{"id":3128,"date":"2022-05-28T23:42:18","date_gmt":"2022-05-28T21:42:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3128"},"modified":"2022-05-28T23:42:18","modified_gmt":"2022-05-28T21:42:18","slug":"la-rivoluzione-pedagogica-di-andrea-canevaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/05\/28\/la-rivoluzione-pedagogica-di-andrea-canevaro\/","title":{"rendered":"La rivoluzione pedagogica di Andrea Canevaro"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BAMBINI_BOSCO.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3129\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BAMBINI_BOSCO-198x300.jpg\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"300\" \/><\/a>di Maria Teresa Roda<\/strong>\n\nLa passione per gli alberi genealogici \u00e8 sempre stata di casa nel Movimento di Cooperazione educativa: Mai abbandonare le radici, rafforzare il tronco, lasciare che i rami si espandano. A volte usavamo anche l\u2019immagine rovesciata per rappresentare l\u2019albero a testa in gi\u00f9 come lo aveva ipotizzato Platone o come lo si era pensato nel Medio Evo, le radici che tendono al cielo.\nGli anni \u201950, per la scuola, per il pensiero pedagogico, per la crescita socio-economica hanno rappresentato il lento ma tenace lavoro delle radici.\nL\u2019energia e gli umori nutritizi venivano anzitutto dalla volont\u00e0 di voltar pagina. La guerra agita fatta di morti confuse seminate da nemici ed alleati, di distruzioni, era comunque finita.\nGiovanna Legatti, Giuseppe Tamagnini, Mario Lodi e quel pugno di maestri e maestre innovatori ed innnovatrici, per nulla al mondo avrebbero rinunciato alla domanda su come si poteva cambiare la scuola.\nLa strada delle tecniche divenne la via che pi\u00f9 tardi la Pedagogia Istituzionale avrebbe chiamato \u201cdei materiali mediatori\u201d e della mediazione pedagogica; proprio Andrea Canevaro, sapr\u00e0 come reimpostare paradigmi, concezioni ed assetti del corpo compatto della scuola introducendo i principi lella Pedagogia istituzionale (Vasquesz e Oury).\nGli anni \u201960 tolsero il velo al pionierismo, allargarono le sperimentazioni e lo svecchiamento, contribuirono a portare aria fresca dentro alle aule assieme a terrari, erbari, a volte animali ed arnesi disparati.<!--more-->\nLa tipografia fu davvero come la scoperta della stampa cinquecentesca. Sanc\u00ec la libert\u00e0 e la circolazione del pensiero, l\u2019apertura ad altre classi. L\u2019esclusione dei ceti pi\u00f9 deprivati che portava il segno della negazione di tutto quanto riguardasse la materialit\u00e0 della vita quotidiana, assumeva, risignificandosi, la connotazione di sapere e trovava spazio dentro alla sacralit\u00e0 dell\u2019aula .\nIl sapere delle stagioni, dei bachi e della loro metamorfosi, della statistica dei giorni piovosi o sereni era finalmente compreso e fatto convivere con il sapere dei libri . Tutto questo \u00e8 descritto con dovizia di particolari da Mario Lodi in <strong>\u201cC\u2019\u00e8 speranza se questo accade al Vho\u201d<\/strong>. Dice bene Mario; \u00e8 apparsa una fetta di luce che filtra proiettandosi sul pavimento, quando si socchiude la porta. Rodari osserva le luci e le ombre delle nuove pratiche, ne riconosce l\u2019enorme spinta simbolica, la possibilit\u00e0 che, passando per un tocco di surrealismo, si potesse leggere il reale scherzandoci su, ironizzando, rovesciando sensi e giocando con le parole, spingendo l\u2019azzardo fino ad una nuova concezione etica del vivere e dell\u2019organizzazione sociale. Facendo quello che Calvino fece, in modo pi\u00f9 amaro e disincantato, con i racconti sui Marcovaldi che si perdevano nella finzione dell\u2019abbondanza a portata di mano.\nLa scuola si sprovincializza, ci sono fermenti che la scuotono, che la attraversano, che la rinnovano, che mettono ferocemente in discussione il suo carattere selettivo ed autoreferenziale. Il testo collettivo delle nuove metodologie Freinet serve a don Milani che aveva accettato la lezione ed era entrato in questo corto circuito, per mettere a punto \u201cLettera ad una professoressa\u201d, una invettiva senza peli sulle responsabilit\u00e0 di un\u2019Istituzione che perde molti, troppi\/e, per strada.\nUn \u201cj\u2019accuse\u201d politico perfettamente intonato ai tempi e ad una coscienza nuova dei diritti fondamentali. La pedagogia traball\u00f2 come disciplina, l\u2019Istituzione scuola fece argine e contenne il fiume in piena.\nNacque la scuola media unica. Ma ragazzi e ragazze continuarono e continuano a perdersi nel bosco.\nLo ha capito bene Andrea Canevaro. Lo hanno capito molti insegnanti animati dal migliore degli spiriti innovatori ma avversati dalla sindrome del Don Chisciotte.\nLo hanno vissuto molte famiglie che avevano gioito per lo statuto dei lavoratori (1970) ma dovevano lasciare i loro figli in scuole speciali o ancora nascosti in casa perch\u00e9 la scuola non ha potuto accoglierli, in quanto diversi, fino al 1975, anno del primo esito\/pubblicazione del documento Falcucci e poi il 1977 con la 517 che sanc\u00ec la possibilit\u00e0 di frequenza scolastica a tutti gli alunni con disabilit\u00e0.\nUna conquista normativa enorme ma costellata di innumerevoli difficolt\u00e0. Fu una seconda rivoluzione copernicana ed Andrea Canevaro divenne per il mondo della scuola e per il Movimento di Cooperazione educativa uno dei punti di riferimento imprescindibili assieme alla sua facolt\u00e0, ai suoi collaboratori, al Ceis di Rimini, al lavoro di ricerca sull\u2019autismo e sulle infinite gamme di problemi che assommiamo dentro la parola \u201cdiversit\u00e0\u201d o handicap. Con l\u2019ingresso degli alunni ed alunne con (dis) abilit\u00e0, non era la normalit\u00e0 che imprimeva i ritmi alla diversit\u00e0 ma era la diversit\u00e0 che chiedeva che cambiasse la collaborazione tra alunni ed alunne, il modo di fare i gruppi di lavoro, di disporre i banchi, di sistemare l\u2019 aula, di distribuire i tempi. Fu necessario che gli strumenti venissero ridiscussi, moltiplicati, riadattati. Forse, in nome della prima rivoluzione delle tecniche, questa rivoluzione, controversa, \u00e8 passata pi\u00f9 in sordina, accompagnata da un dibattito spesso leguleio sul ruolo dell\u2019insegante di sostegno.\nL\u2019Istituzione ha continuato ad essere una casamatta, un baluardo che per riprodursi ha dovuto in parte conservare le sue regole totalizzanti e rigide e con queste le stanze a s\u00e9 per momenti di eccessivi e spesso prolungati esilii di alunni ed alunne in difficolt\u00e0 e\/o socialmente svantaggiati.\nDel resto ancor oggi la ricreazione suona alla stessa ora nelle 19 regioni italiane e la scansione oraria segna il ritmo del tempo a dispetto di tutti gli orologi solari che alunni ed alunne hanno studiato e progettato e a dispetto della naturalit\u00e0 dei ritmi biologici.\nAlla cosichiamata \u201cresilienza\u201d, termine a me molto inviso, la scuola ha sempre risposto con una parte di limite roccioso di irriformabilit\u00e0.\nQuesto limite, questa muraglia \u00e8 stata spesso oggetto di analisi e di studio tra noi ed Andrea tanto da spingere Andrea a riflessioni estreme sugli universi concentrazionari per capire come la memoria offesa dei campi di concentramento possa essa stessa divenire forza di resistenza, di re-esistenza.\nAndrea ha offerto al Movimento un aiuto costante.\nNel 1992, ero in Segreteria nazionale ed avevo l\u2019esonero da scuola. A dicembre avremmo celebrato il convegno nazionale di Siena che avrebbe dovuto segnare una svolta ed un rilancio del Movimento: \u201cDalla pedagogia popolare nasce un progetto educativo per una societ\u00e0 interculturale e multietnica\u201d.\nNon saprei ricontare le ore che spendemmo per fabbricare questo titolo. So che erano arrivati anche se non in forma massiccia, i primi alunni stranieri e ci stavamo preparando ad una crescita del fenomeno migratorio e ci eravamo seriamente posti il problema di come conciliare il concetto di \u201cpopolare\u201d con altre culture. L\u2019allora segretario Natale Scolaro (morto molto giovane), tuonava che ci saremmo giocati, in quel convegno tutto il nostro lustro pedagogico.\nA me venne affidata la relazione di apertura ma anche una parte del coordinamento dei relatori, cosa da far tremare le vene ed i polsi. Poi mi disse che l\u2019intero impianto andava mostrato ad Andrea che era nel Comitato scientifico assieme a Fiorenzo Alfieri, Paola Falteri ed altri.\nOttenemmo il patrocinio del Presidente del Senato, allora Spadolini. Mi pare fosse settembre del \u201992, Andrea ci dette un appuntamento a Bologna. Ero molto ansiosa, come andare ad un esame. Cercai di tranquillizzarmi pensando che avrei lasciato parlare Natale. In realt\u00e0 Andrea ci venne incontro con un sorriso cos\u00ec conciliante che mi sparirono tutte le paure, andammo a prendere qualcosa ad un bar e l\u00ec discutemmo un\u2019oretta,\nAndrea ci rassicur\u00f2 molto e si sarebbe incaricato, se non ricordo male, di fare alcune telefonate. Fu un incontro come pochi, anche gli ostacoli pi\u00f9 rilevanti sembrarono rimpicciolirsi. Nei mesi successivi misi insieme, limandolo mille volte lo scritto e battendolo in un mac 128k poco pi\u00f9 grande del formato cartolina. Andai da Luisa Tosi, una capostipite della scuola trevigiana, con mac a seguito e le chiesi se potesse andar bene quanto scritto, mi rispose laconica , come era Luisa: \u201cDignitoso\u201d. Perch\u00e9, non crediate, ma anche dentro il MCE gli esami non finivano mai !\nFu cos\u00ec che affrontai Siena con lo spirito aleggiante dei due angeli custodi (Andrea e Luisa) anche se nulla mi imped\u00ec dopo la relazione di sciogliermi in bagno in un buon pianto liberatorio. La figura di Andrea era stata tuttavia, una sorta di talismano a cui ricorrevo quando la difficolt\u00e0 mi pareva insormontabile, perch\u00e9 il carattere di Andrea era cos\u00ec, e per prima cosa ti chiedeva come stavi non dimenticando nulla dei racconti passati e di chi eri.\nIl pacioso parlare di Andrea non ci pu\u00f2 far ingannare sulla seconda rivoluzione dell\u2019innovazione pedagogica, quella che parte dalla diversit\u00e0.\nSe Tamagnini, Legatti, Nora Giacobini, Lodi, Rodari, Tonucci e molti altri, sono stati gli esploratori della prima ora , non possiamo disgiungere il secondo passo di cui Andrea Canevaro \u00e8 stato artefice seminando in Italia e nel mondo principi e riflessioni psicopedagogiche che hanno consentito di dire: <em>\u201cC\u2019\u00e8 speranza se questo \u00e8 successo in Italia nella scuola, nelle cooperative, ad opera di un uomo discreto instancabile e profondamente umano tanto da fare dell\u2019umanit\u00e0 la scienza dell\u2019inclusione \u201d<\/em>]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3128\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3128\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 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