{"id":3787,"date":"2023-05-17T23:40:56","date_gmt":"2023-05-17T21:40:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3787"},"modified":"2023-05-17T23:40:56","modified_gmt":"2023-05-17T21:40:56","slug":"rilanciare-lautonomia-partendo-dalla-qualita-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2023\/05\/17\/rilanciare-lautonomia-partendo-dalla-qualita-del-lavoro\/","title":{"rendered":"Rilanciare l&#039;autonomia partendo dalla qualit\u00e0 del lavoro"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[[caption id=\"attachment_3287\" align=\"alignleft\" width=\"300\"]<a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/DISEGNO_MATILDE.jpeg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3287\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/DISEGNO_MATILDE-300x241.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"241\" \/><\/a> disegno di Matilde Gallo, anni 10[\/caption]\n\n<strong>di Pietro Calascibetta<\/strong>\n\n<strong>\u201cLA SCUOLA SI RIPRENDE LA PAROLA\u201d<\/strong>\n\nE\u2019 sicuramente una buona notizia l\u2019appello lanciato delle associazioni professionali AIMC-CIDI-MCE-PROTEO FARE SAPERE per rimettere in moto quel protagonismo del mondo della scuola che aveva contraddistinto gli anni \u201970\/80.\nAllora si trattava di dare forma, metodologie e contenuti ad una scuola solo enunciata nella Costituzione e tutta da realizzare, oggi di rilanciare l\u2019autonomia scolastica.\nMa perch\u00e9 \u00e8 necessario \u201crilanciare l\u2019autonomia\u201d?\n\n<strong>L\u2019AUTONOMIA NON \u00c8 UNA RIFORMA QUALUNQUE<\/strong>\n\nL\u2019autonomia che siamo chiamati a difendere fa parte di quelle riforme che sono state realizzate per attuare i principi della Costituzione.\nIn Italia il sistema scolastico del dopoguerra si \u00e8 caratterizzato per una sostanziale continuit\u00e0 con il passato fascista e addirittura prefascista, fatta ovviamente eccezione per il maquillage degli elementi esplicitamente legati al regime tolti immediatamente.\nIl dettato costituzionale ha cominciato ad attuarsi e a cambiare il nostro ordinamento scolastico solo negli anni successivi e per tappe attraverso quelle che noi chiamiamo sbrigativamente \u201criforme\u201d.\nNello specifico gli organi collegiali hanno creato il quadro giuridico per \u201cl\u2019effettiva partecipazione\u201d permettendo che la democrazia partecipativa da valore enunciato nell\u2019 ultimo comma dell\u2019art. 3 divenisse prassi anche nella scuola; l\u2019autonomia scolastica a seguire ha creato il quadro operativo affinch\u00e9 la partecipazione non fosse solo formale dando \u201cpotere\u201d e strumenti agli organi collegiali di adeguare la progettazione \u00ab ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti\u00bb nel territorio ponendo le basi per rendere possibile anche nella scuola un altro pilastro della democrazia: \u201cl\u2019autonoma iniziativa dei cittadini\u201d (art.118); la rendicontazione sociale, lo Statuto delle studentesse e la valutazione di sistema attiene all\u2019art.97 sulla trasparenza della pubblica amministrazione.\n<!--more-->La difesa degli organi collegiali e dell\u2019autonomia e la loro completa attuazione non \u00e8 quindi la difesa di riforme qualunque o la riforma di questo o quel ministro, ma la difesa di norme che, pur con i loro limiti , incompletezze e lacune da emendare, hanno attuato la Costituzione rompendo la continuit\u00e0 con il passato facendo della scuola una comunit\u00e0 gestita in base ai principi democratici, una comunit\u00e0 di cui fa parte anche il dirigente con precisi vincoli molto pi\u00f9 stringenti di quanto fosse a guardar bene prima dell\u2019autonomia e durante il regime fascista. Questa \u00e8 l\u2019autonomia.\nChiarito il perch\u00e9 l\u2019autonomia \u00e8 cos\u00ec importante per la democrazia e che quindi bisogna far funzionare realmente queste \u201criforme\u201d , bisogna chiedersi perch\u00e9 l\u2019autonomia \u00e8 in crisi.\n\n<strong>LA CRISI E\u2019 LA MANIFESTAZIONE DI UN DISAGIO REALE<\/strong>\n\nDi fronte all\u2019 importante compito di formare gli studenti ad affrontare le sfide sociali e dell\u2019ambiente di domani che proprio l\u2019autonomia avrebbe dovuto rendere pi\u00f9 efficace, la scuola presenta oggi delle criticit\u00e0 che il manifesto elenca compiutamente.\nLa crisi della partecipazione agli organi collegiali; la crisi delle politiche delle riforme a fronte alla loro concreta applicazione; l\u2019impoverimento delle relazioni interne in ciascun istituto che si esauriscono \u201cin dinamiche prevalentemente individuali,\u201d; il ripiegamento e l\u2019isolamento di chi aveva \u201cscommesso sull\u2019autonomia\u201c, insomma uno strisciante e generalizzato abbandono dell\u2019impegno.\nPer rilanciare l\u2019autonomia credo che si debba necessariamente affrontare le radici di questa crisi e capirne il perch\u00e9, non basta chiamare alla mobilitazione. Credo che il rilancio dell\u2019autonomia parta proprio dal trovare delle proposte per superare questa crisi. Proposte, per\u00f2, che vadano al nocciolo della questione.\nLa crisi nasconde un profondo disagio degli operatori della scuola che \u00e8 maturato in questi anni per il modo con cui sono costretti a lavorare proprio nella scuola dell\u2019autonomia su cui molti avevano \u201cscommesso\u201d e avevo contribuito a realizzare.\nUna contraddizione molto dolorosa che spesso disorienta chi ci ha creduto veramente e ha lottato per essa.\nUn disagio che, purtroppo, non \u00e8 una fantasia alimentata dai media, un atteggiamento vittimistico di una categoria o una oscura manovra politica, ma una realt\u00e0 tangibile perch\u00e9 si vive proprio sul piano professionale e sulla propria pelle.\nUn disagio che si sta trasformando in deriva per la mancanza di un\u2019iniziativa comune in cui riconoscersi .Un disagio che ha prodotto quel disimpegno e quel \u201cripiegamento\u201d che rischia ora di aprire la strada a soluzioni populiste, particolaristiche e autoreferenziali facendo perdere la dimensione comunitaria del sistema scolastico e del lavoro nel proprio istituto esponendo la scuola al rischio di \u201cderive autoritative se non, talvolta, autoritarie\u201d come si paventa nell\u2019appello.\n\n<strong>IL RISCHIO DI BUTTAR VIA L\u2019AUTONOMIA PER SBARAZZARSI DELLA CRISI<\/strong>\n\nLa tentazione di trovare una soluzione attraverso vie brevi \u00e8 forte come forte \u00e8 il disagio e concreto il rischio di \u201cbuttar via la stessa autonomia insieme a questa crisi\u201d.\nAderire ad una dimensione regionale del servizio scolastico nell\u2019ambito di un\u2019autonomia differenziata pu\u00f2 esercitare una certa attrattiva a fronte di un centralismo che invece di offrire all\u2019autonomia una credibile governance di sistema, come puntavano le stesse norme, si barcamena tra il laissez faire e il dirigismo centralista come abbiamo ampiamente sperimentato anche durante la pandemia e come sta riprendendo piede oggi.\nPu\u00f2 essere attrattiva anche l\u2019idea di ridimensionare se non di archiviare gli organi collegiali, l\u2019autonomia e le stesse riforme additate come la causa della burocratizzazione della scuola .\nIl malcontento trova infatti nell\u2019autonomia e nelle riforme ad essa correlate un facile capro espiatorio.\nTutta la lamentela sulla burocratizzazione della scuola \u00e8 alimentata dal fatto che l\u2019autonomia ha introdotto nel lavoro del docente una serie di attivit\u00e0 di progettazione, di monitoraggio e autovalutazione oltre alla lezione d\u2019aula che si sono trasformate attualmente in semplici adempimenti e non in attivit\u00e0 significative e di conseguenza gratificanti sul piano professionale e riconosciute sindacalmente in modo adeguato come tali, come invece dovrebbero essere.\nNon \u00e8 un segreto ricordare che le critiche all\u2019autonomia e alle riforme provengono anche da settori significativi dell\u2019area democratica, alcuni ossessionati dall\u2019idea che l\u2019autonomia sia il cavallo di troia di una presunta aziendalizzazione della scuola, altri preoccupati che l\u2019autonomia favorisca le scuole private, altri ancora contrariati agli obblighi di rendicontazione , di autovalutazione e valutazione dei risultati che la normativa sull\u2019autonomia e sugli organi collegiali impongono nell\u2019ottica della trasparenza e della partecipazione democratica nei confronti dei genitori e degli studenti e non certo per una logica puramente efficientistica come spesso si crede.\nIl pensiero verticale porta poi a ritenere che il superamento della crisi possa passare attraverso la solita leva della formazione dei docenti che \u00e8 s\u00ec una delle condizioni che permette l\u2019autonomia, ma non il dispositivo per superare questo disagio che risiede altrove, come dir\u00f2 pi\u00f9 avanti, e colpisce pi\u00f9 duro, se possiamo dire, addirittura il personale con maggiore formazione e pi\u00f9 impegnato nelle attivit\u00e0 necessarie a far funzionare la scuola perch\u00e9 si sente soverchiato dalle incombenze che si scaricano proprio su chi \u00e8 pi\u00f9 disponibile aprendo la porta ad un burnout diffuso.\nUn\u2019 altra via breve, anzi brevissima, \u00e8 l\u2019aumento dello stipendio, sicuramente sacrosanto, ma che sarebbe un modo per far tacere la categoria se non si toccano le condizioni di lavoro.\nSe da una parte c\u2019\u00e8 il disagio del personale della scuola, dall\u2019altro c\u2019\u00e8 un atteggiamento diffidente dell\u2019opinione pubblica verso la scuola e i docenti dovuto ai risultati non particolarmente brillanti degli studenti e dalla situazione della dispersione e degli abbandoni che non segna una significativa inversione di tendenza, tanto che si deve ricorrere a misure straordinarie.\nTutto questo costituisce una formidabile sponda ai detrattori dell\u2019autonomia.\n\n<strong>MA LA SCUOLA IN CUI LAVORIAMO E\u2019 VERAMENTE LA SCUOLA DELL\u2019AUTONOMIA?<\/strong>\n\nScrive Berlinguer nella prefazione al volume \u00abLiberare la scuola. Vent\u2019anni di scuole autonome\u00bb (a cura di M. Campione e E. Contu, Il Mulino 2020), \u201cBisogna essere chiari: \u00e8 inequivocabile che questa sia ancora la fase di attuazione dell\u2019autonomia; non si pu\u00f2 infatti affermare che i vent\u2019anni trascorsi [\u2026] abbiano gi\u00e0 introdotto sufficiente autonomia nelle scuole\u00bb.\nQuesta \u00e8 un\u2019affermazione politicamente rilevante che \u00e8 necessario tenere presente nel momento in cui vogliamo parlare di rilancio dell\u2019autonomia.\nA questo punto viene da chiedersi. La scuola dell\u2019autonomia \u00e8 proprio quella che si vive tutti i giorni nella quotidianit\u00e0 dei propri istituti? Oppure quella che viviamo \u00e8 la brutta copia di un\u2019autonomia che ancora non c\u2019\u00e8?\nC\u2019\u00e8 il rischio che gli insegnanti stessi considerino un fallimento l\u2019autonomia e le riforme successive senza averle sperimentate per come erano state pensate.\nBerlinguer ci conferma che il processo di riforma del sistema, che lui ben conosce, non si \u00e8 ancora compiuto del tutto.\nSe le cose stanno cos\u00ec la prima cosa da fare per difendere l\u2019autonomia \u00e8 indicare chiaramente ci\u00f2 che manca e chiedere con chiarezza che l\u2019autonomia sia completata.\n\n<strong>L\u2019 AUTONOMIA INCOMPIUTA<\/strong>\n\nVarato il Regolamento si \u00e8 creduto o voluto credere che ormai la riforma fosse tutta l\u00ec e che bastasse applicare il Regolamento perch\u00e9 l\u2019autonomia si realizzasse per incanto.\nChi per un motivo chi per un altro, chi in buona fede chi con il fine preciso di boicottarla non si \u00e8 posto il problema di come il lavoro del docente sarebbe dovuto cambiare con l\u2019introduzione della flessibilit\u00e0 sia rispetto agli studenti sia rispetto ai colleghi.\nGuardando ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto allora e la situazione in cui ci troviamo adesso ci si rende conto che il pezzo mancante riguarda proprio il lavoro, come se la professione docente fosse ancora un\u2019attivit\u00e0 individuale circoscritta nell\u2019interazione tra il singolo docente e lo studente, orientata alla selezione di una classe dirigente e non un processo collettivo di formazione dei cittadini in cui la comunit\u00e0 scolastica e l\u2019autonomia in s\u00e9 ( se funzionano) diventano un vero e proprio dispositivo di apprendimento di competenze disciplinari e sociali per gli studenti e per gli adulti.\nIn particolare non si sono affrontate due questioni che sono determinanti per l\u2019attuazione dell\u2019autonomia.\n\n<strong>L\u2019ORGANICO COME RISORSA<\/strong>\n\nLa prima riguarda l\u2019organico, cio\u00e8 l\u2019entit\u00e0 delle risorse umane necessarie al lavoro nella scuola. Appena dopo il varo del Regolamento prese l\u2019avvio una sperimentazione nazionale che prevedeva al posto dell\u2019organico tradizionale conteggiato in base ai parametri della scuola selettiva, l\u2019assegnazione alle scuole di un organico in base al \u201cprogetto di autonomia\u201d degli istituti cio\u00e8 conteggiato in base ai bisogni metodologici necessari nello specifico contesto di ciascun istituto in base all\u2019utenza.\nCi si era resi conto evidentemente che la flessibilit\u00e0 organizzativa e didattica avrebbe richiesto la disponibilit\u00e0 di un organico pi\u00f9 ampio di quello strettamente necessario alle lezioni a classe intera e tradizionalmente assegnato in base alle classi da coprire e alle ore curricolari di ciascuna disciplina, un nuovo organico che sarebbe servito per la predisposizione di nuovi contesti di apprendimento con un tempo pi\u00f9 lungo, non con attivit\u00e0 extracurricolari (vedi doposcuola, recupero o L.A.C.) come si vuole fare oggi, ma per rendere possibile quella riorganizzazione del curricolo disciplinare prevista dal Regolamento, l\u2019operativizzazione del curricolo, la personalizzazione, l\u2019individualizzazione, la sperimentazione e la ricerca.\nLo stretto legame tra organico, organizzazione del lavoro e successo formativo era stato ampiamente dimostrato dalle scuole nelle esperienze di avanguardia degli anni \u201970.\nUna proposta di organico per\u00f2 subito sepolta e finita nel dimenticatoio, ripresa solo dalla \u201cBuona scuola\u201d, ma, tra un compromesso e l\u2019altro, solo come potenziamento condizionato dall\u2019entit\u00e0 delle quote di personale rimaste a disposizione nelle graduatorie di ciascuna disciplina dopo le assegnazioni ordinarie. Qualcuno direbbe \u201ccon il personale residuale\u201d alla faccia del rispetto della professionalit\u00e0 di quei docenti e dei bisogni progettuali delle diverse realt\u00e0 scolastiche.\n\n<strong>IL LAVORO E\u2019 CAMBIATO<\/strong>\n\nLa seconda questione riguarda pi\u00f9 propriamente le modalit\u00e0 di lavoro dei docenti.\nChe ci fosse allora la consapevolezza che l\u2019autonomia avrebbe comportato un\u2019innovazione anche nel lavoro dei docenti \u00e8 testimoniato addirittura da quanto leggiamo nella piattaforma unitaria di allora dei sindacati (\u201cUn contratto per la scuola dell\u2019autonomia\u201d, Piattaforma CGIL &#8211; CISL &#8211; UIL Scuola , 2002 \u2013 2005, 13 Giugno 2002) dove si sottolinea proprio la necessit\u00e0 nella scuola per l\u2019attuazione dell\u2019autonomia di \u201c un\u2019attivit\u00e0 organizzata su modelli di lavoro differenziati, professionalit\u00e0 articolate, itinerari di ricerca continui in un contesto relazionale che, oltre a valorizzare l\u2019impegno individuale dell\u2019insegnante, si connoti con una dimensione cooperativa.\u201d\nAncora Berlinguer scrive nel volume citato che l\u2019autonomia \u00e8 nata per realizzare nella scuola un contesto di lavoro capace di \u00abprodurre ricchezza intellettuale, sperimentare metodologie, di fare della partecipazione una condizione essenziale\u00bb, in altre parole per valorizzare chi vi lavora e gli stessi utenti, studenti e genitori presenti in base al dettato costituzionale in quanto membri della societ\u00e0 civile e portatori anch\u2019essi di cultura.\nQuesto avrebbe comportato prendere in considerazione un orario di lavoro del docente in cui la docenza, le attivit\u00e0 di tutoraggio degli studenti, di confronto con le famiglie e di progettazione, monitoraggio, ricerca e sviluppo tra colleghi potessero avere la stessa dignit\u00e0 ed essere messe sullo stesso piano dell\u2019insegnamento in aula.\nnascondere il problema di come affrontare l\u2019autonomia sul piano del lavoro sotto il tappeto dei tagli al bilancio senza che nessuno mettesse un limite a questo depauperamento della scuola ha compromesso in modo irrimediabile la \u201cdimensione cooperativa\u201d , la ricerca di nuovi contesti di apprendimento e ha di fatto ristretto l\u2019autonomia alla didattica d\u2019aula facendo credere che la flessibilit\u00e0 nei programmi e nelle metodologie anche con l\u2019aiuto delle TIC fosse sufficiente a raggiungere le finalit\u00e0 che l\u2019autonomia voleva perseguire, confondendo l\u2019autonomia didattica con quella che si chiama libert\u00e0 di insegnamento.\nUna responsabilit\u00e0 anche dell\u2019area democratica. Ci\u00f2 che \u00e8 stato sacrificato \u00e8 stato il \u201ccore\u201d dell\u2019autonomia e la vera novit\u00e0: l\u2019autonomia organizzativa, di sperimentazione, ricerca e sviluppo che richiede tempi e spazi adeguati per realizzarsi.\nSe guardiamo con attenzione tutte le riforma successive constatiamo che sono state pensate sulla premessa che ci fosse nella scuola lo spazio e il tempo di agire la \u201cdimensione cooperativa\u201d della professione, da qui la difficolt\u00e0 oggi nella loro applicazione concreta (ad esempio per i professionali o per l\u2019inclusione)\nLa realizzazione e il monitoraggio del PDP, del PEI e del Progetto individuale, del Progetto formativo individuale, del Progetto orientamento del PCTO, del curricolo trasversale di educazione civica ecc. ecc., solo per fare qualche esempio, da progettazioni e strumenti operativi di lavoro per i docenti diventano adempimenti con crocettati e taglia e incolla da mettere a verbale e archiviare.\nChi li fa come dovrebbero essere fatti ( e sono in molti per fortuna ) lo fa attraverso il lavoro volontario, al massimo con una mancetta in busta paga.\nL\u2019autonomia ha finito per prendere la fisionomia di un decentramento di funzioni amministrative ed \u00e8 spesso diventata un modo per scaricare sui collegi e i dirigenti la responsabilit\u00e0 dei risultati senza dare n\u00e9 le risorse umane n\u00e9 gli strumenti organizzativi per gestire la flessibilit\u00e0 e la progettualit\u00e0 richiesta dalle norme. Anche i distacchi dei docenti che una volta venivano dati alle scuole per seguire i progetti (segno che erano necessari) sono stati subito eliminati in cambio di&#8230;niente.\nIn altre parole l\u2019autonomia ha dovuto muoversi nelle strettoie di una struttura e di un\u2019organizzazione del lavoro che fa riferimento al modello gentiliano diventandone prigioniera.\nUn autonomia fatta con i fichi secchi. Una categoria umiliata due volte sul piano professionale.\n\n<strong>QUANDO IL LAVORO E\u2019 DI SERIE A E QUANDO DI SERIE B<\/strong>\n\nLe riforme assegnano un ruolo centrale ai contesti collegiali, al consiglio di classe, ai dipartimenti disciplinari e ad una serie di figure il cui elenco si allunga ogni anno tra cui il coordinatore di classe, illustre fantasma, non previsto neppure da una norma, ma fondamentale per fare del consiglio di classe una vera \u00e9quipe che pu\u00f2 occuparsi della dispersione.\nIl coordinatore di classe vale dunque meno del tutor dell\u2019orientamento a cui si vorrebbe riconoscere un punteggio extra per i trasferimenti? I docenti con 9 o 6 classi. che spesso sono i docenti delle aree di indirizzo nelle superiori, non possono materialmente esercitare la \u201cdimensione cooperativa\u201d costretti a passare da una riunione all\u2019altra e a cui si chiede di fare il tutor del PCTO.\nManca uno stato giuridico del personale a misura dell\u2019autonomia, una modalit\u00e0 di comporre gli organici che permetta realmente l\u2019autonomia progettuale, un ordinamento e delle figure professionali che possano essere messe in grado a ciascuno di poter svolgere il proprio lavoro in modo conforme ai compiti richiesti dall\u2019autonomia, un contesto in cui ci\u00f2 che si impara nei corsi di formazione si possa realmente applicare.\nMentre l\u2019autonomia richiederebbe una collaborazione tra docenti posti sullo stesso piano e un lavoro di pari dignit\u00e0 indipendentemente dai compiti svolti, nella realt\u00e0 l\u2019unico lavoro riconosciuto professionalmente \u00e8 quello di cattedra mentre tutto il resto e accessorio, aggiuntivo e soprattutto facoltativo mettendo in difficolt\u00e0 non solo i dirigenti, ma anche gli stessi collegi e chi ha a cuore la scuola.\nGli aspetti strutturali e organizzativi rappresentano i nodi pi\u00f9 delicati nell\u2019attuazione dell\u2019autonomia e delle riforme perch\u00e9 da questi dipende la qualit\u00e0 delle prestazioni professionali in aula e di conseguenza i risultati degli studenti, ma questo sembra non si possa pi\u00f9 dire, non a caso i testi di Piero Romei non sono pi\u00f9 neppure nella bibliografia dei concorsi.\nRilanciare l\u2019autonomia richiede che ci sia una proposta per \u201cliberare\u201d finalmente il lavoro in modo che possa adattarsi in modo compiuto all\u2019autonomia e alle riforme successive.\n\n<strong>IL RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI<\/strong>\n\nIn questi anni quando si pronuncia la parola \u201c lavoro\u201d si pensa subito al contratto e non allo stato giuridico e ai compiti che la normativa assegna ai docenti e ai dirigenti dai quali dipende in realt\u00e0 la qualit\u00e0 del lavoro. L\u2019organizzazione viene vista pi\u00f9 da un punto di vista sindacale che professionale confondendo spesso i due piani che vanno affrontati separatamente anche se ovviamente ciascuno \u00e8 in relazione con l\u2019altro.\nAncora una lettura della piattaforma contrattuale del 2002 chiarisce bene questi due piani.\n\u201c Le risorse vanno attribuite direttamente alle scuole per la individuazione e la gestione delle funzioni obiettivo al fine di valorizzare e sostenere la flessibilit\u00e0 progettuale delle scuole [\u2026]\nPer quanto riguarda, invece, le figure di sistema: uno specifico intervento legislativo dovr\u00e0 prevedere la loro istituzione, le modalit\u00e0 di selezione, il reclutamento e la dotazione organica. Solo successivamente il contratto potr\u00e0 definirne i regimi orari e gli inquadramenti.\u201d\nUna precisazione importante. L&#8217;idea della necessit\u00e0 di un Middle Management ante litteram.\nPer rilanciare l\u2019autonomia mettendo in primo piano il lavoro nella sua interezza e non solo la didattica \u00e8 necessario chiedere alla politica e al legislatore di ridefinire lo stato giuridico dei docenti su \u201cmodelli di lavoro differenziati\u201d e \u201c professionalit\u00e0 articolate\u201d funzionali ai nuovi compiti che l\u2019autonomia e le riforme richiedono nella loro attuazione.\nOggi questa esigenza \u00e8 ancor pi\u00f9 presente di quanto fosse allora perch\u00e9 sono state introdotte nella scuola una dopo l\u2019altra delle nuove figure che non possono che essere definite di sistema perch\u00e9 devono essere obbligatoriamente presenti in tutte le scuole con gli stessi compiti e nulla hanno a che fare con le funzioni strumentali legate alla specificit\u00e0 dei diversi istituti come il contratto del 2002 ben chiariva.\nIl ruolo delle associazioni professionali pu\u00f2 essere a questo punto molto importante per aprire una riflessione sul lavoro nella scuola e sulla sua articolazione sulla base degli effettivi compiti che la normativa assegna al personale scolastico per capire quale assetto ordinamentale dovrebbe avere la scuola perch\u00e9 questi compiti possano essere assolti in modo efficace senza mortificare la professionalit\u00e0 di nessuno.\nLe associazioni possono avere un ruolo determinante per formulare alla politica delle proposte che valorizzino la professionalit\u00e0 dei docenti.\nLe esperienze pluriennali di scuole come l\u2019Istituto Rinascita di Milano, Scuola Citt\u00e0 di Firenze e don Milani di Genova, per citare quelle che conosco meglio, essendo sperimentazioni non solo didattiche, ma strutturali ( che lavorano fuori ordinamento per intenderci) hanno potuto individuare dei modelli che possono offrire sicuramente delle idee al dibattito che si vuole animare, ma ci\u00f2 che \u00e8 importante e che i tavoli interassociativi che si chiede di costituire nelle scuole possano, sulla base dell\u2019esperienza che il personale vive quotidianamente elaborare una proposta di un nuovo stato giuridico e di un ordinamento che possa permettere di innovare l\u2019organizzazione dando dignit\u00e0 al lavoro.\nRidefinito il contesto in cui operare diventer\u00e0 determinante il ruolo del sindacato per trovare il modo migliore per tutelare il personale attraverso una revisione contrattuale in grado di riconoscere questa nuova dimensione del lavoro del docente sul piano economico e della carriera.\nInvertendo la sequenza il risultato purtroppo cambia di molto.]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3787\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3787\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[]]>\t\t <a href=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2023\/05\/17\/rilanciare-lautonomia-partendo-dalla-qualita-del-lavoro\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3787\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3787\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_crdt_document":"","footnotes":""},"categories":[23],"tags":[61],"class_list":["post-3787","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-autonomia","tag-calascibetta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3787"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}