di Luigi Cajani
Il 24 giugno scorso il ministro Valditara ha annunciato in un’intervista l’imminente trasmissione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) – per il consueto parere obbligatorio ma non vincolante – della seconda bozza delle Indicazioni nazionali per i Licei, rivista sulla base delle audizioni e consultazione con scuole, associazioni disciplinari e consulte studentesche. La parte riguardante la storia (identica per tutti i licei e opera della stessa commissione che ha redatto quella per il primo ciclo) presenta solo piccole variazioni rispetto alla prima bozza, tranne che per il Medioevo, i cui precedenti contenuti sono stati interamente sostituiti, parola per parola, con quelli presentati dalla Società Italia per la Storia Medievale (SISMED) dopo l’audizione con la commissione, in un documento che comunque, oltre a proporre queste correzioni, esprime critiche di fondo all’impianto generale del programma, caratterizzato dall’esaltazione dell’Occidente, dall’accento sulla storia politica e dalla centralità della storia italiana.
I primi due paragrafi, Perché studiare la storia e Linee generali e competenze, che illustrano l’impianto ideologico del programma. Mi soffermerò qui solo sul terzo paragrafo (Obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze), che contiene una nuova lista dei contenuti, che può essere considerata quasi definitiva, com’è avvenuto a questo punto dell’iter delle Indicazioni per il primo ciclo. La lista è su due piani: il piano principale è formato da “nuclei tematici” cronologicamente ordinati: quattordici per il primo biennio, quindici per il secondo e quattordici per il quinto anno, che è tutto dedicato alla storia dall’inizio del Novecento a oggi. La loro funzione è formare la struttura della programmazione, come viene precisato: di essi “è opportuno che il docente tenga conto … nella costruzione dei percorsi didattici”. Ogni nucleo tematico è poi articolato in numerosi “punti rilevanti”, che formano il secondo piano e rappresentano lo spazio di autonomia dei docenti, che li “potranno variamente approfondire e integrare in relazione ai diversi percorsi liceali”. Questi punti rilevanti sono un aspetto particolarmente problematico del programma, perché sono spesso articolati senza una chiara gerarchia di rilevanze, con pleonasmi e omissioni, e con giudizi di valore del tutto inappropriati in questo tipo di testo. A questo proposito è illuminante il confronto con il programma per i licei finora vigente, promulgato dalla ministra Maria Stella Gelmini nel 2010, che presenta una struttura coerente ed essenziale.
Il testo completo dell’articolo di Luigi Cajani è nel sito Historia Ludens
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