{"id":1031,"date":"2020-04-06T11:46:01","date_gmt":"2020-04-06T09:46:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=1031"},"modified":"2020-04-06T11:46:01","modified_gmt":"2020-04-06T09:46:01","slug":"qualche-considerazione-su-valutazione-e-didattica-a-distanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2020\/04\/06\/qualche-considerazione-su-valutazione-e-didattica-a-distanza\/","title":{"rendered":"Qualche considerazione su valutazione e didattica a distanza"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/COMPUTER.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1004\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/COMPUTER-150x150.jpg\" alt=\"computer\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di Cinzia Mion<\/strong>\n\nLa prima osservazione che mi sgorga subito, dopo aver cominciato a leggere il testo di Bruschi, che ho conosciuto al tempo della ministra Gelmini, ma che fra l\u2019altro trovo molto migliorato(!), \u00e8 l\u2019espressione \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d che non molto tempo fa \u00e8 stata inserita in uno specifico articolo dell\u2019ultimo contratto della scuola e che mi ha provocato un moto di stupore. S\u00ec, perch\u00e9 certe espressioni quando vengono partorite la prima volta in un dato contesto, con un certo significato e nel tempo sono rilanciate, a livello culturale, sempre nello stesso modo, secondo me non si possono <em>d\u2019embl\u00e8e <\/em>offrire con un significato altro.\nMi riferisco al concetto nato all\u2019interno del personalismo cattolico nella prima met\u00e0 del secolo scorso, in un tempo in cui la monocultura connotava il comune sentire in Italia e quindi all\u2019interno delle varie comunit\u00e0 civili intorno alla scuola. Tutti allora siamo stati educati al CONSENSO. In famiglia, in parrocchia, a scuola,ecc. I Valori erano comuni.\n\n\n<h2>Societ\u00e0 multiculturale e confronto<\/h2>\n\n\nLa situazione per\u00f2 oggi \u00e8 fortemente cambiata. La societ\u00e0 \u00e8 diventata multiculturale, multietnica e multireligiosa. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile pensare alla comunit\u00e0 educante come ad un dato gi\u00e0 costituito. E insieme al consenso, riferito alle norme di civile convivenza, la scuola dovrebbe saper anche educare, in modo particolarmente significativo, al Confronto.\nLe \u201cIndicazioni\u201d suggeriscono infatti che insieme al pensiero riflessivo si solleciti anche l\u2019insegnamento del decentramento del <em>proprio punto di vista.\n<\/em>E\u2019 per questo che il consenso non basta pi\u00f9, bisogna insegnare la competenza del confronto, attraverso prima di tutto l\u2019arte di ascoltare.\n\n<!--more-->\n\nSolo la Scuola pu\u00f2 in modo intenzionale e sistematico insegnare la competenza dell\u2019argomentare e controargomentare, indispensabili per sapersi confrontare.\nBisogna vedere quanta energia i docenti attuali mettono in campo per educare al \u201c<em>pensiero riflessivo<\/em>\u201d, richiesto da questa competenza, oppure se preferiscono la tradizionale triade: lezione, studio, interrogazione e verifica , come <em>restituzione <\/em>che avviene in genere inesorabilmente attraverso il <em>pensiero riflettente<\/em>.\nSembra che Bruschi questo l\u2019abbia capito bene perch\u00e9 raccomanda che non si cada nella trappola della \u201cmera assegnazione di compiti\u2026\u201d\nA proposto del riferimento consolidato al senso della comunit\u00e0 educante, riflettente spesso le ideologie di appartenenza della famiglie, amo ricordare un passo addirittura dei programmi per la scuola elementare del 1985 che recitava, a proposto dei rapporti tra scuola e famiglia:\u00a0<em>\u201dLa scuola, rispettando le scelte educative della famiglia, costituisce un momento di riflessione aperta, ove si incontrano esperienze diverse: essa aiuta a superare i punti di vista egocentrici e soggettivi, cos\u00ec come ogni giudizio sommario che privilegi in maniera esclusiva un punto di vista e un gruppo sociale a scapito d\u2019altri\u201d<\/em>\n\n\n<h2>Capitale Sociale<\/h2>\n\n\nSarebbe meglio utilizzare allora il concetto di \u201cCapitale sociale\u201d (anche se non mi esalta la definizione di capitale al posto di ricchezza sociale) coniato da James Coleman. Si tratta anche qui di co-costruire , perch\u00e9 questa <em>ricchezza sociale<\/em> si attiva solo attraverso l\u2019interazione sociale, le reti sociali e la <em>fiducia. <\/em>Consiste nell\u2019insieme delle risorse contenute nelle relazioni familiari e sociali della comunit\u00e0, comprese le Associazioni professionali e gli EELL, che risultano utili per lo sviluppo cognitivo e sociale dei bambini\/e o ragazzi\/e. Le relazioni fiduciarie alimentano la capacit\u00e0 di riconoscersi, di scambiarsi informazioni, di aiutarsi reciprocamente, di creare legami (<em>bonding)<\/em> e gettare ponti (<em>bridging).\n<\/em>Ho voluto rendere chiara qual \u00e8 la differenza tra il concetto classico di \u201ccomunit\u00e0 educante\u201de quello pi\u00f9 dinamico e attuale di \u201ccapitale sociale\u201d, nella consapevolezza grosso modo della pseudocoincidenza del riferimento e del fatto inconfutabile che queste relazioni fiduciarie vanno sollecitate e monitorate. Il principale attore dovrebbe essere qui il Dirigente Scolastico .\n\n\n<h2>Comunit\u00e0 professionale di docenti<\/h2>\n\n\nRileggiamo per\u00f2 ora il dettato di Bruschi\u201d<strong>La didattica a distanza\u2026da un lato sollecita l\u2019intera comunit\u00e0 educante, nel novero delle responsabilit\u00e0 <em>professionali <\/em>e prima ancora, etiche di ciascuno, a continuare a perseguire il compito sociale e formativo del \u201cfare scuola\u201d, ma \u201cnon a scuola\u201de del fare, per l\u2019appunto, \u201ccomunit\u00e0<\/strong>\u201d\u2026(il corsivo \u00e8 mio)\nE\u2019 evidente allora che Bruschi sta facendo riferimento alla \u201ccomunit\u00e0 professionale dei docenti\u201d altrimenti chiamata \u201ccomunit\u00e0 di pratica\u201d, quando parla di comunit\u00e0 educante. Esiste infatti gi\u00e0 a livello istituzionale questa espressione, gi\u00e0 inaugurata ufficialmente dalle Indicazioni Nazionali\u201d(2012) , su cui poggiano gi\u00e0 ricerche e approfondimenti.\n\n\n<h2>Andiamo per\u00f2 per gradi.<\/h2>\n\n\nInnanzitutto chiariamo che la scuola attuale usa il termine \u201ccomunit\u00e0\u201d, attraverso sempre i suoi testi ufficiali, ricavandolo dall\u2019approccio socioculturale interattivo vigotskiano. Tale termine infatti sta ad indicare in primis la classe come <em>comunit\u00e0 che apprende, <\/em>ossia un contesto ricco di risorse multiple e dislocate, che vengono attivate dal docente e messe a disposizione di tutti. Analogamente dovrebbe avvenire per la comunit\u00e0 professionale dei docenti, all\u2019interno della quale le azioni socialmente orientate sono: la consultazione reciproca, la richiesta di aiuto, lo scambio di informazioni e di saperi, il porre questioni, l\u2019avanzare domande, la discussione, il confronto sulla prassi che richiede la de-privatizzazione delle pratiche didattiche, la negoziazione di significati condivisi. Il problema \u00e8 che, per fare in modo che la suddetta comunit\u00e0 professionale possa esplicare bene il suo lavoro, devono essere ritagliati all\u2019interno dell\u2019orario di lavoro dei docenti dei \u201ctempi adeguati\u201d per <em>dialoghi di riflessione<\/em>.\nLa scuola primaria ha gi\u00e0 a disposizione due ore alla settimana , gli altri ordini di scuola invece non ne dispongono. La mia sollecitazione allora \u00e8 rivolta sia a Bruschi, e quindi al Ministero dell\u2019Istruzione, che alle OOSS affinch\u00e9 nel prossimo contratto chiamino con il vero nome la comunit\u00e0 professionale di docenti distinguendola dalla comunit\u00e0 scolastica pi\u00f9 in generale e cerchino di prevedere per tutti gli ordini di scuola i tempi per avviare quel confronto fermentativo che permette di crescere insieme. Tutti gli ordini professionali hanno le loro \u201ccomunit\u00e0 di pratica\u201d, a maggior ragione i docenti dovrebbero avere la possibilit\u00e0 reale di farla funzionare. Quei docenti che sono i professionisti della scuola, cui \u00e8 assegnato un compito nobile e di importanza essenziale perch\u00e9 sono alla base della formazione di tutti cittadini del Paese.\n\n\n<h2>La valutazione delle attivit\u00e0 didattiche a distanza.<\/h2>\n\n\nIn merito al tema della valutazione ritengo che Bruschi sia stato nella sua nota pi\u00f9 innovativo di certi docenti abbarbicati al \u201cvoto\u201d. Ripropongo infatti le sue parole che non arrivano a parlare di \u201cvalutazione formativa\u201d ma per tale denominazione manca veramente poco\u2026\u201d<strong>Se l\u2019alunno non \u00e8 subito informato che ha sbagliato, cosa ha sbagliato e perch\u00e9 ha sbagliato , la valutazione si trasforma in un rito sanzionatorio..ma la valutazione ha sempre un ruolo di <em>valorizzazione,<\/em> di indicazioni di procedere con approfondimenti, con recuperi, consolidamenti, ricerche\u2026Si tratta di affermare il dovere alla valutazione\u2026 come elemento indispensabile di verifica dell\u2019attivit\u00e0 svolta, di restituzione, di chiarimento, di individuazione di eventuali<\/strong> <strong>lacune<\/strong> (io aggiungo:<em>tutti aspetti formativi se il docente se ne fa carico\u2026modificando la sua strategia didattica ed aggiustando il tiro) <\/em><strong>all\u2019interno di <em>criteri<\/em> stabiliti da ogni autonomia scolastica, ma assicurando la necessaria <em>flessibilit\u00e0<\/em>\u201d.\n<\/strong>A dire il vero non so se Bruschi abbia avuto veramente l\u2019intenzione di alludere un po\u2019 alla valutazione formativa e differenziare, sollecitando l\u2019uso del termine <strong>criteri,<\/strong> <strong>la <em>misurazione\u00a0<\/em><\/strong>dalla <strong><em>valutazione.\n<\/em><\/strong>Sta di fatto che questa lettura \u00e8 possibile, comunque augurabile.\nLa sovrapposizione delle due operazione infatti \u00e8 l\u2019errore pi\u00f9 macroscopico che viene commesso dai docenti, se sono sprovvisti di una sufficiente cultura docimologica che richiede l\u2019esplicitazione dei veri e propri criteri di valutazione. Il PTOF ne pretende la dichiarazione.\nChiss\u00e0 poi se il riferimento alla <em>flessibilit\u00e0 <\/em>intende mettere in guardia rispetto all\u2019uso sconsiderato del registro elettronico quando suggerisce medie aritmetiche\u2026\nSpero ardentemente che non scorgere nessun riferimento al termine VOTO costituisca un invito esplicito a non usarlo, almeno in questa emergenza, provando cos\u00ec a prendere atto che \u00e8 possibile, anzi migliora il processo di insegnamento-apprendimento.\nProvare per credere!\n\n\n<div id=\"finestramailtopopupMailToModal\" style=\"z-index: 1;\">\n\n\n<div id=\"finestramailtopopupMailContentModal\">\n\n\n<div id=\"finestramailtopopupModalClose\"><\/div>\n\n\n\n\n<div id=\"finestramailtomodalToQuestionPopup\">What do you want to do ?<\/div>\n\n\n<a id=\"finestramailtoopenNewButtonCreateEmailApp\"><\/a>New mail<button id=\"finestramailtoclipboardCopy\">Copy<\/button><textarea id=\"finestramailtotoSelectCopyTextClipboard\"><\/textarea><\/div>\n\n\n<\/div>\n\n\n\n\n<div><img alt=\"\" \/><\/div>\n\n]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1031\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1031\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 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