{"id":8186,"date":"2026-01-07T10:48:42","date_gmt":"2026-01-07T08:48:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=8186"},"modified":"2026-01-07T10:48:42","modified_gmt":"2026-01-07T08:48:42","slug":"fonti-fotografiche-qualche-considerazione-sul-loro-uso-didattico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2026\/01\/07\/fonti-fotografiche-qualche-considerazione-sul-loro-uso-didattico\/","title":{"rendered":"Fonti fotografiche: qualche considerazione sul loro uso didattico"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Andrea Pozzetta (*)<\/strong><\/p>\n<p>Che cosa pu\u00f2 raccontare un\u2019immagine fotografica? Molteplici sono gli aspetti e le riflessioni su cui possiamo soffermarci quando analizziamo criticamente una fotografia: il soggetto e l\u2019ambiente riprodotto, l\u2019eventuale presenza di una didascalia, il supporto materiale, l\u2019identit\u00e0 del fotografo, della committenza, il contesto storico in cui il documento \u00e8 stato realizzato, l\u2019ente conservatore, il criterio di catalogazione\u2026 Sono tutti aspetti che divengono essenziali, soprattutto quando intendiamo considerare e analizzare una fotografia come fonte storica, come strumento, cio\u00e8, per interpretare e interrogare il passato.<\/p>\n<p><strong>Alcune considerazioni a partire da due iniziative della Casa della Resistenza di Verbania<\/strong><\/p>\n<p>Proprio la tematica dell\u2019analisi critica della fonte fotografica \u00e8 stata al centro, nel corso dell\u2019autunno 2025, di alcune iniziative organizzate dalla Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce, rivolte in particolare all\u2019aggiornamento professionale degli insegnanti. La proposta formativa \u00e8 sorta dalla convinzione che l\u2019analisi critica delle fonti fotografiche abbia una grande valenza didattica e che attorno ad essa sia possibile generare pratiche e riflessioni per sviluppare in classe il pensiero critico e una lettura maggiormente consapevole delle immagini, di cui oggi siamo sommersi, sia online che offline.<\/p>\n<p>Il convegno internazionale <em>Sguardi e racconti.<\/em> <em>Narrare e rappresentare la storia delle resistenze attraverso la fotografia<\/em> e il successivo incontro <em>Storia e memoria della Resistenza in classe<\/em> hanno cos\u00ec tentato di gettare le basi per il consolidamento di una comunit\u00e0 di apprendimento professionale sulla didattica della storia a partire da una riflessione sull\u2019utilizzo e sulla corretta interpretazione delle fotografie della Resistenza. Dagli interventi dei numerosi relatori, dai materiali da loro messi a disposizione, dai dibattiti e dalle discussioni collettive sono emerse numerose riflessioni sull\u2019uso didattico delle immagini fotografiche: un utilizzo che, di fronte alle sfide e alle opportunit\u00e0 della digitalizzazione (e di fronte all\u2019esplosione del fenomeno dei <em>fake<\/em>), deve essere sempre pi\u00f9 consapevole e informato ai rischi che essa comporta.<\/p>\n<p>Come \u00e8 stato osservato durante gli incontri formativi, la ricerca storica si avvale delle fotografie (e in generale delle fonti iconografiche) da minor tempo rispetto alle fonti scritte. A lungo, infatti, le immagini sono state utilizzate esclusivamente come strumenti di corredo, come materiale utile ad arricchire apparati aggiuntivi rispetto ai testi, con una funzione quasi esclusivamente decorativa. Ancora oggi, poi, le immagini sono spesso impiegate per \u201calleggerire\u201d una narrazione e come generica illustrazione, anzich\u00e9 come strumento di interpretazione del passato, da interrogare e da contestualizzare. Esempio di questo utilizzo distorto sono i manuali scolastici di storia: quasi tutti ricchissimi, oltre ogni misura, di immagini; immagini prive, per\u00f2, di fonti, indicazioni di provenienza, dati di contestualizzazione.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, numerose relazioni presentate durante il convegno internazionale di ottobre hanno fatto emergere quanto una fotografia (soprattutto prodotta in un contesto di guerra) possa essere una fonte ambigua e problematica. \u00c8 diffusa, ad esempio, la percezione per cui una fotografia sia di per s\u00e9 una testimonianza del \u201cvero\u201d o espressione pura di autenticit\u00e0. Si tratta di un\u2019impressione da sfatare che sorge, forse, da un altro luogo comune che vedrebbe la fotografia come prodotto meccanico e impersonale. Tutto ci\u00f2 deve essere riconsiderato. Fondamentale, infatti, \u00e8 sempre stata la soggettivit\u00e0 del fotografo che, attraverso la macchina e dietro di essa, trasmette una visione del mondo, una cultura, una richiesta da parte di un committente. Un fotografo, spesso, sceglie che cosa riprodurre e che cosa non riprodurre, quando riprodurlo, dove, come. La fotografia \u00e8 perci\u00f2 espressione di un punto di vista, \u00e8 una fonte parziale, tutt\u2019altro che oggettiva. Come poi la storiografia sulla Resistenza ha dimostrato, un\u2019immagine fotografica pu\u00f2 essere frutto di ricostruzioni, di messe in scena. Di pi\u00f9: una fotografia pu\u00f2 essere manipolata, decontestualizzata, strumentalizzata per usi politici e propagandistici. L\u2019odierno dominio delle immagini sui mass media ci espone totalmente a questo quotidiano rischio di usi, abusi e strumentalizzazioni.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 significa che esistono fotografie \u201cvere\u201d e fotografie \u201cfalse\u201d? Come \u00e8 emerso dagli incontri didattici, in realt\u00e0, non esistono fotografie false, poich\u00e9 di per s\u00e9 un\u2019immagine fotografica non \u00e8 mai falsa. Possono esistere, piuttosto, ricostruzioni, manipolazioni e decontestualizzazioni, le quali ci possono comunque dire moltissimo sul contesto in cui sono state create, dei messaggi che hanno voluto trasmettere, della cultura del fotografo o del committente. Anche la propaganda comunica qualcosa e persino un\u2019immagine fortemente manipolata mantiene un fondamentale e insostituibile carattere documentale. Ci\u00f2 che \u00e8 necessario, dunque, \u00e8 individuare quando un\u2019immagine ha subito manipolazioni o quando si presta a facili strumentalizzazioni. L\u2019utilizzo didattico delle fotografie, insomma, deve sempre partire dalla considerazione che queste sono fonti ambigue, che necessitano di competenze e di capacit\u00e0 di analisi critica per essere interrogate in modo adeguato.<\/p>\n<p>Tutte queste riflessioni di ordine metodologico sono state affrontate a partire dal caso delle fotografie delle resistenze e, in particolare, della Resistenza italiana. Sono state analizzate, cos\u00ec, le diverse tipologie di produttori di immagini (i partigiani, gli Alleati, i nazifascisti) e di fotografi (professionisti o occasionali), le diverse fasi in cui i fotografi hanno operato (i momenti iniziali della Resistenza, l\u2019insurrezione, la liberazione), i diversi obiettivi che essi si sono posti. Sono stati presentati, poi, alcuni giacimenti archivistici, come il patrimonio fotografico conservato negli istituti storici della Resistenza. Ne \u00e8 emersa una realt\u00e0 sfaccettata, con numerose e diversificate rappresentazioni, in cui si sono anche inserite logiche di mercato e di uso pubblico. Parallelamente, sono stati presentati anche esempi di buone pratiche per un utilizzo didattico di questo materiale, tra ricerche e realizzazioni di progetti che hanno connesso scuole e cittadinanza locale. \u00c8 stato inoltre presentato il nuovo portale online della Casa della Resistenza (https:\/\/archivi.casadellaresistenza.it) attraverso cui \u00e8 possibile consultare parte del patrimonio documentale digitalizzato, con fonti fotografiche che raccontano la storia del movimento partigiano sul territorio del Verbano Cusio Ossola, nonch\u00e9 banche dati, percorsi tra le fonti, bibliografie e risorse.<\/p>\n<p>\u00c8 emerso come lo studio critico delle fonti fotografiche e la comparazione tra diverse fotografie possano offrire grandi opportunit\u00e0, poich\u00e9 attraverso le buone pratiche di analisi delle fonti iconografiche \u00e8 possibile raggiungere alcuni fondamentali obiettivi didattici: favorire la lettura consapevole delle immagini, innanzitutto; imparare a cercare informazioni sul contesto in cui le immagini sono state create e a lavorare su di esso; ragionare sugli eventuali o potenziali usi, manipolazioni, decontestualizzazioni. Si tratta, in sostanza, di concentrarsi non solo sullo scatto fotografico in s\u00e9, ma sul significato, sul contesto, su tutto quello che c\u2019\u00e8 attorno ad esso.<\/p>\n<p><strong>(*) referente scientifico della Casa della Resistenza di Verbania<\/strong><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8186\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8186\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Pozzetta (*) Che cosa pu\u00f2 raccontare un\u2019immagine fotografica? 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