sceriffo e l’insegnante

di Raimondo Giunta

Sceriffi a scuola si diventa da dirigenti, perchè l’ultima manomissione del sistema scolastico a questo tendeva, anche se si è provveduto ultimamente a fare qualche cambiamento.
Un passaggio che a molti dirigenti sembra naturale compiere, perchè di fatto nell’autonomia sono prevalenti i tratti amministrativi su quelli culturali e pedagogici; amministrativi, non gestionali.
E in amministrazione si finisce per amare il potere gerarchico e il potere di vigilanza…A tanti di questi amministrator/dirigenti scolastici sfugge che la scuola appartiene ad un territorio, ad una comunità con cui deve mettersi in rapporto e che questo fatto cancella l’autoreferenzialità del capo che ogni giorno dirama gli ordini di servizio ai propri dipendenti.
Quel che è grave è il disconoscimento praticato e a volte esibito della particolare struttura collegiale della gestione della scuola, attenuata, ma non cancellata.
Nella collegialità il dirigente non è il primus inter pares, ma solo uno dei tanti come viene sottolineato da Mario Maviglia.

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Rilanciare l’autonomia scolastica per combattere la dispersione

di Pietro Calascibetta

Mario Maviglia, in un articolo sul sito “Nuovo PavoneRisorse”, ci ricorda che la “ scuola” la fanno gli studenti e i docenti. Le altre figure, dal Ministro al Dirigente scolastico, sono secondarie, o meglio, sono importanti, ma esistono in funzione dei due protagonisti principali con il compito di supportarli e di facilitare la loro interazione. Basta un docente e un discente per fare “scuola” come provocatoriamente ci suggerisce giocando a “scegliere/salvare due-tre oggetti” da portare in un’isola deserta.
Guardando da vicino soltanto questo studente e questo docente l’uno di fronte all’altro possiamo renderci conto che la “scuola” si realizza certamente in qualsiasi luogo, non solo e non tanto se c’è la presenza fisica, ma se c’è un’interazione comunicativa che riesce a trasformarsi in relazione educativa che poi è il vero interruttore che dà avvio al processo di apprendimento.
Un processo laborioso e complesso alimentato dalla comunicazione tra i due protagonisti, dalla cui efficacia dipende l’esito di questa straordinaria magia che è l’apprendimento che permette alle persone di poter utilizzare appieno le potenzialità del proprio pensiero e di diventare risorse per la comunità in cui vivono.
A volte sfrondare la complessità ci permette di andare direttamente al nocciolo delle questioni.
Non è dunque indifferente per la qualità dell’apprendimento la condizione con cui avviene l’interazione perché ne determina la qualità: il rapporto numerico tra docenti e studenti in una classe, il numero degli studenti e delle classi che deve seguire un docente, il tempo a disposizione in aula per una comunicazione simmetrica, la possibilità di ascoltare le domande degli studenti durante la lezione, la possibilità di lavorare con lo studente ad un compito di realtà, fare la lezione frontale o lavorare in piccolo gruppo in laboratorio ecc. In altre parole l’assetto didattico-strutturale del “fare scuola”.

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“Innovare il curricolo”, il libro di Stefano Stefanel scritto in pieno lockdown

di Ariella Bertossi

Timidamente noi, fieri di essere parte del “suo gruppo”, esibiamo quasi con pudore la nostra piccola copia del suo ultimo libro con dedica. Ne scrive una per ciascuno, quando andiamo a prendercela scappando dal nostro mondo così complesso: andiamo a trovare Stefano Stefanel nella sua scuola a Udine.
Durante la pandemia alcuni dirigenti scolastici del Friuli Venezia Giulia hanno trascorso virtualmente insieme un lock down comune, ritrovandosi settimanalmente in meeting a tema.
L’idea è nata per accompagnare i primi passi dei nostri colleghi neo dirigenti, provati da una prova del fuoco terribile e successivamente per condividere, insieme a tutti i nostri dubbi, anche le nostre strategie, le idee, le azioni e la determinazione nell’affrontare le difficoltà di un periodo che in ogni momento chiedeva nuovi adattamenti.
I vari appuntamenti sono diventati sempre più importanti, sempre più attesi e sempre più interessanti. Ci abbiamo scherzato su, ma così come durante un’epidemia è nato il Decameron, anche durante il nostro isolamento qualcosa di buono si è creato.
Li abbiamo chiamati “Incontri sotto le stelle” perché si sono tenuti nella parte finale delle nostre dure giornate e la crescita è stata per tutti, non solo per i nostri colleghi più giovani. Instancabili e con piacere sono venuti a trovarci i più grandi nomi del panorama pedagogico e didattico italiano, tra gli altri sono stati con noi Roberto Maragliano, Giancarlo Cerini, Franca da Re, Raffaele Iosa, Roberto Trinchero, Franco de Anna: Stefano Stefanel a fare da cornice e padrone di casa.
Lui è il mentor di tutti noi, è l’insegnante vero, quello che tutti vorremmo avere, quello che ti fa credere in te stesso perché comprendi che è lui per primo a credere in te. La sua capacità di sintesi, di vedere e di comprendere non solo le vie d’uscita, ma soprattutto i problemi che ci stanno opprimendo, si trova tutta nel suo ultimo libro “Innovare il curricolo”, un’utile lettura in questo periodo e del tutto condivisibile nei contenuti.

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Per una politica scolastica “banale”

di Mario Maviglia

Avete presente quel gioco in cui vi si chiede di scegliere/salvare due-tre oggetti da portare con voi in un’isola deserta? Se dovessimo applicare questo gioco al nostro sistema scolastico la risposta è fin troppo semplice e scontata: le “cose” da salvare sono i docenti e gli studenti.
In fondo, a pensarci bene, se non ci sono gli alunni le scuole non possono esistere (e infatti chiudono, letteralmente, con il calo demografico), e gli alunni hanno bisogno di docenti che li seguano nel loro percorso di apprendimento.
Tutte le altre figure (dirigenti, provveditori, direttori generali, ministri ecc.) sono (dovrebbe essere) a supporto di questa primigenia relazione educativa, ma se non sono presenti nella nostra ludica isola, la scuola può funzionare lo stesso.
Quanto stiamo dicendo rasenta l’ovvietà, se non addirittura la banalità. Eppure è incredibile come nel nostro sistema scolastico questa asserzione così pleonastica, lapalissiana, prevedibile, banale, appunto, venga continuamente sconfessata nei fatti.

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Referente Covid, una proposta per evitare il probabile stress

di Gianfranco Scialpi

Referente Covid, una nuova figura strategica per la gestione dei casi a scuola. Non sarà semplice il suo compito. Una proposta operativa.

Referente Covid, una nuova figura. I suoi compiti

Referente Covid, sarà importante la presenza di questa nuova figura in ogni Istituto scolastico.
Indispensabile sarà prevedere più Referenti, nei tantissimi casi di scuole con più plessi.
La complessità del suo compito richiederà questa soluzione.
Cosa deve fare? Dopo essere stato adeguatamente formato sulle procedure da adottare, egli sarà il punto di riferimento con le ASL.
Sostanzialmente egli avrà il compito di raccogliere le segnalazioni di studenti sintomatici, comunicare all’autorità sanitaria i loro tracciamenti, gestire la breve permanenza dello studente nella sala Covid e controllare le assenze degli studenti superiori al 40%.

La complessità del ruolo

Detto così sembra tutto facile. E invece…

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