{"id":4254,"date":"2024-01-08T13:01:59","date_gmt":"2024-01-08T12:01:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=4254"},"modified":"2024-01-08T13:01:59","modified_gmt":"2024-01-08T12:01:59","slug":"perche-i-docenti-studiano-lintelligenza-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2024\/01\/08\/perche-i-docenti-studiano-lintelligenza-artificiale\/","title":{"rendered":"Perch\u00e8 i docenti studiano l&#039;intelligenza artificiale?"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[[caption id=\"attachment_3815\" align=\"alignright\" width=\"275\"]<a href=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/composizione_geometrica.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-3815\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/composizione_geometrica.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"281\" \/><\/a> Composizione geometrica di Gabriella Romano[\/caption]\n\n<strong>di Stefano Penge<\/strong>\n\nCome in ogni occasione in cui qualche strumento viene inventato e proposto sul mercato delle professioni della conoscenza, ancora prima che parta l\u2019ennesimo progetto nazionale per la <em>trasformazione delle classi tradizionali in ambienti innovativi dove gli studenti si preparino alle\u00a0 le professioni digitali del futuro e il personale scolastico alla transizione digitale,<\/em> alcuni insegnanti si sentono in dovere di aggiornarsi e di prepararsi al nuovo che avanza. Questo va ovviamente ascritto a loro merito: invece di lamentarsi del tempo perso necessario per imparare a usare questa o quella stravaganza voluta dal ministero, invece di laudare le tecnologie naturali di una volta e rimpiangere le buone vecchie LIM, si lanciano a studiare,\u00a0 giocare e sperimentare coinvolgendo la famiglia, gli amici e gli studenti. Sono docenti ottimisti, entusiasti, curiosi e insieme coscienziosi.\n\n\n<h2 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/intelligenza-artificiale\/\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">VAI ALLA RUBRICA SULLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE<\/span><\/strong><\/a><\/h2>\n\n\nLe ragioni di questo interesse didattico sono diverse: dalla difesa dei \u201cnostri\u201d nei\u00a0 mercati del lavoro internazionali alla risposta rapida alle trasformazioni culturali in arrivo, con una quota di orgoglio professionale o semplicemente un desiderio inconscio di allinearsi alla moda del momento.\n\nStavolta non si tratta di afferrare la meteora del Metaverso, ma di preparare gli studenti a usare l\u2019intelligenza artificiale, cio\u00e8 le interfacce dialogiche di OpenAI, cio\u00e8 i prompt.\u00a0 I tre concetti sono spesso percepiti come uno solo: se il prompt di ChatGPT coincide con l\u2019intelligenza artificiale, imparare a usarlo significa avere una patente che permette di entrare nel Paese dei Balocchi intelligenti.<!--more-->\n\nQuesto, dal mio punto di vista, non \u00e8 un buon punto di partenza: ci sono mille tipi di \u201cintelligenza artificiale\u201d, mille modi di applicarla e mille interfacce diverse. Convincersi che conoscerne <em>uno solo<\/em> sia la chiave per il futuro \u00e8 davvero ingenuo. E poi, anche ammettendo che si tratti della pi\u00f9 grande invenzione degli ultimi dieci anni, niente ci assicura che la maniera specifica per averci a che fare oggi \u2013 il prompt &#8211; rimanga la stessa anche solo per i prossimi sei mesi. Avere una visione d\u2019insieme: certo; vedere degli esempi per capire come funziona: d\u2019accordo; imparare il modo pi\u00f9 furbo per farsi scrivere una ricetta di cucina nello stile di Artusi&#8230; non saprei. Pu\u00f2 essere divertente, ma quali garanzie fornisce sull\u2019occupabilit\u00e0 futura (se questo era lo scopo)? Sarebbe come se negli anni \u201890 qualcuno avesse detto che per prepararsi alle professioni digitali bisognava imparare a usare il <em>mouse<\/em>. Come? Dicevano proprio cos\u00ec? Pu\u00f2 darsi.\n\nUn secondo limite che vedo in questa autoformazione \u00e8 la <em>tonalit\u00e0 emotiva<\/em>. I docenti si preparano\u00a0 nei modi pi\u00f9 disparati, iscrivendosi a webinar, partecipando a convegni, comprando libri, in attesa di frequentare corsi veri e propri. Accedono a\u00a0 flussi di informazioni di qualit\u00e0 diversa, proposti da attori diversi, pubblici e privati, ma che hanno in comune una caratteristica: l\u2019adesione entusiasta e la scarsa propensione alla critica. Gli aggettivi usati per descrivere gli agenti artificiali creativi sono \u201centusiasmante, creativo, coinvolgente, dinamico, stimolante\u201d. Siamo ancora nella fase pubblicitaria, in cui il discente (il cliente) deve essere convinto della bont\u00e0 del prodotto. Si capisce anche che nessuno abbia voglia di spendere tempo e soldi per leggere un libro che parla male della novit\u00e0 del momento. La modalit\u00e0 critica appartiene tipicamente alla terza fase, quella che viene dopo l\u2019utilizzo quotidiano con l\u2019apparire dei problemi. Purtroppo a volte non \u00e8 possibile aspettare cos\u00ec tanto: a quel punto certe modalit\u00e0 si sono inserite nella pratica e diventano inamovibili.\n\nUna vecchia conoscenza, un\u2019insegnante che conosco da trent\u2019anni, quando ho detto pubblicamente che non avevo ancora ben capito i vantaggi dell\u2019uso di ChatGPT in classe si \u00e8 meravigliata: \u201cma come, proprio tu che una volta eri tra quelli pi\u00f9 aggiornati e avanzati nel proporre tecnologie digitali?\u201d E\u2019 vero che quando ci frequentavamo ero uno di quelli che proponevano di <em>usare, smontare, fare<\/em> e non solo stare a guardare; lo facevo anch\u2019io e mostravo i risultati dei miei esperimenti. Non \u00e8 che adesso sia diventato luddista tutto insieme; ma mi pare che un\u2019analisi critica mostri come quegli strumenti fossero pi\u00f9 smontabili e controllabili di questi. Forse, da vero <em>boomer<\/em>,\u00a0 sono anche diventato un po\u2019 pi\u00f9 sospettoso sulle nuove tecnologie attuali di quanto non lo fossi sulle nuove tecnologie del passato. Ma \u00e8 un atteggiamento che rivendico come conquista dovuta all\u2019esprienza. E\u2019 un po\u2019 come il Lego: lo si pu\u00f2 usare e basta, oppure ci si pu\u00f2 domandare dove viene fabbricato e con quale plastica (se lo si fa, si scopre che i mattoncini sono fatti di Acrilonitrile Butadiene Stirene, un polimero\u00a0 derivato dal petrolio che ha un tempo di decomposizione stimato intorno ai 1300 anni. Noi forse non ci saremo pi\u00f9 ma i mattoncini saranno sempre l\u00e0).\n\nCredo insomma che sia sempre utile collocare ogni nuova iniezione tecnologia nel suo contesto: da dove viene, a cosa serve, a chi porta vantaggi, cosa potrebbe diventare, quali rischi potrebbe nascondere. Pi\u00f9 la tecnologia sembra meravigliosa, gratuita, irrinunciabile, pi\u00f9 credo che occorra studiarla da vicino. L\u2019Omino di burro \u00e8 sempre molto abile a invitare a salire sul suo carro.\n\nLe tecnologie non sono tutte uguali. Ci sono tecnologie che si possono smontare e tecnologie opache; tecnologie che possono potenziare l\u2019apprendimento e tecnologie che si limitano a liofilizzarlo; tecnologie nate o almeno adattate all\u2019educazione e tecnologie importate velocemente per massimizzare il recupero degli investimenti. Non si tratta di essere a favore o contro in generale, ma di <em>scegliere<\/em>.\n\nIn questa serie di articoli provo a ricostruire il senso di questa ennesima importazione nella scuola di uno strumento tecnologico nato altrove. Lo faccio cercando di collocarlo all\u2019interno di un contesto pi\u00f9 generale: quello delle <em>macchine programmabili.<\/em>\n\nAnche se mi sono occupato professionalmente di programmazione, di intelligenza artificiale e di didattica, non \u00e8 un approccio dettato solo dalla mia storia personale e per fortuna non sono il solo a tentare di adottarlo:<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[i]<\/a> anche da qualche altra parte si comincia a pensare che il rischio pi\u00f9 grande stia proprio nel ritenere che si possa ragionare e parlare di intelligenza artificiale (in generale, di qualsiasi tecnologia della conoscenza) da <em>un solo punto di vista,<\/em> che sia quello epistemologico (complessit\u00e0), quello tecnico (efficienza), oppure quello didattico (efficacia). Nessuna tecnologia \u00e8 solo una faccenda di trovare le soluzioni migliori per risolvere problemi; per il semplice fatto che quella soluzione determinata che \u00e8 incarnata da una certa tecnologia creer\u00e0 problemi di altro tipo (per esempio, di sostenibilit\u00e0 ambientale o sociale). Cos\u00ec pure nessuna tecnologia pu\u00f2 essere astratta dal contesto per cui \u00e8 nata, presa in prestito e immersa nell\u2019ambiente educativo senza considerarne le logiche profonde, senza essere ripensata e adattata.\n\nNella prima parte ci occupiamo delle macchine che sembrano intelligenti, poi di quelle che fingono di esserlo; vediamo poi come \u00e8 nato il prompt e dove altro lo possiamo incontrare. Infine cerchiamo di capire quale potrebbe essere il senso del suo uso didattico, se ce n\u2019\u00e8 uno.\n\n<a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i] <\/a><strong>Penso in particolare alle persone con cui ho discusso di questi temi (Rodolfo Marchisio, Marco Guastavigna, Monica Oriani)<\/strong>\n\n\n<h2 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/intelligenza-artificiale\/\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">VAI ALLA RUBRICA SULLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE<\/span><\/strong><\/a><\/h2>\n\n]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4254\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4254\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 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