{"id":3395,"date":"2022-10-26T00:04:16","date_gmt":"2022-10-25T22:04:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3395"},"modified":"2022-10-26T00:04:16","modified_gmt":"2022-10-25T22:04:16","slug":"educazione-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2022\/10\/26\/educazione-del-lavoro\/","title":{"rendered":"Educazione del lavoro"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/ABC.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-420\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/ABC.jpg\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"291\" \/><\/a>di Giancarlo Cavinato<\/strong>\n\n<strong>Gioco e lavoro: una contrapposizione?<\/strong>\n\nLa polemica di Freinet \u00e8 rivolta a una concessione eccessiva\u00a0 alla vita dell\u2019infanzia a un gioco totalmente gratuito libero da ogni responsabilit\u00e0. Una fase della vita diversa da ogni fase successiva, in cui esercitare la propria \u2018fantasia\u2019 senza obblighi e compiti.\n\n\u2018<em>Ai nostri tempi eravamo integrati, fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, nel lavoro ambientale. <\/em>[\u2026]<em>Il lavoro si trovava al centro della nostra vita mentre il gioco era solo un accessorio<\/em> <em>e questa realt\u00e0 aveva inevitabilmente la sua risonanza sullo stesso lavoro scolastico. La trasformazione \u00e8 stata totale nel corso di questi ultimi decenni. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il pericolo che si chieda ai bambini qualche servizio prima che partano per la scuola. Gli abbiamo preparato le fettine imburrate; li facciamo perfino mangiare il fretta. Li vestiamo; gli infiliamo il cappottino e i genitori li portano a scuola in auto. Quando usciranno, non avranno altra preoccupazione che quella di giocare, aspettando il pranzo. Anche nelle famiglie meno agiate non sempre si chiede ai ragazzi di aiutare a lavare i piatti[\u2026]E da questi ragazzi che sono stati formati a giocare, che hanno disimparato il lavoro a tutto vantaggio di una pericolosa e passiva facilit\u00e0, si esiger\u00e0, quando la porta della scuola si sar\u00e0 chiusa, che lavorino tutta la giornata, senza sapere perch\u00e9 si trasformino cos\u00ec, bruscamente, le regole di vita di cui avevano <\/em><em>beneficiato<\/em><em>.[\u2026] Ascoltate le lamentele dei professori della secondaria: \u201cI ragazzi non sono abituati a lavorare; sono\u00a0 incapaci di iniziativa e di decisione .\u201d.Essi sono ci\u00f2 che han fatto una societ\u00e0 e una scuola che hanno disimparato il lavoro.<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\n\nL\u2019analisi di Freinet si concentra sul valore di socialit\u00e0 che il lavoro contribuisce a formare, sulla responsabilit\u00e0, sul senso del bene comune in uno spazio pubblico dotato di laboratori, centri di produzione, \u2018<em>con gli arnesi necessari per un lavoro serio<\/em>.\u2019<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\n\nFreinet non mette in discussione le fondamentali analisi sulla funzione dell\u2019immaginario e del gioco come anticipazione della vita adulta, cos\u00ec come le fondamentali conquiste dell\u2019eliminazione del lavoro minorile, ma la dissipazione del tempo del bambino che si \u00e8 venuta produrre nelle nostre societ\u00e0 limitando lo sviluppo di una personalit\u00e0 sociale.\n\n<!--more-->\n\nLe stesse riforme scolastiche che prevedono stage formativi e alternanza scuola-lavoro (con tutte le controindicazioni per la tutela dallo sfruttamento e la sicurezza) prevedono soluzioni individuali a un\u2019organizzazione dei tempi di vita e di lavoro che deve essere sociale. Creare collaborazione, solidariet\u00e0, accordando al lavoro un posto\u00a0 nella formazione di ciascuno. Costituire quello che Primo Levi nella \u2018Chiave a stella\u2019 definiva il laboratorio come\u00a0 \u2018cervello collettivo\u2019. Tutt\u2019altra cosa che una concezione di una \u2018preparazione al lavoro\u2019 in strutture esterne, ognuno con percorsi diversi. Una lettura distorta della necessit\u00e0, a lungo rivendicata dalla pedagogia, di un rapporto organico fra pratica e teoria per una formazione unitaria degli individui, in realt\u00e0 tradottasi in una subordinazione della scuola al mercato del lavoro.\n\nIn Freinet una componente decisiva della vita scolastica \u00e8 costituita dalla cooperazione, alternativa alla competizione. Nei \u2018Detti di Matteo\u2019<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Freinet paragona gli alunni ai corridori del Tour de France. Per la maggior parte dei corridori, non \u00e8 la classifica finale che conta, eccezion fatta per alcuni privilegiati. \u2018<em>O i corridori prendono in qualche momento la testa del corteo e si classificano in un buon posto, o abbandonano. La corsa non ha per loro senso se non permette, almeno per un istante., di riscaldarsi al sole del successo e della gloria.[\u2026] Che ciascuno dei vostri alunni possa anch\u2019esso prendere a un dato momento la testa della squadra ed eccellere i n uno dei molteplici compiti che la scuola moderna offre ai suoi alunni\u2026Vi sar\u00e0 facile trovare trenta funzioni significative per i vostri trenta bambini\u2026\u2019<\/em>\n\n<em>La pedagogia Freinet non sottovaluta la necessit\u00e0 dell\u2019emulazione nel lavoro e dell\u2019autovalutazione e della valutazione sociale, grazie a una serie di dispositivi di \u00a0organizzazione del lavoro, socializzazione del pensiero dei bambini, tecniche di riproduzione e diffusione del pensiero, ricerca. <\/em>\n\nUna scuola che si organizzi su questi criteri \u00e8 una scuola di laboratori, di classi aperte per il lavoro di gruppo e la diffusione di una pluralit\u00e0 di messaggi, una scuola del lavoro che sa articolare momenti diversi e stimoli diversi in cui ciascuno si sperimenti con le proprie risorse e sperimenti compiti e funzioni diverse sottoponendosi a una disciplina di gruppo. <em>\u00a0<\/em>\n\nUna evoluzione positiva di una scuola che non si fondi soltanto sulle eccellenze e sul merito a scapito del successo scolastico di tutti non pu\u00f2 non tener conto del necessario superamento della divisione rigida tempi di vita-tempi di lavoro. Come rivendicano i NATs\u2019 (ni\u0148os y adolecentes trabajadores), sindacati dei bambini lavoratori dell\u2019America Latina,\u00a0 ci vuole un tempo per l\u2019educazione e la cultura, un tempo per il lavoro e le condizioni di una vita dignitosa, un tempo per il relax e il riposo.\n\nCome introdurre nella scuola un autentico rispetto dei bisogni, degli interessi, dei diritti dei ragazzi e nello stesso tempo garantire condizioni l\u2019assunzione di forme di responsabilit\u00e0 e di cura del bene comune? Dice Freinet: \u2018<em>Organizzate il lavoro in maniera cooperativa, suddividendo i vari compiti e, soprattutto, adottate la pratica del giornale murale e della riunione cooperativa del fine settimana.<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\n\nUsando quali oggetti organizzatori e di pianificazione delle attivit\u00e0 la conversazione, il consiglio di cooperativa. il testo libero, l\u2019assemblea. Diversificando attivit\u00e0 tempi ritmi uso degli spazi cos\u00ec da aprire la scuola alla realt\u00e0 dove si svolgono attivit\u00e0 funzioni e si risponde ad esigenze diverse, in cui non vige l\u2019omogeneit\u00e0 continua.\n\n\u2018<em>L\u2019esigenza \u00e8 quella giungere a una disciplina del lavoro cos\u00ec come viene praticata in tantissime scuole moderne dove gli alunni, attratti da un lavoro che s\u2019inserisce nella loro vita, prendono coscienza della necessit\u00e0 di una disciplina funzionale che non \u00e8 n\u00e9 licenza n\u00e9 oppressione, bens\u00ec realizzazione di\u00a0 un modo di vivere individuale e collettivo quasi ideale.\u2019 <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[5]<\/strong><\/a><\/em>\n\n<strong>NOTE<\/strong>\n\n<a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>[1] Freinet C. <em>La scuola del fare<\/em> (2002), Junior, Bergamo, pp. 29-32 \u2018Insegnare il lavoro\u2019\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Op. cit.\n<a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Freinet C., <em>I detti di Matteo<\/em>, (1956), La Nuova Italia, Firenze\n<a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Freinet C. <em>La scuola del fare, <\/em>p. 260\n<a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Freinet C. op. cit., p. 122]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3395\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3395\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 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