Il vaso è davvero colmo, svegliamoci!!

di Cinzia Mion

Dove eravamo rimasti?

Il vaso è colmo, almeno per me e credo anche per tutti quei docenti che dopo il primo momento di sgomento, diventato disappunto, sentono crescere un senso legittimo di espropriazione della propria professionalità da parte di “soggetti” che stanno invadendo illegittimamente, dal punto di vista della cultura psicopedagogica avanzata e scientificamente avallata; legittimamente, invece, da parte del “potere” esercitato non in modo democratico ma “autocratico”. Atteggiamento questo diventato diffuso dal governo in carica.

Non se ne può più. Ora è uscito perfino un cosiddetto saggio di Valditara dal titolo ”La rivoluzione del BUON SENSO” contro wokismo e massimalismo per restituire significato autentico alla parola patria.

Mi astengo dal perdere tempo per commentare, vi basti prendere nota di cosa può valere “scientificamente” il termine “buon senso”. Rimanda ad un predicozzo di mia madre che era nata, buonanima, nel 1896. Ma che per quanto riguarda l’intelligenza ne aveva da vendere anche a questi “trapezisti improvvisati”… Ma non spericolati, perché si sentono forti in quanto si esibiscono con una rete di ferro… purtroppo tenuta tesa non solo da chi comanda ma anche da alcuni docenti della secondaria che, dopo la scomparsa della SISS, non hanno avuto modo di abbeverarsi alle fonti psicopedagogiche!

Ritorniamo però a bomba : dove eravamo rimasti?
Riprendiamo dalle parole di Edgar Morin.

“SVEGLIAMOCI”!

 Questo è il titolo molto intrigante dell’ultimo saggio di Edgar Morin ed ancora più intrigante appare la sua presentazione: “Vorrei dirlo con chiarezza , non stiamo vivendo soltanto la crisi di una sinistra in rovina, la crisi della democrazia nel mondo intero, la crisi di uno Stato sempre più burocratizzato, la crisi di una società dominata dal denaro, la crisi di un umanesimo sopraffatto da odio e violenza , la crisi di un pianeta devastato dall’onnipotenza del profitto, la crisi sanitaria scatenata dalle epidemie.
Stiamo vivendo, soprattutto, una crisi più insidiosa , invisibile e radicale : la crisi del pensiero.”
Edgar Morin è uscito con questo nuovo pamphlet presso Mimesis. Prendiamo nota che è un vero e proprio grido di allarme come dice il titolo. Allora….

ORA TOCCA ALLA SCUOLA

Intendo fare riferimento all’importanza dell’imparare a “pensare” autonomamente, criticamente, attraverso un pensiero che non scaturisce d’emblée dalla memorizzazione della conoscenze. Perfino l’affermarsi dell’Intelligenza Artificiale potrebbe rinforzare questo rischio se la Scuola, deputata a farsi carico anche dell’ottimizzazione del funzionamento mentale dei ragazzi affidati, non capisse che se questa è un aiuto per il problem solving, presenta il forte rischio di trovarsi spiazzata per il problem posing. Si intende con questo rammentare che uno degli aspetti del pensiero è quello di problematizzare la realtà, di porsi domande, di non assorbire acriticamente tutto quello che viene quotidianamente ammannito o che accade in generale. Autointerrogarsi su motivi, cause, conseguenze, ecc, costituisce l’aspetto più interessante della nostra intelligenza e della sua capacità di cogliere “relazioni e connessioni” tra fatti ed eventi.

Tale sottolineatura fa anche intuire perché chi è al potere oggi non desidera che la scuola sforni esseri “pensanti”, perché questi sarebbero in grado di organizzare il “dissenso” e noi sappiamo quanto ciò sia inviso a chi comanda.

Rammento con un veloce colpo di sonda come già la Moratti abbia decapitato l’ordine delle Competenze previste dal saggio della Cresson “La società della conoscenza”, bypassando le “competenze ermeneutiche“ (utili ad interpretare il mondo) che la Cresson aveva collocato al primo posto, salvando solo le altre tre famigerate “I”: Inglese,Internet, Impresa!

INTELLIGENZA CONNETTIVA

Per poter tentare di rendere più chiaro il mio pensiero devo fare riferimento all’intelligenza connettiva, termine coniato da Derrick de Kerchove. Il noto pensatore allude con questa espressione alla connessione digitale di vari soggetti che pensano, si esprimono e condividono insieme un sapere diffuso. Essi mantengono le varie individualità ed anche le differenze, essendo però in grado di costruire una comunità di conoscenza. De Kerchove però non prende in considerazione la declinazione di Gardner delle intelligenze personali, che si articolano in interpersonale ma anche in intrapersonale: egli focalizza infatti soltanto quella interpersonale tanto è vero che, secondo Nicholas Carr, sottovaluta l’influenza negativa della digitalizzazione sulla nostra intelligenza connettiva intrapersonale. Carr infatti lamenta che la digitalizzazione depotenzia il pensiero critico e riflessivo, che ci permette di creare autonomamente le connessioni mentali, in cambio di un click che “connette” al posto nostro.

L’INTELLIGENZA CONNETTIVA INTRAPERSONALE

Io allora intendo fare riferimento con questo mio contributo proprio alle connessioni mentali non soltanto interpersonali ma anche intrapersonali, che si mettono in moto quando un soggetto cerca di creare legami, correlazioni  tra i dati a disposizione, anche se a prima vista questi possono apparire “sconnessi”. L’intelligenza connettiva, sia personale che collettiva, allora, si sviluppa perché il nostro cervello funziona organizzando il sapere attraverso la ricerca di analogie e differenze, sviluppando competenze essenziali di elaborazione e riflessività. Il pensare autentico consiste in fondo nel creare nessi e relazioni tra i dati, gli elementi, le esperienze, vale a dire facendo in modo che la pratica sia illuminata dalla teoria, e la teoria dalla pratica. Bisogna però sollecitare tale abitudine a cercare autonomamente connessioni (non solo a ripetere quelle memorizzate perché già offerte o dal libro di testo o dalla lezione trasmissiva del docente!!!)

QUESTO DOVRA’ ESSERE IL FUTURO DELLA SCUOLA

Quanto di più lontano dal pensiero di Valditara e Galli della Loggia che si sono serviti della Perla, in cambio di un po’ di notorietà, per far passare un’idea di scuola che lavori per soggetti “adattati al sistema” istruiti” ma non “colti”, refrattari al dissenso perché scremati attraverso sistemi punitivi, pieni di “buon senso” ma che non sappiano cogliere il “senso implicito” di ciò che accade intorno a loro, non in grado di individuare connessioni ed effetti delle azioni proprie ed altrui, pronti ad obbedire e non ad indugiare all’interno della “Riflessività e del Paradigma della complessità”.
Queste due ultime dimensioni costituiscono invece  l’unica salvezza che ci rimane, di cui sono ancora intrise, per fortuna, le “Indicazioni  Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”del 2012.

Finisco invitando tutti i docenti, anche i più riottosi, a rileggerle con attenzione, a partire dalla Premessa, in cui ogni parola ha un significato profondo e a cercare di “connettere” questo significato con ogni espressione successiva.

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