{"id":2856,"date":"2022-02-17T21:25:54","date_gmt":"2022-02-17T20:25:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=2856"},"modified":"2022-02-17T21:25:54","modified_gmt":"2022-02-17T20:25:54","slug":"il-paese-sbagliato-per-ricordare-mario-lodi-chiediamoci-che-scuola-vogliamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/02\/17\/il-paese-sbagliato-per-ricordare-mario-lodi-chiediamoci-che-scuola-vogliamo\/","title":{"rendered":"Il paese sbagliato, per ricordare Mario Lodi chiediamoci che scuola vogliamo"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/RIPRESA_SCUOLA.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1200\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/RIPRESA_SCUOLA-300x261.jpg\" alt=\"Stefanel\" width=\"300\" height=\"261\" \/><\/a>\n\n<strong>di Giovanni Fioravanti<\/strong>\n\nNon c\u2019era solo <strong>Mario Lodi<\/strong> nel paese sbagliato, ma anche <strong>Bruno Ciari<\/strong> maestro a Certaldo e <strong>Albino Bernardini<\/strong> maestro nella borgata romana di Pietralata.\n\nPoi c\u2019eravamo anche noi, giovani maestri vincitori di concorso a cavallo tra gli anni \u201960 e \u201970 del secolo scorso. Mandati a insegnare nelle classi di \u201crisulta\u201d, quelle \u201cdifficili\u201d con 35 alunni tutti ripetenti, adolescenti condannati alle elementari.\n\nIl primo giorno che arrivai a Comacchio, la sede che mi fu assegnata ai primi di dicembre del \u201969, mi trovai di fronte una madre venuta a protestare perch\u00e9 la supplente aveva tirato la cimosa contro un alunno il quale per tutta risposta aveva lanciato una seggiola alla volta dell\u2019insegnante, fortunatamente senza colpirla.\n\nIl giorno dopo per raggiungere la mia classe confinata nella sala mensa dell\u2019ECA (l\u2019allora Ente di Assistenza Comunale, sede del Patronato Scolastico), passai davanti ad un\u2019aula buia, pensando che fosse vuota, cos\u00ec avrei potuto trasferirmi l\u00ec con i miei alunni, accesi la luce e mi ritrovai di fronte a trenta alunni lasciati tutti in ginocchio, alla mia domanda cosa facessero in quella posizione la risposta fu che erano in punizione e che la loro maestra era dal direttore.\n\n<!--more-->\n\nNon \u00e8 che la scuola elementare ai Cappuccini di Comacchio fosse un\u2019 eccezione, era la normalit\u00e0 del massimo oscurantismo educativo che aveva trovato la sua espressione pedagogica nei programmi Ermini del 1955, con l\u2019insegnamento della religione cattolica a \u201cfondamento e coronamento\u201d di tutta l\u2019educazione impartita dalla scuola pubblica.\n\nVenivo dalle lezioni di <strong>Guido Petter<\/strong> sul Piaget, recuperato vent\u2019anni dopo che nel 1945 era fallito, per via dei problemi economici del nostro paese, il tentativo dello Washburne di mandare alcune maestre e maestri all\u2019universit\u00e0 di Ginevra per apprendere la lezione dello psicologo di Neuch\u00e2tel.\n\nQuesto era il paese sbagliato dove ho incominciato a insegnare, dove l\u2019insofferenza per cattedre, banchi, lavagne, per quelle giovani vite impacchettate nei grandi scatoloni delle nostre aule mi port\u00f2 a studiare, a ricercare fino a scoprire la pedagogia popolare di C\u00e9lestin Freinet, la cooperazione educativa, il Movimento di Cooperazione Educativa, maestri come Lodi, Ciari, Bernardini le cui esperienze erano da leggere e imitare, perch\u00e9 avrebbero cambiato \u201cil mestiere del maestro\u201d come scriver\u00e0 nel 1974 un altro compagno di strada: Fiorenzo Alfieri.\n\nSi trattava di contrapporre a una pedagogia reazionaria che sprigionava ancora miasmi di idealismo fascista, una pedagogia rispettosa della centralit\u00e0 e particolarit\u00e0 di ogni bambina e bambino, ragazza e ragazzo. Di applicare nella didattica quotidiana le tecniche didattiche di cui scriveva Bruno Ciari, le esperienze del giornalino \u201cInsieme\u201d di Mario Lodi, la sua biblioteca scolastica, con l\u2019abolizione dei voti, dei libri di testo, la scrittura dei testi liberi e la tipografia per stamparli, il calcolo vivente. La conoscenza di un\u2019infanzia \u201coperatoria\u201d come ce l\u2019aveva descritta il Piaget, lo strutturalismo pedagogico di Jerome Bruner, tutta una cultura di attrezzi pedagogici a cui la scuola italiana contrapponeva ignoranza e resistenza.\nEra anche una battaglia politica che facevamo contrapponendo ad una scuola autoritaria e antidemocratica i principi di una pedagogia socialista ispirata agli studi di Dina Bertoni Jovine, al Poema Pedagogico di Makarenko, a Giuseppe Lombardo Radice, alla Riforma della Scuola, pubblicata dagli Editori Riuniti.\n\nSe oggi la nostra scuola primaria pu\u00f2 essere presa a modello lo dobbiamo a loro: Mario Lodi, Bruno Ciari, Albino Bernardini, alle tante maestre e ai tanti maestri del Movimento di Cooperazione Educativa come Franco Lorenzoni, che hanno posto giorno dopo giorno uno sopra l\u2019altro i mattoni dell\u2019 innovazione didattica e attraverso essa della liberazione dell\u2019infanzia dall\u2019oppressione scolastica.\n\u00c8 una battaglia che non \u00e8 finita, che richiede una vigilanza quotidiana contro i tentativi di restaurazione.\nOra tutti corrono a celebrare la figura di Mario Lodi straordinario maestro e scrittore, ma se vogliamo parlare di Mario evitando le celebrazioni, parliamo della nostra scuola, da dove \u00e8 partita la strada tracciata dal maestro di Vho di Piadena, come ha attraversato le nostre classi, quali segni ha lasciato. Se nelle nostre aule, nel fare scuola di ogni giorno si riconosce la mano, il pensiero di quel maestro. Dove \u00e8 arrivato e dove ancora non \u00e8 arrivato, e perch\u00e9.\n\nDiversamente evitiamo di ricordare Mario Lodi con le parole, perch\u00e9 abbiamo bisogno che Mario Lodi sia presente ogni giorno, dal nord al sud, da est a ovest nelle aule dove crescono le nostre bimbe e i nostri bimbi. Abbiamo bisogno di aule che brulichino di vita, di fermento pedagogico, di innovazione, di creativit\u00e0, del fare e dell\u2019inventare. Non abbiamo bisogno di aule con banchi che contengono corpi con i loro grembiuli, di lavagne per dettare i compiti a casa, di sussidiari da studiare da pagina a pagina. Abbiamo bisogno di laboratori attivi, di maestre e maestri operosi, imbevuti di spirito innovativo, di intelligenza pedagogica, capaci di suscitare curiosit\u00e0, fantasia e sogni di bambine e bambini, di fargli scoprire il mondo non dalle finestre delle aule, neppure dalle finestre dei libri di testo o dagli schermi\u00a0 dei loro laptop, ma per le strade dei loro paesi e delle loro citt\u00e0, dialogando con pari dignit\u00e0 con gli adulti e il loro mondo.\n\nNella quarta di copertina della prima edizione, 1970, di \u201cIl Paese Sbagliato\u201d l\u2019editore Einaudi sintetizza l\u2019opera del maestro Lodi con queste parole: \u201cDistruggere la prigione, mettere al centro della scuola il bambino, liberarlo da ogni paura, dare motivazione e felicit\u00e0 al suo lavoro, creare intorno a lui una comunit\u00e0 di compagni che non gli siano antagonisti, dare importanza alla sua vita e ai sentimenti pi\u00f9 alti che dentro gli si sviluppano\u2026\u201d.\n\nQuattro anni dopo Einaudi pubblica \u201cInsieme\u201d il giornale di una quinta elementare del maestro Lodi. Nell\u2019introduzione scrive il maestro: \u201cA scuola, rifiutare il piccolo potere della cattedra e gli strumenti passivizzanti della scuola autoritaria \u00e8 gi\u00e0 vivere, o essere pronti a vivere, in modo alternativo e coerente; \u00e8 cambiare se stessi nel profondo e tradurre questo cambiamento nelle scelte quotidiane, in un processo di costruzione della persona che i \u201crivoluzionari della parola\u201d rifiutano perch\u00e9 costa. [\u2026] Non \u00e8 facile per un maestro rinunciare al ruolo di trasmettitore di un \u201csapere\u201d in scatola come quello condensato nei libri di testo e mettersi alla pari degli alunni per capirne i problemi e aiutarli a ragionare senza chiusure ideologiche, su quanto accade nel mondo.\u201d\n\nCinquant\u2019anni dopo quanto di tutto questo costituisce il patrimonio della cultura professionale di chi entra per lavorare nella scuola? Quanto \u00e8 praticato nelle scuole di ogni angolo del paese, da quelle dei piccoli a quelle dei grandi, dalla primaria all\u2019ultimo grado della secondaria?\n\nIl modo migliore per ricordare Mario Lodi, insegnante di bambine e bambini, \u00e8 interrogarsi onestamente e realisticamente, senza inventarci giustificazioni, alibi e argomentazioni, su che scuola siamo, dalla primaria alla secondaria superiore, su che scuola vogliamo diventare, se ne abbiamo maturato un\u2019idea, masticando di Lodi e Montessori, o ancora se siamo destinati ad arrabattarci in una scuola sbagliata di un paese sbagliato.]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2856\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2856\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar 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