{"id":3292,"date":"2022-09-12T13:14:12","date_gmt":"2022-09-12T11:14:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3292"},"modified":"2022-09-12T13:14:12","modified_gmt":"2022-09-12T11:14:12","slug":"la-scuola-che-in-tanti-sognano-ma-che-non-avremo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/09\/12\/la-scuola-che-in-tanti-sognano-ma-che-non-avremo\/","title":{"rendered":"La scuola che in tanti sognano, ma che non avremo"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/RIPRESA_SCUOLA.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1200\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/RIPRESA_SCUOLA-1024x892.jpg\" alt=\"Stefanel\" width=\"358\" height=\"312\" \/><\/a>di Mario Maviglia<\/strong>\n\nQuesta campagna elettorale sta facendo sognare tutti gli operatori scolastici: tra aumenti salariali (fino ad arrivare all\u2019equiparazione con la media degli stipendi dei docenti UE), il tempo pieno su tutto il territorio nazionale ed altre importanti promesse, c\u2019\u00e8 motivo di essere ottimisti rispetto al futuro della scuola italiana.\n\nNon vogliamo offuscare questa immagine idilliaca della scuola che verr\u00e0; segnaliamo per\u00f2 che ci sono anche altri problemi che oggi sono sul tappeto e che meriterebbero di essere affrontati. Ne citiamo solo alcuni, ma l\u2019elenco potrebbe essere molto pi\u00f9 lungo.\n\nOrmai \u00e8 invalso l\u2019uso di considerare l\u2019istituzione scolastica come una comunit\u00e0 che interagisce con la pi\u00f9 vasta comunit\u00e0 esterna. L\u2019ultimo CCNL Scuola ha introdotto, a questo proposito, l\u2019espressione di \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d (art. 24). Visione suggestiva e intrigante. Ma perch\u00e9 la scuola possa riconoscersi come \u201ccomunit\u00e0\u201d occorre che vi siano i presupposti, come dire?, materiali perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga. In una comunit\u00e0, ad esempio, ci si aspetta che i componenti si conoscano tra loro in modo non superficiale, ci si attende che possano interagire al loro interno e condividere idee e progetti; insomma ci si aspetta che vi sia una rete relazionale e comunicativa viva e continua sia in senso orizzontale (tra colleghi) che in senso verticale (con la dirigenza e viceversa). A fronte di ci\u00f2, vi sono istituti scolastici che contano pi\u00f9 di 2000 studenti ed oltre 200 addetti tra docenti e personale ATA.\n\n<!--more-->\n\n\u00c8 ragionevole pensare che queste strutture si configurino pi\u00f9 come dei <em>monstre<\/em> organizzativi che come comunit\u00e0. Difficile immaginare, ad esempio, che un dirigente scolastico, in questi contesti, conosca in modo adeguato tutti i docenti dell\u2019istituto, per non parlare degli studenti. Purtroppo le norme attuali fissano solo i numeri minimi per far funzionare un\u2019autonomia scolastica (non meno di 600 alunni ordinariamente e non meno di 400 nelle zone di montagna o piccole isole); non viene fissato un numero massimo. Pensare di fondare \u201ccomunit\u00e0 educanti\u201d con numeri cos\u00ec alti \u00e8 pura utopia in quanto viene a mancare l\u2019elemento caratterizzante una comunit\u00e0, ossia quello relazionale-comunicativo; al pi\u00f9 si pu\u00f2 fondare una comunit\u00e0 organizzativa con una chiara definizione dei ruoli e dei poteri dei diversi soggetti coinvolti. La soglia che la legge fissa come livello minimo dovrebbe costituire invece il livello normale di un\u2019istituzione scolastica. I grandi istituti scolastici rispondono ad esigenze di risparmio economico e, tutto sommato, perseguono modelli aziendalistici (ricordano le grandi fabbriche), ma i processi educativi, per essere curati e sviluppati adeguatamente, dovrebbero ispirarsi a modelli umanistici, ossia favorire l\u2019incontro tra le persone e tra queste e la cultura, in tutte le sue poliedriche forme.\n\nLa scuola, com\u2019\u00e8 noto, ha il compito di curare i processi di apprendimento e socializzazione delle giovani generazioni in modo che questi possano inserirsi attivamente nella societ\u00e0 e realizzare, per quanto possibile, i loro desideri. Tutto ci\u00f2 che ruota intorno alla scuola (competenze professionali, aspetti organizzativi, dispositivi amministrativi, risorse strumentali ecc.) dovrebbe essere subordinato o collegato a questo compito prioritario (alla <em>mission<\/em> della scuola, come spesso viene detto). Se per\u00f2 si analizza come la scuola \u00e8 andata strutturandosi nel corso di questi ultimi due decenni si pu\u00f2 facilmente verificare che questo principio \u00e8 stato fortemente contraddetto nei fatti. Prendiamo l\u2019aspetto burocratico. Ogni organizzazione non pu\u00f2 fare a meno di documentare, attestare, certificare ecc. la propria attivit\u00e0, per vari e molteplici motivi; ma quando la produzione di atti raggiunge livelli assimilabili alla categoria della superfetazione, allora rischia di essere messa in discussione la stessa <em>mission<\/em> dell\u2019organizzazione stessa, nel senso che ci\u00f2 che doveva essere visto come un mezzo diventa un fine. \u00c8 quello che \u00e8 successo alla scuola e che continua a succedere: un profluvio di norme, circolari, direttive, note, decreti, istruzioni e quant\u2019altro, che soffoca l\u2019attivit\u00e0 di docenti e dirigenti. Non \u00e8 esagerato dire che oggi il docente italiano rischia di essere pi\u00f9 paragonabile ad uno scribacchino che a un intellettuale. Non vi \u00e8 aspetto della funzione docente (e dirigente) che non sia fortemente interessata a produzioni scritte (schede, resoconti, rapporti, verbali, verifiche, progetti, linee operative ecc.), per non parlare dell\u2019insieme di incontri, riunioni, colloqui ecc. che fanno da corollario a tutto ci\u00f2. Questa sovrapproduzione burocratica \u00e8 costantemente sostenuta dallo stesso Ministero (e dalle sue diramazioni periferiche) attraverso una molteplicit\u00e0 di atti (circolari, note, monitoraggi, direttive, ordinanze e altro ancora) che si riversano sulle istituzioni scolastiche il pi\u00f9 delle volte senza che vi sia un ritorno degli esiti di quanto richiesto. Questo processo crea inevitabilmente sovrapposizione di norme, spesso in contraddizione tra loro, ponendo i soggetti terminali in situazioni disagevoli di interpretazione ed esegesi delle norme stesse. Forse bisognerebbe riorganizzare in modo sistematico le norme gi\u00e0 esistenti (operazione gi\u00e0 prevista, per la verit\u00e0, dalla legge 107\/2015, ma finora mai portata a termine) e quindi imporre un limite massimo di atti da produrre nel corso di un anno scolastico. Se le norme nazionali sono chiare e ben sistematizzate, gli interventi amministrativi del Ministero non dovrebbero superare la decina nel corso dell\u2019anno scolastico; ci penseranno le scuole autonome ad organizzare l\u2019attivit\u00e0 scolastica sulla base delle norme esistenti. Questo presuppone che il \u201csuperiore Ministero\u201d abbandoni definitivamente ogni velleit\u00e0 centralistica e si ponga al servizio dell\u2019autonomia delle scuole.\n\nC\u2019\u00e8 per\u00f2 da sperare che questo passo indietro del Ministero rispetto alla sovrapproduzione burocratica non venga compensato da analoga sovrapproduzione delle scuole autonome. Talvolta, infatti, sono i dirigenti scolastici a soffrire di comportamenti compulsivi sul piano della produzione di \u201ccarte\u201d, attraverso una intensa generazione di norme regolamentari locali, oppure richiedendo ai docenti la produzione\/compilazione di una molteplicit\u00e0 di documenti. Una scuola di dimensioni pi\u00f9 ridotte probabilmente necessiterebbe di una minore produzione di \u201ccarte e scartoffie\u201d. Quello che si vuole sottolineare con decisione \u00e8 che l\u2019insegnamento dovrebbe essere fortemente sburocratizzato e gli insegnanti non dovrebbero essere oggetto di inutile e snervanti molestie burocratiche; le energie magistrali vanno impiegate prima di tutto e innanzi tutto nella cura dei processi di apprendimento e non nel soddisfare le brame burocratiche dell\u2019ingordo moloch amministrativo, invero mai completamente sazio. Le preoccupazioni dei docenti dovrebbero essere altre: come strutturare la classe in una comunit\u00e0 di apprendimento? Quali strategie mettere in atto nei confronti degli studenti che non apprendono? Come suscitare la motivazione? Quale mediazione didattica appare pi\u00f9 indicata per quella specifica classe frequentata da quei particolari alunni? Quali approcci valutativi adottare in termini formativi? Come suscitare e tenere vivo l\u2019interesse degli alunni? Come utilizzare in modo proficuo le tecnologie informatiche nella didattica? Quali approcci sono pi\u00f9 efficaci nella gestione della classe o dei gruppi? Come garantire continuit\u00e0 e coerenza tra i diversi interventi dei vari docenti che si alternano in una medesima classe? Come interagire con la realt\u00e0 esterna senza snaturare la specificit\u00e0 educativa della scuola? Su queste domande prioritariamente, e su altre del medesimo tenore, si dovrebbe indirizzare l\u2019attenzione dei docenti in quanto facilitatori dei processi di apprendimento. Eppure l\u2019impressione che si ricava \u00e8 che questi problemi siano stati espunti dal dibattito sulla scuola, tutto centrato su ci\u00f2 che avviene <em>al di fuori<\/em> dell\u2019aula, come se la professione docente si svolgesse in un altrove contrassegnato dall\u2019assenza della didattica e della pedagogia.\n\nQuesto problema appare strettamente intrecciato al cosa insegnare, ossia a ci\u00f2 che \u00e8 importante che oggi apprendano gli studenti e soprattutto alle forme di \u201ctrasmissione\u201d del sapere. Sul primo punto sembra ormai persa la battaglia condotta per tanti anni e che mirava a snellire ed essenzializzare i curricula delle scuole di ogni ordine e grado. In realt\u00e0 nel tempo i curricula si sono viepi\u00f9 ampliati configurandosi di fatto come degli \u201cspezzatini cognitivi\u201d con scarse relazioni tra di loro. Questo processo di secondarizzazione, caratterizzato da nette paratie tra le discipline, ha nel tempo coinvolto anche i gradi iniziali dell\u2019istruzione, talch\u00e9 oggi non vi \u00e8 una sostanziale differenza tra l\u2019offerta didattica del primo e del secondo ciclo, a parte, evidentemente, i livelli di approfondimento. Parlare di semplificazione del curricolo, attraverso operazioni di apparentamento tra discipline affini o periferiche, oggi appare quasi improponibile anche perch\u00e9 andrebbe a scardinare il meccanismo perverso delle classi di concorso iperspecialistiche. In questa frammentazione sono stati sacrificati, almeno nel primo ciclo, anche i cosiddetti saperi di base, (lingua e matematica, in primo luogo), immolati sull\u2019altare dell\u2019uguaglianza delle discipline, con inevitabili ripercussioni sulle possibilit\u00e0 di padroneggiare tutte le discipline, atteso che una inadeguata alfabetizzazione linguistica pregiudica l\u2019acquisizione delle altre.\n\nAncor pi\u00f9 complesso \u00e8 il problema della mediazione didattica, ossia di come far arrivare il messaggio agli allievi, e dunque la questione delle strategie e della strumentazione (didattica) che vengono utilizzate. Anche in questo caso sembra che si faccia ancora molta fatica ad uscire dai canoni tradizionali caratterizzati da una comunicazione unidirezionale. In fondo, diciamocelo chiaro, in molte scuole la lezione la fa ancora da padrona. Decenni di insistenza sulla centralit\u00e0 dello studente e sulla cura della personalizzazione si infrangono davanti al totem della sempiterna lezione. Non che questa vada criminalizzata, ma bisognerebbe almeno trovare degli adeguati contrappesi per rendere effettivamente attivo il ruolo dello studente. E oggi esistono delle strategie didattiche che permettono di operare in questa prospettiva. Il lavoro di gruppo o quello cooperativo, ad esempio, appartengono a questa categoria, anche se ancora sono molto poco presenti nel nostro sistema scolastico e in alcuni istituti del tutto ignoti. La didattica laboratoriale, che coniuga l\u2019approfondimento teorico con gli aspetti operativi di una disciplina, \u00e8 un\u2019altra strategia molto citata ma poco praticata. La responsabilizzazione dello studente con la mobilitazione delle sue capacit\u00e0 elaborative ed operative appare ancora molto poco diffusa nella pratica didattica. Di fatto gli studenti sono quasi sempre <em>destinatari<\/em> pressoch\u00e9 passivi degli interventi didattici degli insegnanti; sono poche le occasioni in cui possono mettere a frutto, attraverso progetti individuali o di coppia o di gruppo, quanto acquisito in classe. Non che manchino esperienze ispirate a questi principi educativo-didattici, ma nel complesso la didattica appare ancora ingessata, centrata prevalentemente sulla parola dell\u2019insegnante e fortemente disallineata rispetto alle forme contemporanee di conoscenza dei giovani di oggi, immersi in un universo tecnologico dove l\u2019utilizzo dei mezzi informatici ha sostituito le forme tradizionali dell\u2019acquisizione dei dati e delle modalit\u00e0 di comunicazione.\n\nQuanto \u00e8 stato detto fin qui stenta ad entrare nel dibattito pubblico sulla scuola, ma se non si tengono conto di questi problemi le varie proposte di riforma rischiano di rimanere lettera morta in quanto non riescono ad incidere sulle concrete prassi didattiche. Se non vi \u00e8 un cambio di paradigma nel modo di fare scuola ogni progetto di riforma \u00e8 destinato ad arenarsi. Gli stessi interventi che mirano a contrastare le cosiddette \u201cpovert\u00e0 educative\u201d spesso dimenticano di considerare che pu\u00f2 essere la stessa scuola ad alimentare ed aggravare queste povert\u00e0 laddove perpetua forme vetuste di didattica che non riescono a motivare e coinvolgere nei processi di apprendimento la popolazione studentesca pi\u00f9 fragile.\n\nTutto ci\u00f2 ci porta a fare un\u2019ultima considerazione riguardante il ruolo fondamentale svolto dai docenti nel rinnovamento della didattica e quindi della scuola. Ogni proposta di riforma della scuola non pu\u00f2 aspirare ad alcun possibile successo se non trova una classe magistrale in grado di accettare e interpretare le sfide innovative. Lavorare sulle competenze professionali degli insegnanti appare quindi un obiettivo prioritario se non si vogliono perdere importanti opportunit\u00e0 di sviluppo e rinnovamento della scuola. Gli stessi sostanziosi finanziamenti messi in campo dal PNRR rischiano di lasciare inalterato il livello di qualit\u00e0 della scuola se non si interviene sulla formazione dei docenti. Avere insegnanti ben preparati e in grado di modulare gli interventi didattici a seconda delle realt\u00e0 delle classi, vuol dire investire sulla loro formazione e sui meccanismi di selezione e individuazione di professionisti idonei. Su questo aspetto in Italia si registra una grande fatica a trovare una soluzione adeguata; di fatto ci si accontenta di tenere in piedi un esercito di professionisti malpagato, senza alcun incentivo a migliorare la propria professionalit\u00e0, con pochissimi controlli sulla qualit\u00e0 del servizio prestato e con una preparazione iniziale alquanto indefinita. Con questi presupposti c\u2019\u00e8 poco da essere ottimisti.\n\n&nbsp;\n\n&nbsp;]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3292\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3292\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[]]>\t\t <a href=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/09\/12\/la-scuola-che-in-tanti-sognano-ma-che-non-avremo\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3292\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3292\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_crdt_document":"","footnotes":""},"categories":[23,30],"tags":[107],"class_list":["post-3292","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-autonomia","category-notizie","tag-maviglia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3292","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3292"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3292\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3292"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3292"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3292"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}