{"id":578,"date":"2019-09-30T18:27:32","date_gmt":"2019-09-30T16:27:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=578"},"modified":"2019-09-30T18:27:32","modified_gmt":"2019-09-30T16:27:32","slug":"l-esercito-marciava","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2019\/09\/30\/l-esercito-marciava\/","title":{"rendered":"L\u2019 esercito marciava"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<![CDATA[<strong><a href=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CORSARO_DI_RIETI_956.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-460 \" src=\"http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CORSARO_DI_RIETI_956-168x300.jpg\" alt=\"corsaro_di_rieti_956\" width=\"127\" height=\"227\" \/><\/a>di Alessandra Fantauzzi<\/strong>\n\nLa vecchia casa era bruciata, perduta per sempre nell\u2019 asfissia di un vicolo, una mattina del Novembre del 1968 e noi costretti ad abitare in un garage e a cercare una nuova casa.\nA Settembre del 1969 mia madre ricevette, come insegnante a tempo indeterminato, l\u2019 incarico di aprire la sezione unica della scuola materna statale di San Vincenzo Valle Roveto e le venne assegnata l\u2019 abitazione al primo piano della scuola.\nQuell\u2019 autunno per\u00f2, fino a Natale, avremmo dovuto viaggiare con il treno, tutti i giorni: c\u2019 erano ancora molte cose da sistemare prima di occupare il nuovo alloggio. Avevo tre anni e cominci\u00f2 la mia vita di pendolare.\n<!--more-->\nI lunghi singulti della locomotiva prima della galleria di Capistrello, nella nebbia dell\u2019 autunno marsicano, sembravano le voci delle nuove stanze\u00a0\u00a0 risuonanti d\u2019 eco. La nuova casa, in quel nuovo paese, disteso fra gli ulivi, era straniera ed inquietava come un labirinto: un intrico di vuoti da riempire, di mattine in cui svegliarsi senza l\u2019 odore di calce e colonia di mio nonno e il furtivo acciottolar di piatti di zia Chiarina.\nCercavo di consolarmi animando le stanze deserte\u00a0 con i volti familiari e con le \u00a0voci dei maestri e delle maestre che in treno partivano e andavano a fare scuola nella Valle.\nC\u2019 era Magda alta e bella, con un malinconico accento istriano, scendeva elegante alla stazione di Morino e poi saliva a piedi a Civita D\u2019 Antino; Egle bionda e minuta che scompariva silenziosa fra le porte a soffietto del vagone quando arrivavamo nei pressi della stazione di Castronovo: andava in bagno ad infilarsi i vecchi calzoni di suo padre per salire sul mulo che la portava a Rendinara; Marta, infine, che aveva lenti spesse da miope e indossava impeccabili soprabiti con le maniche alla raglan, era pi\u00f9 fortunata: proseguiva, con i maestri \u00a0Ilio, piccolo e allegro, e\u00a0\u00a0 Armando, dinoccolato e timido , per Balsorano, dove saliva per un largo tratturo fino alla scuola di Ridotti.\nCe n\u2019 erano tanti altri che non ricordo o di cui ho scordato il nome ma non i gesti. Su quella tradotta che partiva da Avezzano, alle sei del mattino, viaggiava l\u2019 esercito dei maestri e delle maestre inviato nell\u2019 entroterra abruzzese, ai confini con la Ciociaria, a sconfiggere l\u2019 analfabetismo ancora esistente alla fine degli anni sessanta.\nLe maestre e i maestri della Valle del Liri si muovevano coraggiosi e guardinghi, inerpicandosi per la costa a piedi, risalendo i ciottoli dei sentieri a dorso di mulo o scivolando sulle pietre muscose e il fango, lungo il fiume.\nNon erano \u201cscuole di frontiera\u201d le loro, ma piuttosto era quello, tra gli Ernici e i Cantari, il \u201cfronte della scuola\u201d, la linea Gustav abruzzese dell\u2019 istruzione obbligatoria e gratuita per tutti, contro la deprivazione culturale e la miseria economica che riempivano il cartone delle valige di stracci e costringevano uomini e donne alla partenza forzata per i bacini minerari del Nord Europa, le fabbriche di orologi in Svizzera, le acciaierie Tyssen in Germania.\nI maestri e le maestre della Valle Roveto combattevano ogni giorno, miti e pazienti operatori di pace, affinch\u00e9 gli usci non si chiudessero, non ci fossero \u201corfani bianchi\u201d in attesa del ritorno dei genitori e gli abiti delle donne non si tingessero del nero di Marcinelle o Villerupt.\nErano loro, partigiani della scuola di tutti e di ciascuno, a tessere gli agguati della sperimentazione pedagogica, a punzecchiare, con azioni di disturbo, l\u2019 inerzia dei comuni, ad organizzare i doposcuola e tenere accese le stufe con legna di cipresso, ad andare a prendere i ragazzi fra le greggi per portarli a scuola.\nErano loro ad aver capito che un\u2019 altra Resistenza era cominciata dopo il 25 Aprile e che il nemico degli umili \u00e8 quello che\u00a0\u00a0 sottrae loro le parole e con esse la volont\u00e0 di leggi migliori, uniche armi dei deboli contro i soprusi dei forti.\nLa nuova casa non era la sola novit\u00e0 della mia vita: a Maggio sarebbe arrivato un fratellino o una sorellina, precisamente il 24 Maggio aveva detto il dottore a mia madre o cos\u00ec almeno, avevo capito io.\nSicch\u00e8 quando durante il viaggio in treno, Marta che era burlona mi chiedeva: \u201cQuando arriva il fratellino ?\u201d\nIo rispondevo con la buffa sicumera dei bambini piccoli quando s\u2019 aggrappano alle date\u00a0 \u201cIl 24 Maggio!\u201d\nAllora l\u2019 intero vagone all\u2019 unisono attaccava: \u201cL\u2019 esercito marciava per raggiunger la frontiera..\u201d ed io ridevo anche se la frontiera mi sembrava lontana.]]>\t\t<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_578\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"578\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" 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