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Contratto scuola: “adeguamento” e “aumento” non sono sinonimi

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di Gianfranco Scialpi

Quando si parla del cntratto scuola, “adeguamenti” e “aumenti” sono spesso utilizzati come sinonimi.
Facendo chiarezza, si comprende la realtà sconsolante nella quale si trova il docente italiano

Contratto scuola, facciamo chiarezza sui termini

Contratto scuola. Riguarda la categoria più numerosa del pubblico impiego. Purtroppo, il patto è regolato dal D. Lvo 29/93 che purtroppo impedisce di sognare cifre esagerate. Le dichiarazioni e il dibattito pre-contrattuale è viziato da una certa confusione sulla terminologia usata. In altri termini si presentano come sinonimi adeguamenti e aumenti. Il primo ha un riferimento molto preciso: il tasso d’inflazione programmata (D.Lvo29/93) da non confondere con quella reale, sempre maggiore. Il secondo invece fa riferimento a risorse superiori al costo della vita reale. Pertanto, per il pubblico impiego e quindi anche per la scuola, non parliamo di mancati aumenti, bensì di graduale perdita d’acquisto. Il concetto rimanda alla possibilità di acquistare un determinato numero di beni e servizi con un certo reddito. Il potere d’acquisto è correlato all’inflazione. Se i prezzi aumentano (inflazione reale) e il reddito rimane inalterato, allora la nostra possibilità di acquistare gli stessi beni si riduce. Da qui si comprende il graduale impoverimento dei docenti che purtroppo dura da quasi trent’anni. Si comprendono i confronti impietosi
Un lavoro condotto dal Centro Studi Nazionale della Gilda, spazza via ogni alibi. Abbiamo perso tanto. Si legge “In 10 anni gli stipendi dei docenti italiani sono calati mediamente del 7% rispetto all’andamento dell’inflazione. Tradotto in altri termini, significa che dal 2007 a oggi le buste paga mensili si sono alleggerite di circa 170 euro lordi.”
Impietoso diventa il confronto con i paesi europei. Si legge sul sito del sindacato Anief: “In Germania e in Francia le cose sono andate ben diversamene. Il lavoratore dipendente tedesco nel 2010 godeva già in media di una retribuzione lorda più alta di quello italiano, collocandosi a quota 35.621 e nel 2017 è salito di ben 3.825 euro quota 39.446 euro. Anche il lavoratore francese nel 2010 guadagnava di più del nostro – era a quota 35.724 – e nel 2017 porta a casa il 5,3 per cento in più collocandosi a 37.622 euro”.

Classi pollaio: secondo il Ministro sono molto poche

di Gianfranco Scialpi

Classi pollaio, l’ex Ministra Azzolina ha rilevato il pensiero di P. Bianchi. E quale numero si
nasconde dietro il “particolarmente numerose“(Protocollo sicurezza).

Classi pollaio, il numero dietro il “particolarmente numerose”

Classi pollaio, nel protocollo per il rientro sicuro nelle scuole (2021-22) si parla di
sdoppiamento delle classi in presenza di un numero particolarmente significativo di
alunni/studenti.
L’avverbio non chiarisce, anzi aumenta la confusione. Ora l’ex Ministra L. Azzolina rivela la
soglia minima da considerare per definire una classe particolarmente numerosa. Lo fa
rivelando il pensiero del Ministro P. Bianchi. La pentastellata all’interno di un lungo articolo
pubblicato su Huffingtonpost.it ha dichiarato che per l’attuale responsabile del Mi fino 27
alunni non siamo in presenza di una classe numerosa. La dichiarazione non necessita di
una conferma, perché risulta coerente con quanto ha detto all’interno di Morning News
su Canale5, “si tratta del 2,9% delle classi e si trovano soprattutto negli istituti tecnici delle
grandi città”. Quindi le classi pollaio sono un’eccezione, una leggera distrazione rispetto
ai parametri stabiliti dal D.P.R. 81/09.

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Scuola e digitale, è una questione di testa non di età

di Gianfranco Scialpi

Scuola e digitale, l’intervista del Ministro Bianchi collega la competenza all’età.
La questione è più complessa e riguarda la testa.

Scuola e digitale, l’intervista del Ministro

Scuola e digitale. Il Ministro ha rilasciato un’intervista.
La questione del rapporto con l’uso dei dispositivi elettronici è liquidata, riducendo tutto all’età.
Si legge su Repubblica.it: “Tutti i ragazzi che vanno a scuola sono nati in questo secolo, tutti gli
insegnanti nel secolo precedente. Non è una differenza da poco. I ragazzi hanno una capacità
innata di utilizzare gli strumenti digitali. Dobbiamo, già da questa estate, promuovere una scuola più aperta, consapevole del fatto che le competenze del passato possiamo esprimerle in modi diversi; ma anche del fatto che con queste macchine, possiamo fare cose mai fatte prima.
Dobbiamo usare il digitale per aprire le scuole, connetterle fra loro.”

La situazione è più complessa. Gli immigrati digitali

A mio parere il passaggio riportato, ha il pregio di semplificare, ma anche di distorcere la realtà.
Stando alle definizioni di M. Prensky (2001), da una parte ci sono i nativi digitali molto competenti e dall’altra gli immigrati digitali identificati con gli insegnanti che a parere del Ministro faticano nell’alfabetizzazione informatica e nell’acquisizione delle relative competenze. Ora la quotidianità ci restituisce una diversa realtà. Innanzitutto occorre dire che molti maestri e professori hanno colonizzato prima dei ragazzi gli ambienti virtuali.

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Nuovo anno scolastico, la ricerca di aule certifica lo status quo

di Gianfranco Scialpi

Nuovo anno scolastico si cercano aule alternative. L’operazione conferma che il contesto di riferimento è quello tracciato dal duo Gelmini/Tremonti. Quindi tutto come prima

Nuovo anno scolastico, si cercano aule

Nuovo anno scolastico. Sembra lontano. In realtà le operazioni da attuare sono diverse e complesse. Quindi il tempo potrebbe essere insufficiente.
E’ notizia di oggi che qualcosa si sta muovendo per reperire spazi e ambienti anche esterni alle scuole.
Si legge su ItaliaOggi:
”A.A.A. Cercasi aule per il prossimo anno scolastico in sicurezza anti Covid. I soldi li ha appena messi il governo: 70 milioni di euro per il 2021 da trasferire agli enti locali. Il decreto Sostegni bis stanzia risorse aggiuntive per l’edilizia scolastica affinché comuni e province prendano in affitto spazi aggiuntivi per le scuole da destinare all’attività didattica nell’anno scolastico che sta concludendosi e ‘fino al 31 dicembre 2021’. Locali in affitto, ma anche l’acquisto, il leasing o il noleggio di strutture temporanee, oltre alle spese che derivano dalla conduzione di questi nuovi spazi e del loro adattamento alle esigenze didattiche…Un aiuto potrebbe arrivare dagli istituti tecnici e professionali dove si registra un calo delle iscrizioni e le aule restano vuote, quindi, potrebbero prestarle alle scuole che rimangono senza spazi. E si potrebbero confermare la disponibilità delle parrocchie che già in questo anno scolastico hanno ospitato centinai di alunni.”

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Classi pollaio, il tortuoso percorso per arrivare all’abrogazione

di Gianfranco Scialpi

Classi pollaio, saranno confermate anche il prossimo anno. Nel Piano Nazionale della Ripresa e della Resilienza si parla di superamento. Cosa accadrà? Difficile ipotizzare qualunque scenario.

Classi pollaio, ulteriore conferma per il prossimo anno

Classi pollaio, saranno confermate anche il prossimo anno.
Il quotidiano ItaliaOggi (27 aprile) conferma lo scenario. “Anche nel prossimo anno scolastico le classi saranno formate secondo le vecchie regole. E cioè secondo i parametri dettati dal decreto del presidente della repubblica 81/2009: da un minimo di 18 alunni fino a un massimo di 26 alunni nella scuola dell’infanzia; da 15 a 26 alunni nella primaria; da 18 a 27 alle medie; da 25 a 30 alle superiori. Resta ferma anche la possibilità di derogare il numero massimo fino a un 10% in più. È quanto si evince dalla nuova circolare sugli organici predisposta dal ministero dell’istruzione, che dovrebbe essere emanata nei prossimi giorni”.

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Il piano scuola estate, una buona idea, ma con pesanti criticità

Stefaneldi Gianfranco Scialpi

Il piano scuola estate è una iniziativa da lodare. Purtroppo esistono delle variabili di cui è difficile ipotizzare l’esito. Potevano essere spesi diversamente? Certamente, ma non per limitare i danni delle classi pollaio

Piano scuola estate, una iniziativa da apprezzare

Piano scuola estate è una iniziativa che si muove nel solco della pedagogia e della didattica. Del resto, il titolo conferma questa scelta di campo. Ovviamente la premessa giustifica gli obiettivi alti di “una scuola accogliente, inclusiva e basata su logiche di apprendimento personalizzato; una nuova alleanza educativa con i territori, che consolidi il senso di appartenenza alla “comunità” e preveda il coinvolgimento attivo delle rappresentanze di studenti e genitori”. Tutto questo si declina in obiettivi più specifici di rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali di studentesse e studenti per recuperare la socialità almeno in parte perduta ed accompagnarli al nuovo anno scolastico”.

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Riapertura delle scuole, la buona decisione dell’AltoAdige

Stefaneldi Gianfranco Scialpi

Riapertura delle scuole. Come nei mesi precedenti, illudendosi che lo scenario sia cambiato.
In Alto Adige si decide un’altra strada. Inizialmente è stata contestata. Rappresenta una variante allo scudo Azzolina, che aumenta la sicurezza.

 

Riapertura delle scuole, dall’Alto Adige arriva una buona notizia

Riapertura delle scuole. E’ lo slogan di questo annus horribilis. Spesso però è proposto con soluzioni che non possono essere attuate nel corso di quest’anno scolastico. Penso ad esempio all’abolizione delle classi pollaio o all’adeguamento e/o costruzione di nuovi edifici.
Rispetto a qualche mese fa lo scenario è cambiato per via della variante inglese. Per far fronte
all’evoluzione del virus che colpisce anche i più piccoli, qualche settimana fa si è proposto un
screening preventivo e settimanale per tutti gli alunni e studenti.
Il premier Draghi non ha accolto la proposta, lasciando però aperta la possibilità di effettuare i test a campione. Sta di fatto che la proposta anche nella sua versione minimale non risulta contenuta nell’ultimo decreto.
Dall’Alto Adige arriva una buona notizia. Si legge: “A partire da mercoledì 7 aprile, infatti,
nelle scuole elementari e medie è prevista la ripartenza delle lezioni in presenza. Queste, però,
saranno garantite per coloro che parteciperanno al progetto sperimentale di
screening dell’Azienda sanitaria. Coloro che non parteciperanno allo screening potranno
continuare a seguire le attività didattiche e scolastiche in modalità a distanza. Il progetto dei test a
scuola in via sperimentale aveva preso il via ad inizio di marzo con gli autotest antigenici nasali in
11 scuole elementari di lingua tedesca e in 3 di lingua ladina. scettica è stata la posizione espressa
dalla Scuola italiana”.
Il fine è quello di intercettare soprattutto gli asintomatici.

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