Le dimissioni di Fioramonti, “sporcate” dal suo futuro prossimo

matitadi Gianfranco Scialpi

Le dimissioni di Fioramonti certificano la coerenza del personaggio politico.
Purtroppo l’annuncio dei suoi prossimi impegni politici rischiano di mettere in secondo piano il valore della decisione e soprattutto l’eclissi della scuola.

Le dimissioni di Fioramonti, ottima decisione!
Le dimissioni di Fioramonti sono un atto importante, raro in politica e non solo. Esprimono un deciso no alle politiche scolastiche degli ultimi anni, che hanno visto spesso la scuola come un bancomat per risanare le finanze pubbliche (Gelmini 2008-09).
Molti hanno espresso soddisfazione e gratitudine per il bel gesto del Ministro. Quindi “Chapeau al Ministro per coerenza e visione” (Pino Turi, Uil scuola).

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Le FAQ sulla privacy

matitaÈ possibile accedere ai propri dati personali detenuti dagli istituti scolastici?
In caso di delega per prelevare il proprio figlio a scuola, è necessario fornire copia della carta d’identità del delegante e del delegato?
Gli esiti degli scrutini o degli esami di Stato sono pubblici?
Chi può trattare i dati degli allievi disabili o con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)?
Violano la privacy le riprese video e le fotografie raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici?
Gli allievi con DSA possono utilizzare liberamente strumenti didattici che consentano loro anche di registrare (c.d. “strumenti compensativi e aumentativi”)?
Si possono installare telecamere all’interno degli istituti scolastici?

A queste e ad altre domande risponde il Garante per la Privacy in una serie di FAQ che riproponiamo del documento allegato

Il gruppo che scrive il Pei si chiama Glo

articolo-e-chiocca         Di Evelina Chiocca
Durante l’incontro, convocato dal DS, i componenti del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) elaborano (scrivono) il PEI (Piano Educativo Individualizzato).
Vi è necessità di chiarire che GLO e PEI non sono due “incontri” differenti.
Il PEI si elabora durante l’incontro del GLO.
PEI = documento
GLO = le persone che sono chiamate, perché indicate dalla norma, a elaborare insieme il documento PEI.
Chiaramente si arriva all’incontro con una “traccia” che in genere viene predisposta dagli insegnanti della classe (ogni docente incaricato sulla disciplina indica la sua parte, mentre il docente incaricato su sostegno si occupa della parte generale). Questa traccia può essere consegnata alla famiglia in modo da “sfruttare al massimo il tempo dell’incontro dei componenti del GLO” (si tratta di una modalità molto utile).
Anche i genitori, almeno per la loro parte, possono predisporre una traccia e proporla ai docenti prima dell’incontro (inserendo utili suggerimenti anche per altri aspetti presenti nel PEI).
In sintesi, durante l’incontro del GLO, devono emergere la condivisione, la capacità di sintesi, l’intesa, la sinergia d’intenti, la collaborazione. Si “costruisce” insieme: ciascuno secondo le proprie competenze, aiutandosi reciprocamente, “componendo il puzzle che trova unità nel documento elaborato insieme”, nel rispetto reciproco dei ruoli (e con la consapevolezza che questa diversità è la garanzia indispensabile per la realizzazione del progetto inclusivo).

 

Preadolescenti e Web (e genitori irresponsabili)

matita

di Gianfranco Scialpi

Preadolescenti e Web, un sondaggio certifica la grande irresponsabilità dei genitori che disattendono il GDPR e il decreto attuativo 101/2018. Di fronte a questi genitori si può fare poco o nulla.

 

Preadolescenti e Web, un sondaggio certifica un’iniziazione precoce

Preadolescenti e Web, spesso il rapporto con la Rete  si riduce alla frequentazione di Social Network (Facebok ma soprattutto Instagram) o servizi di messaggistica istantanea (WhatsApp).
Un sondaggio condotto da  Osservare Oltre, associazione nazionale dei presidi e tutorweb su 7896 preadolescenti illustrato all’interno di una trasmissione (tra il minuto 3:34  e il 6:16) presenta questi valori: “l’84% possiede un profilo social, nessuno al momento dell’iscrizione ha indicato la sua vera età, neppure quel 22 per cento che lo ha fatto con un genitore presente, e il 91% non parla con mamma e papà di quelle che vede o che dice su internet. Di nuovo il 91% si arrabbierebbe molto sei genitori gli vietassero l’uso dei social”

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Una base solida per il Debate: apprendere in “Comunità di ricerca”

                                 matitadi Annalisa Filipponi

Il Debate è un confronto/scontro di opinioni tra due squadre che sostengono una tesi a favore e una contro un’affermazione data (definita Mozione o Topic).
Le regole della competizione sono specifiche e, tra i diversi modelli quello più diffuso è il WSDC (World SchoolS Debating Championships) [1] che è seguito anche dalle Olimpiadi nazionali di Debate che dal 2017 si svolgono anche in Italia.

Le molte esperienze di innovazione didattica che si stanno sviluppando nelle scuole, riconoscono nella tecnica del Debate una importante opportunità per una didattica che vuole essere più dinamica, attualizzata, attiva e motivante per allievi e docenti.

Il lavoro di un team degli studenti, il ruolo del docente/coach coordinatore esterno all’attività; una fondata ricerca documentale; la strutturazione e l’esposizione di una linea argomentativa chiara, corretta ed espressa con disinvoltura e precisione lessicale sono solo alcuni fra i molti aspetti che riconoscono nell’introduzione del Debate a scuola, una reale opportunità per una svolta rispetto alla didattica trasmissiva che ancora oggi è prassi comune nelle nostre aule.

Eppure il Debate desta in molti docenti fondate perplessità. Infatti in questa nuova esperienza didattica può accadere che la rigorosa struttura tecnica del format si sovrapponga alla comprensione dei contenuti o che vengano riportati dagli allievi con forza espressiva degli argomenti che in realtà possono essere poco corrispondenti ad un reale processo di conoscenza e comprensione dei temi in oggetto. Il formalismo strutturale della gara correlato ad affinate tecniche di public speaking, potrebbero risultare anche stonati in rapporto ai contenuti effettivamente esposti.
Tutti questi elementi di criticità potrebbero rendere fragile la portata di una reale innovazione didattica disciplinare ed interdisciplinare, introdotta con il Debate. [2]

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La formazione dei docenti: un CCNI che fa riflettere

matitadi STEFANO STEFANEL

            Reginaldo Palermo, direttore storico di Pavone Risorse ora diventato Nuovo Pavone Risorse – Gessetti Colorati, mi chiede di intervenire sulla questione della formazione dei docenti alla luce del Contratto integrativo di metà novembre soprattutto in rapporto all’ottimo intervento di Antonio Valentino pubblicato su questo sito  (Il nodo della formazione: obbligo o diritto? A proposito del recente Contratto Integrativo, 6 dicembre).
Mentre penso a cosa scrivere vado a rileggere l’intervento di Giancarlo Cerini (Le nuove responsabilità dal Collegio dei docenti nel piano di formazione dell’istituto, su La scuola 7 n° 162 del 2 dicembre 2019) ma, prima ancora di iniziare a scrivere, ecco comparire la pesantissima e pienamente condivisibile invettiva di Cinzia Mion prima su Faceboook e poi sempre su questo sito (Formazione docenti: lettera aperta ai sindacati della scuola, 9 dicembre).

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Formazione docenti: lettera aperta ai sindacati scuola

Un convegno promosso da Gessetti Colorati

Un convegno promosso da Gessetti Colorati

di Cinzia Mion

Non credo che voi sindacati della scuola vi stiate stracciando le vesti per non aver reso obbligatoria la formazione dei docenti (nel recente contratto collettivo) alla notizia che anche ai test Pisa dei nostri quindicenni l’Italia ha ricevuto una solenne bocciatura. Del resto era già successo alle prove Invalsi alla fine del ciclo della secondaria, soprattutto per l’incompetenza dei nostri ragazzi ormai maggiorenni di riuscire a cogliere il “senso” di quello che leggono.
Cosa intendo dire con ciò? Faccio riferimento alla scappatoia che avete trovato, tramite il decreto legislativo 75/2017, targato Madia (ve la ricordate la biondina un po’ svampita ma molto chiacchierata anche per le sue idee talebane?), di consentire al contratto di modificare la legge ordinaria relativamente alle materie contrattabili.
In tal modo il CCNI ha potuto modificare la natura della formazione prevista dalla L.107/2015 ,che richiedeva la formazione per i docenti “obbligatoria e strutturale”. Beh l’avete ridotta a semplice “diritto”!
Cavolo, peggio della Moratti che almeno l’aveva definita “Diritto e Dovere”!

Vi rendete conto che avendo quasi soppresso il tirocinio riguardante le discipline psicopedagogiche, essendo le Università ridotte ad esamifici, i nuovi docenti che arrivano a scuola sono quasi digiuni di competenze didattico-metodologiche?

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