{"id":448,"date":"2019-09-03T19:43:10","date_gmt":"2019-09-03T17:43:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=448"},"modified":"2019-09-03T19:43:10","modified_gmt":"2019-09-03T17:43:10","slug":"il-mondo-al-contrario-i-ricchi-con-la-carta-i-poveri-con-lo-smartphone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2019\/09\/03\/il-mondo-al-contrario-i-ricchi-con-la-carta-i-poveri-con-lo-smartphone\/","title":{"rendered":"Il mondo al contrario. I ricchi con la carta, i poveri con lo smartphone."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/bambini_scuola.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-381 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/bambini_scuola-150x150.jpg\" alt=\"bambini_scuola\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Stefano Stefanel<\/strong>\n\n\u201c<em>I ricchi con la carta. I poveri con lo smartphone<\/em>\u201d. \u201c<em>Bocciare i deboli per far migliorare i forti<\/em>\u201d. \u201c<em>Eliminiamo i progetti e torniamo allo studio serio<\/em>\u201d.\nIl delirante momento storico che stiamo vivendo visto dal versante della scuola potrebbe essere racchiuso nelle tre \u201c<em>orribili<\/em>\u201d frasi che ho sopra riportato e che possono riassumere, in forma comunque almeno per il momento parodistica, quello che si sente in giro, soprattutto quello che si legge sui giornali di carta stampata.\nLa battaglia per\u00f2 \u00e8 impari ed \u00e8 stata \u201cscatenata\u201d da giornalisti, scrittori, psicologi, opinionisti, professori universitari, cio\u00e8 personaggi noti e pubblici che parlano di scuola senza conoscerla e che \u2013 soprattutto \u2013 hanno un\u2019idea della scuola che risale alla loro giovent\u00f9. <!--more-->\nTutto questo sta avvelenando i pozzi perch\u00e9 porta il dibattito pubblico dentro il nulla delle prese di posizioni apodittiche ed assolute, che racchiudono la critica a quello che pu\u00f2 essere etichettato come \u201c<em>il modernismo post sessantottino che ha distrutto la scuola<\/em>\u201d.\nLa scuola non \u00e8 ancora distrutta, ma \u00e8 sulla buona strada e tutto questo insulso cicaleccio non documentato porta l\u2019attenzione altrove, non sui problemi veri. Per\u00f2 allo spazio che le celebrit\u00e0 hanno corrisponde solo uno spazio di nicchia e per gli addetti ai lavori di chi prova a rispondere: nelle lotte impari di solito vince Golia. E qui siamo \u201cdi solito\u201d.\n\n<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>LIBRI E SMARTPHONE<\/strong><\/span>\n\n<span style=\"color: #000000;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chiunque viva nella scuola sa il peso che ancora ha la carta stampata: libri di testo, libri delle biblioteche, fotocopie, quaderni. Il passaggio al digitale \u00e8 in troppi casi troppo lento e le poche competenze di molti docenti portano la questione solo sul piano disciplinare e punitivo. Credo per\u00f2 che \u2013 al di l\u00e0 del pensiero sul libro di carta e sullo <em>smartphone<\/em> \u2013 alcuni elementi dell\u2019attuale societ\u00e0 siano facilmente visibili.\nI figli dei ricchi, i figli delle famiglie benestanti o del ceto medio hanno un rapporto abbastanza ordinato sia con la carta, sia con lo <em>smartphone<\/em>. Vivono in contesti culturali buoni o accettabili che gli permettono la scelta quando questa deve essere fatta, che possono spaziare tra i libri e lo <em>smartphone<\/em>, che hanno tempi di attenzione adeguati o adeguabili. In questo momento storico i poveri e i figli dei poveri (soprattutto di quelli di spirito) e quasi tutti gli stranieri, hanno come unico riferimento culturale lo <em>smartphone<\/em>.\nLa cultura popolare \u00e8 \u201c<em>cultura del telefonino<\/em>\u201d, i ragazzi girano costantemente connessi e controllano tutto dentro lo <em>smartphone<\/em>. La scuola che si rifiuta di educare all\u2019uso didattico e culturale di questo mezzo in virt\u00f9 di un richiamo alla carta che ormai tutti usiamo in forma mista (un po\u2019 di carta e un po\u2019 di web) si rifiuta di occuparsi della cultura degli ultimi, di quelli cio\u00e8 che hanno il riferimento solo nel web.\nIo invito chi vuol vietare l\u2019uso dello <em>smartphone<\/em> in classe a entrare nella logica di chi ormai si affida solo allo <em>smartphone <\/em>e di verificare realmente se questo soggetto \u2013 soprattutto se giovane \u2013 \u00e8 disponibile a spostarsi sul libro (uno solo, quello di testo) solo perch\u00e9 costretto. La battaglia \u00e8 educare all\u2019uso dello <em>smartphone<\/em> in senso formativo e culturale, far capire ai ragazzi la possibilit\u00e0 di essere connessi sempre ad una biblioteca universale, far comprendere gli spazi di cultura, come si trovano, come si leggono, come si usano.\nInvece vedo venire avanti ignobili crociate \u2013 tutte snob \u2013 per proibire, cercando di far credere che la scuola possa fermare il futuro semplicemente chiudendo gli occhi (e le connessioni). In questo modo di pensare c\u2019\u00e8 la violenza elitaria di chi comunque avr\u00e0 sempre a disposizione le connessioni e decider\u00e0 di non usarle, incurante di chi ormai ha solo la connessione per collegarsi col resto del mondo e per sfiorare la cultura. Solo una reale pedagogia del BYOD (<em>Bring You Our Device<\/em>) allontaner\u00e0 i poveri dall\u2019abbruttimento del web.<\/span>\n\n<span style=\"color: #000000;\">Dirigendo da molti anni Istituti comprensivi vedo quotidianamente bambini connessi figli di persone giovani sempre connesse, sempre attive con foto e selfie, sempre attente a documentare tutto, soprattutto quello di cui non sanno cosa farsene. Proprio in queste famiglie e soprattutto se povere va inserita una pedagogia del BYOD attraverso i figli, cos\u00ec come si \u00e8 introdotta la cultura della raccolta differenziata attraverso i bambini (grande vittoria della scuola che nessuno rivendica mai).\nL\u2019incredibile snobismo di molti intellettuali gli fa scambiare il mondo per aule universitarie, per le biblioteche silenziose, per le librerie affollate e per i concerti di musica da camera. Ma c\u2019\u00e8 anche il mondo dei selfie e dei tatuaggi, di Istagram e di Facebook, di WhatsApp e della navigazione costante che deve trovare una nuova pedagogia se non vuole sprofondare nel baratro delle <em>fake news<\/em> diventate realt\u00e0 (siamo purtroppo sulla buona strada).<\/span>\n\n<strong><span style=\"color: #ff0000;\">PROMOSSI E BOCCIATI<\/span><\/strong>\n\nL\u2019altro atroce ritornello \u00e8 quello che continua a battere sulle troppe promozioni. Il dato banale di partenza \u00e8 quello che vede l\u2019Italia molto in coda nella lotta alla dispersione scolastica e quindi un aumento delle bocciature la metterebbe ancora pi\u00f9 in coda. La tesi criminale per\u00f2 non \u00e8 questa: \u00e8 quella che vede nelle bocciature una possibilit\u00e0 di migliorare il sistema. Nessuno spiega perch\u00e9 diventiamo migliori se bocciamo pi\u00f9 studenti, ma nessuno spiega neppure perch\u00e9 gli studenti medi o bravi diventano migliori se bocciamo di pi\u00f9 quelli pi\u00f9 deboli. La spiegazione \u00e8 molto banale: dato che ai pi\u00f9 bravi non siamo in grado di dare nulla (paralizzati come siamo da una cultura del posto fisso cui si accede soprattutto per anzianit\u00e0 o per sanatoria) gli diamo lo \u201cscalpo\u201d (bocciatura) dei peggiori.\nE questo porta a far credere che un \u201c9\u201d vale di pi\u00f9 se ci sono almeno dieci \u201c4\u201d per cui la battaglia non \u00e8 quella di pretendere di pi\u00f9 dai migliori, ma quella di pretendere di bocciare di pi\u00f9.\nSi dice \u201calzare\u201d l\u2019asticella: ma si dice sbagliato, perch\u00e9 siamo di fronte ad un \u201cabbassare l\u2019asticella\u201d, quella della dispersione scolastica (cos\u00ec va in dispersione pi\u00f9 gente possibile). Inoltre la scuola italiana non ha alcun piano per i suoi bocciati, se non la speranza che facciano meglio l\u2019anno dopo.\nIn questa incredibile discesa verso gli inferi nessuno ha prodotto un\u2019analisi del percorso scolastico del milione di NEET (<em>Neither in Employment nor in Education or Training<\/em>: non studia e non lavora), cio\u00e8 di quei ragazzi che non studiano e non lavorano e stanno per lo pi\u00f9 seduti sul divano a chattare e a navigare su siti pieni di <em>fake news<\/em>.\nSe fosse possibile mettere pubblicamente in relazione la debolezza italiana nella lotta alla dispersione scolastica, la mancanza di un progetto di recupero reale per i bocciati, l\u2019inesistenza di riconoscimenti reali a migliori, la debolezza dei percorso scolastici dei NEET forse il discorso pubblico uscirebbe dal nulla dei richiami degli intellettuali snob alla bocciatura di coloro che ormai vivono connessi agli <em>smartphone<\/em> senza sapere come usarli.<strong>\n<\/strong>\n\n<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>PROGETTI E STUDIO SERIO<\/strong><\/span>\n\nIl sapere evoluto si evolve per progetti, i problemi si risolvono con i progetti, le soluzioni si sperimentano con i progetti, l\u2019inclusione avviene per progetti (visto che la serialit\u00e0 ha prodotto esclusione), le personalizzazioni avvengono per progetti, la ricerca avviene per progetti. Dire \u201c<em>progetto<\/em>\u201d non vuole dire niente, se non si precisa progetto di cosa, ma anche in questo caso una parte intellettuale \u2013 sia interna sia esterna alla scuola \u2013 scambia la propria incapacit\u00e0 a lavorare per progetti nella battaglia ai \u201c<em>progettifici<\/em>\u201d.\nQuesto lo si \u00e8 visto molto bene nei PON, dove sia l\u2019Autorit\u00e0 di gestione, sia il Miur, sia le Scuole non hanno saputo spiegare a docenti e studenti cosa si stava cercando di fare. Cos\u00ec si sta sviluppando l\u2019idea che si fanno progetti se non si ha di meglio da fare e che i progetti tolgono tempo alla scuola seria.\nSenza progetto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 cultura, c\u2019\u00e8 solo un affastellarsi di conoscenze, letture, metodologie, memorie, nostalgie. I progetti spingono allo studio serio e infatti gli studenti coinvolti nei progetti lavorano molto meglio che se coinvolti ad ascoltare lunghe lezioni frontali.\nAnche in questo caso noi abbiamo una parte della popolazione (quella ricca) che vive dentro progetti di vita (le scuole per il futuro, il lavoro come scelta, le vacanze come letture del mondo, le lingue come bagaglio necessario, ecc.) e un\u2019altra parte che rimane sempre a casa ed \u00e8 sempre connessa senza nessun progetto (in attesa forse di un reddito, non di una cittadinanza).\nLa scuola non ha pi\u00f9 bisogno di riforme, ma ha bisogno di progetti: solo con quello potr\u00e0 analizzare bisogni e problemi e potr\u00e0 dare risposte.\nAltrimenti si va avanti per sentito dire, lamentandosi che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019ascensore sociale: per forza, \u00e8 sempre occupato dagli intellettuali che ce l\u2019hanno fatta (e dai ricchi che comunque hanno i soldi per costruirselo).]]>\t\t<\/p>\n<div 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