{"id":3304,"date":"2022-09-18T13:18:01","date_gmt":"2022-09-18T11:18:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3304"},"modified":"2022-09-18T13:18:01","modified_gmt":"2022-09-18T11:18:01","slug":"lalternanza-scuola-lavoro-e-il-binomio-capire-riuscire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/09\/18\/lalternanza-scuola-lavoro-e-il-binomio-capire-riuscire\/","title":{"rendered":"L\u2019alternanza Scuola-lavoro e il binomio Capire\/Riuscire"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/rete_numeri.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-1044\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/rete_numeri-1014x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"295\" \/><\/a>di Cinzia Mion<\/strong>\n\nRispetto alla problematica che sta focalizzando l\u2019attenzione delle scuole secondarie di secondo grado in questi ultimi tempi, io penso che- per capire fino in fondo l\u2019opportunit\u00e0 di sostenere, con i dovuti aggiustamenti da ambo le parti, l\u2019autentica connessione tra scuola e lavoro- bisogna rendere plasticamente accessibile il CAPIRE\u00a0 insieme al RIUSCIRE, intrecciando perci\u00f2 sempre queste due dimensioni, rendendole quasi simultanee o comunque \u201ccontemporanee\u201d.\n\nPer poter tentare di rendere pi\u00f9 chiaro il mio pensiero devo fare riferimento all\u2019<em>intelligenza connettiva, <\/em>termine coniato da Derrick de Kerchove. Il \u00a0noto pensatore allude con questa espressione alla connessione digitale di vari soggetti che pensano, si esprimono e condividono insieme un sapere diffuso. Essi mantengono le varie individualit\u00e0 ed anche le differenze, essendo per\u00f2 in grado di costruire una comunit\u00e0 di conoscenza. De Kerchove per\u00f2 non prende in considerazione la declinazione di Gardner delle intelligenze personali, che si articolano in <em>interpersonale <\/em>ma anche in <em>intrapersonale: <\/em>egli focalizza infatti soltanto quella interpersonale tanto \u00e8 vero che, secondo Nicholas Carr, sottovaluta l\u2019influenza negativa della digitalizzazione sulla nostra <em>intelligenza connettiva<\/em> intrapersonale. Carr infatti lamenta che la digitalizzazione depotenzia il pensiero critico e riflessivo, che ci permette di creare autonomamente le connessioni mentali, in cambio di un click che \u201c<em>connette\u201d <\/em>al posto nostro.\n\nIo allora intendo fare riferimento con questo mio contributo proprio alle <em>connessioni mentali<\/em> non soltanto interpersonali ma anche intrapersonali, che si mettono in moto quando un soggetto cerca di creare legami, correlazioni \u00a0tra i dati a disposizione, anche se a prima vista questi possono apparire <em>sconnessi.<\/em>\n\n<!--more-->\n\nL\u2019intelligenza connettiva, sia personale che collettiva, allora, si sviluppa perch\u00e9 il nostro cervello funziona organizzando il sapere attraverso la ricerca di analogie e differenze, sviluppando <em>competenze essenziali di elaborazione e riflessivit\u00e0.<\/em> Il pensare autentico consiste in fondo nel creare nessi e relazioni tra i dati, gli elementi, le esperienze, vale a dire la pratica illuminata dalla teoria, e la teoria dalla pratica, per ricondurre il discorso al tema di apertura.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il filo rosso allora che intendo afferrare \u00e8 quello dato dal binomio <em>Capire\/Riuscire, <\/em>e viceversa, partendo da alcune riflessioni dei grandi pensatori del secolo scorso. Se Piaget infatti aveva superinvestito il termine <em>capire<\/em> di energia speculativa, tanto da pretendere che nel capire fosse inclusa la competenza dello <em>spiegare, <\/em>Bruner invece connotava il capire da una forza conoscitiva tesa al <em>comprendere profondamente.<\/em> Per questo motivo egli avrebbe suggerito a Piaget di sollecitare la \u201cverbalizzazione durante l\u2019azione\u201d in riferimento, per esempio, ai suoi esperimenti sulla conservazione, individuando nel linguaggio, che \u201cnarra\u201d l\u2019azione, la chiave di volta per catturare il processo mentale congruente. Riassumendo<u>: l\u2019azione<\/u> riconducibile al RIUSCIRE, descritta attraverso la narrazione, fa scaturire la <u>mentalizzazione <\/u>del CAPIRE.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Bruner azzarda che in questo modo gli esiti degli esperimenti piagetiani sarebbero stati ben diversi.\n\nD\u2019altro canto il paradigma culturale della <em>complessit\u00e0, <\/em>come ci insegna Edgar Morin, ci induce a coniugare logiche diverse, anche contrapposte. Siamo noi, con le nostre radici culturali immerse nel paradigma della <em>linearit\u00e0, <\/em>che obbedisce alla logica <em>binaria (<\/em>o vero o falso, o capire o riuscire,ecc.) che facciamo fatica ad attivare l\u2019operazione logica della \u201cconiugazione\u201d. Teniamo per\u00f2 presente che i ragazzi che occupano le nostre aule oggi \u00a0abiteranno domani una cultura ancora pi\u00f9 complessa.\n\nAnche il metodo \u201cdell\u2019apprendistato cognitivo\u201d, impregnato di didattica vigotskiana, descritto molto bene nella raccolta \u201c<em>I contesti<\/em> <em>sociali dell\u2019apprendimento<\/em>\u201d a cura di C.Pontecorvo, A.M.Ajello, C.Zucchermaglio, offre un esempio incomparabile di <em>riuscire-capendo <\/em>ma anche di <em>capire-riuscendo. <\/em>Il riferimento, per quanto attiene la competenza della comprensione del testo scritto, trasversale ed essenziale per ogni disciplina, \u00e8 \u00a0alle ricerche di \u00a0Brown e Palincsar che utilizzano l\u2019insegnamento reciproco insieme all\u2019espediente di <em>pensare a voce alta. <\/em>La strategia infatti descritta dagli autori suddetti utilizza le quattro fasi vigotskiane dell\u2019apprendistato tradizionale (<em>modellamento, assistenza, sostegno, progressiva diminuzione dell\u2019aiuto)<\/em> ma le\u00a0 rielabora ponendo l\u2019enfasi sui processi cognitivi e metacognitivi che, attraverso appunto la funzione del pensiero a voce alta, non rimangono taciti e nascosti nella mente del docente, dotato di <em>expertise, <\/em>ma vengono messi a disposizione dell\u2019allievo apprendista.\n\nScorrendo l\u2019indice del testo in questione troviamo inoltre il saggio interessante della Resnick \u201c<em>Imparare dentro e fuori alla scuola\u201d. <\/em>Dice la Resnick: <em>Ho identificato quattro tipi generali di discontinuit\u00e0 tra l\u2019apprendimento a scuola e la natura dell\u2019attivit\u00e0 cognitiva fuori della scuola. In breve, la scuola si concentra sulla prestazione individuale, mentre il lavoro mentale all\u2019esterno \u00e8 spesso condiviso socialmente. La scuola \u00e8 finalizzata a incoraggiare il pensiero privo di supporti, mentre il lavoro mentale fuori della scuola include abitualmente strumenti cognitivi. La scuola coltiva il pensiero simbolico, laddove l\u2019attivit\u00e0 mentale fuori della scuola \u00e8 direttamente coinvolta con oggetti e situazioni. Infine la scuola ha il fine di insegnare capacit\u00e0 e conoscenze generali, mentre all\u2019esterno dominano le competenze specifiche per la situazione\u201d.<\/em>\n\nLa prima osservazione da fare \u00e8 che se la scuola utilizzasse pi\u00f9 spesso attivit\u00e0 laboratoriali e progettasse, insegnasse e valutasse \u201ccompetenze\u201d, e non solo conoscenze generali e capacit\u00e0, gi\u00e0 si avvicinerebbe a colmare il\u00a0 <em>gap <\/em>tra apprendimento a scuola e fuori dalla scuola.\n\nSe poi, come affermavo pi\u00f9 sopra, a scuola si utilizzassero metodi come l\u2019apprendistato cognitivo, allora si pu\u00f2 pensare che la preparazione a trarre beneficio mentale ed operativo dall\u2019alternanza scuola-lavoro, diventerebbe pi\u00f9 accessibile ed efficace. Nell\u2019apprendistato cognitivo infatti l<em>\u2019autoefficacia<\/em> che sperimenta l\u2019allievo nel cimentarsi attraverso l\u2019imitazione nel compito sollecitato, dopo aver assimilato i processi riportati, corrisponde al passaggio dialettico tra <em>CAPIRE\/RIUSCIRE.<\/em>\u00a0 Bisognerebbe che anche nell\u2019esperienza \u00a0lavorativa gli studenti venissero accompagnati da un <em>tutor, <\/em>formato ad hoc, vale a dire in grado di sollecitare la riflessione sull\u2019esperienza, man mano che questa viene affrontata, <em>rielaborata,<\/em> ne viene colto il <em>senso<\/em>, viene collegata con i saperi gi\u00e0 acquisiti e con altri di cui eventualmente si avverta la necessit\u00e0 di approfondimento.\n\nAnche nell\u2019acquisizione della <em>competenza<\/em> le Indicazioni per la scuola dell\u2019infanzia chiedono \u201cla riflessione sull\u2019esperienza\u201d come modalit\u00e0 paradigmatica dell\u2019avviamento di tutte le competenze in genere, su cui poi dovr\u00e0 avvenire l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019allenamento. Che cos\u2019\u00e8 questo se non riuscire\/capire?\n\nIl nostro sistema scolastico \u00e8 sempre stato caratterizzato da una grave <em>scissione: <\/em>da una parte la scuola del <em>capire<\/em>, i licei, dall\u2019altra quella del <em>riuscire<\/em>, gli istituti tecnici e quelli professionali. Secondo me l\u2019obbligo di organizzare l\u2019alternanza scuola-lavoro in tutti gli ordini di scuola secondaria di secondo grado va nella direzione di attenuare questa scissione a tutto vantaggio dell\u2019apprendimento e della formazione delle nuove generazioni e della sfida che si sta parando davanti alla scuola. Sfida che il nostro sistema scuola, organizzato intorno alle conoscenze ed alla lezione trasmissiva<em>,<\/em> fa fatica ad accettare, rischiando di non tenere il passo con i tempi e di non assumere in debita considerazione i nuovi bisogni formativi dei nostri giovani.\n\nNicholas Carr, <em>Internet ci rende stupidi?,<\/em>Cortina, 2011\nDe Kerckhove DerricK, <em>La rete ci render\u00e0 stupidi?, <\/em>Castelvecchi, 2016\nPontecorvo C.,Ajello A.M.,Zucchermaglio C.(a cura di),<em> I contesti sociali dell\u2019apprendimento,<\/em>LED, Milano, 1995]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3304\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3304\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 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