di Ivana Summa
Louis Althusser, intellettuale francese militante nella resistenza al nazismo, nel 1970 pubblicò il famoso saggio “Ideologia e apparati ideologici di stato” che all’epoca ebbe una grande risonanza perché si discostava dal pensiero marxiano classico che vedeva soltanto nelle strutture repressive i dispositivi di funzionamento dello stato. Sulla scia del nostro Antonio Gramsci e delle sue riflessioni sull’egemonia intellettuale, nel saggio si afferma, con robuste argomentazioni, che lo stato funziona anche grazie ad organi che sono “apparati ideologici di stato”. Tra questi, ovviamente, la scuola e tutti i mezzi di informazione, la cui potenza e pervasività, entrambe incontrollabili, negli anni ’70, non poteva neanche essere immaginata. Nell’ideologia sovranista ormai dominante, la scuola e i media rappresentano le chiavi di accesso per realizzare una vera e propria sostituzione culturale che vede nella narrazione dell’identità nazionale italiana, con salde radici nella superiore cultura occidentale, il mantra necessario da diffondere in modo continuo e sistematico, in modo da essere interiorizzato.
Leggere da questa prospettiva le recenti Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del 1° ciclo è inevitabile man mano che si procede nella lettura delle 150 pagine. Appare fin dai primi paragrafi della premessa, infatti, lo sfondo integratore di tutto il discorso pedagogico e perfino metodologico-didattico, peraltro chiaramente rivendicato dallo stesso E. Galli Della Loggia, vero ispiratore e guida di tutta l’operazione: plasmare e modellare le nuove generazioni come soggetti conformi ad un unico modello e ad una dimensione, quello di un’identità personale, made in Italy.
Ci rendiamo conto che la nostra è una posizione molto netta, ma altrettanto netto è l’intenzionale stravolgimento delle I.N. del 2012 operato dal ministro Valditara, che si rivela perfino quando nel nuovo testo vengono mantenuti i titoli di alcuni paragrafi. Infatti, in quello intitolato “Scuola e nuovo umanesimo”, leggendo i contenuti ci si accorge della pericolosa banalità di affermazioni che hanno il sapore di stanche giaculatorie, svuotate di quel respiro culturale che troviamo nell’analogo paragrafo del 2012, ispirato dalle ineguagliabili riflessioni di E. Morin. In questo paragrafo, l’esplicito richiamo all’articolo 3 della Costituzione si risolve con l’indicazione di valorizzare i talenti per perseguire la realizzazione personale degli allievi, mentre non resta traccia di quel nuovo umanesimo che, nel 2012, illuminava le finalità formative delle scuola del primo ciclo e costituiva “la premessa indispensabile per l’esercizio consapevole di una cittadinanza nazionale, europea e planetaria”, arricchita dall’incontro tra la civiltà classica greca e latina, la Cristianità, il Rinascimento e le culture diverse che “ha saputo generare l’idea di un essere umano integrale, capace di concentrare nella singolarità del microcosmo personale i molteplici aspetti del macrocosmo umano” .
La proposta Valditara, che diventerà legge a prescindere dall’ indagine che in questi giorni sta impegnando le scuole nella compilazione di un farsesco questionario, nuoce gravemente alla salute democratica della scuola, all’autonomia di cui gode e che ora va difesa senza esitazioni, alla libertà di insegnamento che si vuole circoscrivere pericolosamente attraverso “suggerimenti metodologici e didattici” e la collocazione in un ambito in cui “sempre più gli insegnanti diventano catalizzatori di aspettative affettive e la scuola risolutrice di problemi relazionali delle famiglie”.
![]()