{"id":3946,"date":"2023-08-02T15:36:31","date_gmt":"2023-08-02T13:36:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=3946"},"modified":"2023-08-02T15:36:31","modified_gmt":"2023-08-02T13:36:31","slug":"cattedre-miste-un-piccolo-segno-verso-una-seria-comunita-educativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2023\/08\/02\/cattedre-miste-un-piccolo-segno-verso-una-seria-comunita-educativa\/","title":{"rendered":"Cattedre miste, un piccolo segno verso una seria comunit\u00e0 educativa?"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong>di Raffaele Iosa<\/strong>\n\nIn questi giorni di calda estate 2023, su facebook da diversi autori \u00e8 riesplosa (dopo anni di silenzio) la questione delle cd. \u201ccattedre miste\u201d, inerenti una diversa organizzazione pi\u00f9 cooperativa tra docenti di sostegno e curricolari. Lo scopo, nelle intenzioni pedagogiche migliori, \u00e8 di arricchire l\u2019esperienza formativa dell\u2019alunno con disabilit\u00e0 riducendo i rischi di una troppo frequente \u201cdidattica separativa\u201d spesso racchiusa in rapporti para-privati con il docente di sostegno ed eventuale educatore fino alla diffusa forma della \u201ccopertura totale\u201d.\nIl termine dice gi\u00e0 tutto sul rischio che l\u2019inclusione diventi una strana isolazione.\nLa discussione \u00e8 per ora varia, tra chi esprime entusiasmo perch\u00e9 si riaprano azioni di migliore comunit\u00e0 professionale, soprattutto nelle scuole medie e superiori, a chi ne vede le difficolt\u00e0 applicative, a chi (come sempre accade) sostiene che il problema \u00e8 \u201cun altro\u201d.\nPersonalmente delle cattedre miste ne penso un gran bene: la pluralit\u00e0 dei docenti \u00e8 un valore se si fa cooperazione e integrazione per tutti i ragazzi. Per quelli con una qualche disabilit\u00e0 possono essere una manna cognitiva, un\u2019esperienza di maggiore socialit\u00e0, un sentirsi comunit\u00e0 che apprende. Molto meglio la cattedra mista che la cattedra di sostegno tout court, che tende inevitabilmente all\u2019isolazione .\nIn questo mio commento non entro negli aspetti tecnici e organizzativi n\u00e9 giuridici di come si possano sviluppare forme pi\u00f9 ricche di corresponsabilit\u00e0 e organizzazione curricolare flessibile. Vi sono da tempo (fin dal Regolamento autonomia del 1999) ampie possibilit\u00e0 operative di flessibilit\u00e0, come ostacoli o freni dati da aspetti organizzativi, contrattuali, di abitudini. Vi sono anche, naturalmente, riserve radicali su cosa sia il \u201csostegno\u201d: se un\u2019attivit\u00e0 didattica diffusa che tocca tutti (come insegna la Legge 517 del 1977!!) o non invece una \u201cprofessione specialistica para-terapeutica\u201d di per s\u00e9 \u201caltra\u201d dall\u2019educativo.\n<!--more-->\nVorrei invece qui inserire il tema cattedre miste in un quadro pi\u00f9 ricco di questioni sul \u201ccontesto socio-pedagogico\u201d complesso e deludente della scuola italiana nei suoi processi di inclusione a vasto spettro, da quella degli studenti con disabilit\u00e0, alle diverse forme di cd. \u201cBES\u201d sino alla pi\u00f9 vasta questione della dispersione scolastica. Questo perch\u00e9 la questione \u201ccattedre miste\u201d non va vista come una questione tecnica in s\u00e9, ma uno dei tanti aspetti da curare per superare la crisi di senso ed efficacia della scuola, per la quale da tempo (nei testi giuridici come in quelli contrattuali) si fa riferimento fino all\u2019adulazione al termine \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d per accentuare la corresponsabilit\u00e0 e la partecipazione di tutti. Il termine comunit\u00e0 rischia di restare per\u00f2 una retorica grida manzoniana, che pu\u00f2 voler dire varie cose come il suo contrario. Ebbene: la questione cattedre miste \u00e8 di per s\u00e9 un tipico oggetto da comunit\u00e0 educante nel suo farsi concreto. Se la scuola nel suo insieme sar\u00e0 capace di leggersi e costruirsi come comunit\u00e0 professionale aperta e solidale, con il sano ma anche ottimistico realismo delle cose possibili.\n\nTre questioni d\u2019insieme , l\u2019intreccio del rischio de-scolarizzazione\nDunque vorrei qui collegare, in breve, la questione cattedre miste con tre grandi snodi del presente sui quali ho in questi anni scritto molto, per vedere la questione cattedre nel quadro di una scuola che va messa in movimento qualitativo per evitare possibili fallimenti fino alla de-scolarizzazione di fatto. Cio\u00e8 scuole sempre pi\u00f9 inutili e meno leve di sviluppo di tutta la societ\u00e0, e il destino di tutti i nostri giovani.\n\n<strong>1. L\u2019esplosione iatrogena<\/strong>\nIl numero di certificazioni di disabilit\u00e0 \u00e8 raddoppiato in meno di 20 anni, aumentano di queste la condizione di gravit\u00e0 (il famoso art. 3 comma 3 della Legge 104\/92). Non c\u2019\u00e8 \u00e8 nel nostro paese un dibattito scientifico e sociale sulle ragioni di questo strano evento di grande complessit\u00e0. Le pi\u00f9 diverse testi cercano spiegazioni a volte fantasiose. Non c\u2019\u00e8 comunque alcun dubbio che \u00e8 cambiata la percezione di \u201cdifficolt\u00e0\u201d e \u201cmalattia\u201d sia nelle famiglie che nel mondo educativo sia in quello sanitario. Forse non \u00e8 un caso che l\u2019aumento delle certificazioni sia inversamente proporzionale al calo demografico: meno bambini che si desiderano troppo \u201cperfetti\u201d?. E\u2019 comunque un tema sul quale l\u2019assenza di ricerca e dibattito scientifico rischia di creare nelle scuole grandi incertezze e confusioni.\nHa accompagnato l\u2019esplosione iatrogena della disabilit\u00e0 l\u2019invenzione clinica dei DSA, giunti in poco pi\u00f9 di un decennio quasi allo stesso numero dei compagni di classe 104. E anche in questo caso con una discussione spesso estremizzata da tesi opposte sulla bont\u00e0 o meno di queste sindromi.\nE, infine, dal 2013 la dizione BES come contenitore di diverse condizioni esistenziali, cognitive, sociali cui offrire un trattamento educativo di cura. Non facile da comprendere se BES cos\u00ec diventi uno strumento di aiuto o invece (come temo) uno stigma che nel tempo separa, rassegna e riduce le attese educative.\nDunque, in meno di 20 anni \u00e8 mutato profondamente il panorama interpretativo e gestionale di tutti i nostri studenti con una qualche difficolt\u00e0 comunque diagnosticata. Da qui norme, indicazioni, e spesso dolorose forme conflittuali tra scuole e famiglie. Da qui la nascita di \u201cnuovi servizi\u201d (spesso privati) con proposte \u201criabilitative\u201d quasi chiavi i in mano. Siamo alla centralit\u00e0 del sintomo che sostituisce la persona.\nIl nuovo cospicuo blocco di normative sulla disabilit\u00e0, ad esempio, ha prodotto un monstrum giuridico, tra GLO di cui non \u00e8 chiara la funzione e il reale potere, un ICF diventato un contatore di ore di sostegno piuttosto che un lettore olistico della persona, e infine il progetto di vita diventato cosa da servizi sociali comunali piuttosto che il quadro di riferimento di sviluppo di ogni persona.\nC\u2019\u00e8 dunque molto da fare, studiare e discutere sulla qualit\u00e0 attuale dell\u2019inclusione nelle nostre scuole. C\u2019\u00e8 il rischio che l\u2019inclusione si separi dai processi di normalit\u00e0 del processo educativo, che si tenda cio\u00e8 a forme \u201cspeciali\u201d di scolarizzazione, cio\u00e8 nel tempo a nuove forme di scuole speciali. Non solo per gli studenti con disabilit\u00e0. E dunque, come non vedere la questione cattedre miste come un antidoto interessante da sviluppare per cambiare la tendenza alla separazione e all\u2019isolazione?\n\n<strong>2. La dispersione scolastica, disavventura italiana<\/strong>\nCome non bastasse, i dati sugli esiti scolastici dei nostri studenti sono infelici, e le differenze regionali tra nord e sud gridano vendetta ad una societ\u00e0 pi\u00f9 equa e dinamica. L\u2019Italia ha la pi\u00f9 elevata percentuale di NEEDS in Europa. E la povert\u00e0 \u00e8 tema conflittuale del dibattito politico con t4ensioni e disparit\u00e0 tra zone del paese intollerabili. Comunque il tema dispersione avrebbe molti interventi, riceve numerosi finanziamenti di cui il recente PNRR ha il massimo sviluppo. Eppure anche questo tema rischia di diventare questione separata dalla scuola nel suo insieme. Si pu\u00f2 comprendere, ad esempio, la necessit\u00e0 di professioni pi\u00f9 elettivamente capaci di aiuto, ma c\u2019\u00e8 anche alto il rischio di nuovi \u201ctutor-interventi speciali\u201d o l\u2019utilizzo esagerato del terzo settore come salvatori e delegati, capaci per\u00f2 di produrre loro malgrado (paradossalmente) forme \u201cisolanti\u201d piuttosto che \u201ccomunit\u00e0 educanti\u201d in cui tutti, docenti studenti e famiglie, si fanno comunit\u00e0 reale, bella nella sua eterogeneit\u00e0 . Soprattutto non delegando ad altri \u201cesperti\u201d i problemi, e continuando la gran massa a vivere con la propria spicciola \u201cnormalit\u00e0\u201d.\n<strong>\n3. Verso il deserto demografico<\/strong>\nQuest\u2019anno nasceranno meno di 380.000 bambini. Il calo demografico \u00e8 ormai clamoroso. Sappiamo gi\u00e0 che nei prossimi 10 anni dovremo fare i conti con lo sviluppo territoriale dei singoli istituti, dalle scuole dell\u2019infanzia alle superiori, con il rischio di conflitti per visioni localistiche senza una visione realistica della condizione infantile e della crescita. Penso si debba avere il coraggio di un ripensamento collettivo della geografia scolastica che unisca il numero degli alunni con il territorio nel suo insieme (es. servizi sociali, opportunit\u00e0, relazioni tra servizi). Meno bambini avremo in un territorio pi\u00f9 si dovr\u00e0 stare attenti ad offrire pi\u00f9 opportunit\u00e0 integrate possibili perch\u00e9 il calo demografico non diventi un deserto, in cui bambini soli crescerebbero con poche opportunit\u00e0 intorno a s\u00e8. Anche in questo caso, quindi, serve una visione da comunit\u00e0 educativa, in questo caso con la responsabilit\u00e0 di tutti, dagli enti locali alla societ\u00e0 civile, all\u2019economia del territorio. Sar\u00e0 dura. Ma altrettanto sar\u00e0 realistico comprendere che avere pochi bambini rende necessario perderne il meno possibile. Da qui i tre punti di questo breve testo si sommano nel dovere di una visione integrata e unitaria che abbia a cuore la comunit\u00e0 civica nel suo insieme.\nPer queste ragioni io penso che tutte le azioni in cui si costruiscono nei territorio forme di comunit\u00e0 attiva saranno sempre pi\u00f9 necessarie, e perfino convenienti. Non solo per i nostri giovani, ma per un patto tra le diverse et\u00e0 della vita che nel prossimo futuro sar\u00e0 pi\u00f9 complesso che ai tempi dell\u2019alta natalit\u00e0.\nLo scambio tra generazioni sar\u00e0 pi\u00f9 delicatamente complicato, sar\u00e0 necessario evitare \u201csprechi\u201d umani e sociali, sar\u00e0 quindi indispensabile e perfino conveniente fare il pi\u00f9 possibile comunit\u00e0.\nEcco perch\u00e9, partendo da un aspetto particolare dell\u2019inclusione scolastica qual \u00e8 la \u201ccattedra mista\u201d , si comprende come ogni pi\u00f9 piccolo gesto di partecipazione, corresponsabilit\u00e0, creativit\u00e0 sar\u00e0 utili al nostro non lontano futuro.]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3946\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3946\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" 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