Per ricordare Raffaele, parliamo di “cattedra inclusiva”

di Cinzia Mion

 

La recente scomparsa di Raffaele Iosa mi induce a recuperare, per ricordarlo in modo adeguato, il concetto di “cattedra inclusiva” per cui egli si è battuto molto, incontrando però opposizioni di vario tipo, soprattutto per motivi solo opportunistici.
Questo concetto prevede il tema dell’inclusività della scuola collegato alla formazione di “tutti” i docenti, fino all’ipotesi appunto della cosiddetta “cattedra inclusiva”, che tante polemiche ha suscitato. Molto importante e chiarificatore appare l’individuazione da parte dell’INVALSI degli indicatori di “inclusione” della scuola: condivisione, spinte al cambiamento, senso di appartenenza ad una comunità inclusiva fondata sul sostegno reciproco, sulla solidarietà e il sentire comune.
Proviamo ad addentrarci nella tematica.

Un manifesto della scuola inclusiva non può non partire dall’articolo 3 della Costituzione che, come tutti sanno, parla di uguaglianza… Compito della scuola, Istituzione della Repubblica, è quello di rimuovere l’ignoranza che impedisce ai suoi cittadini la completa realizzazione e partecipazione in un Paese democratico. Questo è riferito ai soggetti che frequentano la scuola, ovviamente appare speculare l’impegno dei docenti. O meglio dovrebbe apparire!

Il contesto
Il contesto su cui ci troviamo a condurre delle riflessioni sulla scuola inclusiva ha delle caratteristiche particolari che vanno esplicitate. Descrivere il contesto significa non soltanto far riferimento semplicemente al territorio di appartenenza, sia pur indispensabile.
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Conclusione del primo ciclo di assuefazione al pensiero neoliberale

di Marco Guastavigna

Il mio scarso interesse per tutto ciò che è valutazione (sommativa, formativa, sottrattiva, standardizzante, pseudo-oggettivante, stigmatizzante, trascurata, frettolosa e così via) mi ha esonerato per anni dall’accorgermi della profonda sudditanza al “pensiero capitalista” della certificazione di competenze che si riceve dopo l’esame conclusivo della secondaria di primo grado. Ma ora ho letto e:

Prima provocazione; Analisi da parte di Capitalismo Detector, accrocco realizzato da me con assistente al codice

Il testo fornito non descrive un meccanismo economico diretto, ma piuttosto una struttura di certificazione delle competenze. Tuttavia, l’analisi rivela come il sistema educativo incorpori pienamente la logica capitalistica moderna, trasformando l’apprendimento in un processo misurabile e orientato alla produttività del capitale umano. Continua a leggere→

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Analisi comparata della Premessa: cosa cambia tra la bozza e il testo presentato al CSPI ?

di Aluisi Tosolini

Introduzione

Le Indicazioni Nazionali per i Licei sono state presentate in Bozze il 22 aprile 2026. Da quel giorno si è aperta una strettissima finestra per l’interlocuzione e il confronto pubblico. Da parte nostra abbiamo preso molto sul serio questo tempo pubblicando – grazie a Gessetti Colorati – un volume di Analisi critica delle indicazioni nazionali, probabilmente l’analisi più ampia e completa pubblicata in Italia. Il tutto nella consapevolezza che il tema è rilevante non solo per il futuro dei licei ma costituisce uno dei tasselli dell’impostazione culturale della maggioranza governativa e del Ministro Valditara nello specifico (e proprio per questo abbiamo dedicato ampio spazio alle recensione dei due volumi a firma Valditara pubblicati da Guerini & Associati; si veda qui le rispettive recensioni 1 e 2 ).

E’ passato meno di un mese dalle fine della strettissima finestra di confronto pubblico e da oggi abbiamo a disposizione il testo della Premessa alle Indicazioni Nazionali per i Licei inviato al CSPI per il dovuto (e non vincolante) parere.

Ebbene, avendo a disposizione il nuovo testo, la prima cosa da fare non poteva che essere una comparazione tra il testo delle bozze e il testo presentato al CSPI, riservandoci di fare altrettanto appena saranno disponibili anche tutti gli altri testi (ovvero i testi delle diverse discipline riferite ai diversi licei)

Quello che segue è l’esito del confronto che ho svolto con il supporto di diversi sistemi di intelligenza artificiale generativa controllando e integrando gli esiti ed assumendone ovviamente la responsabilità autorale. Continua a leggere→

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INDICAZIONI PER I LICEI: STORIA AL CLASSICO (testo trasmesso al CSPI)

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INDICAZIONI PER I LICEI: LA PREMESSA (testo trasmesso al CSPI)

Open Book

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Frank Furedi all’esame di maturità: come far da grancassa al pensiero di Valditara

di Aluisi Tosolini

Ha generato un certo stupore, oggi, la lettura della traccia B3 della prova di italiano all’esame di maturità. La traccia (riproposta in calce al presente articolo) riporta una pagina del testo I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere pubblicato da Meltemi nel 2021 (e in originale inglese da Routledge nel 2020).

Domanda da cui partire: chi tra i lettori di questo mio commento conosceva Frank Furedi? Io, lo ammetto senza alcun problema, no. E allora sono andato a informarmi, ho trovato alcuni dei libri, ho usato l’IA per indagarli, riassumerli, interrogarli, ho seguito tracce e scoperto cose interessanti.

Ecco cosa ne ho ricavato.

Chi è Frank Furedi

Frank Furedi è un sociologo, nato in Ungheria nel 1947 ma nel 1956 la sua famiglia fugge all’estero. Wikipedia in inglese dice che ha cittadinanza canadese e inglese e racconta le sue vicissitudini culturali concluse con l’adesione a punti di vista decisamente conservatori e di destra. Nel 2021 poi è divenuto direttore del centro MCC a Bruxelles che è una emanazione del Mathias Corvinus Collegium ( MCC ) strettamente collegato al (oltre che finanziato dal) governo Orban. Caduto Orban il centro MCC di Bruxelles è stato sospeso dal registro per la trasparenza dell’UE (qui è possibile leggere la presa di posizione di tre giorni fa della rivista Nazione Futura di cui è direttore Corrado Ocone). Continua a leggere→

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Educazione civica tra identità nazionale e Costituzione

di Pietro Calascibetta

L’undici maggio mi sono imbattuto su Facebook in un post di Christian Raimo in cui si augura che con le prossime elezioni “oltre a questo governo, il vento si porti via anche tutta la fuffa dell’identità italiana” includendo in questa “fuffa” anche quella in chiave progressista a suo tempo proposta da Ciampi e trasformatasi anch’essa, secondo Raimo, nel “collante delle peggiori culture politiche.”

Nel Post , Raimo inserisce la copertina del suo volume “Contro l’identità italiana” edito da Einaudi nel 2019, probabilmente a voler dire che cimentarsi nella ricerca e nella definizione di un’identità nazionale realmente condivisa sia di per sé un’impresa quasi inutile e sempre più ingannevole perché “il dibattito intorno all’identità italiana si è ormai infilato nel vicolo cieco di un nazionalismo muscolare, che alla ragione preferisce la retorica e la propaganda”, come afferma nel suo breve, ma denso saggio a cui presumibilmente rimanda.

L’identità, checché se ne dica, è comunque diventata la questione intorno alla quale si gioca e si giocherà la partita della conquista dell’egemonia culturale delle nuove destre come porta di ingresso alle democrature e di conseguenza la tenuta delle democrazie, non solo in Italia.

Ma la questione dell’ “identità italiana” è effettivamente così tossica da doversene stare alla larga? Con quali conseguenze?

UN MOTIVO PER NON LASCIARE ALLA NUOVA DESTRA LA NARRAZIONE DELL’IDENTITA’ ITALIANA

La nuova destra da quando è al governo si è già impegnata in questa “guerra delle identità” e ha cominciato a farlo dalla scuola. Continua a leggere→

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Progettazione contro prescrittività: come battere le “nuove” Indicazioni nazionali per il primo ciclo

Di Nicola Zuccherini

In un anno e più di critica e discussione pubblica sono stati chiariti il senso politico e culturale del disegno ministeriale e le ragioni del dissenso. Ma la battaglia delle Indicazioni nazionali non sarà vinta a colpi di analisi e prese di posizione. Ora che il documento è in vigore, occorre una strategia per riaprire il fronte e restituire urgenza al confronto, agendo in modo visibile sulle strutture e sui modi di operare delle scuole. Sulla lunga durata, che è la dimensione di questo conflitto, il ministero è infatti in vantaggio, perché può contare sulla forza delle prescrizioni e su quella delle abitudini.

Dove agire, allora? Le Indicazioni nazionali non passeranno nelle pratiche didattiche solo per adesione ideologica o per trasferimento intenzionale, ma soprattutto per la via indiretta dei libri di testo. Man mano che i manuali si adatteranno alle nuove norme, queste saranno tradotte in scelte didattiche, sequenze di apprendimento, esercizi, rapporti tra contenuti, lessici disciplinari e di lì in routine di classe.

È dall’adozione di strumenti alternativi al libro di testo, dunque, che può iniziare la risposta alle Indicazioni, in analogia con quanto sta avvenendo negli istituti tecnici per reazione all’ultima riforma. Perché questa risposta abbia carattere strategico, tuttavia, è indispensabile che non sia operata individualmente, ma situata in un quadro collegiale e progettato. Continua a leggere→

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La Costituzione “non è di sinistra” e per i principi che afferma non può divenire di destra

di Rodolfo Marchisio

Premessa

Chi pensa che stiamo per parlare di politica come un qualsiasi talk show può fermarsi qui.
Chi pensa che stiamo sottolineando le modifiche ed i rischi politici che la Costituzione e quindi la democrazia, come la dovremmo presentare ai nostri allievi e difendere come cittadini, sta correndo con le modifiche implicite, ma a tappe forzate, che il governo sta perseguendo (e con quali conseguenze). Che non dobbiamo insegnare a leggere la Carta ed imparare articoli a memoria, come piacerebbe a qualche ministro, ma dobbiamo insegnare a riflettere e lavorare sulla Costituzione.
Che dobbiamo perseguire la Ed. civica reale e non quella teorica allora spero prosegua.

Il governo, nonostante i dubbi dei tecnici delle Camere ed i dubbi che filtrano dalla Corte Costituzionale, non ancora “normalizzata”, dopo avere appena prodotto una bozza frettolosa, procede ora a tappe forzate verso la riforma della legge elettorale, che seppur non norma costituzionale è una legge che ha forti conseguenze sulla Costituzione.

Come già scritto da Azzariti (La Repubblica 31/5/26) la legge governativa violerebbe 3 articoli della Carta, tra cui il principio che ogni cittadino deve liberamente scegliere i propri rappresentanti e deve farlo a maggioranza, come diceva Bobbio. Ma anche che deve essere correttamente rappresentato ed il sistema dei collegi a liste bloccate o in cui “chi vince prende tutto”, nega la rappresentanza a milioni di votanti (modello USA). Inoltre modifica i poteri dalla carta attribuiti al Presidente della Repubblica (a partire da quello di scegliere il Presidente del Consiglio cui affidare l’incarico di formare il governo).

Tralasciando gli aspetti tecnici che saranno oggetto ancora di chiarimento e che hanno effetto indiretto sulla Costituzione ci interessano due aspetti che hanno a che fare con la Carta e la Ed. Civica:

  1. Uno schieramento di governo a rischio nelle prossime elezioni sta modificando rapidamente e pesantemente la legge elettorale per stabilire regole che gli permettano di continuare a detenere il potere esecutivo e quello legislativo. Senza confronto con le opposizioni e con regole che tendono a rendere ancora più forti le maggioranze e ancora più deboli e quindi sottorappresentate, rispetto a quanto espresso dagli elettori, opposizioni e minoranze. È già successo, ma in questo caso le modifiche sono pesanti, tanto da essere definite assurde o “palesemente impossibili e difficili da realizzare”, siamo molto lontano dalle leggi elettorali che abbiamo utilizzato in passato. Cheli, costituzionalista, già vicepresidente della Corte Costituzionale. La Stampa 9/6/26.

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Un triennio da ripensare. A proposito di Marco Campione che parla di “Alfabetizzazione di massa e bocciature”

di Piervincenzo Di Terlizzi
1. Una tesi corretta su basi statistiche solide

Nel contributo ricordato nel titolo, Marco Campione avvia una riflessione a partire da alcune sue considerazioni critiche su un articolo di Alfonso Scotto di Luzio apparso sulla rivista L’altravoce al D.lgs. 62/2017 (www.laltravoce.com/cultura/2026/05/07/perche-per-migliorare-la-scuola-non-basta-bocciare-di-piu/) dedicato alle responsabilità, nel sistema scolastico italiano, per il presunto ritardo italiano in termini di alfabetizzazione di base.

Campione, sul tema, osserva che l’ELET 2026 (Early Leavers from Education and Training), che conteggia i 18–24enni senza diploma, racconta, in realtà, un miglioramento della situazione, con un 8,2%, rispetto al 9,8% dell’anno precedente, e che la serie storica del LEA (Low Educational Attainment, numero di 25enni-65enni con al massimo la licenza media) va nella stessa direzione: 86,4% nel 1977, 33,6% nel 2024.

Fin qui, bene. Ma il merito dell’articolo non è solo nella riflessione critica: è soprattutto, anche negli aspetti più problematici che essa implica, nella proposta che Campione avanza.

2. Il caposaldo implicito: il biennio iniziale è ancora orientativo

L’analisi di Campione individua il nodo strutturale del sistema, non nel primo ciclo, ma nell’area di transizione tra scuola secondaria di primo grado e primo biennio della secondaria di secondo grado. Qui agisce una questione che nessun legislatore ha affrontato in termini organici, dopo l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni (L. 296/2006): si è allungato l’obbligo, senza riformare conseguentemente i segmenti attraverso cui si articola.

Questa diagnosi presuppone, anche senza dircelo esplicitamente, che il biennio iniziale del secondo ciclo mantenga una funzione prevalentemente orientativa — di completamento, chiarimento, messa a punto — piuttosto che disciplinare e selettiva. È un’assunzione che merita di essere resa visibile, perché non è neutrale: significa che l’identità di indirizzo non si cristallizza all’atto dell’iscrizione, ma si consolida progressivamente, e che la mobilità tra percorsi nell’arco del biennio non è un fallimento del sistema, ma una sua funzione propria. Continua a leggere→

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