di Monica Piolanti

Come pedagogista, osservo con particolare interesse i contesti scolastici che riescono a trasformare le sfide iniziali in punti di forza distintivi. La Scuola Primaria “Anello Rivalti” di Ronco, Forlì, parte dell’IC1 (nato nel 2016 dall’unione di quattro plessi), rappresenta un caso emblematico di questa metamorfosi, affermandosi oggi come un vero e proprio fiore all’occhiello per l’educazione Outdoor. Eppure, la sua posizione iniziale, nel contesto del nuovo Istituto Comprensivo, era complessa: “Rivalti” era una “realtà appartata/periferica” con un “corpo docenti ‘di quartiere’ disomogeneo” dove “i team lavoravano sempre separatamente”. Nonostante questa potenziale frammentazione, il plesso godeva già di un prezioso tesoro: spazi esterni ampi e docenti per la maggior parte “professionalmente preparati”. È in questo scenario che si è innestata la visione strategica e profonda della Dirigente Scolastica, la Prof.ssa Giuliana Marsico, che ha saputo riorganizzare il plesso a partire dai suoi asset. La Dirigente ha promosso una visione centrata sul principio della “cura come presa in carico” e del “benessere di tutti a scuola” – alunni e famiglie, docenti, personale – coniugata con una “qualità dell’insegnamento” che mira all’inclusione più ampia, per “promuovere il successo formativo di tutti”. Questa profonda attenzione emotiva trova la sua espressione più radicale nel motto che anima lo spirito del plesso “Rivalti”: “Amami quando lo merito di meno”. Questo non è solo un messaggio affettivo, ma un vero e proprio principio pedagogico che si fa carico del percorso educativo e si contrappone al rischio di “dispersione o quantomeno di emarginazione culturale” e alla presenza di “fenomeni di violenza (bullismo, cyberbullismo, dipendenze precoci) e di disagio sociale”. Questa interesse attento rivolto ad ogni singolo soggetto è stato poi tradotto in un imperativo di innovazione, finalizzato non solo a introdurre stabilmente le nuove tecnologie (LIM, aula immersiva, carrelli di tablet carichi e pronti per l’uso, dispositivi digitali mobili, laboratorio informatico super attrezzato di PC fissi e anche portatili) – considerate “strumenti imprescindibili” per i nostri bambini, ma utili anche per velocizzare e semplificare il lavoro – ma soprattutto a “introdurre e sperimentare nuovi modelli educativi e nuove metodologie”. L’obiettivo era rispondere a un mondo del lavoro mutato, dove le competenze richieste sono “anche di tipo sociale”, e superare la passività disattenta degli alunni, la cui motivazione è “sempre più labile”.
Questa urgenza didattica si concretizza nell’altro pilastro della “Rivalti”: “I DOCENTI AIUTANO I BAMBINI A FARE DOMANDE, NON A IMPARARE RISPOSTE”. In un contesto dotato di spazi esterni attrezzati con un’aula all’aperto e un orto didattico, il modello dell’Outdoor Education è diventato il veicolo d’elezione per questa pedagogia dell’interrogazione. L’aula a cielo aperto è un ambiente di apprendimento complesso e stimolante che incarna perfettamente l’idea di una scuola inclusiva che “si interroga sul suo modo di funzionare di fronte ad un alunno e non viceversa” (Giancarlo Cerini). Questa rivoluzione metodologica è merito della professionalità, esperienza e profonda umanità dei docenti, i quali abbandonano il ruolo di trasmettitori per vestire quelli di guide, di registi. Lavorando fuori dall’aula, a spasso nel territorio, nel giardino, nell’ambiente di vita dei bambini, gli insegnanti educano al pensiero ecologico e all’educazione ambientale promuovono l’acquisizione di competenze trasversali ormai imprescindibili. Ma per alfabetizzare all’ecologia non è sufficiente camminare all’aria aperta; ciò che serve è un nuovo paradigma educativo che coinvolga scuola e famiglie, basato sulla combinazione fra principi etici e sviluppo cognitivo. È in questo spazio dinamico che il bambino viene guidato a praticare l’ascolto attento, la lentezza necessaria per l’osservazione meticolosa, e la capacità di saper osservare per formulare domande pertinenti. Attraverso l’esperienza diretta e condivisa, si realizza un profondo lavoro sulle competenze sociali: l’esplorazione all’esterno incoraggia i bambini a “raccontarsi per fiorire” e a “svelarsi agli altri”, aprendo riflessioni sulla diversità e sulla relazione con l’altro, creando un senso di comunità in cui imparano a “scoprirsi vicini” e a capire che cosa è davvero essenziale per crescere bene. Un itinerario, quello della scuola primaria “Rivalti”, pensato per favorire la creazione di una comunità educante in cui ciascuno possa sentirsi incluso, dai bambini con disturbi di apprendimento a quelli con alto potenziale cognitivo. L’eredità della Prof.ssa Giuliana Marsico è un modello organizzativo e pedagogico solido e dinamico, che ha saputo convertire le risorse iniziali in un’eccellenza che coniuga rigore didattico e cura emotiva. Da quest’anno, 2025/2026, la Scuola Primaria “Rivalti”, che conta circa 200 alunni, ha accolto la nuova Dirigente, la Prof.ssa Catia Palli, che ha preso in carico l’intera comunità educante. Lo staff dei docenti, facendo gioco di squadra, ha strutturato e sta realizzando con passione, dedizione ed impegno un piano di Outdoor Education flessibile e progressivo che aiuti i bambini a fare domande, non a imparare risposte.
L’obiettivo è trasformare i vasti spazi esterni in laboratori permanenti di indagine, cura e competenza sociale.
Classe Prima: il risveglio dei sensi e l’ascolto della lentezza
Per i più piccoli, l’outdoor si configura come “Il giardino dei cinque sensi: saper osservare il piccolo mondo”. Il percorso è interamente basato sull’esplorazione sensoriale e l’immersione, stimolando i bambini a praticare la lentezza per un’osservazione profonda. Le attività prevedono la creazione di una mappa tattile del giardino e momenti di Silent Walking, per affinare l’ascolto dell’ambiente. Il focus pedagogico è introdurre il concetto di “che cosa è davvero essenziale” partendo dalle necessità primarie della natura.
Classe Seconda: narrazione e cicli temporali
La seconda annualità si concentra sul tempo che passa con il percorso “Il diario del tempo che passa: cicli naturali e narrazione”. L’obiettivo è comprendere i cicli stagionali e la sequenza temporale attraverso l’osservazione diretta del mutamento del paesaggio, sviluppando parallelamente la capacità di raccontarsi. La metodologia si basa sulla progettazione e registrazione: i bambini istituiscono un albero “tutor” da monitorare settimanalmente con disegni e note, utilizzando anche le nuove tecnologie per la documentazione fotografica e digitale. Questo li spinge a porre domande strutturate sui “perché” della natura.
Classe Terza: l’ecosistema e il pensiero ecologico
I bambini di terza si fanno “custodi” attraverso un percorso di biologia del suolo e pensiero ecologico. L’obiettivo è introdurre i concetti di ecosistema e educazione ambientale attraverso una responsabilità diretta. La metodologia è quella dell’indagine scientifica e cura: si allestisce un “mini-orto didattico” o un’aiuola delle farfalle e si studiano gli insetti utili. Si passa dall’osservazione alla cura attiva, favorendo il pensiero ecologico attraverso la comprensione dell’interdipendenza tra gli elementi naturali.
Classe Quarta: mappatura, tecnologia e comunità
Il percorso di quarta, “A spasso nel quartiere: geocaching e riscoperta del territorio”, amplifica lo sguardo, portando l’outdoor ad abbracciare il territorio circostante. Si vuole mappare e conoscere l’ambiente di vita (il micro-territorio Rivalti/Ronco) integrando l’innovazione e la tecnologia. L’attività di orientamento e sviluppo delle competenze sociali è centrale: si utilizzano mappe e strumenti digitali (come il GPS) per la geolocalizzazione, un’attività che è anche ricerca di storie e architetture del quartiere. Questo sforzo congiunto stimola i bambini a “scoprirsi vicini” nel contesto della comunità.
Classe Quinta: cittadinanza attiva e problem solving sociale
Infine, la classe quinta si dedica al “patto di comunità: design di nuovi spazi e problem solving sociale”. Questo percorso applica le competenze acquisite alla cittadinanza attiva e al miglioramento degli spazi della scuola. La metodologia è quella della co-progettazione e del debate: i bambini identificano un’area esterna da innovare, creando modelli e presentazioni (uso avanzato delle tecnologie). Il culmine è il debate, dove si affina la capacità di “svelarsi agli altri” e di negoziare, sviluppando quelle complesse competenze di tipo sociale richieste per il futuro ciclo di studi.
Ogni annualità, con i suoi specifici percorsi, contribuisce a consolidare la Scuola Primaria “Anello Rivalti” come un modello in cui l’ambiente esterno è lo strumento principe per garantire il successo formativo “a non uno di meno”. L’efficacia di tali percorsi non è casuale, ma è il risultato di un cambio di paradigma, che ha saputo convertire le criticità iniziali in un modello di eccellenza basato sulla relazione e sull’ambiente.
La sintesi più alta di questa evoluzione pedagogica trova eco nelle parole del maestro e pedagogista Giancarlo Cerini, che ci ha lasciato una bussola fondamentale per interpretare la qualità formativa:
“La scuola non si giudica da ciò che dà, ma da ciò che fa fiorire.”
Questa affermazione è la chiave di lettura dell’esperienza “Rivalti”. La scuola non si è limitata a dare risposte preconfezionate, bensì, attraverso l’impegno costante dei docenti e l’uso metodologico dell’Outdoor Education, ha puntato a “far fiorire” l’unicità di ogni bambino. Questo “fiorire” si manifesta in diversi modi, tutti essenziali: nella capacità di formulare domande autentiche, nella competenza di saper osservare con lentezza, e soprattutto nella possibilità di “raccontarsi per fiorire” in un ambiente che garantisce la “cura” incondizionata, ispirata al motto “Amami quando lo merito di meno”.
Il successo della Scuola Primaria “Anello Rivalti” non è solo organizzativo, ma è soprattutto etico e metodologico: è il trionfo di una scuola che misura la propria ricchezza non nella quantità di nozioni trasmesse, ma nella qualità della crescita umana e sociale che genera, contrastando il rischio di dispersione e di emarginazione culturale. Ora è al timone di questa “comunità educante” la Dirigente Scolastica, Prof.ssa Catia Palli, che sta armonizzando al meglio la ricca strumentazione pedagogica ereditata: il principio guida del “I CARE” di Don Milani, la professionalità dei docenti e la metodologia Outdoor, nonché la preziosa collaborazione delle famiglie e l’immancabile supporto dei genitori. Il suo impegno sarà quello di garantire la continuità e l’ulteriore evoluzione di un modello che ha saputo dimostrare come la vera innovazione scolastica sia quella capace di far scoprire i bambini vicini al loro ambiente e a loro stessi.
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