{"id":8289,"date":"2026-02-05T13:18:17","date_gmt":"2026-02-05T11:18:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=8289"},"modified":"2026-02-05T13:18:17","modified_gmt":"2026-02-05T11:18:17","slug":"cera-una-volta-linclusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2026\/02\/05\/cera-una-volta-linclusione\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta l&#8217;inclusione"},"content":{"rendered":"<p data-start=\"172\" data-end=\"935\"><strong><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7271\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matisse.jpg\" alt=\"\" width=\"641\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matisse.jpg 641w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matisse-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matisse-454x300.jpg 454w\" sizes=\"(max-width: 641px) 100vw, 641px\" \/>di Monica Piolanti<\/strong><\/p>\n<p data-start=\"172\" data-end=\"935\">L\u2019episodio di cronaca che vede un bambino di nove anni, con una diagnosi certificata di disturbo da deficit di attenzione e iperattivit\u00e0, finire al centro di un intervento dei carabinieri e di un provvedimento di allontanamento scolastico, non \u00e8 che il sintomo acuto di una patologia sistemica ben pi\u00f9 profonda. Non si pu\u00f2 che leggere in questa vicenda il fallimento simultaneo di tre pilastri fondamentali della nostra convivenza civile: l\u2019efficacia dell\u2019amministrazione scolastica, la tenuta dei modelli educativi inclusivi e la corretta applicazione del diritto alla tutela del minore. Ci troviamo di fronte a una scuola che, messa alle strette dalla complessit\u00e0, abdica al proprio ruolo di agenzia educativa per rifugiarsi in una logica di pubblica sicurezza.<\/p>\n<p data-start=\"937\" data-end=\"1901\">L\u2019evocazione delle forze dell\u2019ordine per gestire l\u2019intemperanza di un bambino di nove anni rappresenta una ferita simbolica quasi insanabile. La pedagogia dovrebbe essere l\u2019arte della mediazione, lo spazio del \u201cpossibile\u201d dove il conflitto viene trasformato in opportunit\u00e0 di apprendimento. Invece, l\u2019ingresso dei carabinieri in un&#8217;aula di scuola primaria segna il confine invalicabile dell\u2019impotenza adulta.<\/p>\n<p data-start=\"937\" data-end=\"1901\"><!--more--><\/p>\n<p data-start=\"937\" data-end=\"1901\">La diagnosi di ADHD non \u00e8 una giustificazione comportamentale, ma un preciso indicatore di necessit\u00e0 metodologica. Se un bambino iperattivo lancia un oggetto, sta comunicando una disregolazione emotiva che l\u2019istituzione dovrebbe saper prevenire o contenere con strumenti educativi specifici: piani didattici personalizzati, figure di supporto esperte, strategie di defusing. Delegare la gestione di una crisi neuro-comportamentale alla forza pubblica significa trattare il sintomo di un disturbo come un reato, criminalizzando di fatto l\u2019infanzia fragile.<\/p>\n<p data-start=\"1903\" data-end=\"2767\">A questa deriva securitaria si affianca una realt\u00e0 ancora pi\u00f9 silenziosa e inquietante: il ricorso alla sedazione farmacologica come strumento di gestione scolastica e sociale. Esistono casi, sempre meno rari, in cui il farmaco non viene utilizzato come supporto terapeutico mirato al benessere del bambino, ma come una sorta di \u201ccamicia di forza chimica\u201d per renderlo compatibile con le esigenze di silenzio e produttivit\u00e0 dell&#8217;istituzione. Quando la scuola o la famiglia arrivano a considerare la sedazione come l&#8217;unica via per garantire la gestione del gruppo, stiamo barattando la dignit\u00e0 e la salute neuro-psichica di un minore con una fragile e artificiale quiete pubblica. Spegnere farmacologicamente l&#8217;esuberanza o la reattivit\u00e0 di un bambino significa rinunciare a comprenderne le cause, trasformando un soggetto di diritto in un oggetto da neutralizzare.<\/p>\n<p data-start=\"2769\" data-end=\"3810\">In questo quadro gi\u00e0 frammentato si inserisce la reazione della comunit\u00e0 dei genitori degli altri alunni, che spesso \u201cscendono in campo\u201d agguerriti. \u00c8 un fenomeno sociale di estrema complessit\u00e0: la percezione del rischio per l\u2019incolumit\u00e0 dei propri figli trasforma la solidariet\u00e0 di classe in una dinamica \u201cnoi contro lui\u201d. Quando i genitori chiedono l&#8217;allontanamento del bambino \u201cdifficile\u201d o minacciano di ritirare i propri figli da scuola, non stanno solo esprimendo una legittima preoccupazione per la sicurezza, ma stanno anche denunciando, indirettamente, la solitudine in cui la scuola li ha lasciati. La mancanza di risposte strutturali trasforma il disagio del singolo in una minaccia collettiva, innescando una guerra tra poveri dove l&#8217;obiettivo diventa l&#8217;espulsione dell&#8217;elemento disturbante invece della richiesta corale di maggiori risorse educative. Questa pressione esterna finisce per schiacciare i dirigenti scolastici, spingendoli verso decisioni drastiche che mirano a sedare la piazza piuttosto che a includere il minore.<\/p>\n<p data-start=\"3812\" data-end=\"4631\">Ma c&#8217;\u00e8 un abisso ancora pi\u00f9 profondo in cui stiamo precipitando: stiamo scrivendo il destino criminale di un bambino di nove anni prima ancora che abbia il tempo di diventare uomo. Trattare un alunno come un pericolo pubblico, marcarlo con l&#8217;intervento dei carabinieri e isolarlo dai suoi pari significa consegnargli una \u201cidentit\u00e0 deviante\u201d che difficilmente riuscir\u00e0 a scrollarsi di dosso. Gli stiamo dicendo, con la violenza delle istituzioni, che il suo posto non \u00e8 tra i banchi, ma sotto sorveglianza. \u00c8 la profezia che si autoavvera: se lo Stato lo guarda oggi come un criminale in erba, domani non potr\u00e0 meravigliarsi se quel bambino, ormai adulto, avr\u00e0 imparato che l&#8217;unica lingua parlata dal mondo \u00e8 quella della forza e dell&#8217;esclusione. Stiamo creando i reietti di domani nel nome della \u201ctranquillit\u00e0\u201d di oggi.<\/p>\n<p data-start=\"4633\" data-end=\"5717\">La riflessione si sposta sulla gerarchia dei diritti in gioco. Esiste un diritto all\u2019incolumit\u00e0 del personale docente e degli altri studenti, certamente, ma esiste un preminente \u201cbest interest of the child\u201d sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell\u2019infanzia. L\u2019allontanamento del minore e l\u2019interdizione della potest\u00e0 scolastica ai genitori sollevano interrogativi inquietanti sulla proporzionalit\u00e0 della sanzione. Il diritto all\u2019istruzione, garantito dagli articoli 33 e 34 della Costituzione italiana, non pu\u00f2 essere subordinato alla capacit\u00e0 dell\u2019alunno di \u201cstare tranquillo\u201d. La scuola dell\u2019inclusione non \u00e8 un privilegio per bambini \u201cfacili\u201d, ma un obbligo costituzionale proprio verso chi presenta le maggiori criticit\u00e0. Quando la risposta dello Stato \u00e8 il trasferimento forzato, la sedazione o la sottomissione alle proteste del vicinato, siamo certi che non si stia praticando una forma di espulsione mascherata da protezione sociale? La sanzione sembra colpire il nucleo familiare per una carenza di gestione che \u00e8, in larga parte, responsabilit\u00e0 dell\u2019apparato pubblico.<\/p>\n<p data-start=\"5719\" data-end=\"6715\">Osservando criticamente i sistemi organizzativi, si nota una preoccupante erosione delle competenze relazionali all&#8217;interno dei quadri scolastici. La scuola sembra essersi trasformata in un \u201cnon-luogo\u201d burocratico dove la prevenzione del rischio legale prevale sulla missione educativa. Il dirigente che chiama i carabinieri non sta cercando una soluzione per il bambino, sta cercando una copertura giuridica per se stesso, scaricando la responsabilit\u00e0 su un altro comparto dello Stato. Ma questa \u00e8 una visione miope: il costo sociale di un bambino che vive il trauma di un intervento delle forze dell\u2019ordine a scuola \u00e8 infinitamente superiore al costo di un investimento in formazione specialistica per il corpo docente. La criticit\u00e0 risiede in una formazione che prepara ai contenuti ma non alla gestione dei gruppi complessi, lasciando gli insegnanti soli in trincea, privi di quegli strumenti di \u201cprimo soccorso pedagogico\u201d che dovrebbero essere la base di ogni professione educativa moderna.<\/p>\n<p data-start=\"6717\" data-end=\"7507\">Le domande che questo scenario ci impone sono radicali. Che idea di societ\u00e0 stiamo costruendo se l\u2019unica risposta alla diversit\u00e0 comportamentale \u00e8 l\u2019isolamento, il controllo coercitivo, la soppressione farmacologica o l&#8217;assecondare il populismo scolastico? Siamo ancora capaci di distinguere tra un atto di ribellione consapevole e una manifestazione di sofferenza neurologica? E soprattutto, dove finisce il diritto della comunit\u00e0 scolastica alla serenit\u00e0 e dove inizia il dovere della stessa comunit\u00e0 di accogliere l\u2019elemento di disturbo come parte integrante del proprio mandato? Se la scuola diventa un luogo dove chi non si adegua viene espulso per placare l&#8217;opinione pubblica, smette di essere scuola e diventa un filtro selettivo che riproduce le disuguaglianze invece di abbatterle.<\/p>\n<p data-start=\"7509\" data-end=\"8285\">Il passaggio da una scuola della cura a una scuola della sorveglianza \u00e8 un segnale di regresso civile. La rigorosa analisi dei fatti ci dice che abbiamo bisogno di meno divise e pi\u00f9 educatori, meno deleghe alla magistratura e pi\u00f9 assunzione di responsabilit\u00e0 pedagogica. Non possiamo permettere che il \u201cdisturbo\u201d diventi una colpa e che la scuola, invece di essere il porto sicuro dove imparare a gestire le proprie tempeste interiori, diventi il luogo dove si viene naufragati dal sistema stesso. \u00c8 tempo di riportare l\u2019educazione al centro del dibattito giuridico e amministrativo, ricordando che ogni volta che chiamiamo la forza pubblica per un bambino o cediamo alla logica dell&#8217;espulsione di gruppo, stiamo ammettendo la nostra sconfitta come educatori e come cittadini.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8289\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8289\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Monica Piolanti L\u2019episodio di cronaca che vede un bambino di nove anni, con una diagnosi certificata di disturbo da deficit di attenzione e iperattivit\u00e0, finire al centro di un intervento dei carabinieri e di un provvedimento di allontanamento scolastico, non \u00e8 che il sintomo acuto di una patologia sistemica ben pi\u00f9 profonda. 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