{"id":8969,"date":"2026-11-01T16:00:33","date_gmt":"2026-11-01T14:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/?p=8969"},"modified":"2026-11-01T23:02:21","modified_gmt":"2026-11-01T21:02:21","slug":"rivisitare-foucault-nella-scuola-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2026\/11\/01\/rivisitare-foucault-nella-scuola-di-oggi\/","title":{"rendered":"Rivisitare Foucault nella scuola di oggi"},"content":{"rendered":"<h6><strong>Piervincenzo Di Terlizzi<\/strong><br \/>\n&#8230;&#8230;<\/h6>\n<p><iframe title=\"DARIO IANES CHE FARE. UN DIALOGO IMPOSSIBILE FRA MORIN E FOUCAULT\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_JFOthtp8Z0\" width=\"410\" height=\"230\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><\/iframe><\/p>\n<h1><\/h1>\n<h4>Il merito del libro<\/h4>\n<p>Nel suo libro <strong><em>Che fare della scuola? Un dialogo impossibile tra Morin e Foucault\u00a0 <\/em><\/strong>Dario Ianes mette a confronto due modi di guardare la scuola e li tiene insieme. Morin chiede alla scuola dove vuole andare. Foucault la costringe a guardare che cosa fa mentre ci prova. La formula della postfazione riassume bene il progetto: criticare senza rinunciare a costruire, costruire senza smettere di criticare.<\/p>\n<p>Il secondo merito \u00e8 restituire un Foucault meno scontato. Nel libro Foucault non \u00e8 solo il critico della disciplina e del controllo. \u00c8 anche il filosofo della cura di s\u00e9, delle lezioni del 1981-82 (<em>L\u2019ermeneutica del soggetto<\/em>). Ianes dichiara che il dialogo nasce proprio da quella lettura. \u00c8 l\u00ec che trova il ponte tra la \u00abtesta ben fatta\u00bb di Morin e il lavoro di s\u00e9 su s\u00e9.<\/p>\n<h1>Spunti utilizzabili subito<\/h1>\n<h3>Inclusione: chi sta al centro?<em> (pp. 25-26, 74-75)<\/em><\/h3>\n<p>Il passaggio pi\u00f9 forte del libro \u00e8 l\u2019idea che l\u2019inclusione rischi di restare una concessione: \u00abi normali includono gli anormali\u00bb. Nella postfazione Ianes rivolge la domanda a s\u00e9 stesso e al proprio campo: quanto le nostre pratiche inclusive valorizzano le differenze, e quanto ancora le correggono e le rendono meno visibili? \u00c8 una domanda da portare cos\u00ec com\u2019\u00e8 in un GLI o in un collegio. Il dato della ricerca Erickson rende la discussione concreta: il 27% dei docenti si dice favorevole a classi o scuole speciali, contro il 17% di due anni prima (p. 74).<!--more--><\/p>\n<h3>La critica che diventa progetto<em> (pp. 49-50)<\/em><\/h3>\n<p>Il rischio segnalato \u00e8 che una protesta si trasformi in una giornata a tema, in un cartellone, in un esercizio di educazione civica, perdendo il suo potenziale. \u00c8 un criterio utile per rileggere la progettazione d\u2019istituto. Ci si pu\u00f2 chiedere quali progetti aprano davvero domande e quali servano soprattutto a rassicurare.<\/p>\n<h3>Il proprio valore non coincide col voto<em> (p. 53)<\/em><\/h3>\n<p>Il libro propone di aiutare gli studenti a uscire dalla logica per cui il proprio valore coincide con il voto, con il giudizio sul corpo o con la prestazione. \u00c8 un tema spendibile nell\u2019orientamento, nel benessere a scuola e nella valutazione formativa.<\/p>\n<h3>Partire da un problema aperto<em> (pp. 42-44)<\/em><\/h3>\n<p>L\u2019esempio dello smartphone parte da che cosa accade nel mio cervello quando uso il telefono. Da l\u00ec si arriva alla biochimica, al diritto, all\u2019economia, agli stili genitoriali. \u00c8 un modello di interdisciplinarit\u00e0 motivata che si presta bene a UDA e a moduli di educazione civica.<\/p>\n<h3>Piccoli dispositivi didattici<\/h3>\n<p>Il libro ne suggerisce diversi, tutti a costo zero:<\/p>\n<ul>\n<li>il muro delle previsioni clamorosamente smentite (p. 51);<\/li>\n<li>gli \u00abaltarini\u00bb degli errori e delle idee preconcette (pp. 38-39);<\/li>\n<li>la galleria delle differenze (p. 47);<\/li>\n<li>l\u2019esercizio di cercare, o inventare, azioni che producono effetti contrari alle intenzioni, cio\u00e8 l\u2019ecologia dell\u2019azione (pp. 52-53).<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Pratiche di cura di s\u00e9<em> (pp. 62-64)<\/em><\/h3>\n<p>Sono pratiche concrete:<\/p>\n<ul>\n<li>allenare lo sguardo e la memoria;<\/li>\n<li>la scrittura come strumento per capire;<\/li>\n<li>l\u2019esame della giornata, a fine mattinata in chiave retrospettiva o al mattino in chiave prospettica;<\/li>\n<li>l\u2019ascolto reciproco senza giudizio;<\/li>\n<li>le competenze di collaborazione e di soluzione dei conflitti, fino al saper chiedere scusa.<\/li>\n<\/ul>\n<h3>La formazione dei docenti<em> (pp. 77-78)<\/em><\/h3>\n<p>Due osservazioni preziose. La prima: anche i docenti devono allenarsi ad \u00aballentare le briglie\u00bb e a reggere l\u2019ansia di perdere il controllo. La seconda viene dalla testimonianza di un\u2019insegnante che evita il mondo emotivo degli studenti per paura di aprire un \u00abvaso di Pandora\u00bb. Entrambe indicano bisogni formativi reali e raramente nominati.<\/p>\n<h3>Gli spazi educano<em> (pp. 81-82)<\/em><\/h3>\n<p>Bellezza, cura e accoglienza degli ambienti sono condizioni pedagogiche, non un ornamento.<\/p>\n<h1>Piste da approfondire: curiosit\u00e0 per nuovi sviluppi<\/h1>\n<h3>E se il dialogo continuasse sull\u2019esame?<\/h3>\n<p>In <em>Sorvegliare e punire<\/em> c\u2019\u00e8 un paragrafo dedicato all\u2019esame come \u00abcerimonia\u00bb che fa di ogni studente un caso documentato. Sarebbe la naturale prosecuzione del libro. Si potrebbe applicare a registro elettronico, prove standardizzate, PEI e PDP, e-portfolio.<\/p>\n<h3>Una curiosit\u00e0 filologica<\/h3>\n<p>La lunga citazione sulla \u00abmicropenalit\u00e0\u00bb (pp. 70-71) contiene, nella seconda parte, un brano che Foucault riprende da La Salle e dalla sua <em>Conduite des \u00e9coles chr\u00e9tiennes<\/em>. Se il riscontro sull\u2019edizione Einaudi lo conferma, quella voce ci porta alle radici settecentesche della pedagogia disciplinare. \u00c8 uno spunto per una storia della punizione scolastica fino alla recente riforma del voto in condotta.<\/p>\n<h3>Hadot e Foucault: due modi di leggere la cura di s\u00e9<\/h3>\n<p>Pierre Hadot discusse con Foucault proprio su questo. Per Hadot gli esercizi antichi miravano a un s\u00e9 universale, non a un\u2019estetica dell\u2019esistenza. Per un classicista \u00e8 un dibattito affascinante. Aiuta anche a distinguere l\u2019esame di coscienza stoico dalla confessione cristiana, che Foucault analizz\u00f2 a lungo.<\/p>\n<h3>L\u2019\u00abindocilit\u00e0\u00bb<\/h3>\n<p>Ianes la nomina tra i frutti della cura di s\u00e9 (p. 60). Un\u2019eco di questa idea si trova nella conferenza <em>Che cos\u2019\u00e8 la critica?<\/em> (1978), dove la critica \u00e8 \u00abl\u2019arte di non essere eccessivamente governati\u00bb. Ne potrebbe nascere una riflessione sulla parresia, il coraggio di dire il vero, nella scuola.<\/p>\n<h3>Differenze naturali o storiche?<\/h3>\n<p>La distinzione tra differenze e diversit\u00e0 (pp. 46-47) apre una domanda. Nella <em>Volont\u00e0 di sapere<\/em> Foucault mostra come le categorie stesse con cui classifichiamo le persone abbiano una storia. Applicata alla scuola, la domanda diventa: come sono nate le categorie dell\u2019inclusione (BES, DSA, certificazioni) e che effetti producono?<\/p>\n<h3>Cura di s\u00e9 e apprendimento permanente<\/h3>\n<p>Ianes immagina \u00abcurricoli iperverticali lifelong\u00bb (p. 80). C\u2019\u00e8 un confronto interessante con il Foucault di <em>Nascita della biopolitica<\/em> e la sua figura dell\u2019\u00abimprenditore di s\u00e9\u00bb. Come evitare che il lavoro su di s\u00e9 diventi un\u2019altra prestazione da certificare?<\/p>\n<h3>Il secondo dialogo possibile<\/h3>\n<p>Il libro lascia sullo sfondo il punto in cui Morin e Foucault divergono di pi\u00f9. Da un lato l\u2019antropo-etica e l\u2019umanesimo planetario di Morin, dall\u2019altro il Foucault che nelle <em>Parole e le cose<\/em> parlava dell\u2019uomo come \u00abinvenzione recente\u00bb. Un seguito del dialogo potrebbe partire da qui.<\/p>\n<h3>Una sorpresa di genealogia italiana<\/h3>\n<p>Le \u00abvestali della classe media\u00bb citate dal Foucault del dialogo (p. 21) richiamano la sociologia dell\u2019educazione italiana degli anni Sessanta: Barbagli e Dei. \u00c8 un invito a rileggere la stagione della \u00abgenerazione don Milani\u00bb, che il libro evoca (p. 17), in dialogo con la critica francese di quegli anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8969\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8969\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piervincenzo Di Terlizzi &#8230;&#8230; \ufeff Il merito del libro Nel suo libro Che fare della scuola? 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