di Rodolfo Marchisio
Riassumendo:
- Nelle LG Ed Civica 2024 il MIM prospettava, tra le righe, la Ed. sessuale nelle scuole come contrasto alla “violenza di genere”. La 40° educazione scaricata sulle scuole a costo zero.
- L’Italia è uno dei pochi paesi europei a non prevedere Ed. sessuale nella scuola (considerata “diritto alla salute”- Unesco).
- Il governo prepara un disegno di legge sulla Ed. Sessuale nelle scuole, previo consenso dei genitori.
- Per contrasti interni al governo stesso si propone di non fare educazione sessuale nella fascia dell’obbligo, ma solo ai più grandi (forse). In dubbio se avvalersi di associazioni o esperti esterni. Il governo della paura.
- Valditara afferma e Tecnica della scuola riprende: “la Ed sessuale fa già parte dei programmi della scuola” e via delirando.
A parte il fatto che i programmi non esistono più da tempo nella scuola, il ministro non lo sa e nessuno glielo fa notare al MIM, quelli che lui elenca come “programmi” (organi riproduttivi, loro funzionamento…) fanno parte delle tematiche da sempre trattate nell’ambito di scienze (basta leggere l’indice di un libro di testo) e c’entrano poco con la educazione sessuale tesa a formare o modificare comportamenti affettivi, di relazione corretta, di empatia e sensibilità; ma anche di accoglienza dei problemi che i giovani, soprattutto dalla preadolescenza in poi si pongono o cui cercano, da soli, in gruppo, ovviamente in rete, risposte talora sbagliate e comunque mai verificate e che creano disagi personali, generazionali o comportamenti scorretti anche violenti. C’è da domandarsi se i tecnici del MIM siano allo stesso livello del ministro o lo lascino andare avanti a fare figuracce per farsi quattro risate.
D’altra parte, i giovani hanno esempi di adulti che ammazzano il loro partner o usano l’IA per spogliare in rete donne famose.
I problemi ci sono, rilevano studi, la cronaca quotidiana, la tragica conta delle donne uccise selvaggiamente da mariti e partner, i quotidiani episodi di violenze e bullismo.
Segno che il problema non è solo dei giovani, ma anche degli adulti, di quelle famiglie che evitano questo aspetto della formazione dei figli, che danno esempi non educativi, che talora sarebbero ben contente se qualcun altro se ne occupasse.
In USA Il sesso è porno. Gli interventi che fanno danni.
“Molti adolescenti USA hanno l’impressione di aver imparato a conoscere il sesso dal porno, in parte per via della mancanza di un’educazione sessuale adeguata nelle scuole. Il governo americano ha stanziato più di due miliardi di dollari per insegnare un modello di educazione sessuale basato sull’astinenza, non riconoscendo l’esistenza del desiderio e del piacere. Per questo, i giovani si sono rivolti al porno, per capire come si manifestano le forme del godimento sessuale. Il problema è che in questo modo vengono rappresentate idee estremamente ristrette su come dovrebbe essere il piacere. Secondo molti giovani il porno ha normalizzato il “sesso violento” e in particolare la pratica del soffocamento (durante il rapporto NdA). M. Carpenter, Wired. Per approfondire.
Risultato: “I dati raccolti dalla giornalista confermano il sospetto che la Gen Z sia nel bel mezzo di una “recessione sessuale“. Secondo un sondaggio condotto nel 2022 dal Kinsey Institute e Lovehoney, un adulto della Gen Z su quattro non ha mai avuto rapporti sessuali. E anche la masturbazione è in calo.”
“Non sono per nulla “sesso-negativi”. Piuttosto, sono soffocati dall’ansia, che acuisce la mancanza di desiderio o l’incapacità di entrare in contatto con gli altri e di avere relazioni sessuali. Non solo trascorrono tantissime ore davanti allo schermo dello smartphone, il che li porta ad avere meno tempo per interagire di persona, ma i social media li spingono anche verso uno stato emotivo di “paragone e disperazione”, che li persuade di non essere attraenti come gli altri. Questa convinzione li rende meno interessati al sesso”. ibidem
C’era una volta…
Io ho insegnato dal 69 per 43 anni nella scuola media, dove arrivano bambini di 11 anni ed escono, soprattutto tra le ragazze, “promesse” di adulti. Una volta la chiamavano preadolescenza. Poiché ritengo che la scuola debba formare la persona (e orientarla, collocarla nel mondo diceva la normativa allora) in terza “facevamo” educazione sessuale.
Ovviamente i genitori venivano pubblicamente informati prima e si presentava loro il metodo di lavoro. Nessuno ha mai sollevato obiezioni, alcuni ben contenti di scaricare il problema, altri per fiducia nel docente o assenza educativa.
Le condizioni dovevano essere che il clima di classe (fra i ragazzi: ogni individuo cresce, apprende, si forma in una rete di relazioni ed il clima in cui vivono è fondamentale) e il rapporto con l’insegnante fossero tali che tutte le domande, tutti i temi avessero diritto di essere espressi senza timore di essere presi in giro e senza vergogna ed avessero una risposta “mediata” dal docente in base al contesto: altrimenti si correva il rischio di sollevare più problemi di quelli che si affrontavano e che alcuni dubbi restassero sospesi.
Era un punto di arrivo, una sorta di esame di maturità della classe come gruppo e della fiducia che ragazzi e genitori avevano nell’insegnante. Era un esame di maturità dell’insegnante che, grazie alle sue competenze pedagogiche, psicologiche, di comunicazione, di capacità di mediazione, ma anche grazie ad un rapporto aperto e sereno col sesso, lavorava in modo complementare col collega di scienze, ma sugli aspetti affettivi, relazionali, educativi.
Per dare maggiore spazio alle domande queste venivano espresse in modo anonimo su un foglio di carta da ogni allievo e raggruppate in 4 quadranti dal docente che graduava gli argomenti da quelli più comuni a quelli più “sensibili”.
In genere i quadranti contenevano: 1- Le domande più scontate 2- Le domande “provocatorie” (parolacce, domande “maliziose”) 3- Le domande relative alla sfera affettiva, relazionale, emotiva, dei sentimenti, 4- Varie.
Poi con una chiacchierata, un dialogo (se necessario i primi tempi con delle slides che trattavano le cose più scontate) cominciava la riflessione ed il dialogo. Se avevamo tempo proseguivamo con giochi di ruolo, simulazioni, drammatizzazione.
Erano altri tempi?
- I ragazzi sono cambiati negli ultimi decenni, molto per motivi legati alla vita ed alla ricerca di risposte non verificate in rete. Spesso perché sono cambiate anche le famiglie, gli adulti. Perché la società ed il clima in cui vivono sono diventati più individualisti, egocentrici, caratterizzati da odio e violenza. E comunicano una visione della sessualità e degli aspetti collegati, deformata da odio, bullismo, egocentrismo ed ignoranza.
- Non tutti i docenti hanno le stesse competenze (anche se quelle citate dovrebbero averle per fare il loro mestiere); né, soprattutto, lo stesso rapporto, specie se si trincerano dietro la materia. Non tutti i docenti, quindi, ritengono di dover uscire dal proprio curricolo, vedi difficoltà di progetti interdisciplinari anche di Ed. civica.
- I rapporti genitori-figli e genitori-docenti sono cambiati ed attraversano la fase oppositiva rispetto ai docenti, per cui “chi ce lo fa fare di uscire dal proprio ambito”. Solo grane.
- Infine, il clima in cui viviamo ha aumentato la difficoltà e gli aspetti critici: l’educare al rispetto della diversità (non solo della omosessualità, ma delle diverse forme di sessualità), lavorare sulla violenza di genere, peraltro sempre esistita, lavorare sull’odio e sull’egocentrismo, sul bullismo di adulti e giovani in cui viviamo immersi e che stravolgono tutto, colpendo come sempre i più deboli e le situazioni in cui i bulli cercano una scorciatoia alla loro mancanza di identità, valori e risposte. U. Eco.
- Viviamo in una società in cui il sesso è spesso guardare, strumentalizzare o usare violenza.
Eppure, continuo a pensare che i modelli offerti da buone famiglie e buoni docenti ed uno spazio aperto al dialogo siano, oggi come allora, la condizione di partenza. Più a scuola che in famiglia, visti gli esempi di molti adulti. Non tutti per fortuna.
Il MIM farà marcia indietro o se ne uscirà col solito referente o meglio appaltando il problema ad “esperti” esterni. Ma il problema non è tecnico, è educativo.
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