di Marco Guastavigna

Google.com/ai
È vero. La nuova modalità di “ricerca” introdotta da Google – AI Mode – richiede varie riflessioni culturali e precauzioni cognitive, perché si configurano e prospettano alcune questioni, messe in evidenza da numerosi interventi:
- Problema delle Allucinazioni: Persiste il rischio (probabilmente irrisolvibile) che i modelli linguistici (LLM) presentino come fatti delle informazioni sbagliate o completamente inventate.
- Esperienza di Navigazione Impoverita: La navigazione diventa meno soggettiva e più omogenea, essendo completamente controllata dai sistemi di intelligenza artificiale.
- Perdita di Autonomia: Si rischia di cedere alle macchine una porzione della nostra autonomia decisionale, specialmente su temi delicati come la politica. L’esplorazione incontrollata del web, in grado di condurre a scoperte inaspettate, viene sostituita da risposte preconfezionate e filtrate algoritmicamente.
- Impatto Economico Devastante per il Web: AI Mode rischia di compromettere la salute del world wide web, in quanto va a sostituire completamente la ricerca tradizionale.
- Riduzione Drastica dei Click: Sebbene Overviews avesse già ridotto i click sui link (fino al 40%), con AI Mode il numero di click provenienti da Google è stimato in calo di oltre il 30%, arrivando a un 60% di ricerche “zero-click”. Uno studio recente stima una riduzione dei click del 35% verso le pagine più visitate7777.
- Rottura del “Patto” con gli Editori: Viene meno l’accordo implicito in base al quale Google usa i contenuti prodotti dalle testate online per guadagnare, ma in cambio indirizza verso di loro traffico. AI Mode utilizza i contenuti per generare risposte senza fornire nulla in cambio.
- Disincentivo alla Creazione di Contenuti: Il calo del traffico comprometterebbe gravemente la principale fonte di guadagno degli editori online e disincentiverebbe la creazione di contenuti da parte di milioni di siti web che si affidano al traffico dai motori di ricerca.
- L’Avvento del “Machine Web”: Con la diffusione degli LLM, il web potrebbe diventare invisibile a noi e frequentato solo dalle intelligenze artificiali. I siti sarebbero progettati per essere letti dalle macchine e l’unica interfaccia di fruizione dell’informazione sarebbero i riassunti prodotti dall’IA.
- Problema della Sostenibilità: Il “machine web” non risolve l’incognita economica di come sostenere finanziariamente le pagine web che producono contenuti aggiornati, dato che i robot non cliccano sulle pubblicità o sui link di affiliazione.
- Vantaggio per i Grandi Editori: I contratti di licenza per l’utilizzo degli articoli nell’addestramento dell’IA rischiano di essere appannaggio esclusivo dei grandi gruppi editoriali, lasciando le realtà professionali più piccole senza simile forza contrattuale
Quello che non condivido, però, è una sorta di implicito rimpianto per la situazione precedente, che avrebbe invece richiesto e continua a richiedere maggior precisione concettuale e lessicale, perché in realtà non vi è stata alcuna soluzione di continuità.
Google Search è infatti da sempre un dispositivo finalizzato alla facilitazione del consumo informativo, spesso anche usa-e-getta.
Agisce nel mercato dell’attenzione, considera la conoscenza un asset economico, accumulabile, organizzabile e ridistribuibile in forma personalizzata, customer care, finalizzata a fornire commodity in cambio di profilazione. E di denaro.
Solo faciloneria, amore per il gergo, superficialità e tecno-entusiasmo hanno collocato questo apparato nell’immaginario collettivo – una sorta di torbido acquario – classificandolo come “strumento per la ricerca” e infliggendo corsi di formazione che quasi sempre ignoravano l’esistenza di Google Scholar e di altri search engines accademici, ovvero attivi nei recinti epistemologici tradizionali (libri, università, centri di ricerca, riviste accreditate e così via).
Del resto, Perplexity, uno dei concorrenti di Alphabet offre a sua volta l’opportunità – Perplexity Academic – di esplorare soltanto la conoscenza la cui attendibilità è garantita dal posizionamento istituzionale – e dalla supremazia cognitiva occidentale.
Mi auguro pertanto di essere per una volta di fronte a un contesto grado di stimolare pensiero autenticamente critico e di costruire, definire e diffondere concetti alternativi rispetto alla retorica del marketing mainstream e alla sua capacità di inquinare anche i punti di vista che si presentano come divergenti.
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