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Dalla pandemia alla sindemia. E la pedagogia? La lezione di Lancet

di Raffaele Iosa

Richard Horton, direttore di The Lancet, prestigiosa rivista scientifica, ha pubblicato un editoriale lo scorso 26 settembre di grande interesse non solo scientifico ma anche sociale e politico. Per me anche pedagogico. Pubblico qui il suo breve ma ricco scritto, anticipato da un mio commento.

 

L’ abstract come si direbbe, ci dice:
“…Due tipi di malattie stanno interagendo all’interno di popolazioni specifiche (gli anziani): una infezione con grave sindrome respiratoria coronavirus 2 (Sars-CoV-2) e una serie di malattie non trasmissibili (NCD), tra cui diabete, ipertensione, obesità, patologie cardiache, tumori, ecc.
La combinazione di queste malattie su uno sfondo di disuguaglianza sociale ed economica accentua gli effetti negativi di ogni singola malattia. L’attuale visione clinica che mette al centro solo il vaccino è ristretta. Covid-19 non è una pandemia. È una sindemia…”

L’ editoriale di Horton mette in discussione l’attuale approccio “scientifico” al Covid-19 come se si trattasse di una semplice pandemia, e punta invece il dito sull’importanza delle malattie non trasmissibili nella sua diffusione, e sulla matrice sociale di queste ultime.

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Riaprire le scuole

di Gabriella Mortarotto

Bisogna partire dall’articolo di Chiara Saraceno su La Stampa del 7 novembre ‘la scuola digitale frena la crescita, ancora una volta di ferma condanna delle decisioni politiche assunte finora sulla scuola.

A partire dalla considerazione drammatica di aver ritenuto e ritenere che istruzione e formazione siano settori improduttivi, quindi da chiudere facilmente senza spesa, anzi con risparmi.
Attribuendo alle famiglie il costo di tale decisione senza comprendere quali drammatiche conseguenze ricadranno su queste generazioni di studenti e alunni, ma anche sul futuro del paese.
Condividendo totalmente questa analisi penso che ora si debba concentrare tutta la nostra attenzione su quando, come e con quali nuove drastiche innovazioni si debba riaprire le scuole. TUTTE LE SCUOLE, anche le superiori, la formazione, e forse anche l’Università.

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Dirigenza pubblica e comportamenti anomali

di Mario Maviglia

La recente vicenda del DG dell’USR Marche, Marco Ugo Filisetti, ci sollecita a intervenire sul comportamento dei dirigenti pubblici.
Il DG Filisetti, in una nota indirizzata agli studenti in occasione della ricorrenza del 4 novembre, ha usato toni di esaltazione della guerra per ricordare i Caduti della Prima Guerra Mondiale, riprendendo, peraltro, un discorso tenuto da Mussolini il 23 marzo 1919 (come nota Repubblica on line) in cui il Duce diceva “L’adunata rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d’Italia che sono caduti per la grandezza della Patria…”; Filisetti nella sua nota scrive: “In questo giorno il nostro reverente pensiero va a tutti i figli d’Italia che dettero la loro vita per la Patria…”.
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Ministra Azzolina, le scuole sono permeabili al contesto


Ministra Azzolina, le scuole sono sicure. Indubbiamente. Il problema è che non sono corpi
separati. Lo hanno confermato lo studio di A. Viola e l’ISS. Quindi occorre chiuderle.

Ministra Azzolina, “Le scuole sono sicure”

La Ministra Azzolina ripete continuamente che le scuole sono sicure.
“Le scuole restano tra i luoghi più sicuri. Siete pregati di trovare soluzioni alternative alla chiusura degli istituti”
Una decina di giorni fa dopo la chiusura delle scuole in Campania dichiarava in modo più articolato: “In queste ore c’è un assalto alla scuola e questo non può fare altro che ledere il diritto all’istruzione. E’ un attacco che viene da tutti coloro che non riconoscono che quest’estate la comunità scolastica era a scuola con il metro in mano a misurare, mettere la segnaletica per mantenere il distanziamento, creare orari scaglionati e che tutto questo ha funzionato perché nelle scuole ci sono pochissimi focolai. Se ci sono problemi fuori dalle aule a pagarli non sono non possono essere gli studenti”.
Come non darle ragione? Confermo l’impegno che noi tutti abbiamo dato per una ripartenza a settembre in sicurezza. Purtroppo però la realtà è sempre variegata, a macchia di leopardo. Ci sono scuole messe in sicurezza. Altre invece che sono in sofferenza per diversi motivi: aule sovraffollate, banchi monoposto non consegnati, protocolli di sanificazioni non rispettati…

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Sopravvivere e non solo. Suggerimenti dubbiosi per la nostra scuola

di Antonio Valentino

Sopravvivere, e non solo.
I suggerimenti dubbiosi per la nostra scuola
nell’ultimo libro di Mario Maviglia

L’ultimo libro di Mario Maviglia, ‘Sopravvivere a scuola’ – Edizioni Conoscenza -, mantiene in toto quel che promette nel titolo.
Ma alla fine la percezione che ti rimane dentro è qualcosa di più profondo e importante di un semplice discorso sulla ‘sopravvivenza’ a scuola. Non ci si lasci pertanto ingannare dal titolo e neanche dal tono umoristico e ironico – e a tratti scoppiettante – che ne favorisce la lettura.

I sei quadri, di cui si compone il ‘mosaico’ raccontato, vedono come protagonisti, assieme all’Autore, le ‘figure interne’ che la scuola la fanno o che ne sono co-protagoniste: lo Studente, l’Insegnante, il Dirigente, il Personale ATA, il Genitore e la Scuola stessa. Continua a leggere

Riapertura delle scuole, i dati inquietanti di un’istituzione presentata come sicura

di Gianfranco Scialpi

Riapertura delle scuole, la Ministra rassicura. I dati forniti da lei, invece dicono altro. Sono tutti in crescita, ipotizzando uno scenario poco rassicurante Alcune riflessioni che rimandano a una serie di
domande.

Riapertura delle scuole, leggendo i dati della Ministra...

Riapertura delle scuole, lo si sapeva che i contagi l’avrebbero toccata.
Questa è la situazione fotografata dal MI:

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Ah be’, si be’… ho visto una Repubblica

Stamattina ho visitato un luogo che fino ad ora per me era stato o una mediocre trasmissione di Mediaset o una pratica tipica dei giovani statunitensi: sono infatti entrat* per la prima volta in un drive-in.

A darmi l’occasione il mio medico di base, che mi aveva segnalat* sull’apposito portale, perché stat* a contatto diretto con soggetti risultati positivi, anche se non presentavo – e tuttora non presento – sintomi.

Il covid19, da oggetto di troppo spesso grottesche dispute sui “social” e di generico timore personale, parzialmente attenuato da mascherine FFP2, igienizzanti, lavaggio delle mani e osservanza delle regole di distanziamento, era insomma diventato una componente concreta e vincolante della mia vita, biologica e affettiva.
Lo era già stato durante il lockdown, ma questa volta lo dovevo affrontare faccia a faccia.

Intorno alle 10, ho abbassato il finestrino del guidatore e effettuato il tampone: un giovane infermiere (non credo fosse un medico), bardato con tutte le protezioni necessarie, ha preso la mia tessera sanitaria, mi ha chiesto la ragione per cui ero lì, ha preparato la provetta, ha controllato la corrispondenza dei dati, mi ha fatto appoggiare il capo sul poggia-testa della mia vettura e ha prelevato un campione dalle mie narici, dicendomi che avrei avuto l’esito in settimana, dal mio curante.

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