di Marco Guastavigna
La mia riflessione, intensificatasi dal 2022, non si limita a una semplice opposizione tecnofobica, ma propone una decostruzione sistematica dei meccanismi attraverso cui l’IA generativa si inserisce nelle logiche del capitalismo contemporaneo, con particolare attenzione alle implicazioni educative e cognitive.
Ripensamento terminologico: oltre l’Intelligenza Artificiale
È ancora poco più di un’intuizione, ma sono convinto della necessità di abbandonare la stessa formulazione intelligenza artificiale generativa, perché la formulazione è l’esito di marketing economico e il veicolo del dominio lessicale, mentre i dispositivi digitali si limitano in realtà a individuare e riprodurre modelli statistici sulla base dei BigCorpora messi a disposizione dalla rete.
Questa decostruzione terminologica non è meramente accademica, ma rappresenta un primo passo fondamentale per smascherare i rapporti di potere nascosti e denunciare i meccanismi di sfruttamento del sistema capitalistico digitale: il rapporto con il sapere va infatti attualmente considerato come inquadramento della diffusione di un’infrastruttura logistica della conoscenza che ha vocazione capitalistica e estrattiva di valore.
Logistica capitalistica della conoscenza: un nuovo paradigma critico

Rappresentazione di Chatgpt
Propongo la formulazione logistica capitalistica della conoscenza, che organizza i flussi materiali e cognitivi secondo l’efficienza economica e costruisce soggettività funzionali al sistema. L’IA generativa non agisce come tecnologia neutrale, ma è configurata dentro logiche di mercato e di accumulazione capitalistica, in cui viene trattata come una merce o come una materia prima.
La logistica della conoscenza orienta l’impiego delle macchine predittive verso la proposta di esiti compatibili con quelli umani, generando output che appaiono plausibili e spendibili in termini sociali ed economici, ma senza una garanzia di originalità o verità epistemica. Il meccanismo sfrutta inoltre lavoro invisibilizzato e/o cognitariato, l’attività non retribuita degli utenti che alimenta i modelli statistico-predittivi del capitalismo digitale.
Capitalismo cibernetico e mercificazione del sapere

Rappresentazione di Grok
Questo processo si inserisce nel più ampio contesto del capitalismo cibernetico o capitalismo cognitivo, sistema che ha prodotto mega-macchine predittive fondate su modelli a correlazione statistica e che magnifica l’efficacia della traduzione di processi complessi in materiale computabile. Esso è caratterizzato dall’agire oligopolistico delle corporation di settore, le cui capacità di elaborazione dipendono da una potenza di calcolo e infrastrutturale completamente fuori dalla portata delle risorse di altri soggetti
Il capitalismo cibernetico attiva, pertanto, una sorta di recinzione cognitiva che trasforma la conoscenza da bene comune in asset economico soggetto a selezione e governato dal principio di proprietà intellettuale: insieme con epistemicidi e supremazia cognitiva occidentale rappresenta una forma di colonialismo culturale attuata e rinforzata attraverso i dispositivi digitali.
Va colta inoltre la distinzione tra sapere vivo e morto: il primo rappresenta il lavoro creativo, critico, relazionale e autonomo, mentre il secondo indica un sapere confezionato, standardizzato e mercificato. Propongo di riflettere sulle tecnologie scompensative, per ribaltare ironicamente il concetto pedagogico di tecnologie compensative a proposito di dispositivi che, anziché supportare l’apprendimento, lo impoveriscono.
Più in generale dobbiamo cogliere la continua implementazione di falsificazione strumentale denunciando come le tecnologie digitali possano essere utilizzate per la manipolazione deliberata delle informazioni.
Assistenza a potenziamento: un modello didattico alternativo
Nonostante la critica radicale, non va assunta una posizione meramente oppositiva. Propongo invece il modello dell’autorialità generativa supervisionata, paradigma educativo in cui l’IA non sostituisce l’umano, ma lo supporta e lo valorizza, potenziando l’interdipendenza culturale, la cooperazione e il mutualismo. In questo modello, l’utente resta autore e responsabile dei processi cognitivi, mentre l’IA offre dispositivi per riflettere, produrre e condividere conoscenza condivisa e collaborativa, non competitiva e fonte di selezione.
Il supporto alla scrittura, per esempio, deve essere non una delega cieca all’IA, ma un processo guidato da criteri espliciti: target, livello, obiettivo, stile, accessibilità. L’utente dirige l’IA che agisce come estensione cognitiva controllata, mantenendo sempre la supervisione autoriale umana attraverso una dialettica decostruttiva e contrastiva.
Autorialità ibrida per lo sviluppo umano
Personalmente pratico anche l’autorialità ibrida, in particolare con la generazione di immagini e video. In prospettiva, mi auguro che diventi possibile impiegare i dispositivi di IA per l’estensione almeno quantitativa delle capacità impiegabili nelle situazioni di vita e di apprendimento, a tre condizioni fondamentali:
- svincolo dall’attuale compromissione con il capitalismo cibernetico,
- inserimento nella logica della visione, critica e sostenibile
- non subordinazione delle abilità linguistiche a quelle di composizione grafica.
Questa prospettiva si contrappone agli estensori autonomi di testi che sostituiscono (spesso in modo non dichiarato) le prestazioni intellettuali e culturali di autori umani, proponendo invece un approccio trasparente e consapevole alla collaborazione uomo-macchina.
Tecnologie conviviali come alternativa
La pars construens del mio pluriennale ragionamento si articola poi attorno al concetto di tecnologie conviviali, il cui scopo sono condivisione paritaria della conoscenza, sviluppo umano equo, cooperazione non competitiva, mutualismo, sostenibilità economica e ambientale. Questi dispositivi comprendono attualmente free software, motori di ricerca non profilanti, contenuti aperti, Creative Commons Licenses, diritto all’anonimato e i primi tentativi di usare gli LLM in locale, senza cessione di dati.
In generale, la contrapposizione non è digitale sì versus digitale no, ma tra dispositivi digitali a logistica estrattiva e dispositivi digitali a vocazione aperta e decentralizzata, non profilanti. I primi spingono verso l’accettazione e l’adattamento allo status quo, mentre i secondi possono andare in una direzione emancipante.
Apprendimento non subalterno e resistenza culturale
Credo ancora nella possibilità di un apprendimento non subalterno, che non deve limitarsi a replicare le logiche del sistema capitalistico, ma deve decostruirle e contrapporvisi. Questo apprendimento è intenzionalmente critico verso il modello economico generale e non accetta l’economia come dato naturale, ma la interroga e la mette in discussione.
L’obiettivo è promuovere una visione alternativa del sapere, che valorizzi le capacità umane non in funzione del profitto ma secondo una logica emancipativa. Questo processo avviene attraverso la conservazione di saperi non immediatamente produttivi e la restituzione di senso e dignità a pratiche svuotate dal capitale.
Conclusioni: Verso un’IA Come Bene Comune Democratico
Mi rivolgo a educatori, attivisti e ricercatori che invito a scegliere la strada della emancipazione critica. Il mio auspicio è che l’IA diventi un servizio universale, sostenibile e a controllo democratico, in opposizione ai modelli commerciali chiusi, trasformandola in infrastruttura cognitiva pubblica piuttosto che in dispositivo di accumulazione capitalistica.
La mia critica non è meramente oppositiva ma propositiva, orientata verso la costruzione di contro-interpretazioni emancipanti e di pratiche di resistenza che sfidino lo status quo per favorire equità, dignità, pluralismo e conoscenza condivisa. Solo attraverso questo approccio critico e consapevole, secondo me, è possibile trasformare l’IA generativa da dispositivo estrattivo a strumento di emancipazione collettiva e sviluppo umano sostenibile.
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