{"id":2622,"date":"2021-11-17T13:52:35","date_gmt":"2021-11-17T12:52:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=2622"},"modified":"2021-11-17T13:52:35","modified_gmt":"2021-11-17T12:52:35","slug":"la-dimensione-teatrale-nellinsegnamento-tra-resistenze-e-sottovalutazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2021\/11\/17\/la-dimensione-teatrale-nellinsegnamento-tra-resistenze-e-sottovalutazione\/","title":{"rendered":"La dimensione teatrale nell\u2019insegnamento: tra resistenze e sottovalutazione"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/insegnante_maschera.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2623\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/insegnante_maschera.jpg\" alt=\"\" width=\"177\" height=\"250\" \/><\/a>di Antonio Valentino<\/strong>\n\n<strong>Un contributo stimolante di Maviglia e Bertocchi <\/strong><strong>per rilanciare la dimensione teatrale del mestiere dell&#8217;insegnante<\/strong>\n\nNei percorsi formativi per il personale della scuola \u2013 e probabilmente non solo \u2013 il noto studioso austriaco di leadership e apprendimento, <strong>Michael Schratz<\/strong>, discostandosi dalle pratiche pi\u00f9 comuni nel suo paese (e anche dal nostro), prospetta, gi\u00e0 dagli inizi del secolo,\u00a0 un modello che prevede di partire non gi\u00e0 dalla consapevolezza di non avere competenze adeguate, ma piuttosto dalla <em>incompetenza non-consapevole<\/em> \u2013 <em>unconscious incompetence<\/em> \u2013 (essere <em>inconsapevoli<\/em> di non avere le competenze richieste) per giungere alla prima tappa: la incompetenza consapevole\u00a0 &#8211; <em>conscious incompetence \u2013<\/em> (sapere di non sapere).\nPertanto la prima preoccupazione del formatore dovrebbe essere quella di aiutare le persone a diventare consapevoli dei propri bisogni. Solo questa consapevolezza (della mancanza e dei suoi risvolti negativi) permette di procedere verso la competenza consapevole<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.\n\n<strong>La tesi<\/strong> sostenuta \u00e8 che \u201cil lavoro dell&#8217;insegnante sia fortemente intriso di <em>teatralit\u00e0<\/em> &#8211; <em>spesso agita in modo del tutto inconsapevole <\/em><em>da parte dei docenti<\/em> &#8211; anche se dentro un quadro contraddistinto da una serie di condizionamenti e aspettative. Quadro nel quale, come ben sappiamo, e nel libro si richiama esplicitamente, ogni insegnante, \u201crecita la sua propria parte \u2013 un po\u2019 come fa un attore &#8211; in base ad un personale <em>copione<\/em><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><em>,<\/em> pi\u00f9 o meno elaborato e pi\u00f9 o meno efficace, rispetto agli obiettivi perseguiti\u201d.\nDove il termine <em>copione<\/em> traduce <em>il cosa e il come<\/em> viene rappresentato nella classe, ben assimilabile ad una scena definita \u2018educativa\u2019 per le sue specifiche caratteristiche<em>.\n<\/em>Il convincimento, esplicitato gi\u00e0 dalle pagine iniziali della prima delle due parti, redatta da Maviglia, \u00e8 che <em>l\u2019acquisizione di un<\/em> <em>copione pi\u00f9 evoluto raffinato e flessibile<\/em> passa necessariamente attraverso una specifica formazione; a partire dalle competenze proprie della comunicazione verbale e non verbale (tratto fondamentale del profilo docente). E ci\u00f2, nonostante gli studi e le ricerche che, almeno dagli anni \u201970 del secolo scorso si sono susseguite meritoriamente nel panorama internazionale e anche nazionale<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><em><strong>[3]<\/strong><\/em><\/a>.\n\n<!--more-->\n\nOpportunamente Maviglia richiama i contributi di prestigiosi studiosi e ricercatori delle teorie dell\u2019apprendimento (soprattutto dell\u2019<em>apprendimento<\/em> <em>situato<\/em> e <em>basato sulla pratica) <\/em>e ne riporta, con scelte efficaci, i passaggi pi\u00f9 significativi e illuminanti<strong><em>.\n<\/em><\/strong>Quanto al<strong> senso <\/strong>delle riflessioni e delle proposte riportate, esso viene fatto consistere essenzialmente nel rendere consapevole <em>l\u2019attore-insegnante<\/em> del ruolo che il comportamento verbale e quello non verbale assolvono nella scena educativa.\nE questo perch\u00e9, come afferma Simeone<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, in un passaggio riportato nel libro, \u201cLa comunicazione dei sentimenti e delle emozioni si avvale pi\u00f9 frequentemente di segnali non verbali e analogici che palesano in modo pi\u00f9 preciso gli aspetti affettivi e sociali dell&#8217;interazione\u201d.\n\nInterazione che resta \u2013 aggiungerei \u2013 la competenza tra le pi\u00f9 alte per sviluppare apprendimenti che sappiano caratterizzarsi anche sul versante della reciprocit\u00e0.\nPurtroppo per\u00f2, a differenza di quanto avviene nei contesti espressivi altri &#8211; del teatro soprattutto &#8211; si evidenzia che \u201cgli insegnanti sono stati e rimangono spesso ben lontani da una utilizzazione riflessa delle intonazioni dei gesti e della mimica\u201d.\n\nUn tema generale che attraversa tutto il libro &#8211; e per questo mi \u00e8 parso ovvio partire per queste considerazioni dai ragionamenti di Micael Schartz &#8211; \u00e8 certamente<strong> la formazione dell&#8217;attore-insegnante, <\/strong>opportunamente considerata necessaria, urgente e mirata.\n\nAl riguardo vale la pena riportare, dalle ultime pagine del libro, una frase suggestiva di Rivoltella<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><em><strong>[8]<\/strong><\/em><\/a> evidentemente assunta, sul tema, come direzione di lavoro e, insieme, traguardo: \u201cOccorre passare sempre pi\u00f9 da un insegnante seduto, solo testa, che comunica verbalmente a un insegnante attore-testa corpo-cuore che comunica con il gesto, con la mimica, con la voce, con il modo di disporsi nello spazio e di muoversi in esso. Occorre recuperare cio\u00e8 la dimensione attoriale dell&#8217;insegnamento, di appropriarsi di tecniche che non sono pi\u00f9 insegnate proprio perch\u00e9 l&#8217;idea della professione prevalente \u00e8 un&#8217;altra, quella di un <em>impiegato<\/em> e non di un \u2018capo comico\u2019 con la sua \u2018compagnia\u2019\u201d.\n\nLa considerazione della Bertocchi nelle pagine finali rende ancora pi\u00f9 interessante il discorso della formazione di tipo attoriale per gli insegnanti: \u201cConoscere e padroneggiare i vari strumenti espressivi e comunicativi non costituisce solo un potenziamento della propria professionalit\u00e0<em> ma \u00e8 un atto di rispetto nei confronti dei propri studenti che ogni giorno hanno diritto di fruire di una rappresentazione ragionevole e sensata e coinvolgente<\/em>\u201d. (corsivo mio).\n\nConsiderazione quest\u2019ultima che si accompagna alla segnalazione del <strong>Centro Teatrale Bresciano (CTB<\/strong>) che offre percorsi di formazione finalizzati a \u201c<em>rendere consapevole il docente del suo agire contestualizzato\u201d, sviluppando capacit\u00e0 di autoanalisi e autoregolazione e di riflessione sulla propria esperienza.<u>\n\n&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<\/u><\/em>\n\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Nella psicologia dell&#8217;apprendimento degli anni 70, <em>copione<\/em> indica \u2013 come ci ricorda Maviglia &#8211; l&#8217;insieme delle azioni che si compiono in un determinato contesto per raggiungere determinati scopi.\n\n<a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Tra gli altri, <strong>Argyle, Schon, De landsheer e Delchambre, Wenger e Lave, Perrenoud, Goffman, Watzlawick. Tra gli italiani, soprattutto Bonfiglio, Gallino, De Bartlomeis, Rivoltella, Margiotta, Pizzorno, Riva, Simeone.<\/strong>\n\n<a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Da <strong>D. Simeone<\/strong>, <em>La consulenza educativa<\/em>, Vita e pensiero, 2011. Cit. a p. 85.\n\n<a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Pag. 90\n\n<a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Trattata dal sociologo americano <strong>Erving Goffman<\/strong> nell\u2019opera La vita quotidiana come rappresentazione, citata a p.15.\n\n<a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Vengono soprattutto citati <strong>Argyle\u00a0 e Corsi<\/strong>, i cui testi di riferimento sono riportati, rispettivamente nelle note alle pp. 17 e 13\n\n<a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> A p. 122.]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2622\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2622\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 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