di Monica Piolanti
L’episodio di cronaca che vede un bambino di nove anni, con una diagnosi certificata di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, finire al centro di un intervento dei carabinieri e di un provvedimento di allontanamento scolastico, non è che il sintomo acuto di una patologia sistemica ben più profonda. Non si può che leggere in questa vicenda il fallimento simultaneo di tre pilastri fondamentali della nostra convivenza civile: l’efficacia dell’amministrazione scolastica, la tenuta dei modelli educativi inclusivi e la corretta applicazione del diritto alla tutela del minore. Ci troviamo di fronte a una scuola che, messa alle strette dalla complessità, abdica al proprio ruolo di agenzia educativa per rifugiarsi in una logica di pubblica sicurezza.
L’evocazione delle forze dell’ordine per gestire l’intemperanza di un bambino di nove anni rappresenta una ferita simbolica quasi insanabile. La pedagogia dovrebbe essere l’arte della mediazione, lo spazio del “possibile” dove il conflitto viene trasformato in opportunità di apprendimento. Invece, l’ingresso dei carabinieri in un’aula di scuola primaria segna il confine invalicabile dell’impotenza adulta.
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di Monica Piolanti
di Monica Piolanti
di Monica Piolanti
di Monica Piolanti

di Monica Piolanti