{"id":3308,"date":"2022-09-20T22:05:05","date_gmt":"2022-09-20T20:05:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3308"},"modified":"2022-09-20T22:05:05","modified_gmt":"2022-09-20T20:05:05","slug":"bambini-di-ukrajna-in-italia-oltre-lo-sconcertante-silenzio-sulla-pedagogia-del-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/09\/20\/bambini-di-ukrajna-in-italia-oltre-lo-sconcertante-silenzio-sulla-pedagogia-del-ritorno\/","title":{"rendered":"Bambini di Ukrajna in Italia. Oltre lo sconcertante silenzio sulla pedagogia del ritorno"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<b><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/UCRAINA_VICINA.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-2987\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/UCRAINA_VICINA-1024x751.jpg\" alt=\"\" width=\"312\" height=\"229\" \/><\/a>di Raffaele Iosa<\/b>\n\nHo aspettato fino alla riapertura delle scuole, sperando che qualcosa si dicesse. Capisco la complicata situazione italiana di questi ultimi tre mesi, dal caldo torrido, alla crisi di governo, al rincaro delle bollette. Capisco tutto, \u00a0ma il silenzio del Ministero Istruzione sui bambini e ragazzi ucraini accolti nelle nostre scuole da marzo scorso \u00a0\u00e8 sconcertante. Per carit\u00e0, non sempre \u00e8 necessario che il Ministero dica qualcosa perch\u00e9 le scuole lavorino con buon senso (anzi!), ma toccano a lui gli accordi internazionali con il governo ucraino per eventuali collaborazioni pedagogiche sul destino dei ragazzi da noi accolti, in attesa del ritorno.\n\nE\u2019 dunque per me necessario risollevare la questione, per comprendere se il neologismo\u00a0 \u201c<em>pedagogia del ritorno<\/em>\u201d,\u00a0 condiviso da molti come chiave\u00a0 di questa accoglienza, fosse ancora vivo o se si pensasse che ormai, da questo autunno, si dovesse accoglierli come emigranti definitivi o peggio lasciarli in un limbo.\n\n\n<h3><strong>Un doveroso promemoria<\/strong><\/h3>\n\n\nFacciamo prima di tutto il punto sulla situazione ucraina, \u00a0con le notizie di questi ultimi mesi.\nSi conferma che questi bambini e ragazzi (e le loro mamme) si sentono solo di passaggio dal fatto che un buon numero \u00e8 tornato a casa in estate, soprattutto se provenienti dal zone nord e ovest ucraino, e dal 1 settembre sono tornati a scuola, magari in locali di fortuna se le scuole sono state distrutte.\nL\u2019arrivo di nuovi profughi ucraini si \u00e8 fermato. Resta quindi non elevato il numero di scolarizzati in Italia, gi\u00e0 basso a primavera perch\u00e9 preferivano fermarsi\u00a0 in paesi confinanti\u00a0 (in primis la Polonia).\nAnche questo un segno del desiderio del ritorno.\nIl nostro governo ha prestato a tasso zero all\u2019Ukrajna circa 200 milioni di euro per pagare gli insegnanti ucraini. Un buon segno che il nostro paese non invia l\u00ec solo armi.\n\nIntanto ci arrivano notizie dure dalle aree ucraine di sudest ancora occupate militarmente dai russi. Sono stati licenziati molti insegnanti locali, sostituiti da \u201ccolleghi\u201d russi; dal 1 settembre i ragazzi iniziano le lezioni \u00a0con l\u2019alzabandiera bianca blu rossa di Mosca, hanno libri importati dalla Russia con le \u201ccose giuste\u201d da insegnare e si parla-scrive rigorosamente solo in russo.\u00a0 Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: alcune migliaia di orfani sociali degli internati \u00a0sono stati deportati (altro termine non trovo) in Russia in modo forzato. Uno dei tanti modi che ha la terra di Putin di sopperire al suo deserto demografico. Penso con dolore a questi bambini, spesso con babbi e mamme fragilissimi e poveri ma viventi. Bambini portati via dagli orfanotrofi senza rispetto, con fratture esistenziali\u00a0 lancinanti. E ancora: non si sa pi\u00f9 nulla di centinaia di preadolescenti portati con la forza in Crimea durante l\u2019estate (le vacanze \u201ccoatte\u201d) e non pi\u00f9 tornati. Nelle zone di campagna tornano i cd. <em>besprizornye<\/em>, \u00a0ragazzi randagi\u00a0 che vivono alla macchia. Un lascito noto nella storia sovietica che si ripete, \u00a0nato nei primi anni della rivoluzione d\u2019ottobre, di cui ci resta memoria in \u201cPoema pedagogico\u201d del pedagogista ucraino Makarenko e della sua colonia Gorky.\n\n<!--more-->Si rifletta su cosa voglia dire essere bambini e ragazzi da quelle parti in questo settembre: se non si muore per le bombe, si sopravvive in un contesto allucinato col rischio del negarsi la memoria e l\u2019identit\u00e0. Effetti non collaterali ma voluti di una guerra che non \u00e8 solo distruzione materiale, ma esistenziale.\n\nRicapitoliamo ora la nostra memoria sull\u2019Italia. Sono uscite in primavera tre note del Ministero italiano sull\u2019accoglienza dei ragazzi ucraini.\n\nUna prima nota di marzo 2022 li chiama erroneamente \u201cesuli\u201d e invita ad accoglierli, seguendo le solite regole \u00a0amministrative\u00a0 e di collaborazione a livello locale tra servizi.\nLa seconda nota n. 576 del 24 marzo li chiama finalmente \u201cprofughi\u201d (come sono), e invia ottime riflessioni di carattere pedagogico.\u00a0 Si suggerisce accoglienza mite, riconoscimento dell\u2019 identit\u00e0 di bambini e ragazzi \u201cdi passaggio\u201d con il forte desiderio del ritorno, un impegno di ascolto rispettoso della loro condizione esistenziale. Notevole \u00e8 l\u2019idea di \u201ccura pedagogica\u201d non diversa dall\u2019 Y CARE donmilaniano, operando con una pedagogia che aiuti al ritorno. Appunto, il ritorno. Finalmente un respiro alto.\nLa terza e ultima nota, invece, la 781 del 14 aprile, scade in uno sconcertante formalismo. A fronte del \u201ccanone\u201d scolastico italico sul rito valutativo e curricolare (altro che autonomia scolastica) si suggerisce\u00a0 di considerare questi ragazzi come BES stranieri appena arrivati,\u00a0 quindi con dispense e compense, consolando i buro-pedagoghi del formalismo cartaceo. Ma c\u2019\u00e8 di peggio: circa la questione della loro straordinaria Dad che, nonostante la guerra, i loro insegnanti coraggiosamente realizzato da marzo a giugno da laggi\u00f9 (con immensa gioia dei ragazzi che si sentono cos\u00ec un po\u2019 a casa), la terza nota suggerisce con un linguaggio senz\u2019anima di considerarla come \u201ceventuale arricchimento\u00a0 dell\u2019offerta formativa\u201d in aggiunta (solo in aggiunta) alle tradizionali lezioni italiche, e sempre che i docenti italici vogliano. Dunque, la pi\u00f9 straordinaria avventura pedagogica di questi mesi (la Dad sotto le bombe) non trattata per il giusto rango di un\u2019esperienza educativa arricchente tutti, in primis \u00a0loro, e con la quale iniziare un dialogo pedagogico tra colleghi coinvolti qui e l\u00ec, ma un mero accessorio transitorio.\n\nQuesta sconcertante nota mi ha fatto sospettare una sottovalutazione della fase in un\u2019attesa astratta di cosa sarebbe accaduto della guerra, lasciando ad un indefinito tempo il trattare cosa fare dal settembre.\n\n<strong>E infatti sul che fare da settembre il pi\u00f9 allarmante silenzio. Il nulla.<\/strong>\n\nRicordiamo infine che i\u00a0 nostri amici ucraini accolti sono stati in tutto circa 30.000 (molto meno del previsto),\u00a0 che i mesi da marzo a giugno sono stati una sorta di accoglienza d\u2019attesa, la migliore possibile. Adesso, invece, con un anno scolastico intero davanti, le cose si fanno ben pi\u00f9 serie.\n\n\n<h3><strong>Restiamo in attesa, o ripartiamo con l\u2019autonomia?<\/strong><\/h3>\n\n\nRicevo numerose telefonate \u00a0da colleghi e scuole di diverso tipo che mi chiedono cosa fare adesso. Ho scritto molto in primavera sulla pedagogia del ritorno e svolto affollati webinar, quindi molti mi conoscono. I loro racconti non sono sempre felici: ci sono bambini e ragazzi ancora scossi dagli eventi, qualcuno in estate \u00e8 diventato orfano, di un buon numero di loro non si sa se \u00e8 rimasto o no. Fortunatamente l\u2019accoglienza racconta anche segni di umanit\u00e0 e solidariet\u00e0. Ma le domande sull\u2019oggi sono molte, soprattutto (e non \u00e8 un caso) sulla loro Dad ucraina: continua o no? Come e se collegarla alle lezioni italiane? Ricevo anche richieste sulla dimensione pedagogica delle relazioni e sul tema della guerra. L\u2019incertezza \u00e8 anche nelle famiglie ucraine che chiedono notizie alla scuola italiana.\n\nFinch\u00e8 non arriva la notizia che scuote le famiglie ucraine e che l\u2019Italia non ha ancora dato: le scuole ucraine intendono proseguire anche quest\u2019anno con la loro Dad sia sincrona che asincrona<em>, in tutti i modi possibili e per il miglior tempo possibile<\/em>. E quindi prendono contatto virtuale con i singoli bambini e ragazzi di cui hanno un indirizzo telefonico o elettronico. Insomma, non intendono \u00a0perderli.\n\nHo fatto un giro di telefonate a colleghi ucraini con cui ho ancora contatti e confermano: \u201csi riparte, non li abbandoniamo. In tutti i modi possibili e nei tempi possibili\u201d. Ma chiederebbero, anche, di sapere un po\u2019 di pi\u00f9 su cosa accade ai loro ragazzi in Italia. D\u2019altra parte ho rarissimi racconti di contatti tra colleghi italiani e ucraini in primavera: \u00e8 sembrata a molti un\u2019esperienza quasi \u201cprivata\u201d, di cui non si \u00e8 sempre colto il valore educativo e anche un\u2019opportunit\u00e0 solidaristica su cui meritasse costruire rapporti. Se poi il Ministero italiano aggiunge che la loro Dad \u00e8 solo un \u201caccessorio\u201d, lo scadimento\u00a0 nella banalit\u00e0 \u00e8 naturale.\n\n\n<h3><strong>Proposte realistiche e rigorose: per un curricolo binario<\/strong><\/h3>\n\n\nNon \u00e8\u00a0 necessario, come dicevo all\u2019inizio, che il Ministero mandi per forza chiss\u00e0 quali norme o stringenti indicazioni operative. Le scuole hanno (avrebbero) ampi spazi di autonomia didattica e organizzativa per poter costruire ognuna una propria positiva <em>pedagogia del ritorno<\/em>. Basta volerlo e crederci.\n\nPer queste ragioni, rompo lo sconcertante silenzio romano\u00a0 con alcune proposte di lavoro aperte a diverse soluzioni, per offrire alle scuole una proposta pedagogica per far crescere con quest\u2019esperienza solidale la capacit\u00e0 di farsi soggetto progettuale libero e creativo.\n\nSuddivido queste proposte in quattro passi, con un passo zero necessario.\n\n\n<ol>\n \t\n\n<li><strong><em>Niente BES<\/em><\/strong><\/li>\n\n\n<\/ol>\n\n\nUna premessa necessaria. Si eviti di trattare questi ragazzi nella categoria BES, anche per i rimandi simbolici che questa determina con frequenti effetti iatrogeni e di abbassamento delle attese.\nSono infatti bambini e ragazzi come i nostri, ce n\u2019\u00e8 di bravi e meno bravi, di pi\u00f9 sicuri e pi\u00f9 timidi, di pi\u00f9 aperti e pi\u00f9 chiusi, con \u00a0mamme e\u00a0 pap\u00e0 non tutti eguali. Vivono il dolore del profugo in diversi modi.\nLi lega per\u00f2 l\u2019uno all\u2019altro il fatto che sono dentro una tragedia pi\u00f9 grande di loro,\u00a0\u00a0 stanno vivendo una grande incertezza sul futuro, nell\u2019ansia che il padre non muoia in guerra.\nHanno voglia di tornare a casa e voglia di vivere. Desideri terribilmente normali.\nGuai a noi farne una categoria generale psico-pedagogica di <em>sindrome da profuganza educativa di guerra<\/em>. \u00a0Non hanno bisogno di insegnanti di sostegno post-traumatico, n\u00e9 di sacerdoti scientifici del trattamento obbligatorio del trauma. Hanno invece bisogno di vicinanza educativa, di rispetto, di ascolto. E soprattutto di riprendere a\u00a0 credere nel futuro, per il quale un pezzo di scuola fatta bene anche in Italia\u00a0 \u00e8 un primo mattone utile per ricostruire. Non cura pietosa ma speranza. La stessa speranza che esprimono i nostri coraggioso colleghi ucraini che non abbandonano i loro ragazzi sparsi per l\u2019Europa, ma stanno loro dietro in tutti i modi possibili. Possiamo scindere in modo autistico le ore di scuola in Italia dal loro encomiabile impegno via etere? A me pare una bestemmia . Ecco perch\u00e9 la pedagogia del ritorno.\n\n\n<ol>\n \t\n\n<li><strong><em>Un necessario dialogo scuola-genitori di prospettiva <\/em><\/strong><\/li>\n\n\n<\/ol>\n\n\nIn questo primo mese di scuola \u00e8 \u00a0importante che vi sia un colloquio riflessivo e serio tra i nostri insegnanti e le mamme o i parenti che accolgono il nostro alunno o studente ucraino.\nE\u2019 un momento necessario per fare il punto di come va la scolarizzazione e di cosa fare a scuola, soprattutto comprendendo la prospettiva in cui si sta muovendo la famiglia per il ritorno in Ukrajna.\nCi sono mamme che pensano di tornare per capodanno: il babbo sta mettendo a posto la casa (Kjiv).\n\nCi sono mamme rimaste vedove che pensano di tornare dai genitori-nonni \u00a0in campagna a rifarsi una vita l\u2019estate prossima (Karkiv). Ci sono mamme ancora per aria perch\u00e9 la loro citt\u00e0 \u00e8\u00a0 distrutta (Mariupol) e attendono dove risistemarsi. Storie molto diverse tra loro, fatte spesso di molti se\u2026allora, che senza morbose curiosit\u00e0 dobbiamo condividere per tarare bene quale sia la pi\u00f9 corretta scolarizzazione per questo anno e quali elementi della pedagogia del ritorno siano da perseguire.\n\nSoprattutto dobbiamo sapere dalle mamme di Kjiv, Karkiv, Mariupol, ecc.. se prevedono per il loro figlio\/la loro figlia la prosecuzione del contatto Dad con gli insegnanti ucraini, quanto e come.\nQuest\u2019ultimo aspetto \u00e8 decisivo per armonizzare la nostra offerta educativa. So infatti\u00a0 di numerosi casi in cui i genitori ucraini, magari\u00a0 all\u2019oscuro delle offerte della nostra scuola, preferiscono tenerli a casa e fare tutta la scolarit\u00e0 via Dad. Perdendo cos\u00ec quegli elementi di socialit\u00e0, relazione, apertura culturale che invece potrebbe dare la frequenza nelle nostre aule, \u00a0convivendo con bambini e ragazzi italiani senza perdere il filo della loro carriera scolastica in patria.\nE\u2019 ovvio che i diversi obiettivi di vita per le diverse situazioni rendono diversa la domanda educativa. Una buona pedagogia del ritorno non pu\u00f2 che considerarli centrali per il nostro impegno.\n\n\n<ol start=\"2\">\n \t\n\n<li><strong><em>Il contatto con la scuola ucraina<\/em><\/strong><\/li>\n\n\n<\/ol>\n\n\nNel caso (frequentissimo dalla classe 4 alle 11\/12) di desiderio dei ragazzi e delle loro famiglie di mantenere la Dad\u00a0 ucraina \u00e8 opportuno che la scuola cerchi il pi\u00f9 possibile un contatto con i nostri colleghi ucraini.\nE\u2019 molto meno difficile di quanto si pensi. So peraltro che sarebbe molto attesa: gli insegnanti ucraini vorrebbero \u00a0entrare in un circuito collaborativo. Lavorare insieme, insomma. Nella speranza del ritorno.\nQuasi tutti gli zvitelky (insegnanti) ucraini parlano bene l\u2019inglese, un buon numero anche l\u2019italiano (meno bene), ma hanno tutti skype e la mail, a volte gli manca solo l\u2019elettricit\u00e0.\u00a0 Pensate alla loro condizione e alla solitudine di avere le scuole vuote e distrutte, pensate al desiderio di rivedere i loro ragazzi. Pensate all\u2019epoca delle passioni generose nel primo duro lokdown italiano di primavera 2020, in cui migliaia di insegnanti italiani senza aver bisogno del Ministero hanno creato spontaneamente un qualche intenso contatto con i loro ragazzi, anche loro chiusi in casa. In modo ancora pi\u00f9 drammatico, sotto le bombe e con le case sfasciate, lo stesso spirito educativo\u00a0 muove i colleghi ucraini, non i comandi \u00a0ministeriali. Non prendono una grivna in pi\u00f9 per la Dad, ma nessuno si \u00e8 tirato indietro. Almeno chi \u00e8 ancora vivo.\n\nA cosa serva questo contatto tra docenti e scuole \u00e8 perfino superfluo spiegare: condividere\u00a0 un comune programma di lavoro, spartendosi un possibile curricolo e soprattutto creando anche ai ragazzi l\u2019emozione di sapere che (Italia o Ukrajna che sia) gli insegnanti si pre-occupano di loro con dedizione e collaborazione. Le straordinarie potenzialit\u00e0 del digitale sono in questo terribile caso, un evento straordinario di pedagogia attiva. Un\u2019esperienza che matura scambi professionali di avvincente valore formativo anche per gli adulti. E fa sentire i genitori dei nostri ragazzi anche loro meno soli in un paese straniero.\n\n\n<ol start=\"3\">\n \t\n\n<li><strong><em>Il curricolo binario<\/em><\/strong><\/li>\n\n\n<\/ol>\n\n\nChiamo \u201ccurricolo binario\u201d il possibile esito di questo \u201cdialogo professionale\u201d tra colleghi italiani e ucraini. Pu\u00f2 realizzarsi anche se saranno difficili i contatti. Il sito del Ministero ucraino abbonda di materiale virtuale, e potrebbe essere seguito da professionisti ucraini in Italia.\n\nNella logica della pedagogia del ritorno, visto che ai ragazzini ucraini vengono offerte in contemporanea due opportunit\u00e0 curricolari, \u00a0tanto vale\u00a0 non separarle o ignorarsi l\u2019un l\u2019altra. Nei casi pi\u00f9 felici, si potrebbe quindi immaginare, caso per caso (i ragazzi non sono nella stessa classe in Italia) cosa potrebbe fare l\u2019insegnante ucraino e cosa l\u2019italiano. Va tenuto conto che chi \u00e8 in difficolt\u00e0 (anche materiali) sono loro, non noi. E dunque, buona cosa a partire dalle disponibilit\u00e0 della Dad ucraina, costruire con flessibilit\u00e0 e intelligenza un curricolo personale di Alioscia, Dimitri, Eugenj, Katiuscia, ecc.. nel quale si possano sviluppare alcune attivit\u00e0 curricolari in lingua ucraina e altre\u00a0 nella scuola italiana. Le opzioni sono le pi\u00f9 vaste e differenti tra loro. Facciamo alcuni esempi per capirci.\n\nNon c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019insegnamento della lingua ucraina sia basilare che continui. Qualche ora di ucraino alla settimana sarebbe solo salutare. Sulla storia e geografia forse un insegnamento misto sarebbe interessante, sia per i ragazzi ucraini che italiani, perch\u00e8 aprirebbe la mente alla scoperta di altri mondi, altre storie, altri luoghi, come de-centramento dal nostro comune solipsismo. Potrebbe invece essere meno significativo l\u2019insegnamento dell\u2019inglese perch\u00e9 pi\u00f9 o meno si fa simile sia qui che l\u00ec, ma merita eventualmente confrontare le metodologie e gli obiettivi previsti di anno in anno. Per quanto conosco le scuole post-sovietiche penso che l\u2019insegnamento della matematica potrebbe essere affidato alla scuola ucraina, che ha una lunga eccellente tradizione. Il che non vuol dire non mescolare eventualmente i metodi, che potrebbero persino essere utili ai nostri italiani.\n\nForse le discipline artistiche potrebbero essere meglio affidate alla scuola italiana. Ma non voglio dire di pi\u00f9, perch\u00e9 ogni scuola e ogni classe \u00e8 diversa, e credo nella creativit\u00e0 e sensibilit\u00e0 degli insegnanti.\n\n\n<ol start=\"4\">\n \t\n\n<li><strong><em>Bagatelle formali<\/em><\/strong><\/li>\n\n\n<\/ol>\n\n\nNaturalmente un curricolo binario apre questioni \u201cformali\u201d di cui la nostra scuola italica abbonda per eccessi burocratici spesso inventati. Ricordo a chi mi legge che l\u2019art. 4 del DPR 275\/99 Regolamento Autonomia prevede esplicitamente la flessibilit\u00e0 didattica, che l\u2019art. 8 dello stesso DPR prevede il curricolo locale, che sempre l\u2019art. 4 prevede forme particolari di valutazione diverse da scuola a scuola. Cose presenti e legittime ma dimenticate nel noioso tran tran di una scuola che non cambia mai.\n\nPer quanto riguarda la valutazione,\u00a0 ricordiamo che i ragazzi ucraini desiderano diplomarsi in patria, non in Italia, e che la nostra valutazione deve diventare nel tempo un aiuto alla scuola collega quando torneranno a casa, non a fare scale e misure formalistiche. Quindi anche su questo un dialogo con i colleghi ucraini sarebbe quanto mai utile per crescere reciprocamente.\n\nInfine, una questione delicata \u00a0riguarda la classe di frequenza dei nostri ragazzi, perch\u00e9 in primavera si sono fatti molti pasticci per la fretta e per la non conoscenza della loro scuola. Sempre nella logica della pedagogia del ritorno, dobbiamo tener conto che la loro scuola primaria termina alla classe 4 e che dalla classe 5 alla 9 c\u2019\u00e8 una lunga scuola media unitaria. \u00a0Poi ci sono 2\/3 anni di scuola superiore. Tutti questi 11\/12 anni obbligatori. Quindi i ragazzi ucraini hanno l\u2019obbligo fino a 17\/18 anni ed entrano all\u2019universit\u00e0 un anno o perfino due prima dei 19 enni italiani.\u00a0 Possiamo farli rallentare solo perch\u00e8 sono in Italia? Per questo ho suggerito spesso di utilizzare con lucidit\u00e0 quello che le norme italiane sugli studenti stranieri al loro accesso in Italia prevedono: che siano inseriti anche o in una classe prima o in una dopo dei cicli tradizionali italiani.\u00a0 In particolare per quanto conosco delle loro scuole e dei diversi curricoli, penso che sia delicata la situazione dei bambini di classe 5, che in Ukrajna\u00a0 \u00e8 la prima classe della serednja skola (scuola media) e da noi invece \u00e8 ancora nella primaria.\u00a0 L\u2019esperienza mi ha fatto proporre spesso un \u201csalto\u201d in avanti di un buon numero dei nostri arrivati in primavera, perch\u00e9 palesemente adeguati ad inserirsi nella nostra prima media. Ogni caso va visto a s\u00e9, anche questo \u00e8 tema da considerare con le loro famiglie.\n\nLascio qui altre questioni, per esempio quella dei mediatori linguistici se sono o meno necessari (ovviamente dipende), o se sia possibile utilizzare studenti universitari (o insegnanti anch\u2019essi profughi) ucraini per svolgere il curricolo binario qui proposto come adattamento della loro scuola in Italia nel caso non sia possibile un qualche collegamento con la scuola ucraina. Caso che pu\u00f2 essere residuale visto l\u2019impegno dei nostri colleghi \u00a0laggi\u00f9.]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3308\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3308\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[]]>\t\t <a href=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/09\/20\/bambini-di-ukrajna-in-italia-oltre-lo-sconcertante-silenzio-sulla-pedagogia-del-ritorno\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3308\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3308\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_crdt_document":"","footnotes":""},"categories":[23,30,31],"tags":[101],"class_list":["post-3308","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-autonomia","category-notizie","category-pedagogia","tag-iosa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3308","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3308"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3308\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3308"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3308"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}