di Silvana Loiero
Lucia Tumiati è morta a Firenze lunedì 11 agosto 2025. L’edizione fiorentina di la Repubblica l’ha ricordata come “scrittrice partigiana”, legando la data al giorno della Liberazione della città: un’immagine che le calza a pennello.
Nata a Venezia nel 1926, figlia dello scrittore antifascista Corrado Tumiati e di Maria Luzzatto, durante le leggi razziali visse nascosta con la madre; poi entrambe entrarono nella Resistenza come staffette di Giustizia e Libertà tra Padova e Venezia. Dopo la guerra Tumiati si laureò in Lettere con una tesi su Collodi e scelse una strada precisa: parlare a bambini e ragazzi con serietà e rispetto, senza addolcire la realtà. Nel 2013 ha donato le sue carte all’Archivio di Stato di Firenze.
Già dagli anni Sessanta e Settanta la scrittrice ha anticipato temi sociali allora poco presenti nei cataloghi scolastici: i pregiudizi (Saltafrontiera, 1961), la memoria civile (Racconti della Resistenza europea, 1976), l’adozione e l’intercultura (Cara piccola Huè, 1987), l’inclusione (Il pianeta dei bambini diversi, Giunti 2003; prima ed. 1989). Negli anni Duemila ha continuato su quella strada con libri come Una stella nel buio (Topipittori, 2012) e La pace è bella (Giunti, 2016), e con testi molto amati a scuola come Il mio amico invisibile. Il filo rosso dei suoi libri è fatto di parole semplici su temi seri; bambini e ragazzi sono trattati da persone, e la fantasia aiuta a capire la realtà e a vedere meglio le cose.
Chi ha conosciuto Lucia Tumiati sa bene che diceva ciò che pensava, senza paura di esporsi, e non sopportava ingiustizie e ipocrisie. Con i bambini parlava chiaro, senza attenuare i temi difficili. Era esigente con gli adulti, anche con gli insegnanti quando li vedeva lontani dal mondo dei ragazzi. Sui libri di testo era severa: troppo spesso poveri sul piano letterario.
Nel tempo sono arrivati vari riconoscimenti: Premio Laura Orvieto (Firenze, edizione 1959/60) per Saltafrontiera; Premio Internazionale Il Ceppo, sezione Infanzia e Adolescenza (2011); Premio all’Autore di Giunti Scuola durante la giornata A scuola si legge (Firenze, 2015); finalista al Premio Andersen 2017 (rivista Andersen) con Il mio amico invisibile nella terna “Miglior libro mai premiato”.
Questo ultimo libro è davvero importante perché dà voce alle emozioni dei bambini nei momenti di cambiamento (trasloco, classe nuova, spostamento di amici) senza edulcorare i problemi. L’“amico” Pac è una presenza che accompagna il protagonista: lo aiuta e poi si fa da parte, lasciando spazio all’autonomia. È uno di quei libri che insegnano a chiedere aiuto, a riconoscere ciò che si prova e a crescere un passo alla volta. L’autrice, con lingua chiara e sguardo rispettoso, crea le condizioni che permettono al lettore di vedere questo percorso di crescita.
Con Mario Lodi: lavoro, idee, pratica
Il rapporto con Mario Lodi è un pezzo importante della storia di Lucia Tumiati. Per la Biblioteca di Lavoro (Manzuoli) la scrittrice ha curato il doppio fascicolo BL 67/68, Zingari (1977): ancora una volta un problema importante, guardato senza pregiudizi.
Negli anni Ottanta ha anche collaborato al giornale A&B – Adulti e Bambini, ideato da Lodi.
C’è poi un volume dell’autrice che dice tutto nel titolo: Una scuola da bruciare (Marsilio, 1973). Si apre con una lettera di Mario Lodi a Lucia: intensa, di accusa e di speranza. Non è una recensione: è un atto che mette in discussione le basi del sistema educativo. Lodi parte dal proprio passato di giovane maestro nel 1940, sotto il fascismo; quel ricordo gli serve per un confronto duro con il presente. Nelle pagine raccolte da Tumiati rivede tracotanza e indifferenza di adulti che non rispettano i bambini. La scuola, dice, conserva una struttura gerarchica che comanda dall’alto invece di servire il popolo.
Un punto centrale è la responsabilità degli insegnanti. Se la scuola si ispira alla Costituzione e a programmi che parlano di dignità e democrazia, come è possibile che continuino umiliazioni e violenze? Per Lodi non ci sono alibi: chi sa e accetta tradisce i propri principi; chi non sa mostra una mancanza di umanità. L’insegnante, pagato dalla comunità, dovrebbe essere un costruttore di socialità, non un piccolo despota. Le testimonianze mostrano una scuola che spesso opprime. Lodi cita Giancarlo, un ex alunno punito perché aiuta un compagno, che poi sceglie la fabbrica: è il segno di un fallimento. Se la scuola respinge chi dovrebbe accogliere, qualcosa va rifatto dalle fondamenta. La chiusa tiene insieme rabbia e speranza: «Se la fabbrica è meglio della scuola, questa è una scuola da bruciare. Per farne un’altra». Non è un invito alla distruzione: è una metafora forte per dire che serve un rinnovamento vero, fondato su libertà, dignità, umanità.
Una voce dall’editoria: Tullia Colombo
Nel 2015 Tullia Colombo, allora direttrice editoriale di Giunti Scuola, volle che la casa editrice premiasse Tumiati nel corso dell’evento A scuola si legge. Colombo l’aveva conosciuta anni prima, quando lavorava per Juvenilia: «Volevo una collana nuova di narrativa per la scuola elementare. Lucia, senza esitazioni, mi diede Cara piccola Huè: adozione, intercultura, relazioni, bambini che si capiscono pur nelle difficoltà. Temi nuovi, non usuali per quei tempi, da portare a scuola a competere con i classici. Fu uno dei primi libri dell’Orsa maggiore. Tumiati insieme a Pitzorno, Piumini, Nöstlinger… ci siamo conosciute così». Una testimonianza semplice che racconta quanto Lucia sia arrivata “prima” e con quanta serietà.
Editoria e memoria
Molti lettori e insegnanti pensano che, soprattutto negli ultimi anni, Tumiati non sia stata valorizzata come meritava: i libri hanno continuato a circolare, ma non sempre con ristampe ordinate e edizioni curate all’altezza. Sarebbe giusto pensare a nuove edizioni (magari un’opera omnia) e riportare stabilmente i titoli nei cataloghi scolastici. Non per nostalgia, ma per responsabilità verso chi legge oggi.
Perché Lucia Tumiati ha parlato ai ragazzi sul serio, con parole pulite e senza girarci intorno. Il modo giusto per ricordarla è semplice: rimettere in circolo i suoi libri e farli leggere a chi cresce adesso. È gratitudine, ma soprattutto buona scuola.
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