{"id":7287,"date":"2025-10-12T10:50:48","date_gmt":"2025-10-12T08:50:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=7287"},"modified":"2025-10-12T10:51:03","modified_gmt":"2025-10-12T08:51:03","slug":"margherita-zoebeli-e-adelina-guadagnucci-due-esperienze-educativa-coraggiose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2025\/10\/12\/margherita-zoebeli-e-adelina-guadagnucci-due-esperienze-educativa-coraggiose\/","title":{"rendered":"Margherita Zoebeli e Adelina Guadagnucci: due esperienze educativa coraggiose"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Maria Grazia Alemanni<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>ADELINA GUADAGNUCCI<\/strong><\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_7288\" style=\"width: 650px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-7288\" class=\"wp-image-7288\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/word-image-7287-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/word-image-7287-1.jpeg 640w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/word-image-7287-1-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/word-image-7287-1-400x300.jpeg 400w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><p id=\"caption-attachment-7288\" class=\"wp-caption-text\">ADELINA GUADAGNUCCI E L\u2019ISTITUTO PEDRONI DI VERBANIA<\/p><\/div>\n<p>Mi sono ritrovata a interessarmi di Adelina Guadagnucci nell\u2019ambito della mia ricerca di storia locale sui \u201cbambini di Cassino\u201d ospitati soprattutto al Nord Italia nel 1946. In un elenco conservato dal Comune di Intra, alcuni dei bambini inviati all\u2019Istituto Pedroni di Cresseglio provenivano infatti dai comuni del Frusinate.<\/p>\n<p>E cos\u00ec ho scoperto la vocazione pedagogica di Adelina, giovane massese esule in Svizzera negli anni 30 al seguito dei fratelli fuoriusciti, che ritroviamo dopo la guerra sulle colline del Lago maggiore a occuparsi dell\u2019istituto Pedroni. Artefice della creazione di un istituto dedicato agli orfani di guerra di entrambi gli schieramenti \u00e8 il sindaco di Intra Luigi Zappelli, socialista rientrato in patria dopo un lungo esilio svizzero. Dedica l\u2019istituto a Pedroni, uno dei principali animatori del movimento antifascista, segretario della sezione ginevrina della concentrazione antifascista, morto in esilio. Pedroni diceva \u201cdovremo far convivere, mettere insieme , i figli dei fascisti con i figli degli antifascisti, capire gli uni e gli altri .\u201d In questo sta la carica straordinariamente moderna e per certi aspetti rivoluzionaria dell\u2019idea che ispira il sindaco Zappelli quando pensa di dar vita a un istituto laico che accolga orfani e bambini indigenti. E qui entra in scena Adelina, che lui aveva conosciuto sicuramente a Ginevra dove la ragazza aveva partecipato a un corso, organizzato da una commissione internazionale di cui faceva parte il Soccorso operaio svizzero, che doveva preparare il personale educativo che avrebbe potuto aiutare i bambini vittime della guerra una volta che fosse finita. L\u2019esperienza svizzera fornisce ad Adelina un\u2019apertura a metodi educativi molto avanzati, soprattutto rispetto alla tradizione scolastica italiana, condizionata dalla cultura fascista e dalla Chiesa cattolica. La ragazza, che arriva a Intra quando ha trentadue anni, accetta di gestire pressocch\u00e9 da sola il gruppo che inizialmente si compone di 43 bambini : si tratta di un gruppo eterogeneo che va dai 5 ai 14 anni. Ad assisterla nell\u2019impresa ci sono una giovane aiutante e un cuoco. I bambini in un primo tempo sono ospitati presso la caserma Simonetta di Intra, che non \u00e8 certo adatta a ospitare dei bambini, che oltretutto sono stati provati dagli effetti della guerra. In un secondo momento, grazie anche agli aiuti del Soccorso operaio svizzero, si trasferiranno in una villa sulla collina di Cresseglio, frazione di Arizzano.<!--more--><\/p>\n<p>I loro primi giochi erano guerreschi, nel cortile della caserma giocavano a combattere e a insultarsi. Ma con il dono di un pallone il gioco divenne cooperativo e Adelina seppe condurli verso una convivenza rispettosa.<\/p>\n<p>Il carattere dell\u2019Istituto \u00e8 ben presto oggetto di polemiche e di critiche, come afferma Adelina nelle sue memorie : \u201c La nostra comunit\u00e0 era stata voluta da un\u2019amministrazione di sinistra a nome di Carlo Pedroni, antifascista morto in esilio a Ginevra . Gli istituti , all\u2019epoca , erano tutti condotti da suore . Il nostro, ripeto, fu il primo gestito a carattere laico e l\u2019impatto \u00e8 stato inevitabile. Difatti , a giudizio di gran parte del clero e dei praticanti cattolici, il nostro istituto , che sfortunatamente si trovava in una caserma , era fondato su carenze di educazione religiosa e di formazione spirituale dei nostri ospiti . un\u2019etichetta che ci complic\u00f2 non poco i rapporti con l\u2019esterno\u201d.<\/p>\n<p>Per chiarire la situazione e sfatare le dicerie della gente del posto, un giornalista de <em>La stella alpina<\/em> nel maggio del 46 intervista Adelina e, oltre a rassicurare sul fatto che i bambini siano nutriti a sufficienza e adeguatamente curati, deve anche chiederle se \u00e8 previsto un trasferimento dei bambini (si temeva che li portassero in Russia..), cosa che naturalmente viene smentita. La voce circolava cos\u00ec insistentemente, che molte mamme avevano chiesto ad Adelina se li avrebbero portati altrove<\/p>\n<p>L\u2019Istituto ricever\u00e0 anche la visita di un \u201cmonsignore\u201d che cercher\u00e0 di convincere la direttrice a far impartire il catechismo all\u2019interno dell\u2019istituto stesso anzich\u00e9 in parrocchia come tutti gli altri. Al diniego di Adelina e di fronte all\u2019organizzazione e alla modalit\u00e0 di relazione instaurate coi bambini, il religioso si rende conto del valore dell\u2019esperienza. Non cos\u00ec gli abitanti della zona, che mantengono una grande diffidenza.<\/p>\n<p>Certo non erano preparati a capire il senso dei metodi educativi che vi si praticavano, soprattutto in quanto erano ispirati agli ideali di democrazia e di libert\u00e0 di fatto inediti sino a quel momento nella societ\u00e0 italiana. <a id=\"post-7287-_Hlk204702305\"><\/a><\/p>\n<p>Ma cosa distingueva la pratica pedagogica dell\u2019Istituto Pedroni da quella delle istituzioni scolastiche e religiose?<\/p>\n<p>Innanzitutto la fiducia nei bambini e nella possibilit\u00e0 di cambiamento: se un bambino aveva la tendenza a scappare Adelina lasciava le porte aperte e lo conduceva a fare il giro del paese; se aveva compiuto dei furti gli affidava la gestione di una cassa comune.<\/p>\n<p>In nessuna comunit\u00e0 o istituto per bambini, all\u2019epoca, e neppure per molti anni a seguire, era prevista una riunione settimanale in cui essi potessero prendere la parola ed esprimersi. Invece al Pedroni era un momento fondamentale della costruzione del cittadino di domani.<\/p>\n<p>Adelina inoltre non dava mai ordini, ma fondava l\u2019educazione sull\u2019esempio<a id=\"post-7287-_Hlk204701335\"><\/a>.<\/p>\n<p>Negli anni successivi al 1946 al Pedroni si interess\u00f2 la pediatra e neuropsichiatra infantile Marcella Balconi, che vi invi\u00f2 bambini e ragazzi con problemi famigliari, stabilendo cos\u00ec un\u2019intensa collaborazione con Adelina.<\/p>\n<p>Questa meritevole esperienza non sarebbe stata possibile senza il ruolo determinante del Soccorso operaio svizzero e delle sue innumerevoli iniziative a favore dell\u2019infanzia segnata dalla povert\u00e0 e dalla guerra. Grazie al finanziamento e all\u2019aiuto concreto voluto in particolare dalla sua fondatrice, Regina Kaegi, l\u2019istituto pot\u00e8 proseguire per un decennio la sua attivit\u00e0. E fu a Ginevra che Adelina si specializz\u00f2 in direzione pedagogica e amministrativa di case di bambini.<\/p>\n<p>Il governo svizzero, grazie all\u2019influenza del Partito Socialista, aveva dato vita a partire dal 1944 al Dono svizzero per soccorrere le popolazioni provate dal conflitto. Il Dono aveva tra le sue emanazioni la<a id=\"post-7287-_Hlk196412855\"><\/a> SEPEG ( <em>Semaine Internationale d\u2019Etude pour l\u2019Enfance de la Guerre) <\/em>La <a id=\"post-7287-_Hlk196581878\"><\/a>SEPEG era molto attiva anche in Italia e propugnava l\u2019istituzione di centri medico pedagogici. Un altro organismo importante la FICE , la Federazione internazionale delle comunit\u00e0 educative, organizzava insieme alla SEPEG corsi internazionali di formazione degli educatori. L\u2019attivismo della Svizzera in campo educativo e psicologico ebbe una funzione importantissima in quel difficile dopoguerra coinvolgendo sia personalit\u00e0 femminili che vi erano espatriate, come Adelina Guadagnucci e Gabriella Mayer ( compagna di Silone durante l\u2019esilio) , sia , come abbiamo visto, figure come quella di Marcella Balconi che aveva approfondito la sua formazione di neuropsichiatra in quel paese.<\/p>\n<p>Il ruolo delle donne, al di l\u00e0 del paese di appartenenza, come avanguardie del possibile cambiamento, fu cruciale. A partire da un personaggio come Regina Kaegi, storica fondatrice del Soccorso Operaio svizzero , sino a Margherita Zoebeli, dapprima assistente dei bambini salvati dalla guerra civile spagnola, poi attiva nel portare aiuto ai partigiani dell\u2019Ossola in fuga dopo l\u2019avanzata nazifascista del \u201944 e infine straordinaria educatrice e dirigente del Centro educativo italo- svizzero di Rimini.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>MARGHERITA ZOEBELI E IL CEIS DI RIMINI<\/strong><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"600\" class=\"wp-image-7289\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/word-image-7287-2.jpeg\" srcset=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/word-image-7287-2.jpeg 400w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/word-image-7287-2-200x300.jpeg 200w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p>\n<p>Ed \u00e8 nella Rimini bombardata dagli alleati che nel maggio del 1946 giunge \u2013 tra l\u2019altro in coincidenza con la nascita dell\u2019Istituto Pedroni a Intra \u2013 Margherita Zoebeli, quasi coetanea di Adelina. Dopo l\u2019esperienza spagnola si era diplomata docente della scuola dell\u2019obbligo all\u2019Universit\u00e0 di Zurigo, dove si era specializzata in pedagogia differenziale curativa e aveva frequentato l\u2019Haute Ecole du Travail Social.<\/p>\n<p>Su di lei avevano avuto particolare influenza le teorie pedagogiche di Dewey e la psicologia adleriana. Durante un soggiorno in Francia aveva conosciuto C\u00e9lestin Freinet da cui aveva appreso la pratica educativa della stampa. Con questo bagaglio culturale era giunta a Rimini, forte anche delle esperienze di assistenza ai figli dei lavoratori impoveriti dalla crisi e ai figli degli antifascisti e antinazisti riparati in Svizzera.<\/p>\n<p>Il Soccorso operaio svizzero, su sollecitazione del sindaco socialista di Rimini, vi aveva inviato Margherita, insieme all\u2019architetto Schwartz, gi\u00e0 progettista della \u201cscuola citt\u00e0 Pestalozzi \u201cdi Firenze , per costruire un villaggio che , partendo da una scuola materna, comprendesse anche altre strutture utili a tutta la popolazione colpita dalla guerra. Inizialmente doveva ospitare bambini dai tre ai sei anni: e si cominci\u00f2 in effetti con 20 bambini, ma si arriv\u00f2 poi ad accoglierne 150 e a costruire anche una scuola elementare.<\/p>\n<p>La struttura del villaggio era pensata per una comunit\u00e0 di bambini liberi, curiosi e disposti a imparare dall\u2019osservazione e dalla pratica, ma era anche il luogo in cui vivevano. Dalla Svizzera erano arrivate baracche da montare, complete dell\u2019arredamento essenziale; erano disposte attorno a un cortile, i vialetti non erano asfaltati , le classi non avevano cattedra e i bambini lavoravano in gruppi.<a id=\"post-7287-_Hlk204887977\"><\/a><\/p>\n<p>Ci sono alcuni elementi comuni alle due istituzioni educative: l\u2019ideale della formazione dei cittadini di una societ\u00e0 democratica, e quindi il coinvolgimento dei bambini nella vita della comunit\u00e0 educativa attraverso la cooperazione, il ruolo non direttivo degli educatori e l\u2019apprendimento attraverso l\u2019esperienza. Anche l\u2019amore e quindi il rispetto per la natura facevano parte del progetto sia ambientale che educativo, nel caso del Ceis con una scelta operata in fase di costruzione. Certo l\u2019impostazione del Ceis era pi\u00f9 strutturata, grazie a un lavoro d\u2019equipe sostenuto sia dai genitori che da figure \u201cancillari\u201d rispetto ai maestri, ovvero tutti coloro che, a vario titolo, operavano nel villaggio, come cuoche o tuttofare. Un\u2019altra particolarit\u00e0 del Ceis era poi la presenza di cani e gatti che in alcuni casi avevano accesso anche alle aule.<\/p>\n<p>Una caratteristica innovativa, che il Ceis mantiene, visto che \u00e8 tuttora attivo, a differenza dell\u2019Istituto Pedroni, che ha avuto altre funzioni al termine dell\u2019esperienza educativa di Adelina e che non esiste pi\u00f9, \u00e8 la particolare attenzione ai bambini con disabilit\u00e0 o difficolt\u00e0 intellettive e ai minori stranieri, all\u2019epoca rifiutati dalla scuola pubblica.<\/p>\n<p>Il Ceis inoltre era divenuto , grazie all\u2019opera infaticabile di Margherita, (che tra l\u2019altro viveva nel villaggio), il principale snodo dell\u2019innovazione pedagogica in Italia. Tra il 1947 e il 1948 il Centro riminese \u00e8 la sede delle Semaines internationales d\u2019\u00e9tude pour l\u2019enfance victime de la guerre (SEPEG) , come abbiamo visto frutto dell\u2019impegno del Dono svizzero, e anticiper\u00e0 la nascita dei Centri Medico Psicopedagogici ( il primo, in parallelo con quello creato a Novara da Marcella Balconi, nascer\u00e0 proprio al Ceis nel 1948 ); Margherita \u00e8 poi tra i fondatori, nel 1951, dell\u2019Movimento di Cooperazione Educativa, ispirato alle idee di Freinet; a Rimini negli anni successivi giungono personaggi come Codignola, Piaget e Pierre Naville e negli anni Sessanta vi far\u00e0 visita anche De Bartolomeis, che prender\u00e0 esempio dal Ceis per immaginare il suo \u201cSistema dei laboratori\u201d. Un aspetto essenziale della nuova pedagogia che si andava delineando era proprio la necessit\u00e0 di riformare gli insegnanti, piegati dal fascismo, il cui ruolo nella nuova societ\u00e0 era considerato fondamentale.<\/p>\n<p>Non meno importante sar\u00e0 la collaborazione con Adriano Olivetti, che finanzier\u00e0 l\u2019ampliamento della \u201ccasina\u201d del Ceis destinata agli orfani, e che chiamer\u00e0 a Ivrea Adelina a tenere dei corsi per le insegnanti delle scuole materne finanziate dallo stesso Olivetti, all\u2019epoca vicino agli ambienti socialisti svizzeri, distintosi come partecipante attivo alla nuova educazione<\/p>\n<p>Cos\u00ec si esprimeva l\u2019architetto Schwartz: \u201dForse ci sar\u00e0 dato di raggiungere una modestissima tappa dei nostri scopi politici; educare uomini indipendenti e sicuri di se stessi, capaci di rifiutare ogni forma di concezione del mondo esteriore che tenda a intervenire in modo autoritario\u201d.<\/p>\n<p>Non sappiamo fino a che punto la scommessa su cui si fondavano quegli esperimenti pedagogici sia stata vinta allora, ma di certo sappiamo che la loro carica utopica \u00e8 quanto mai necessaria, soprattutto nel tempo presente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7287\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7287\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Grazia Alemanni ADELINA GUADAGNUCCI Mi sono ritrovata a interessarmi di Adelina Guadagnucci nell\u2019ambito della mia ricerca di storia locale sui \u201cbambini di Cassino\u201d ospitati soprattutto al Nord Italia nel 1946. 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