{"id":7979,"date":"2025-11-30T18:40:02","date_gmt":"2025-11-30T16:40:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=7979"},"modified":"2025-11-30T18:47:01","modified_gmt":"2025-11-30T16:47:01","slug":"antonio-canova-un-artista-straordinario-che-ha-da-dire-molto-anche-al-mondo-della-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2025\/11\/30\/antonio-canova-un-artista-straordinario-che-ha-da-dire-molto-anche-al-mondo-della-scuola\/","title":{"rendered":"Antonio Canova: un artista straordinario che ha da dire molto anche  al mondo della scuola"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-7981\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/canova-1024x461.jpeg\" alt=\"\" width=\"584\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/canova-1024x461.jpeg 1024w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/canova-300x135.jpeg 300w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/canova-768x346.jpeg 768w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/canova-1536x691.jpeg 1536w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/canova-500x225.jpeg 500w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/canova.jpeg 1600w\" sizes=\"(max-width: 584px) 100vw, 584px\" \/><\/p>\n<p><strong>di Monica Piolanti<\/strong><\/p>\n<p>Il riverbero del classico nel tumulto contemporaneo, una ricerca di ancoraggio estetico nell&#8217;eterno, \u00e8 forse il <em>fil rouge<\/em> pi\u00f9 urgente che lega la nostra attualit\u00e0, dominata dalla frammentazione mediatica e dalla volatilit\u00e0 delle immagini, alla quiete marmorea del Neoclassicismo. In un&#8217;epoca in cui la memoria storica \u00e8 costantemente ridefinita e la figura dell&#8217;artista-idolo sembra implodere sotto il peso dell&#8217;effimero, l&#8217;opera di Antonio Canova (1757-1822) ritorna come un monito di grazia e rigore formale.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che l&#8217;appuntamento del 28 novembre 2025 presso la Sala Arancio della Fabbrica delle Candele in Viale Salinatore, 30, a Forl\u00ec, per la presentazione del volume <strong>&#8220;Il mio Canova. I capolavori di Forl\u00ec&#8221;<\/strong> del Professor Marco Vallicelli, assume un significato che trascende la pura divulgazione storico-artistica. La scelta del titolo, con quel possessivo inatteso, &#8220;Il mio Canova&#8221;, \u00e8 la prima, lucida dichiarazione di intenti dell&#8217;autore.<\/p>\n<p>Lungi dall&#8217;essere un vezzo retorico, tale precisazione stabilisce un distacco critico rispetto alla monumentale, e talvolta astratta, immagine del Maestro di Possagno, per proporre invece una rilettura personale, viva e intimamente connessa al territorio forlivese. Quel &#8220;mio&#8221; non denota solo l&#8217;appropriazione intellettuale da parte dello studioso, ma suggerisce anche un&#8217;interpretazione che vuole estrarre Canova dalla didascalia puramente neoclassica per indagarne le correnti sotterranee pre-romantiche, l&#8217;umanit\u00e0 nascosta e il legame concreto con committenti e mecenati. L&#8217;approccio di Vallicelli, gi\u00e0 noto per la sua capacit\u00e0 di rendere fruibile la complessit\u00e0 dell&#8217;arte senza mai scivolare nella semplificazione, si \u00e8 rivelato in questa sede particolarmente efficace nello svelare le ragioni, le peculiarit\u00e0 esecutive e le travagliate vicende di queste tre opere, la cui presenza a Forl\u00ec \u00e8 assai meno scontata di quanto si possa credere, stabilendo un ponte virtuale di critica e affetto, grazie anche all&#8217;introduzione del testo curata da Melchiorre Missirini, segretario forlivese di Canova. La prima delle tre meraviglie plastiche analizzate \u00e8 l&#8217;<strong>Ebe<\/strong>, l&#8217;ultima delle quattro versioni eseguite dal Canova, attualmente conservata presso i Musei San Domenico.<!--more--><\/p>\n<p>Quest&#8217;opera, che raffigura la dea della giovinezza mentre accenna un passo danzante, costituisce un banco di prova per l&#8217;argomentazione di Vallicelli sul superamento del Neoclassicismo: pur aderendo all&#8217;ideale di calma e compostezza teorizzato da Winckelmann, l&#8217;Ebe forlivese si distingue per il vibrante e quasi <em>pittorico<\/em> contrasto tra la morbida nudit\u00e0 del torso e la fluttuosa veste, mossa da un vento dinamico che ne rivela le forme perfette, creando quel movimento sospeso e quella grazia squisitamente settecentesca che la critica ha spesso voluto accostare alla fragilit\u00e0 di una statuetta in porcellana. L&#8217;abilit\u00e0 canoviana di rendere il marmo vivo e caldo, mediante la celebre levigatura e le patine applicate, emerge in tutta la sua forza, in un virtuosismo tecnico che trasforma la materia inerte in palpito vitale. Segue la <strong>Danzatrice con il dito al mento<\/strong> (talvolta nota come <em>Danzatrice Manzoni<\/em>), la cui storia \u00e8 inscindibilmente legata al facoltoso e controverso committente forlivese, Domenico Manzoni. Commissionata nel 1811, e completata nel 1814, quest&#8217;opera, che cattura l&#8217;essenza della grazia in movimento, testimonia l&#8217;interesse di Canova per la figura danzante come espressione del bello in azione, un tema ricorrente nella sua produzione. L&#8217;analisi si addentra nel &#8220;giallo internazionale&#8221; che circonda l&#8217;originale in marmo, andato disperso o, pi\u00f9 probabilmente, trasferito in Russia e oggi forse ospitato in una sede inaspettata a San Pietroburgo (diversa dall&#8217;Ermitage), anzich\u00e9 nella pi\u00f9 scontata collezione museale. Vallicelli, con acume, sfrutta le anomalie e i danneggiamenti dell&#8217;esemplare di cui si sono trovate tracce fotografiche (o di cui si conosce il gesso originale a Possagno, danneggiato dai bombardamenti del 1917) come indizi per tracciare la vera identit\u00e0 dell&#8217;opera, enfatizzando il fascino aggiunto delle sue vicende misteriose che esulano dalla semplice attribuzione. Infine, il volume si sofferma sul <strong>Monumento funebre a Domenico Manzoni<\/strong>, in marmo bianco, collocato nella Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.<\/p>\n<p>Eseguito nel 1817, anno dell&#8217;assassinio del committente, il monumento rappresenta un esempio maturo e significativo della scultura funeraria canoviana, un modello di stele che tanta fortuna conobbe nell&#8217;Ottocento per la sua essenzialit\u00e0 e purezza formale. L&#8217;opera presenta un altorilievo dominato dalla figura di una giovane donna seduta e piangente \u2013 forse la moglie di Manzoni, Gertrude Versari \u2013 che china il capo rassegnata di fronte all&#8217;urna funeraria, incarnando l&#8217;interpretazione neoclassica della morte come &#8220;sonno ristoratore&#8221; privo di passioni violente. Il professore mette in luce come, nella sua semplicit\u00e0 strutturale, questa stele si colleghi ad altri importanti esempi canoviani come il <em>Cenotafio d&#8217;Orange-Nassau<\/em>, a Delft, pur mantenendo una valenza locale profonda e viscerale, chiudendo idealmente il cerchio tra l&#8217;ambizione del committente e l&#8217;immortalit\u00e0 conferitagli dalla mano del Divino Scultore. Vallicelli ha scoperto poi una terza versione di monumento funebre di identica iconografia a quello di Delft e di Forl\u00ec, in un piccolo paese del rovigiano, Giacciano con Baruchella: riguarda una nobildonna defunta prematuramente, Adelaide Foscarini. Ora, l&#8217;autore ha dimostrato che la figura in bassorilievo della \u201cdolente\u201d \u00e8 perfettamente sovrapponibile in tutti e tre i monumenti: dall&#8217;unico gesso preparatorio, oggi conservato alle Gallerie dell&#8217;accademia a Venezia. Ma la cosa straordinaria, singolare, scoperta dalle cronache d&#8217;archivio, \u00e8 che negli anni in cui il monumento di Giacciano con Baruchella veniva commissionato ed allestito nella parrocchiale di Sant&#8217;Ippolito, parroco era un forlivese, don Giovanni Lacchini. A cosa serve, dunque, questa riscoperta appassionata, se non a riempire le pagine di un ulteriore testo per pochi eletti?<\/p>\n<p>La risposta, che proietta l&#8217;arte oltre l&#8217;estetica, si trova proprio nel monito di <strong>Don Lorenzo Milani<\/strong>, il priore di Barbiana, per il quale la padronanza della <strong>parola<\/strong> era l&#8217;unico vero strumento di emancipazione sociale e politica. La grande arte come quella di Canova, con la sua ineguagliabile perfezione formale e la sua complessit\u00e0 emotiva, rappresenta in realt\u00e0 la <strong>&#8220;Parola&#8221; nella sua espressione pi\u00f9 alta e universale<\/strong>. Se Milani si batteva per dotare i ragazzi esclusi, i figli dei contadini, di un linguaggio che li rendesse &#8220;sovrani&#8221;, liberi di pensare e di esercitare la propria cittadinanza contro ogni forma di sudditanza, allora la bellezza riscoperta attraverso l&#8217;Ebe o la <em>Danzatrice<\/em> pu\u00f2 e deve assolvere a una funzione identica. Questo libro e queste statue possono aiutarci a <strong>dar parola ai ragazzi esclusi<\/strong> o a <strong>rendere sovrano un contadino<\/strong> non perch\u00e9 essi diventino storici dell&#8217;arte, ma perch\u00e9 l&#8217;<strong>accesso e la comprensione della massima espressione del bello<\/strong> \u2014 che sia un&#8217;equazione di Einstein o un marmo di Canova \u2014 equipara l&#8217;individuo al cospetto della storia e della cultura universale. L&#8217;arte non rimane un privilegio per i gi\u00e0 istruiti quando diventa il veicolo per comprendere che la <strong>disciplina, il rigore e la fatica intellettuale<\/strong> che hanno plasmato la materia inerte in pura emozione sono gli stessi valori necessari per forgiare una coscienza critica e un linguaggio efficace. L&#8217;atto di <strong>decifrare Canova<\/strong> \u00e8, in questo senso, l&#8217;atto di <strong>decifrare un codice culturale complesso<\/strong>, e il Professor Vallicelli ha il merito di fornire le chiavi: trasformare l&#8217;ammirazione estetica in <strong>competenza critica<\/strong> che non si ferma all&#8217;oggetto, ma insegna il <strong>metodo<\/strong> per interrogare il mondo. Solo cos\u00ec la magnificenza neoclassica si traduce in autentica <strong>giustizia sociale<\/strong>, restituendo a tutti, e non solo agli eredi di Domenico Manzoni, il diritto di sentirsi pienamente partecipi della civilt\u00e0 che li ha generati.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7979\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7979\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Monica Piolanti Il riverbero del classico nel tumulto contemporaneo, una ricerca di ancoraggio estetico nell&#8217;eterno, \u00e8 forse il fil rouge pi\u00f9 urgente che lega la nostra attualit\u00e0, dominata dalla frammentazione mediatica e dalla volatilit\u00e0 delle immagini, alla quiete marmorea del Neoclassicismo. 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