Concetti contrastivi: un punto di vista diverso sul tema del “digitale”

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matitaConcetti contrastivi è un blog curato da Marco Guastavigna, docente che da decenni si occupa, con occhio critico di tecnoogie e di politiche scolastiche. Senza timori reverenziali nei confronti di nessuno e con la precisa intenzione di contrastare il “pensiero unico” che purtroppo imperversa nel dibattito culturale sui problemi della scuola, Marco Guastavigna offre periodicamente nel suo blog acute riflessioni spesso “controcorrente” ma certamente stimolanti.
Ma leggiamo cosa egli stesso racconta del suo lavoro (red)

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Concetti contrastivi è nato quando nella primavera del 2018 ho cominciato una serie di letture “matte e disperatissime” nel campo del pensiero divergente sul tema del “digitale”, di cui il blog raccoglie e mette a disposizione di chi lo vuole consultare i nuclei sintetici.

Propone materiali con intenzione nettamente politica, prospettiva approfondita mediante economia, sociologia, diritto, antropologia e così via.

Pochissime invece le letture su scuola e istruzione in sé. Sono infatti profondamente convinto che, nell’epoca della platform society e del capitalismo della sorveglianza magistralmente studiato da Zuboff, un’autentica emancipazione culturale debba assumere una visione coraggiosamente critica delle radici della cultura e dei comportamenti proposti dal pensiero mainstream, che considera l’innovazione – confusa con il progresso – un fine e non uno strumento e che innerva in modo totalitario la cultura istituzionale.

Chi si considera cittadino critico e consapevole, prima di rivolgersi direttamente a scolari e studenti, deve denunciare in campo aperto la logica della competizione, che contamina la mentalità professionale e le pratiche didattiche e che è penetrata proprio in conseguenza dell’impostazione dei vari piani ministeriali sull’uso delle tecnologie digitali. Questo richiede una fuoruscita consapevole dall’egemonia di reputazione, prestazione e individualismo che caratterizza l’uso ingenuamente omologato dei “social”, la cui intenzionalità estrattiva finalizzata al profitto ne rende per altro improbabile se non impossibile un uso “corretto”. Implica la piena comprensione del fatto che uno studio acritico del “coding” è una forma di acquiescenza alla codificazione delle menti nella direzione del pensiero unico computazionale. In questo periodo, poi, sarebbe davvero offensiva della democrazia una rilegittimazione etica di chi occupa le istituzioni della Repubblica grazie alla manipolazione digitale del consenso mediante un patto di educazione congiunta ai media.

“Concetti contrastivi”, insomma, è destinato a chi vuole ragionare sull’istruzione a partire da visione e pratica politiche ed è inutile – anzi, spero corrosivo – per chi continua a considera la propria nicchia di certezze professionali il “focus” della propria riflessione.