di Piervincenzo Di Terlizzi e Aluisi Tosolini
Un esercizio di analisi linguistica e culturale che dovrebbe far riflettere chi lavora nella scuola
Il 27 marzo 2025, un ragazzo di 13 anni ha accoltellato la sua professoressa di francese all’interno di un istituto scolastico di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Prima di compiere il gesto, aveva scritto un testo che i media hanno definito “manifesto”: una dichiarazione d’intenti in cui spiegava le motivazioni dell’atto, nominava la vittima e dimostrava di essere consapevole della propria impunità legale.
Abbiamo sottoposto quel testo a tre strumenti di intelligenza artificiale — Claude (Anthropic), ChatGPT (OpenAI) e Gemini (Google) — ponendo due domande precise: il testo è stato scritto con l’aiuto di una IA? E quali elementi culturalmente rilevanti emergono dalla sua analisi?
Le risposte convergono su punti importanti e divergono su altri. Vale la pena leggerle insieme, con attenzione.
La prima domanda: c’è la mano di una IA?
Tutti e tre i sistemi concordano su un punto di partenza: non ci sono prove tecniche decisive che il testo sia stato generato da un’intelligenza artificiale (in coda a questo nostro testo vengono riportare in allegato le analisi complete ricavate dall’iterazione con i tre LLM).
Claude individua nel testo tratti inequivocabilmente umani: le ripetizioni non corrette (“una vita così. Una vita piena di…”), il lessico misto che alterna parole comuni come “ragazzino magrolino” a termini più ricercati come “audacia” e “impunita”, e soprattutto quella che definisce “logica emotiva non mediata” — la sequenza di pensieri che riflette una rielaborazione personale del vissuto, non la struttura ordinata di un output automatico.
ChatGPT aggiunge un’osservazione importante: la coerenza del testo potrebbe dipendere in parte da una rielaborazione giornalistica. La sintassi è “abbastanza pulita”, ma questo potrebbe essere il risultato di trascrizioni o editing redazionale, non necessariamente di una IA. Il modello OpenAI riconosce comunque che il testo è “compatibile con un adolescente di 13 anni” dotato di buona competenza linguistica e forte carica emotiva.
Gemini è il più cauto dei tre, e l’unico a lasciare aperta con più insistenza la possibilità di un intervento artificiale. Segnala come “marker tipici dell’IA” la perfezione grammaticale, l’assenza di refusi e le formule retoriche standardizzate. Ipotizza che il ragazzo possa aver usato uno strumento di IA per “dare forma e autorevolezza” ai propri pensieri.
La sintesi più utile, per chi lavora con i ragazzi, è questa: anche se la risposta definitiva rimane incerta, la domanda stessa — “l’ha scritto un computer o un essere umano?” — rischia di farci guardare nella direzione sbagliata.
La seconda domanda: cosa ci dice culturalmente quel testo?
Qui le analisi convergono in modo più netto, e il quadro che emerge è il più significativo.
Tutti e tre i modelli riconoscono nel testo una struttura che non appartiene alla scrittura spontanea di un adolescente medio, ma che è invece tipica di un genere testuale ben preciso: il manifesto di attacco premeditato, diffuso in certi ambienti online — forum, canali anonimi, comunità radicalizzanti di matrice prevalentemente angloamericana.
Claude lo esplicita con maggiore dettaglio: la struttura del testo — premessa esistenziale, identificazione del bersaglio, giustificazione, critica sistemica — segue uno schema ricorrente in manifesti studiati e circolati in rete, da Elliot Rodger in poi. Non si tratta di una citazione diretta, ma di un’assimilazione profonda di un modello narrativo. Il ragazzo, con ogni probabilità, aveva letto e interiorizzato quel genere.
ChatGPT parla di “autonarrazione vittimaria” come tratto distintivo: la costruzione di sé come unica vittima non ascoltata, contro un sistema che non reagisce e un’autorità che non punisce i colpevoli. Questa struttura narrativa, osserva il modello, è “molto tipica di un ragazzo che scrive ‘contro’ qualcuno”, ma assume una forma particolarmente codificata.
Gemini segnala un elemento che merita attenzione specifica: le “astrazioni sociologiche” presenti nel testo. Frasi come “questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo” non sono sfoghi emotivi — sono argomentazioni. Riflettono un tentativo di legittimazione ideologica dell’atto, che trasforma una violenza personale in una critica di sistema. È un salto concettuale insolito per un tredicenne, e proprio per questo degno di nota.
Il dato più preoccupante: non l’IA, ma il genere testuale
La conclusione più importante emersa dalle tre analisi non riguarda la tecnologia. Riguarda la cultura.
Un ragazzo di 13 anni aveva già assimilato, con sufficiente precisione da riprodurlo, il genere testuale del manifesto violento. Sapeva che esisteva. Sapeva come si struttura. Sapeva che conferisce una forma di “autorevolezza” alla propria rabbia. E lo aveva usato — consapevolmente o no — come modello per dare forma scritta e pubblica alla propria intenzione.
Questo non è un problema di intelligenza artificiale. È un problema di ecosistema informativo e culturale. È un problema che riguarda direttamente la scuola, non come istituzione da riformare in astratto, ma come comunità di adulti che condividono spazi quotidiani con ragazzi esposti a contenuti che nessuno ha insegnato loro a leggere criticamente.
Alcune domande per chi lavora nella scuola
L’analisi di questo testo solleva interrogativi che non hanno risposte semplici, ma che vale la pena portare nelle sale insegnanti, nei consigli di classe, nelle riunioni con i genitori.
Sappiamo riconoscere i segnali linguistici di una radicalizzazione in corso? Non si tratta solo di contenuti espliciti. Spesso si tratta di un cambiamento nel registro, nell’uso di certi termini, nell’adozione di strutture narrative “importate” da ambienti online.
Siamo attrezzati per parlare con i ragazzi di quello che leggono online? L’educazione digitale non è solo sicurezza informatica o gestione dei dati personali. È anche alfabetizzazione ai generi testuali — compresa la capacità di riconoscere un manifesto violento come tale, e di capire perché viene prodotto e diffuso.
Come gestiamo le segnalazioni di episodi di bullismo e conflitto? Il testo del ragazzo descrive, tra le altre cose, un episodio in cui è stato colpito fisicamente e in cui — a suo dire — gli insegnanti non sono intervenuti e la professoressa ha avuto una reazione inadeguata. Non possiamo sapere quanto questa ricostruzione corrisponda ai fatti. Ma possiamo chiederci se i nostri protocolli di gestione dei conflitti siano davvero visibili e accessibili agli studenti, o se esistano solo sulla carta.
La deriva securitaria potrà mai salvarci?
A fronte di avvenimenti così terribili e così gravi abbiamo nuovamente sentito proporre soluzioni che appartengono al modello securitario: aumento delle pene, maggiore vigilanza, maggiore controllo, metal detector, multe per genitori, divieti di vendita coltelli e simili.
Ci permettiamo, sommessamente, di richiamare la lezione di Michel Foucault in sorvegliare e punire.
E vogliamo sottolineare il termine sorvegliare che è molto diverso dal verbo vedere. Guardare e sorvegliare appartengono alla stessa logica del controllo. Vedere, invece, significa avere cura, prendersi cura. Una nostra comune amica ha commentato queste nostre riflessioni evidenziando il fatto che abbiamo un problema come società, prima ancora che come scuola. Viviamo in un delirio olistico di onnipotenza egocentrata. E spesso né la famiglia, né la scuola, né i centri di aggregazione mettono argini reali o vedono con occhi attenti i ragazzi e bambini che abbiamo intorno. Crescono piccoli imperatori che non sanno superare la frustrazione e poi gridiamo allo scandalo.
Una nota finale sul metodo
Usare tre IA per analizzare un testo scritto (forse) da un adolescente radicalizzato è un esercizio che ha i suoi limiti evidenti. Nessuno dei tre modelli ha accesso al contesto reale, alla versione integrale del documento, alla storia personale del ragazzo. Le loro analisi sono inferenze su un frammento.
Eppure, l’esercizio è stato utile. Non perché le IA abbiano detto qualcosa che un linguista o uno psicologo forense non avrebbe potuto dire meglio. Ma perché hanno reso visibile, in modo sistematico e comparabile, una serie di elementi che nella lettura frettolosa di un articolo di cronaca si perdono.
Il testo di quel ragazzo non è solo una notizia. È un documento. E come tutti i documenti, merita di essere letto con attenzione — soprattutto da chi, ogni giorno, condivide un’aula con ragazzi che forse stanno scrivendo qualcosa di simile, in silenzio, nei propri quaderni o nei propri schermi.
E poi, onestamente, che il testo sia stato scritto dal autonomamente dal ragazzo o con il supporto dell’IA cambia nulla. Quello che conta à che lui se ne è impossessato e lo ha utilizzato per spiegare chiaramente la sua deviazione mentale. Sembra di rivedere alcuni dei passaggi della serie televisiva Adolescence. Ne abbiamo discusso ampiamente all’epoca. Poi abbiamo girato pagina e siamo andati avanti. Smettendo, ma mai avevamo iniziato, di vedere gli adolescenti.
Occorre forse iniziare davvero ad avere un altro sguardo. Uno sguardo di cura. Che vede e riconosce l’alterità davanti a sé e si mette all’ascolto.
In fondo, paradossalmente, insegnare è prima di tutto ascoltare. Farsi minus, mettersi al servizio.
Come ha scritto oggi Italo Fiorin a riguardo delle politiche securitarie nelle scuole: ci sono strade nuove da intraprendere, ma si possono scorgere solo partendo dalla consapevolezza della nostra fragilità, e del fatto che non siamo né spettatori né giudici, ma parte del problema.
ALLEGATO
Le analisi sono state prodotte da Claude (Anthropic), ChatGPT (OpenAI) e Gemini (Google) su richiesta degli autori, sottoponendo a ciascun sistema il testo del “manifesto” così come riportato dalle fonti giornalistiche
Testo pubblicato su social da parte dello studente il giorno prima della aggressione
“Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima”. È quanto si legge nel manifesto del 13enne che ieri ha accoltellato una professoressa a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. “Quando sono stato preso a pugni da un ragazzino magrolino non ho reagito, gli insegnanti non se ne sono nemmeno accorti, ed erano due, ho dovuto andare da loro e raccontare cosa era successo, e questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo. Quando la mia insegnante di francese ha avuto l’audacia di dire che me lo meritavo, il preside non ha fatto nulla, è rimasta impunita per una cosa così grave” (il testo continua ma abbiamo sottoposto solo questa parte all’analisi dei tre LLM
PROMPT utilizzato
Analizza il testo evidenziando se scritto da un adolescente maschio 13enne oppure se è frutto di Intelligenza Artificiale? E quali elementi culturalmente rilevanti emergono dalla sua analisi
Analisi restituita da Claude – Anthropic
Analisi della proprietà linguistica del manifesto
Elementi che suggeriscono scrittura umana autentica (di un adolescente)
Il testo presenta diversi tratti compatibili con la scrittura di un ragazzo di 13 anni:
Struttura argomentativa elementare ma coerente: il ragazzo costruisce una narrativa causale semplice (“lei ha fatto X → il preside non ha fatto nulla → io agirò”). Non è la complessità di un testo generato da IA senza vincoli.
Ripetizioni e ridondanze: “una vita così. Una vita piena di…” — la ripetizione di “una vita” è un tipico tic di chi scrive senza rileggere o raffinare, non una scelta stilistica.
Lessico misto: alterna parole comuni (“magrolino”, “battute non divertenti”) a termini leggermente più ricercati (“evidenzia”, “audacia”, “impunita”). Questo mix è caratteristico di un giovane con buona esposizione alla lingua scritta ma senza piena padronanza.
Logica emotiva non mediata: la sequenza “non ho reagito → gli insegnanti non se ne sono accorti → ho dovuto andarmelo a dire io” riflette una rielaborazione personale del vissuto, con il tono di chi sta descrivendo un’ingiustizia sentita sulla propria pelle.
Assenza di struttura retorica sofisticata: un testo IA tende a bilanciare le argomentazioni, a usare paragrafi ordinati, a non lasciare frasi sospese. Qui invece il pensiero scorre in modo più grezzo e diretto.
Elementi che potrebbero far pensare a un contributo IA (o a forte ispirazione esterna)
Il termine “manifesto” e l’impostazione dichiarativa (“sono giunto alla conclusione”, “la scelta non è casuale, è mirata”) ricordano un genere testuale — quello del manifesto ideologico — insolito per un tredicenne, più tipico dei testi che circolano online (in certi forum, o nei cosiddetti incel manifesto di matrice angloamericana).
La frase “questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo” ha un registro più saggistico e distaccato rispetto al resto, quasi da commento editoriale.
La struttura complessiva — premessa esistenziale, identificazione del bersaglio, giustificazione, critica sistemica — segue uno schema ricorrente nei manifesti di attacchi premeditati studiati e circolati online (Elliot Rodger, il manifesto di Uvalde, ecc.). È probabile che il ragazzo si sia ispirato a questi modelli, letti in rete, più che averlo scritto con assistenza IA diretta.
Conclusione
Il testo appare scritto da un essere umano, quasi certamente dall’autore stesso, ma con una forte influenza di modelli testuali appresi online (manifesti di attacchi, forum radicalizzanti). Non ci sono segnali tecnici tipici dell’IA generativa (eccessiva fluidità, struttura troppo equilibrata, assenza di discontinuità emotive). Al contrario, le imperfezioni stilistiche, la logica emotiva e i salti argomentativi sono tratti umani autentici.
Il dato più preoccupante dal punto di vista linguistico-criminologico non è quindi “è stato scritto da IA?” ma piuttosto che un ragazzo di 13 anni avesse già assimilato il genere testuale del manifesto violento, il che suggerisce un’esposizione prolungata a certi ambienti onlin
Analisi restituita da Gemini – Google PRO
Elementi che suggeriscono l’uso di un’IA (o di un registro molto colto)
Il testo è scritto con una proprietà di linguaggio e una struttura logica che appaiono inusuali per un tredicenne medio, specialmente in un momento di forte stress emotivo:
- Registro formale e ricercato: Espressioni come “Sono giunto alla conclusione”, “evidenzia quanto la scuola stia fallendo”, “ha avuto l’audacia di dire” e “rimasta impunita” appartengono a un registro linguistico medio-alto. Un adolescente tende solitamente a usare un linguaggio più viscerale, frammentato o gergale.
- Struttura argomentativa “pulita”: Il testo segue una logica quasi saggistica (premessa, tesi, giustificazione basata su esempi, conclusione politica/sociale). Le IA tendono a produrre testi molto ordinati, con connettori logici perfetti e una punteggiatura impeccabile, proprio come in questo caso.
- Astrazioni sociologiche: L’uso del termine “banalità” e la riflessione sul “fallimento della scuola” come istituzione sembrano riflettere più il punto di vista di un osservatore adulto (o di un modello linguistico addestrato su saggi e articoli) che il dolore immediato e disordinato di un giovane vittima di bullismo.
Elementi che potrebbero appartenere a un adolescente
- Dettagli specifici e concreti: Il riferimento al “ragazzino magrolino” che lo ha colpito e alle “battute non divertenti” della professoressa sono dettagli molto specifici e personali che richiamano l’esperienza diretta di uno studente.
- Sentimento di ingiustizia: Il tema del “sentirsi l’unica vittima non ascoltata” è tipico dell’adolescenza, sebbene qui sia espresso con parole molto calibrate.
Conclusione dell’analisi
Sebbene esistano tredicenni estremamente articolati (o che cercano di imitare uno stile “solenne” leggendo manifesti simili online), il testo presenta forti marker tipici dell’Intelligenza Artificiale: la perfezione grammaticale, l’assenza di refusi e l’uso di formule retoriche standardizzate (“la scelta non è casuale, è mirata”).
È possibile che:
- Il ragazzo abbia utilizzato un’IA per dare “forma” e “autorevolezza” ai suoi pensieri prima di pubblicarli.
- Il testo sia una rielaborazione giornalistica o una sintesi dei contenuti emersi dalle indagini, piuttosto che una citazione letterale del ragazzo.
- Il testo sia stato generato come “simulazione” del caso.
Analisi restituita da ChatGPT 5 plus
Non si può stabilire con certezza dal solo brano. Detto questo, per come è scritto, non mi sembra una prova forte di testo generato da AI. Mi pare compatibile con un adolescente di 13 anni, ma con due cautele: potrebbe essere stato ritoccato, oppure potrebbe essere una citazione giornalistica ripulita nella punteggiatura e nella sintassi.
Quello che noto:
Il testo ha una drammaticità molto esplicita e lineare, quasi da manifesto personale. Questo può sembrare “artificiale”, ma in realtà è anche tipico di scritture adolescenziali fortemente emotive: assolutizza, polarizza, costruisce un nemico, si mette al centro come vittima totale, usa formule solenni come “sono giunto alla conclusione” e “la scelta non è casuale, è mirata”.
Ci sono poi elementi che lo rendono più umano che artificiale:
- la ripetizione insistita di torti subiti;
- il passaggio un po’ brusco da registro alto (“ingiustizie”, “banalità”, “audacia”) a dettagli più concreti e quasi infantili (“ragazzino magrolino”);
- la logica emotiva non del tutto ordinata, più centrata sul risentimento che sulla coerenza argomentativa;
- l’autonarrazione vittimaria, molto tipica di un ragazzo che scrive “contro” qualcuno.
Gli indizi che potrebbero far pensare a un intervento esterno o a una rielaborazione sono:
- alcune espressioni sono insolitamente sorvegliate per un tredicenne medio, per esempio “sono giunto alla conclusione”, “la scelta non è casuale, è mirata”, “è rimasta impunita”;
- la sintassi è abbastanza pulita;
- il testo ha una progressione narrativa molto leggibile, che potrebbe dipendere da editing giornalistico o da una trascrizione sistemata.
La mia valutazione, quindi, è questa: potrebbe essere stato scritto da un maschio di 13 anni, soprattutto se con buona competenza linguistica, forte carica di rabbia, abitudine a scrivere o esposizione a linguaggio adulto online. Non vedo segnali decisivi da AI. Vedo piuttosto la possibilità di:
- testo autentico del ragazzo;
- testo autentico ma leggermente ripulito;
- testo composto da frasi reali assemblate in forma giornalistica.
Analisi ulteriori per distinguere marcatori adolescenziali, marcatori da AI e marcatori da editing giornalistico.
- Marcatori adolescenziali
Sono gli elementi che rendono il testo compatibile con la scrittura di un tredicenne, soprattutto in uno stato di forte rabbia, umiliazione o pensiero persecutorio.
- Polarizzazione estrema
Frasi come “non posso più vivere una vita così” e “una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità” mostrano una tipica visione totalizzante: tutto viene letto come interamente ostile, ingiusto, insopportabile. Questo è molto compatibile con un adolescente in forte attivazione emotiva. - Centralità del torto subito
Il testo ruota interamente attorno alla percezione di essere stato preso di mira, umiliato, non difeso. Questa struttura è molto adolescenziale: il centro del discorso non è una riflessione generale, ma la costruzione di una narrazione di sé come vittima. - Lessico dell’umiliazione pubblica
“Prendermi di mira”, “umiliarmi davanti a tutti”, “commenti cattivi”, “battute non divertenti” sono formule molto credibili in bocca a un ragazzo giovane. Non hanno raffinatezza psicologica, ma rendono bene l’esperienza sociale di vergogna e derisione. - Logica reattiva e vendicativa
“Ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione” è il tipico passaggio da impotenza a fantasia di controllo assoluto. Anche questo è compatibile con una mente adolescente in crisi: prima passività, poi ribaltamento onnipotente. - Dettaglio concreto e un po’ infantile
“Un ragazzino magrolino” è forse uno dei marcatori più forti di autenticità adolescenziale. È un dettaglio specifico, quasi risentito, poco elegante, molto situato. Un’AI tende più facilmente a usare formule neutrali; qui invece c’è un’etichetta molto concreta e psicologicamente verosimile. - Giudizi assoluti e semplici
“Il preside non ha fatto nulla”, “la scuola stia fallendo”, “è rimasta impunita” mostrano una lettura binaria dei fatti: nessuno mi ha aiutato, quindi tutto il sistema è corrotto o inutile. Anche questo è molto compatibile con un tredicenne arrabbiato. - Marcatori che potrebbero far pensare ad AI
Qui non intendo dire che siano prove di AI. Solo segnali che, isolatamente, potrebbero far sorgere il dubbio.
- Apertura molto costruita
“Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così” ha una solennità piuttosto alta. È una frase più da monologo drammatico o da prosa generata che da quaderno di un tredicenne medio. - Progressione ordinata
Il testo segue una sequenza molto leggibile:
- premessa esistenziale;
- decisione;
- identificazione del bersaglio;
- giustificazione;
- episodio di prova;
- accusa alle istituzioni.
Questa struttura è molto pulita. Non è impossibile in un adolescente, ma è più ordinata della media.
- Alcune formule astratte
“La scelta non è casuale, è mirata”, “questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo” suonano abbastanza formulari. Un’AI, o un adulto che rielabora, tende a usare proprio questo tipo di frase-cerniera. - Registro lessicale disomogeneo ma alto in alcuni punti
Parole come “audacia”, “impunita”, “evidenzia” non sono impossibili per un tredicenne, ma alzano il registro. In un testo spontaneo adolescente ci si aspetta più oscillazione, più errori, più colloquialità. - Assenza di vere discontinuità
Molti testi genuinamente adolescenziali, soprattutto se scritti in forte agitazione, sono più spezzati, ridondanti, incongruenti. Qui invece il discorso è relativamente tenuto insieme. Questo non prova nulla, ma riduce un po’ la sensazione di immediatezza grezza. - Marcatori da editing giornalistico
Questi, secondo me, sono i più plausibili. Più che AI pura, il testo dà l’idea di una fonte originaria forse autentica ma mediata.
- Punteggiatura molto regolare
Virgolette, virgole, due punti impliciti nella costruzione, periodi ben chiusi: è il tipo di pulizia che spesso deriva da trascrizione o editing giornalistico. - Uniformazione sintattica
Un giornale tende a rendere leggibile un testo grezzo senza cambiarne troppo il contenuto. Qui si ha proprio questa impressione: il registro emotivo resta forte, ma la forma appare ripulita. - Lessico parzialmente elevato
Termini come “audacia”, “impunita”, “evidenzia” potrebbero essere originari, ma sono anche il tipo di parole che in una citazione indiretta o semi-diretta possono essere state leggermente normalizzate. - Selezione di passaggi narrativamente forti
Il brano riportato sembra costruito per sostenere una narrazione giornalistica chiara: movente, torti subiti, accusa alla docente, inerzia della scuola. Questo fa pensare che non sia necessariamente l’intero testo, ma una scelta di estratti. - Riduzione di errori o inciampi
Se davvero fosse un testo scritto da un tredicenne il giorno prima, è possibile che l’originale contenesse ripetizioni, errori ortografici, frasi più spezzate. Il fatto che qui non compaiano suggerisce mediazione editoriale.
Valutazione complessiva
La mia impressione è questa:
- Marcatori adolescenziali: forti
- Marcatori da AI: presenti ma non decisivi
- Marcatori da editing giornalistico: abbastanza forti
Quindi l’ipotesi che mi sembra più plausibile non è “testo inventato dall’AI”, ma:
testo probabilmente riconducibile a un autore molto giovane, poi però riportato o ripulito giornalisticamente.
In altre parole:
non mi pare un testo tipicamente “da AI pura”;
mi pare più facilmente un testo adolescenziale reale o verosimile, mediato nella pubblicazione.
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