{"id":8934,"date":"2026-09-29T21:52:36","date_gmt":"2026-09-29T19:52:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=8934"},"modified":"2026-09-29T21:52:36","modified_gmt":"2026-09-29T19:52:36","slug":"riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente-riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2026\/09\/29\/riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente-riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente\/","title":{"rendered":"Riflessioni per i Maestri del tempo presente. Riflessioni per i Maestri del tempo presente"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Franca Da Re<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Ritornare alle parole del 2020<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Ho riletto oggi, a distanza di sei anni, la lettera aperta che indirizzai agli insegnanti e ai Dirigenti Scolastici nei primi giorni di quella clausura forzata che fu l&#8217;emergenza Coronavirus (reperibile qui: <strong><a href=\"https:\/\/www.francadare.it\/wp\/riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente\/\">https:\/\/www.francadare.it\/wp\/riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente\/<\/a><\/strong>)<\/p>\n<p>Rileggere le proprie parole col senno del poi \u00e8 un esercizio strano, talvolta impietoso. Eppure, ritrovo in quelle righe, scritte tra l&#8217;angoscia di un presente sospeso e l&#8217;ostinata ricerca di un senso, l&#8217;eco di una verit\u00e0 che oggi torna a bussare con ancora maggiore urgenza.<\/p>\n<p>Allora il nemico era invisibile, biologico, improvviso. Temevamo che la distanza fisica spezzasse la trama dei rapporti, che la scuola si riducesse a una fredda burocrazia dell&#8217;adempimento o a una sequenza di compiti dispensati attraverso uno schermo. Ci chiedevamo come salvare la &#8220;scuola calda&#8221;, la comunit\u00e0, il diritto fondamentale dei nostri ragazzi a essere ascoltati, riconosciuti e custoditi nella loro fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi la sensazione di smarrimento non si \u00e8 dissolta: ha solo cambiato forma.<!--more--><\/p>\n<p>Siamo usciti dall&#8217;emergenza sanitaria per addentrarci, quasi senza accorgercene, in un&#8217;altra emergenza, pi\u00f9 sottile, pervasiva e silenziosa. Se allora la minaccia era l&#8217;isolamento fisico e la mancanza di connessione, oggi \u00e8 l&#8217;isolamento cognitivo in un oceano di iper-connessione. Viviamo in un tempo in cui la velocit\u00e0 della tecnologia \u2014 con la travolgente affermazione dei sistemi di intelligenza artificiale, degli algoritmi di profilazione e dei mercati dei dati \u2014 ha superato di gran lunga la nostra capacit\u00e0 di elaborazione culturale, critica ed etica.<\/p>\n<p>E insieme al vertiginoso salto tecnologico, vediamo riemergere sul fondo della scena geopolitica e culturale quegli stessi fantasmi che credevamo consegnati per sempre ai libri di storia: la fragilit\u00e0 delle istituzioni democratiche, la tentazione dell&#8217;uomo forte, il ritorno dei nazionalismi, la stanchezza della memoria e quell&#8217;insidioso cinismo che induce a credere che, in fondo, nulla possa davvero cambiare.<\/p>\n<p>Si fa strada un interrogativo scomodo e bruciante: <em>che cosa significa essere &#8220;Maestri&#8221; oggi?<\/em><\/p>\n<p>Se nel 2020 il nostro compito fu quello di non interrompere la trama umana della scuola di fronte alla calamit\u00e0 naturale, oggi siamo chiamati a un ruolo ancora pi\u00f9 alto e scomodo: essere custodi del pensiero critico, della memoria storica e della speranza condivisa. Di fronte a un tempo che sembra correre all&#8217;indietro ripetendo gli errori del Novecento, a chi educa non \u00e8 concessa la resa al disincanto.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>2. La regola che rende liberi: contro le illusioni del tecno-soluzionismo e del sovranismo<\/strong><\/span><\/p>\n<p>In un&#8217;epoca che tende a dipingere ogni norma, vincolo o istituzione sovranazionale come un fardello burocratico, abbiamo il dovere pedagogico di ristabilire una verit\u00e0 fondamentale: <strong>la regola non \u00e8 il limite della libert\u00e0, ma la sua sola garanzia<\/strong>.<\/p>\n<p>Senza regole trasparenti, la libert\u00e0 del pi\u00f9 forte diventa legge, sia essa il potere incontrollato di un algoritmo, lo strapotere di colossi privati o la prepotenza di uno Stato che rivendica una sovranit\u00e0 assoluta ed egoista.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Adorare la tecnica senza divinizzarla:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 spazio, nella scuola che immaginiamo, per un facile e sterile luddismo. La tecnologia \u00e8 una delle manifestazioni pi\u00f9 alte dell&#8217;ingegno umano; ci affascina, ci apre orizzonti prima impensabili e offre strumenti straordinari di conoscenza. Ma proprio perch\u00e9 ne riconosciamo il valore, rifiutiamo il <em>feticismo tecnologico<\/em> e il tecno-soluzionismo, l&#8217;illusione cio\u00e8 che ogni problema umano, etico o politico possa essere risolto da un algoritmo. Come insegnava Immanuel Kant, l&#8217;essere umano deve rimanere sempre un <em>fine<\/em> e mai un mero <em>mezzo<\/em>: l&#8217;intelligenza artificiale deve servire a liberare il pensiero dell&#8217;uomo, non a sostituirsi alla sua capacit\u00e0 di giudizio morale e di scelta autonoma.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La lezione della storia e la difesa dell&#8217;Europa:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>I rigurgiti sovranisti e il risentimento contro la casa comune europea rivelano una grave amnesia storica. Altiero Spinelli e i padri fondatori dell&#8217;Europa unita avevano compreso, sulle macerie fumanti del secondo conflitto mondiale, che le grandi sfide civili, economiche e di pace richiedono risposte sovranazionali. Difendere l&#8217;Europa non significa difendere un&#8217;architettura burocratica o finanziaria, ma custodire l&#8217;unico spazio politico continentale capace di garantire diritti, stato di diritto e pace strutturale. In un mondo dominato da giganti geopolitici aggressivi, il ripiegamento nei confini nazionali \u00e8 un&#8217;illusione infantile: lascia i cittadini soli, fragili e privi di tutele.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La cura del Pianeta come imperativo categorico:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>La difesa della Terra e la transizione ecologica non sono &#8220;temi di moda&#8221; o vincoli punitivi per le imprese, ma la pi\u00f9 grande questione di giustizia intergenerazionale della nostra epoca. Il clima e gli ecosistemi non conoscono dogane n\u00e9 sovranit\u00e0 nazionali. Contrastare la narrazione che dipinge la protezione del Pianeta come un nemico del benessere significa fare un&#8217;operazione di verit\u00e0: insegnare che non pu\u00f2 esserci giustizia sociale senza giustizia ambientale. La Terra non \u00e8 una risorsa da saccheggiare fino all&#8217;esaurimento, ma una casa comune che ci \u00e8 data in custodia. La pedagogia del tempo presente \u00e8 necessariamente un&#8217;ecologia integrale.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La Costituzione e il valore dell&#8217;Universale:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Piero Calamandrei ci ricordava che la Costituzione \u00e8 un &#8220;pezzo di carta&#8221;, un motore che per camminare ha bisogno del combustibile dello spirito umano, della responsabilit\u00e0 e dell&#8217;impegno di ciascuno. \u00c8 nella letteratura e nella filosofia che troviamo l&#8217;esperienza dell&#8217;Universale: quel filo invisibile che ci fa riconoscere nell&#8217;altro, che ci insegna l&#8217;empatia e ci emancipa dal particolarismo. La letteratura non \u00e8 un passatempo, ma una palestra di democrazia, dove si impara che la realt\u00e0 \u00e8 complessa, che le prospettive sono molteplici e che la verit\u00e0 richiede sforzo e discernimento.<\/p>\n<p>Ritornare a Gramsci significa comprendere che il ruolo della scuola non \u00e8 mai neutrale. Un maestro del tempo presente non offre un facile ottimismo consolatorio di fronte alle crisi. Esercita, ed educa a esercitare, un lucido <strong>pessimismo della ragione<\/strong>: analizzare la realt\u00e0 senza sconti, capirne le trappole e le asimmetrie di potere. Ma a questo affianca l&#8217;<strong>ottimismo della volont\u00e0<\/strong>: la scelta etica di continuare a costruire spazi di pensiero libero, di cooperazione e di dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>3. Dalla teoria alla classe: la prassi del &#8220;maestro illuminato&#8221;<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Se la democrazia \u00e8 un&#8217;opera d&#8217;arte civile che richiede manutenzione costante, la classe \u00e8 il laboratorio in cui se ne apprendono i gesti fondamentali. Tradurre questo insegnamento nel quotidiano scolastico significa trasformare la didattica in un&#8217;esperienza di cittadinanza attiva:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La ricchezza della pluralit\u00e0 contro il mito dell&#8217;omogeneit\u00e0:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>In un momento storico in cui riemergono narrazioni escludenti \u2014 che dipingono le differenze culturali, linguistiche o di abilit\u00e0 come un &#8220;ostacolo&#8221; al cammino dei cosiddetti &#8220;normali&#8221; (sani, autoctoni, madrelingua e, magari, rigorosamente alti, biondi e con gli occhi azzurri), la scuola deve riaffermare una verit\u00e0 pedagogica elementare: <strong>l&#8217;omogeneit\u00e0 \u00e8 un&#8217;illusione impoverente, la diversit\u00e0 \u00e8 l&#8217;unica vera condizione della realt\u00e0<\/strong>. Una classe multiculturale e plurale non \u00e8 una riserva di svantaggi da compensare, ma una straordinaria palestra di complessit\u00e0. Insegnare a ragazzi con storie, lingue, fragilit\u00e0 e retroterra differenti significa offrire a ciascuno l&#8217;opportunit\u00e0 di uscire dal proprio isolamento etnocentrico, di scoprire che l&#8217;Universale non \u00e8 l&#8217;uniformit\u00e0, ma la capacit\u00e0 di riconoscere l&#8217;umano in ogni sua forma.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>L&#8217;IA come &#8220;palestra di dubbio&#8221; e non come oracolo:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;ingresso dell&#8217;intelligenza artificiale nelle vite dei nostri studenti non va ignorato n\u00e9 subito. Invece di proibire o delegare acriticamente, il maestro del tempo presente porta l&#8217;algoritmo al banco di prova. Si usano i testi generati dalla macchina per cercarne i bias, le allucinazioni, le omissioni storiche, le discriminazioni implicite o le semplificazioni concettuali. Insegnare a &#8220;interrogare l&#8217;algoritmo&#8221; diventa la versione moderna della critica delle fonti: un esercizio di sovranit\u00e0 cognitiva che dimostra ai ragazzi che la macchina sintetizza, ma solo l&#8217;umano comprende, giudica e si assume la responsabilit\u00e0 etica del pensiero.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Dalla cultura dell&#8217;adempimento al &#8220;Diario di Bordo Civile&#8221;:<\/strong> Come gi\u00e0 ricordavamo nei giorni bui del 2020, la valutazione non pu\u00f2 ridursi a un rito sanzionatorio o a un conteggio burocratico di voti. Oggi pi\u00f9 che mai serve educare all&#8217;autovalutazione e alla riflessione metacognitiva. Proporre un &#8220;Diario di bordo&#8221; (individuale e\/o) di classe significa abituare gli studenti a registrare non solo <em>cosa<\/em> hanno imparato, ma <em>come<\/em> si sono sentiti, come hanno affrontato un disaccordo, come hanno verificato un&#8217;informazione. \u00c8 la costruzione quotidiana dell&#8217;autonomia morale.<\/li>\n<li><strong>Coltivare la parola per dare forma al mondo: la classe come spazio di parola e sentimento:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Di fronte alla polarizzazione sbrigativa dei social network e alla semantica impoverita degli slogan, la classe deve diventare la roccaforte della parola parlata e scritta. Dare parola agli studenti non \u00e8 un esercizio di stile: \u00e8 l&#8217;atto politico con cui si fonda la cittadinanza. <strong>Padroneggiare la lingua significa costruire concetti, articolare idee, affinare capacit\u00e0 di difesa e affilare le armi dell&#8217;argomentazione.<\/strong> Senza la parola, il cittadino \u00e8 disarmato di fronte al potere.<\/p>\n<p>Coltivare il verbo nell&#8217;ascolto partecipe, nel dibattito argomentato, nella lettura profonda e nella scrittura intima significa compiere il miracolo pedagogico pi\u00f9 grande: <strong>portare l&#8217;emozione fuori dal limbo dell&#8217;irrazionale e trasformarla in sentimento e coscienza critica.<\/strong> L&#8217;emozione muta e reattiva, se non detta, rischia di degenerare in angoscia o aggressivit\u00e0; la parola nominata, scritta, condivisa e rielaborata la sublima in pensiero, empatia e scelta etica. Insegnare a dire ci\u00f2 che si prova e ci\u00f2 che si pensa \u00e8 la pi\u00f9 potente e rivoluzionaria lezione antiautoritaria che la scuola possa regalare.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>L&#8217;eredit\u00e0 dei Programmi del 1945: la democrazia si impara vivendola:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Rileggere oggi i programmi per la scuola primaria del 1945 (https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/1945\/08\/21\/045U0459\/sg), redatti all&#8217;indomani della Liberazione per defascistizzare la scuola, suscita un brivido di straordinaria attualit\u00e0. Vi si legge un monito che sembra scritto per le insidie del nostro presente:<\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;analfabetismo politico \u00e8 molto pi\u00f9 pernicioso dell&#8217;analfabetismo culturale, perch\u00e9 lascia il cittadino in bal\u00eca di chiunque sappia e voglia sfruttare la sua ignoranza dei problemi della vita pubblica.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>In quel testo si affermava con lucida chiarezza che la formazione del cittadino non avviene attraverso l&#8217;erogazione di noiose lezioni morali, ma <strong>trasformando la classe in una piccola comunit\u00e0 democratica auto-governata<\/strong>, dove si discute insieme delle regole, si assumono responsabilit\u00e0 collettive e si impara il rispetto reciproco nella pratica quotidiana. A ottant&#8217;anni di distanza, quel passaggio e tutto il documento ci ricordano che la democrazia non \u00e8 una nozione da memorizzare per il voto, ma un abito mentale da indossare ogni mattina aprendo la porta dell&#8217;aula.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Conclusione: L&#8217;ostinazione del Maestro tra il lumicino e i mulini a vento<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Torniamo dunque a quel filo interrotto nel 2020. Sei anni fa ci chiedevamo come fare scuola &#8220;dalle retrovie del fronte&#8221;; oggi ci chiediamo come farla mentre il fronte sembra essersi spostato nel cuore stesso delle nostre democrazie e delle nostre menti.<\/p>\n<p>A chi insegna oggi \u00e8 richiesto un coraggio che assomiglia a quello dei grandi folli della letteratura e della filosofia. Serve la lanterna di Diogene per continuare a cercare con ostinazione l&#8217;uomo, il vero, l&#8217;onesto, anche quando intorno fa buio e imperversa il cinismo. E serve la lucida follia di Don Chisciotte per continuare a caricarli, quei mulini a vento, siano essi le derive sovraniste, lo strapotere algoritmico o la stanchezza della memoria, sapendo che la battaglia non \u00e8 mai persa finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 qualcuno disposto a combatterla con la sola forza delle idee e delle parole.<\/p>\n<p>Chi educa non pu\u00f2 permettersi il lusso del pessimismo consolatorio. Pu\u00f2 essere stanco, certo, perch\u00e9 la fatica della lucida custodia \u00e8 immensa. Ma sa che ogni volta che un ragazzo impara a dubitare di una risposta facile, a difendere una regola che protegge il pi\u00f9 debole, a riconoscere la bellezza nella diversit\u00e0 o a dare il nome giusto a un&#8217;emozione, il futuro compie un passo indietro rispetto all&#8217;abisso.<\/p>\n<p>Ai maestri e alle maestre del tempo presente non chiediamo di salvare il mondo da soli. Chiediamo di continuare a fare ci\u00f2 che hanno sempre fatto nei momenti bui della storia: rimanere al proprio posto, accendere la lampada della parola e mostrare alle nuove generazioni che la libert\u00e0 non \u00e8 un dono ricevuto per sempre, ma un fuoco da alimentare ogni giorno con il pensiero, il coraggio e l&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8934\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8934\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franca Da Re Ritornare alle parole del 2020 Ho riletto oggi, a distanza di sei anni, la lettera aperta che indirizzai agli insegnanti e ai Dirigenti Scolastici nei primi giorni di quella clausura forzata che fu l&#8217;emergenza Coronavirus (reperibile qui: https:\/\/www.francadare.it\/wp\/riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente\/) Rileggere le proprie parole col senno del poi \u00e8 un esercizio strano, talvolta impietoso. Eppure, ritrovo in quelle righe, scritte tra l&#8217;angoscia di un presente sospeso e l&#8217;ostinata ricerca di un senso, l&#8217;eco di una verit\u00e0 che oggi torna a bussare con ancora maggiore urgenza. Allora il nemico era invisibile, biologico, improvviso. 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