I bambini non giocano più

di Gianluca Gabrielli

È sempre più difficile trovare nella scuola primaria bambini che siano capaci di giocare in autonomia. Nelle scuole in cui sono previsti tempi di ricreazione abbastanza allargati, come i Tempi pieni superstiti dalla falcidia della Gelmini, i bambini e le bambine mostrano difficoltà nel giocare insieme.

Credo che i motivi siano numerosi. Il primo è sicuramente la diminuzione vertiginosa nelle zone urbane, negli ultimi 20, 30, 50 anni, di spazi adatti al gioco libero e autonomo di bambini di quell’età. Nelle città più virtuose, nei quartieri dove la speculazione è stata meno intensa, esistono giardini attrezzati ma non sempre i genitori hanno occasione di lasciare i loro figli per tempi sufficientemente lunghi in situazioni socializzanti insieme a coetanei e senza presenza di adulti. Il gioco in questi spazi attrezzati è quindi sempre più guidato e controllato, spesso animato dal mondo adulto.

Quando questi spazi e queste disponibilità dei genitori non ci sono, cioè nella maggior parte dei casi, il ripiego è verso attività sportive molto regolate, oppure la televisione o – in rapida e preoccupante crescita – i dispositivi.

Tra i 3-4 e gli 8-9 anni quindi si sconta un crollo verticale rispetto al passato delle esperienze di gioco autonomo e socializzante tra pari, che permette alle “culture dei bambini” (W. A. Corsaro) di crescere, strutturarsi, articolarsi. Così nei momenti di ricreazione a scuola, quando i bambini si trovano a disporre di un cortile e di un tempo disteso per giocare insieme, capita che non sappiano cosa fare e come farlo.

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