{"id":3297,"date":"2022-09-15T23:03:14","date_gmt":"2022-09-15T21:03:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3297"},"modified":"2022-09-15T23:03:14","modified_gmt":"2022-09-15T21:03:14","slug":"le-sfide-per-una-scuola-senza-scarti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/09\/15\/le-sfide-per-una-scuola-senza-scarti-umani\/","title":{"rendered":"Le sfide per una scuola senza scarti umani"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/bimbi_4a.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1912\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/bimbi_4a-1024x677.jpg\" alt=\"\" width=\"333\" height=\"220\" \/><\/a>di Raimondo Giunta<\/strong>\n\n\u201cLa divisione politica si situa tra coloro che affidano alla scuola il compito di trasmettere una somma di saperi tecnici tali da garantire al termine l\u2019impiegabilit\u00e0 del soggetto e coloro per i quali la scuola ha una vocazione culturale che supera la somma delle competenze tecniche che essa permette di acquisire\u201d (Philippe Meirieu)\n<strong>\nLA LIBERTA\u2019 DELL\u2019INSEGNANTE\n<\/strong>\nCi\u00f2 che dovrebbe fare l\u2019insegnante a scuola in gran parte \u00e8 stabilito dall\u2019amministrazione dello Stato attraverso i suoi ordinamenti; in gran parte, perch\u00e9 in democrazia qualche voce in capitolo dovrebbero averla genitori e alunni.\nIn una parola non \u00e8 lasciato al suo arbitrio ci\u00f2 che va fatto,\nL \u2018incidenza delle leggi e delle direttive ministeriali, per\u00f2, se pu\u00f2 svilupparsi sui contenuti del curriculum, non pu\u00f2 e non dovrebbe pesare sull\u2019organizzazione dell\u2019attivit\u00e0 didattica, che appartiene alla responsabilit\u00e0 professionale dell\u2019insegnante,\nL\u2019amministrazione, nell\u2019esercizio dei suoi poteri deve rispettare i principi e i valori sanciti nelle norme costituzionali, che dell\u2019insegnante tutelano la libert\u00e0 e la dignit\u00e0,\nSe non vuole ridursi ad un semplice operatore tecnico a cui ogni giorno vengono date le istruzioni per lavorare, l\u2019insegnante deve farsi una propria idea di societ\u00e0, di scuola e d\u2019insegnamento, coltivarla e confrontarla con le pratiche che gli vengono richieste,\nSolo su questo solido fondamento \u00e8 possibile difendere il proprio diritto alla libert\u00e0 di insegnamento,\nL\u2019 insegnante deve sapere che la sua libert\u00e0 a scuola \u00e8 al riparo dalle ingiunzioni e dai tentativi che la vogliono limitare, se \u00e8 vasta e indiscutibile la sua cultura e se la sua attivit\u00e0 didattica \u00e8 improntata ad una irreprensibile correttezza professionale e al rispetto dell\u2019autonomia e della dignit\u00e0 dell\u2019alunno,\n\n<!--more-->\nLa societ\u00e0 farebbe a meno degli insegnanti liberi, ma alla crescita dei giovani sono utili solo quelli intellettualmente autonomi, \u201dNell\u2019educazione l\u2019autonomia \u00e8 essenzialmente autonomia di decisione; \u00e8 libert\u00e0 di interpretazione; \u00e8 capacit\u00e0 di pensare lontano; \u00e8 prefigurazione di scenari che per quanto sbagliati possano essere ,lo saranno sempre di meno di quelli sollecitati da un senso comune incapace di progettualit\u00e0 educativa e subalterno a modelli di interpretazione del reale che rispondono a tutt\u2019altre logiche\u201d (B, Vertecchi)\nIl lavoro dell\u2019insegnante, oggi, non gode il prestigio sociale di un tempo ed \u00e8 fatto oggetto spesso di critiche immotivate da parte dei media, delle famiglie e della propria amministrazione e tutto questo nonostante siano cresciuti la complessit\u00e0 dei suoi compiti e il carico degli adempimenti, Sembra a volte che deliberatamente non si voglia riconoscerne la peculiarit\u00e0, il significato e il valore civico indispensabile per la societ\u00e0, Si trascura il fatto che l\u2019insegnamento solo con la collaborazione e col sostegno dei partner sociali e istituzionali pu\u00f2 dare frutti, perch\u00e9 grandi e difficili sono le sfide che deve affrontare e superare,\n\n<strong>LE SFIDE DELLA SCUOLA\n<\/strong>\nIl lavoro dell\u2019insegnante \u00e8 sfidato, messo a dura prova, perch\u00e9 deve svolgersi in ambienti di apprendimento che non hanno pi\u00f9 i confini dello spazio-aula, perch\u00e9 deve rivolgersi ad una popolazione scolastica sempre pi\u00f9 multietnica e multiculturale, e tenere presente la differenziazione dei bisogni educativi (famiglie disperse, migrazioni etc, ) di una societ\u00e0 in cui con l\u2019ampliamento del diritto all\u2019istruzione e alla formazione di fatto si \u00e8 alzato il livello delle sue ambizioni sociali ,\nSu questo fronte un insegnante democratico e aperto, anche se dovesse essere isolato, anche se non viene apprezzato per quello che fa e vale, deve impegnarsi senza cedimenti e compromessi, perch\u00e9 una cos\u00ec grande conquista di civilt\u00e0 non venga vanificata.\nIn una scuola che pretende di definirsi come comunit\u00e0 educativa nessuno pu\u00f2 essere condannato all\u2019insuccesso e all\u2019esclusione,\nNella trasmissione dei saperi e della cultura n\u00e9 la scuola n\u00e9 gli insegnanti possono darsi come obiettivo l\u2019abbandono di una parte degli alunni. La scuola e gli insegnanti non possono dimenticare che il loro ruolo non pu\u00f2 non essere legato ad un progetto di liberazione umana e intellettuale, allo sviluppo dell\u2019umanit\u00e0 di ogni alunno,\nLe sfide che si devono affrontare quotidianamente a scuola si riassumono in quella dell\u2019educabilit\u00e0 di ogni alunno e quindi nel suo diritto\/dovere ad apprendere. L\u2019educabilit\u00e0 di ogni alunno \u00e8 un criterio di orientamento a cui ogni docente dovrebbe ispirarsi per difendere il suo insegnamento dalle ingiunzioni del sistema , che nonostante i suoi alti proclami pretende solo risultati, molti dei quali indifferenti alla crescita degli alunni che gli vengono affidati, \u201dE\u2019 evidente che nell\u2019ambito di concezioni utilitarie l\u2019educazione perde la sua autonomia\u201d(B. Vertecchi).\nPiegarsi alla sudditanza di certe prescrizioni dal netto sapore economicistico \u00e8 un tradimento della funzione educativa.\nLa cultura del risultato cui soggiace quella della valutazione, soprattutto quando si molestano le scuole con asfissianti e ripetute richieste di reperimento di dati, ha impoverito la vita delle scuole e rende difficile una buona educazione dei giovani,\n\n<strong>UNA SCUOLA SENZA SCARTI UMANI\n<\/strong>\nSi promuove e si esalta la centralit\u00e0 degli alunni nel processo educativo, senza fare cenno alle difficolt\u00e0 che si incontrano in un sistema in cui di fatto, soprattutto con l\u2019accettazione dogmatica dell\u2019\u2019approccio per competenze, al centro sono state messe le esigenze dell\u2019apparato economico.\nNon \u00e8 senza costi lavorare per la crescita degli alunni e questo tra le tante cose significa togliere gli ostacoli al loro apprendimento, apprezzare i loro progressi nel profitto, non colpevolizzare i loro errori, ascoltarli, ma anche metterli alla prova.\nPer mettere al centro dei processi formativi gli alunni bisogna battersi contro l\u2019idolatria del risultato immediato; occorre togliere all\u2019insegnamento certe scorie professionistiche che a volte rendono gli insegnanti insensibili alle richieste di confidenza, di aiuto e anche di affetto, perch\u00e9 l\u2019insegnante educa con il comportamento, non solo con le parole della sua disciplina.\nA quanti queste indicazioni fanno storcere la bocca si deve ricordare che la gestione delle relazioni umane \u00e8 cruciale per assicurare un buon clima interno alla classe e che solo su questo solido fondamento possono innestarsi con successo anche le pratiche didattiche che presentano un certo grado di difficolt\u00e0.\nL\u2019educazione dei giovani \u00e8 una questione di incontri positivi: \u201dquello del preside con gli insegnanti, quello degli insegnanti con gli alunni, quello degli alunni con la cultura (Claude Lessard).\nNon \u00e8 un processo direttivo di produzione dal sicuro effetto, dipendente soltanto da rapporto mezzi\/fini.\nL\u2019insegnamento \u00e8 un incontro dove non \u00e8 detto quello che PU\u00d2 SUCCEDERE, Ragion per cui a scuola l\u2019insegnante, che si sente responsabile di parte del futuro dei suoi alunni, deve farsi testimone di un\u2019etica della sollecitudine e della necessit\u00e0 del dialogo e opporsi a qualsiasi suggestione che conduca al lavoro di scarto dei prodotti ritenuti difettosi.\nL\u2019insegnante di qualit\u00e0 vuol vedere andare avanti tutta la classe e non ama predicare nel deserto,\nIl primo compito dell\u2019insegnante \u00e8 quello di rendere intellegibile il sapere che deve trasmettere e farlo amare.\nPer raggiungere questo risultato deve trovare gli accorgimenti organizzativi e metodologici per diradare l\u2019indifferenza degli alunni che pu\u00f2 crearsi intorno ad esso e uno dei pi\u00f9 sicuri \u00e8 quello di dare visibile prova della sua passione per ci\u00f2 che insegna. Questo \u00e8 il primo compito, perch\u00e9 la scuola non ha senso, se viene privata o impoverita della funzione imprescindibile della trasmissione del patrimonio di cultura, di tradizioni, di valori, di saperi e di tecniche alle nuove generazioni, se viene occultata o sminuita la sua funzione conoscitiva.\nLa storia non ricomincia ogni volta da zero; continua e continua per l\u2019azione di conservazione e di trasmissione svolta dalla scuola attraverso i suoi insegnanti,\n\n<strong>UNA SCUOLA COME ISTITUZIONE COLLETTIVA\n<\/strong>\nAd una scuola che non vuole creare scarti si propone come strategia adeguata la personalizzazione e\/o l\u2019individualizzazione dei percorsi; una scuola su misura si sarebbe detto in altri tempi. Ci sono tante e reali difficolt\u00e0 per mettere in atto un modello simile e solo la modularizzazione del curriculum potrebbe essere una soluzione adeguata.\nDi fatto se questo dovesse essere il solo rimedio per evitare di creare scarti, la scuola diventerebbe il luogo della giustapposizione di trattamenti individuali e non avrebbe pi\u00f9 alcun carattere di istituzione collettiva, centrata sul bene comune; non sarebbe pi\u00f9 capace, nell\u2019et\u00e0 che hanno gli alunni che la frequentano, di educarli alla convivenza stabile con un proprio gruppo di riferimento. La scuola diventerebbe una struttura pubblica nelle modalit\u00e0 e nelle pratiche simile ad una casa di cura pi\u00f9 che ad un luogo di istruzione e formazione, dove si impara a crescere insieme.\nCredo che sfugga a tanti come in questo modo la scuola diventerebbe omologa ad una societ\u00e0 che non vuole legami comunitari; ad una societ\u00e0 che non vuole essere societ\u00e0.\nCon questo modello educativo, tra l\u2019altro, si rende difficile all\u2019insegnante il compito di mobilitare gli alunni su interessi che non siano quelli che gi\u00e0 ha e alla fine la scuola si darebbe come vero ed unico obiettivo solo quello di fare riuscire l\u2019alunno in qualche modo, non quello di aiutarlo a crescere, a comprendere e a migliorarsi.\nL\u2019alunno sarebbe confermato, bloccato nella propria strategia di apprendimento e l\u2019insegnamento non libererebbe le sue energie, perch\u00e9 si ridurrebbe ad una strategia di adattamento.\nL\u2019alunno non uscirebbe mai dai suoi limiti. Non andrebbe mai oltre se stesso. I giovani non hanno bisogno di essere diversificati per curriculum, ma di essere accettati e compresi nella propria diversa identit\u00e0, nella propria storia personale, nella propria provenienza sociale, religiosa ed etnica.\nHanno bisogno di una pedagogia dell\u2019aiuto reciproco, della cooperazione. Hanno bisogno di essere migliori di se stessi, non migliori degli altri. La verit\u00e0 \u00e8 che c\u2019\u00e8 la classe e c\u2019\u00e8 l\u2019insegnante e non l\u2019insegnante e ogni singolo alunno. L\u2019insegnante deve potere parlare ad ognuno dei suoi alunni, pur indirizzandosi a tutti.\nE\u2019 difficile, non impossibile.\n\n<strong>CONTRO L\u2019AZIENDALISMO\n<\/strong>\nL\u2019insieme dei ragionamenti fin qui svolti delineano una linea di opposizione al modello della scuola efficace che, oltre ad essere la cornice istituzionale in cui gli insegnanti devono lavorare e alla quale non dovrebbero sottrarsi, \u00e8 anche la proposta che pi\u00f9 facilmente passa nella pubblica opinione, perch\u00e8 ne intercetta il senso comune e le aspirazioni. Non si \u00e8 cercato, n\u00e9 voluto elaborare un succinto pro-memoria di sollecitazioni tecnico-metodologiche; si \u00e8 inteso proporre un appello alla dimensione etico-pedagogica del lavoro dell\u2019insegnante.\nNell\u2019insegnamento c\u2019\u00e8 una vocazione intrinseca all\u2019umanit\u00e0 che non si pu\u00f2 trascurare, n\u00e9 scambiare come un semplice ed eventuale aspetto della professionalit\u00e0 docente. E tutto questo senza prescindere dalle contraddizioni che abitano il lavoro dell\u2019insegnante e dalle sue estese condizioni reali di disagio e di precariet\u00e0 professionale.\nCon quello che si \u00e8 detto si tende, con i mezzi a disposizione, a dare risalto e dignit\u00e0 civica e valore alle scelte che lo potrebbero sottrarre all\u2019umiliazione quotidiana, con la quale si vuole farne un esecutore servizievole di un\u2019organizzazione che nell\u2019iper-attivismo nasconde la perdita di senso dell\u2019insegnamento.\nSi prova a farlo scendere dalla gioiosa macchina delle educazioni per cercare il senso autentico dell\u2019educazione.\nNon si \u00e8 proposto, per\u00f2, un invito alla solitudine, a disdegnare le giuste alleanze tra i colleghi, senza le quali sarebbe difficile fare della scuola il vero luogo dell\u2019autonomia: quella intellettuale e morale.\nSi \u00e8 voluto scrivere una sollecitazione a ritrovare la capacit\u00e0 di decidere, espropriata da quanti sono interessati a rendere la scuola funzionale soprattutto al sistema produttivo.\nLa scuola come azienda non ha senso; ce l\u2019ha solo come comunit\u00e0 educante, in cui non si dovrebbero spendere molte parole per mettere in risalto i valori della responsabilit\u00e0, della collaborazione e del dialogo e in cui non se ne dovrebbero usare per invitare gli insegnanti a non partecipare alle misere corse per premi messi in palio per spingerli alla competizione tra loro. Arrivismo e carrierismo dovrebbero esserne banditi.\nSolo insegnanti liberi e generosi possono formare giovani liberi e generosi, dotati di tutti gli strumenti per essere cittadini in grado di partecipare alle scelte della propria comunit\u00e0 e di assumere le responsabilit\u00e0 nel mondo del lavoro per le quali sono stati formati. I compiti della scuola non possono essere riassunti in quello di produzione di capitale umano per la competizione tra sistemi economici.\nBisognerebbe, pertanto, guardare con sospetto ai prestiti culturali della cultura aziendale, resistere alle suggestioni consumistiche che si nascondono dietro il luccichio delle nuove tecnologie e non leggere i dati delle comparazioni internazionali come pagine della nuova buona novella pedagogica.\nDice B. Vertecchi: \u201dSiamo di fronte a una contrapposizione drammatica fra concezioni educative centrate sui tempi brevi e concezioni che guardano ai tempi lunghi\u201d; la scuola che si cura di tutti e che a tutti ha qualcosa da dire \u00e8 una scuola che non deve avere fretta e alla quale non si dovrebbe fare fretta. In questo scenario l\u2019insegnante di fatto \u00e8 costretto a scegliere la propria parte e quella che si suggerisce di prendere \u00e8 impegnativa e veramente difficile, perch\u00e8 con molta probabilit\u00e0 lo metter\u00e0 in contrasto con la propria amministrazione e con le stesse famiglie degli alunni.\nA questo proposito va detto con chiarezza che se gli insegnanti non vengono tutelati, se le loro scelte impegnative non hanno alcun sostegno sociale, politico e sindacale, non essendo nessuno obbligato all\u2019eroismo, ma solo alla responsabilit\u00e0 personale, molti come purtroppo avviene svolgeranno il proprio difficile lavoro con l\u2019intendimento di non avere fastidi.\nMa cos\u00ec l\u2019insegnante perder\u00e0 l\u2019anima e la scuola la sua funzione educativa.\nSe la scuola di fronte ai cambiamenti della societ\u00e0 \u00e8 tenuta a rinnovarsi e a ridefinire le proprie funzioni nella societ\u00e0, l\u2019insegnante non pu\u00f2 restare fermo alle esperienze maturate; \u00e8 tenuto a ripensare il proprio ruolo e le modalit\u00e0 di esercizio dei suoi compiti. Non pu\u00f2 essergli estranea la consapevolezza di stare esercitando una professione complessa, diversificata, in costante evoluzione che richiede una riflessione continua sulle proprie pratiche e un continuo aggiornamento.\nLa professionalit\u00e0 del docente non pu\u00f2 essere ridotta all\u2019insieme delle competenze tecniche; non pu\u00f2 essere pensata priva di responsabilit\u00e0 morale e sociale, n\u00e9 tantomeno di passione educativa.\nSe cos\u00ec fosse, sarebbe destinata all\u2019insuccesso.]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3297\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3297\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 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