Studiare economia per sviluppare pensiero critico e per promuovere cittadinanza attiva

di Francesca Di Liberti

Nel contesto educativo contemporaneo, tra le discipline spesso considerate “difficili” o “per pochi” nella vulgata comune, l’economia (sia politica sia aziendale) emerge come un sapere capace di superare confini disciplinari e di connettere mondi formativi apparentemente separati: quello dei percorsi professionali, dei tecnici economici e degli indirizzi liceali di ambito giuridico-economico (LES e Made in Italy).
Se nei primi prevale l’approccio operativo e laboratoriale, orientato allo sviluppo di competenze professionali e tecniche, nei percorsi liceali l’economia assume valenza storico-filosofica, favorendo la riflessione critica e l’interdisciplinarità. Tuttavia, al di là delle differenze metodologiche e di classi di concorso deputate all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ciò che accomuna le realtà formative degli ordinamenti è la funzione fortemente educativa dell’economia, ovvero formare cittadini consapevoli, in grado di comprendere e di gestire le dinamiche complesse del mondo contemporaneo e di assumere un ruolo attivo e propositivo nella società.

In un’epoca segnata da cambiamenti e trasformazioni rapidissime che investono ogni ambito della vita quotidiana, in fase di orientamento l’economia non può più essere presentata come un sapere tecnico, elitario, riservato a pochi. Piuttosto, si configura come una lente attraverso cui leggere la complessità del reale.
Da quanto sopra, discende che non può mancare nei curricoli la relazione tra economia ed educazione al pensiero connesso, al pensiero critico , alla responsabilità delle scelte, al riconoscimento delle interdipendenze tra individui, comunità e sistemi locali e globali.

Per i dirigenti scolastici e per i docenti, riflettere sul ruolo dell’economia nel secondo ciclo, dunque, significa interrogarsi su come i diversi percorsi formativi – dai professionali e dai tecnici economici ai licei Economico-Sociali e ai licei del Made in Italy – possano convergere nell’offrire ai giovani non solo competenze professionali, ma anche e soprattutto strumenti per comprendere e trasformare il proprio tempo e diventare protagonisti attivi delle sfide nazionali e globali.

Le esperienze virtuose e le buone pratiche realizzate da molte scuole italiane, anche in rete, attestano ampiamente che parlare di economia con i giovani significa introdurli a una dimensione profonda in cui il sapere diventa esperienza, e l’apprendimento si trasforma in consapevolezza. Ogni volta che l’economia entra a scuola, si apre una porta verso il mondo delle decisioni, delle conseguenze e delle responsabilità, un mondo che fino a quel momento sembrava appartenere solo agli adulti. Questo momento segna una soglia, quasi un rito di passaggio: le ragazze e i ragazzi iniziano a percepire l’economia come la trama invisibile che lega desideri, opportunità, paure e speranze.

All’improvviso, l’economia non è più quello studio distante, non è più “per pochi”, non è più degli adulti, ma rivela la sua natura formativa traducendosi in un linguaggio attraverso cui leggere la realtà la cui comprensione diventa man mano più semplice. Le studentesse e gli studenti realizzano che le loro scelte – di consumo, di studio, di valori – hanno un peso reale e contribuiscono a disegnare il mondo in cui vivono. È una consapevolezza che modifica il loro atteggiamento: cresce l’attenzione, si fa più intenso il coinvolgimento, muta perfino la postura e lo sguardo con cui si rapportano ad un sapere che appariva “difficile” e appannaggio di pochi. Nel momento in cui l’economia entra in classe, le pareti sconfinano e le studentesse e gli studenti si sentono cittadini chiamati in causa. Quando questo avviene con tempi calibrati, metodologie efficaci e il necessario coinvolgimento emotivo, accade qualcosa di straordinariamente potente nel gruppo classe. Prova ne sono i percorsi PCTO o di avvicinamento all’economia attuati da scuole del secondo grado che non comprendono la disciplina nel quadro orario ordina mentale.

La multisciplinarietà dell’economia

Nella sua veste di “porta aperta sul mondo”, l’economia è capace di dialogare con tutte le discipline. Nel suo percorso, incontra la sociologia e le scienze umane, quando affronta il lavoro, lo sviluppo, le disuguaglianze. Si intreccia con la filosofia morale e la politica, quando indaga il valore, la giustizia distributiva, il ruolo etico delle imprese. Dialoga con la psicologia, analizzando i comportamenti di consumo e le dinamiche della pubblicità, e con la statistica e la matematica applicata, quando costruisce modelli e previsioni.
Questo sapere attraversa la storia, il diritto, la geografia, perché ogni fenomeno economico ha radici culturali, normative e territoriali. Oggi l’economia si confronta con l’informatica e con l’intelligenza artificiale, che stanno ridisegnando mercati, produzione, norme e relazioni sociali. È dunque una disciplina centrale perché capace di connessioni multidisciplinari che generano domande trasversali.

L’economia nella scuola: educare al pensiero critico e alla cittadinanza attiva

L’economia è un sapere interdisciplinare per vocazione. Ridurla a esercizio tecnico o limitarla alla logica di mercato significherebbe tradirne la natura. Ogni numero porta con sé storie, ogni modello economico racchiude visioni del mondo, ogni scelta ha implicazioni etiche, storiche, civili.
In un contesto segnato da trasformazioni ambientali, sanitarie, demografiche, energetiche e geopolitiche, non basta possedere competenze, capacità e conoscenze settoriali. Occorre formare nuove generazioni capaci di pensare in modo connesso e di affrontare e gestire la complessità del presente, senza subirla. In questo senso, l’economia rappresenta uno strumento potente per educare alla cittadinanza attiva, fornendo strumenti per interpretare le sfide globali – dalle transizioni energetiche alle disuguaglianze, fino alle trasformazioni nell’era dell’AI.

Dal libro al mondo, e dal mondo al libro

Nell’orientamento delle studentesse e degli studenti ai percorsi del secondo ciclo di ambito giuridico economico l’economia dovrebbe configurarsi come il motore che accende la curiosità, l’interesse, il dubbio, il bisogno di andare oltre le parole scritte nei libri. Quel bisogno che consente alle studentesse e agli studenti di comprendere perché accadono determinati fenomeni, perché le disuguaglianze persistono, perché certe decisioni politiche incidono sulle loro vite quotidiane.
Così, lo studio dell’economia diventa educazione alla responsabilità e alla libertà. Non è soltanto apprendimento scolastico, ma formazione di cittadinanza consapevole. Ogni volta che un giovane comprende davvero l’economia, costruisce un pezzo della propria autonomia e del proprio futuro.

Insegnare/apprendere economia non è un atto puramente didattico: è un impegno pubblico e istituzionale, culturale e umano. Oggi più che mai è necessario riconoscere nei giovani la capacità di capire, interrogare e cambiare il mondo. La costruzione del curricolo o di un percorso di Economia nella scuola del secondo grado deve equivalere ad un atto di fiducia che non schiaccia le studentesse e gli studenti sotto il peso delle difficoltà, ma apre alla possibilità di incidere e partecipare.
“Dall’economia ai libri, e dai libri alla vita”: è proprio all’interno di questa oscillazione continua stimolata dal docente che nascono competenze, capacità e conoscenze vive, capaci di formare persone libere e cittadine/i responsabili, pronti a prendersi cura del mondo che hanno e di quello che verrà

Questo articolo è il testo dell’intervento svolto dall’autrice al Festival Internazionale dell’Economia svoltosi a Torino il 1° giugno 2025

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