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Educare umiliando. L’audace e rivoluzionaria teoria pedagogica di Giuseppe Valditara, Primo Ministro MIeM

di Aristarco Ammazzacaffè

È da un paio di giorni che il Neoministro Valditara non esterna. E questo preoccupa.
C’entra il Covid? O l’influenza stagionale? O piuttosto la Presidente Giorgia, preoccupata per le reazioni, a dir poco scomposte, contro il Neo, prodotte dalle sue uscite ultime e penultime (e fermiamoci lì)? O c’entrano i poteri occulti? Soros, pescando a caso, antiputiniano com’è, c’entra o no?
Sta di fatto che il neoministro non esterna più e questo mette ansia ansiogena e pone interrogativi densi e intensi, a pensarci bene.
La domandona: – Perché non si è apprezzato il gesto audacemente educativo del Nostro che fa retromarcia e chiede addirittura scusa per un termine usato forse impropriamente?

Il fatto è noto. Durante un evento a Milano di alcuni giorni fa, a proposito di ragazzi violenti, che purtroppo non mancano nei nostri istituti, il Ministro afferma che quello che la scuola deve fare è umiliarli, costringendoli, non – si badi bene – con pugni nello stomaco o frustate sulla schiena nuda, ma solo obbligandoli a fare dei lavori socialmente utili.
Interrogativo: – Anche presenti i propri compagni, o altro personale che passa per i corridoi? –
Perchè no? Se con queste esperienze soprattutto – argomenta il Neo – il ragazzo riconosce questa esperienza come passaggio denso di significato formativo e culturale?

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A volte ritornano. Il merito 10 anni dopo. Finalmente si fa sul serio!

di Aristarco Ammazzacaffè

Subito e pubblicamente: un portentoso apprezzamento per il neoministro Valditara e lo sforzo che ha fatto e sta facendo, lui e il suo governo, per fare capire a testardi e prevenuti (e ce n’è in giro) cosa effettivamente sia e significhi merito e come si debba onorare.

E ancor prima, dargli atto che la scelta di aggiungere a ‘Ministero dell’Istruzione’  ‘e del merito’, è decisamente rivoluzionaria e benedetta.
(Chi non ci crede è però giustificato. Siamo in democrazia)

Comunque, se posso – all’interno di queste note – rivolgermi direttamente a lei, gentile signor Ministro, per dirle che io l’ho capita bene.
Io leggo sempre le sue interviste e dichiarazioni. E le sue parole d’ordine: Merito come lotta al privilegio, e (addirittura) come lotta contro una visione classista della società, le trovo fulminanti, in senso letterale, mi creda.
Nette al riguardo le sue affermazioni: ‘La scuola di oggi è classista’. ‘Non è la scuola dell’uguaglianza’.  (Sic, a chiare lettere, nell’intervista al Corriere del 31 ottobre).

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Alla ricerca delle competenze sperdute (le non cognitive). Commento semiserio a un recente ardito disegno di legge

di Aristarco Ammazzacaffè

“Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi delle istituzioni scolastiche …”.

È il titolo del ddl che la Camera ha approvato l’11 gennaio scorso e che ora tocca al Senato esaminare e approvare, se ne ha l’animo. I parlamentari firmatari, poco più di una decina (per la precisione, una Dozzina, con l’iniziale maiuscola per deferenza) appartengono ai diversi schieramenti politici del Parlamento, nessuno escluso. (Almeno 4 però di sola Forza Italia: con tutti nomi arcinoti agli ‘scolastici’. Gli altri parlamentari presentatori della proposta, con l’eccezione di un paio, sono associabili al mondo della scuola più o meno come la catalogna alla pasta al forno. Per dire.

Comunque un disegno di legge (ddl) sulle competenze non cognitive[1], se ci pensate, era proprio quello che ci voleva e soprattutto in questo periodo. Quando uno dice, le mancanze! E le attese!
Tranquilli, però. Gli articoli sono solo cinque e quasi tutti brevi. E non pochi passaggi, come accade spesso: acqua fresca e mica fresca.

Partiamo comunque fiduciosi.

L’articolo 1. L’inizio – molta nebbia padana anni ’60 (semplice annotazione d’ambiente; non critica) – dà per scontato che l’oggetto (le competenze non cognitive) sia chiaro a tutti.
‘Competenze non cognitive’? Cioè? Una declinazione esotica di competenza? Una proposta nuova e innovativa per la scuola che recupera il passato? Un’idea dirompente che apre al futuro, da parte di parlamentari attrezzati in teorie della conoscenza, che sfidano elaborazioni che vanno per la maggiore?
Perché no? Perché sì? Mah!

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La Ministra scrive a Babbo Natale. In esclusiva la risposta del Babbo

Il nostro infaticabile inviato speciale Aristarco Ammazzacaffé è riuscito questa volta a scovare la risposta di Babbo Natale ad una lettere inviatagli dalla ministra Lucia Azzolina.

La risposta di Babbo Natale

Cara Lucia, mi permetta, per favore, di chiamarla solo così.

Per dirle, in primo luogo, che non ho parole.  

A me arrivano lettere e richieste solo di bambini dai 4 fino agli 8 anni (massimo). Perciò ho pensato, davanti alla Sua lettera, ad un errore delle poste europee. O anche, pensando al mittente, a un caso di momentanea follia o di persona cronicamente fuori di testa.
Ma andando avanti nella lettura ho capito che no, era molto probabilmente una lettera inviatami da una persona giovane, anche se non giovanissima, e, nientemeno, Ministra della Pubblica Istruzione in Italia, come risulta anche dalla carta intestata che ha utilizzato.

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A proposito di sciatteria. La ministra risponde a Chiara Saraceno

a cura di Aristarco Ammazzacaffé

 

Quelle che qui proponiamo sono note scritte dalla Ministra Lucia Azzolina di suo pugno, pensate in risposta alla Sociologa e ritrovate casualmente dal nostro infaticabile collaboratore/giornalista d’inchiesta Aristarco Ammazzacaffè

 

 

“Non penso possa essere passato sotto silenzio il recente articolo della Prof. Chiara Saraceno a commento della mia proposta di Linee guida per la riapertura delle scuole a settembre; articolo nel quale, andando al sodo, mi si definisce una ministra sciatta.

Prima ancora che protestare, mi preme dire subito e senza ambiguità: non è assolutamente vero. E comunque non sono d’accordo. Per niente. Ammetto che su singoli punti indicati dalla Sociologa – tra l’altro rivisti e migliorati con il mio consenso nella Conferenza Stato Regioni di un paio di giorni dopo la pubblicazione dell’articolo – si poteva convenire e fare di più.

Per esempio, sull’autonomia.

Sull’argomento io sono particolarmente ferrata – come è noto tra quanti mi conoscono – perché ho studiato per diventare preside. Pensavo di averla capita – l’autonomia, dico -. E infatti le indicazioni che davo nella mia proposta di Linee Guida di martedì scorso traducevano l’idea che mi ero fatta insegnando e studiando. Ma mi sono sentita dire, per tali convinzioni, che io, proprio io, non volevo assumermi le mie responsabilità, dicendo ai Ds, tra l’altro con rispetto e senza ambiguità: ‘Cari Presidi, il momento è delicato e difficile. Chi meglio di voi conosce le situazioni problematiche dei vostri istituti e può individuare condizioni e modalità per affrontarle e superarle?  Io vi do dei suggerimenti; per il resto, operate in totale autonomia. Io ci sono comunque, nel caso.

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Azzolina: la Ministra che lavora giorno e notte

di Aristarco Ammazzacaffè

Mentre aspettiamo frementi i risultati sugli Stati addirittura Generali dell’addirittura Presidente Giuseppe Conte (siamo un paese che ama le esagerazioni), ci tocca anche preoccuparci della nostra Ministra che  – come lei stessa ha dichiarato (diretta su Skuola.net, scorsa settimana) – per star dietro a tutti i suoi impegni, lavora giorno e notte per riportare gli studenti a scuola.

E questo, volendo, allarma. Perché se non dorme, né notte né giorno, uno si chiede: come fa? E soprattutto: cosa fa? Tanto che poi, chi si è fatto la domanda, fa due più due e capisce: scuole chiuse, anche quando tutto riapriva; apologia della DaD quando ormai non se ne poteva più, le uscite apodittiche sulla valutazione negli scrutini finali dove il quattro è quattro e l’otto, otto (e non ci sono santi, sia ben chiaro; vietato categoricamente ogni inversione!); e ancora: tempi e prove dei concorsi che aspettano ancora decisioni definitive, linee guida per la riapertura delle scuole che evocano addirittura antichi miti come l’araba fenice.

Tutti segnali – a raffica – che la Ministra comunque c’è  e che gli studenti – a cui lei pensa sempre e ovunque   e che comunque non sono imbuti da riempire, (ma almeno, si arguisce, barrique: a dir poco); gli studenti, dicevo, le sono vicini e le scrivono in tantissimi – tanti quanti – per esprimerle gratitudine (per dire!),  ma anche per sostenerla nel suo lavoro e darle consigli che lei puntualmente annota sul suo diario che le invierà a breve il Gruppo Ufficiale ‘Bimbi di Azzolina’ (“non ci crederete, ma è vero ….”, Adriano Celentano 1968?).

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Veneziani, un pensatore che ha un debole per i presidi. E ce lo racconta

rete_numeridi Aristarco Ammazzacaffè

Non è da tutti rendere esplicita la propria identità culturale in poco più di quattro righe. E farlo senza ambiguità e camuffamenti.
E non è da tutti, perché non tutti possono vantare, come fa lui sul suo blog[1], qualifiche di scrittore, giornalista, polemista e grossista (nel senso che le spara grosse: ci sta), oltre che di intrattenitore e, soprattutto, pensatore.
Anche pensatore, pensate.

 

Se ancora non l’aveste dedotto, si sta parlando di Marcello Veneziani (EmmeVu, per gli amici) e del suo ultimo pezzo di bravura, Presidi e bidelli espulsi dalla video-scuola – da qualche giorno sul suo blog –.
Nel quale pezzo riprende e approfondisce da par suo il tema della clandestinità e inutilità soprattutto dei capi di Istituto (‘cripto-presidi’ li definisce) in questa fase della “video-scuola”, causa pandemia.
Non so chi gli ha fornito questo tipo di informazioni; comunque, meglio mettersi il cuore in pace: essendo lui anche un polemista creativo, non lo si può neanche denunciare.

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